Laura Boldrini contestata a Civitanova Marche

BoldriniLa presidente della Camera, Laura Boldrini, al suo arrivo al Comune di Civitanova Marche dove si è svolta una riunione aperta in memoria di Romeo Dionisi, Anna Maria Sopranzi e il fratello di lei Giuseppe, morti suicidi perché non riuscivano ad arrivare a fine mese, è stata contestata da alcune persone. Qualcuno tra la folla l’ha però anche applaudita.

Critiche alla Boldrini sono arrivate anche dai familiari delle vittime. ‘Faceva meglio a non venire‘. Questa infatti è la frase che la sorella di Dionisi, una delle vittime, ha pronunciato all’arrivo della Boldrini. Uno sfogo, quello dei parenti, confermato da più fonti. I conoscenti intanto ripetono che nessuno aveva capito il loro dramma: ‘li ha uccisi la dignità’. Lo sfogo della sorella di Romeo Dionisi contro Laura Boldrini è stato rivolto al personale del servizio di sicurezza della Camera che stava facendo un sopralluogo in vista della visita della presidente.

‘Bisogna dare più misure di protezione sociale in un momento in cui la crisi è pesante’ ha spiegato successivamente la presidente della Camera. ‘Ero nelle Marche quando ho saputo e non potevo non venire. È una tragedia che ha sconvolto il Paese‘.

Anche il cognato di Dionisi, Giuseppe Giudici, cognato di Romeo, è indignato: ‘Tanto è inutile girarci attorno, lo sanno tutti chi li ha uccisi: l’Inps, che inseguiva Romeo da quattro anni. Ma anche Equitalia. Insomma lo Stato. Vale per loro ma anche per tanta altra brava gente. Romeo e Anna non volevano chiedere aiuto ed erano terrorizzati”, ha aggiunto l’uomo davanti all’obitorio dove sono stati portati i corpi.

Colpita il ministro del Welfare, Elsa Fornero. ‘Sono profondamente addolorata per questo fatto tremendo. E per la solitudine che devono aver vissuto queste tre persone. Evidentemente hanno sentito troppo forte il peso della crisi che stiamo vivendo. Adesso, dobbiamo onorare la loro memoria lavorando in modo costruttivo, tanto più che ci sono piccoli segnali di ripresa’, ha detto. ‘Oggi – ha aggiunto Fornero – chi punta il dito contro di me e il governo che rappresento, accusandomi di eccessiva rigidità, se non avessi fatto quello che ho fatto, per esempio l’innalzamento dell’età per la pensione, mi avrebbe attaccato per inefficienza’.

Fornero ai giornalisti: ‘ti scappa parola e diventa titolo’, reporter invitati a lasciare la sala

I giornalisti fatti allontanare dalla sala dove si sta svolgendo il convegno in cui parla il ministro. È successo a Torino, e a volerlo è stato il titolare della delega al Lavoro: Elsa Fornero. Esasperata dalle polemiche che l’hanno coinvolta negli ultimi mesi, in particolare da quelle degli ultimi giorni, come il tormentone ‘choosy‘, ha deciso di sperimentare una nuova strategia: non permettere ai cronisti di ascoltare i suoi interventi. E ha deciso di provarla nella sua città, Torino, la mattina del 5 novembre.

 Il ministro del Lavoro Elsa Fornero è intervenuta all’incontro ‘Avere 20 anni in Italia‘, organizzato dall’associazione Mpn (Muoviti per la novita), all’Unione Industriale di Torino. Ai giornalisti è stato chiesto di lasciare la sala, così come al mattino presso la Fondazione Fulvio Croce, dove il ministro Fornero aveva incontrato i giuslavoristi a porte chiuse. Questa volta però i giornalisti presenti si sono rifiutati di allontanarsi dalla sala, anche perché proprio un collega avrebbe moderato il dibattito.

Di fronte alla volontà dei giornalisti di rimanere in sala, Fornero ha così replicato: ‘parlerò più lentamente’ per evitare di fare errori. Parli quaranta minuti – ha osservato il ministro – e dici cose sensate, pacate, poi ti scappa una parola ed è quella che fa il titolo dei giornali. E determina dibattiti che durano una settimana, ma questo è uno stato del mondo e quindi è inutile lamentarsi’.

Lavoro: 2mila euro per la morte di Matteo Armellini, l’operaio deceduto sotto il palco della Pausini

Duemila euro e neppure. E’ la cifra, il compenso, il rimborso ricevuto in questi giorni dalla mamma di Matteo Armellini, il ragazzo operaio deceduto sul lavoro mentre da rigger stava montando il palco sul quale la sera stessa si sarebbe esibita Laura Pausini. Una morte sul lavoro. Che all’Inail, l’Istituto nazionale contro gli infortuni sul lavoro, costa per l’esattezza 1936,80 euro.

La qualifica di Matteo era quella di rigger. Che in inglese vuol dire montatore. Attrezzava le strutture impalcate dagli scaff, ancora una figura professionale a quanto pare non riconosciuta per il lavoro di quota insieme ai tecnici del suono e delle luci, fino ai facchini, i trasportisti, quelli che fanno il lavoro pesante. Semmai ci fosse differenza. Quando si muore, intendiamo.

Matteo Armellini è deceduto il 5 marzo scorso a Reggio Calabria. Oggi i soldi, che arrivano con la ‘pratica di infortunio o malattia professionale’ il rimborso per la madre di Matteo, che non lascia moglie o figli, inviato direttamente dall’Inail.  Una cifra che a quanto pare non basta neppure a pagare il trasporto della salma. Per il resto, a parte il burocratese indispensabile, non si fa cenno al decesso, né alle motivazioni per la somma riconosciuta.

‘I soldi non mi interessano – dice la mamma di Matteo. Per le mie idee gli oboli non esistono o mi è dovuto qualcosa o no. L’Inail riconosce un indennità solo a moglie o figli e Matteo non ne aveva. Se questa è la legge mi va bene. Qualora questi soldi fossero un’offerta, è bene sapere che non pago neanche il trasporto della salma da Reggio a Roma. Se non possono permettersi di pagare il funerale a mio figlio abbiano almeno il coraggio di ammetterlo’. Parole amare e crude di chi vuole conoscere e sapere, capire come è andata.

‘Perché quel giorno, prima ancora di iniziare il turno, la struttura è finita addosso a Matteo’ si chiede Paola. E ancora interrogativi su che tipo di tutela o garanzia avesse il figlio sul lavoro. La donna sta cercando tutto quello che può aiutarla a capire. A cominciare dalle buste paga di Matteo, che fanno luce su un lavoro tutt’altro che ben retribuito, il suo e quello di mille altri operai in tutta Italia. Non un contratto collettivo nazionale che ne riconosca le professionalità, gli orari, i turni, le retribuzioni fino ai contributi, quelli per la pensione. A detta della madre di Matteo, era il figlio a doversi preoccupare dell’assicurazione, da pagare, e dell’imbracatura e di ogni altra attrezzatura necessaria a svolgere il proprio lavoro. Come i corsi per la certificazione del lavoro in quota e l’abbigliamento antinfortunistico.

Il mestiere del rigger, termine anglosassone che vuol dire allestire, era uno di quei tanti lavori in nero venuti alla ribalta della cronaca al primo incidente sul lavoro del dicembre scorso, quello che ha preceduto di qualche mese la morte di Matteo Armellini. Sotto il crollo del palco questa volta di Lorenzo Jovanotti, prossimo ad esibirsi a Trieste è morto Francesco Pinna, studente operaio.

Ne è nato anche un collettivo di lavoratori autonomi che dal nero cercano di emergere, studiando la legislatura e le norme che regolamentano il lavoro di altezza. Sono i ragazzi del collettivo auto organizzato degli operai dello spettacolo di Roma. Che hanno individuato due tipologie di lavoro o per meglio dire, ‘escamotage contrattuali’.

Le cooperative di facchinaggio e quelle di specializzati. Le prime lavorano avendo come unico referente il proprietario, che procaccia il lavoro e paga gli operai. La gestione è quella del caporalato. I tecnici costano di più. Sono freelance e specializzati, ingaggiarli ha il suo prezzo. Si procurano il lavoro da soli e le produzioni che li chiamano non li assumono perché costerebbe troppo, ma pretendono  una ricevuta. Il lavoro stagionale qui è a chiamata, si inizia a parlare di partita Iva e di commercialista. Si lavora per passaparola. Vengono fuori soci lavoratori con contratti di lavoro intermittente che trovano commesse grazie alla loro professionalità. Una credibilità acquisita nel tempo e a proprie spese, spesso con grande fatica.

Quando il lavoro arriva, la storia cambia. Si passa a subordinati e per poter continuare, si affrontano anche doppi turni. Non sono contemplati i festivi, gli straordinari e i notturni. ‘Non sappiamo a che ora cominciamo e quando stacchiamo. Veniamo chiamati all’ultimo momento quando gli eventi sono calendarizzati mesi prima. Vorremmo essere in rapporto diretto con il committente che invece non sappiamo neanche chi sia’.

Appaltato l’artista, lo si deve accontentare. Lui e tutta la sua organizzazione. Questo vuol dire montare e smontare il palco, ogni sera per tutto il tour, di tappa in tappa, garantendo tempo e orari e un’ottima riuscita dello show. E se rifiuti, ‘chiamano un altro’ racconta Paola e chiede: ‘Come si è potuto arrivare a una simile giungla, con sindacati e forze sociali praticamente assenti?’

Ancora silenzio dietro un artista che magari canta di lavoro nero e operai sacrificati.

‘Matteo – dice ancora Paola – ormai è solo un fascicolo che si sposta da un archivio all’altro. La mia volontà è che quello che gli è accaduto non succeda più’. Intanto che lo spettacolo continua.

Di seguito il link all’articolo dell’Unità, il quotidiano al quale Paola Armellini ha rilasciato le dichiarazioni da noi riportate insieme ad altri utili link

http://mercenarishowbizroma.noblogs.org/
http://www.unita.it/italia/mori-per-montare-palco-pausini-br-la-sua-vita-vale-solo-2mila-euro-1.432317https://cookednews.wordpress.com/2012/06/27/benigni-su-fornero-ma-quanti-dannati-ci-sono-allinferno/

Benigni su Fornero: ma quanti dannati ci sono all’Inferno?

English: Italian actor and director Roberto Be...

English: Italian actor and director Roberto Benigni won an award in Terni in the “Events Valentine” Italiano: Roberto Benigni viene premiato a Terni durante le “Manifestazioni valentiniane” (Photo credit: Wikipedia)

Il comico toscano Roberto Benigni si interroga a Ballarò sulla ministro del Lavoro Elsa Fornero e i conti degli ‘esodati’.

Nel giorno in cui si vota l’ennesimo emendamento a una riforma del Lavoro alla quale tanto si aspira e mai si arriva, trovando un happy end che renda felici tutti (senza per questo dover necessariamente accennare all’assistenzialismo di cui ha parlato Maroni, tanto tempo fa?)

La ministra è contenta. Perché sostenuta dal Wall Street Journal che la intervista, lei stessa sostiene ‘Questa riforma non è perfetta, ma è buona, soprattutto per quelli che entrano nel mercato del lavoro’.

Per la ministra ”obiettivo della riforma è far cambiare agli italiani il loro comportamento in molti sensi’. Per prima cosa, riguardo al lavoro. Anche se sancito costituzionalmente, (Art.37, il 31 è quello che sancisce il diritto alla famiglia) secondo la nuova mentalità che va diffusa, il lavoro non è più un diritto e va guadagnato.

‘Stiamo cercando di proteggere le persone e non il loro posto di lavoro – dice la ministra degli esodati, nel bene e nel male. Il posto di lavoro non è un diritto. Si deve guadagnarlo, anche attraverso i sacrifici’.

E ritemprando le stanche membra di un popolo italiano prostrato dai campionati europei, l’eterna maratona che oggi vede scendere in campo il Portogallo di Ronaldo contro la Furia rossa spagnola (domani tocca a noi contro la nazionale di casa Merkel) facendo ancora una volta appello all’anelito estremo che noi tutti italiani, azzurri o di altro colore, abbiamo e dobbiamo continuare ad avere, prima e dopo la seconda guerra mondiale, il ventennio fascista, quello quasi berlusconiano ( più che di ventennio, perché è durato 16 anni, possiamo parlare proprio di bordello e anche alla vecchia maniera, anche se un po’ più sofisticata) vecchia e nuova Repubblica, mani sporche dalle continue ricerche di terremoti veri e sinceri o idealogici, catastrofi insomma e non solo mediatiche, con i grillini che occupano occupano le poltrone da primi cittadini di città che del Parlamento leghista ne hatto fatto beffa, e Beppe Grillo che chiede al Financial Times, tramite la penna di Beppe Servegnini, di fare chiarezza, perché sì anche lui è un comico anche se politicamente e civilmente impegnato è bene fare sapere al mondo che non è Benito Mussolini, abbiamo bisogni di simboli. E cosa c’è di meglio per gli italiani pensare al lavoro come a un simbolo, di autostima e integrità sociale, di sacrificio e prostrazione di fatica e sudore, di graffi e morsi per poter continuare a dire ‘sì ho un lavoro’  piuttosto che ‘sono in cerca’. Allora – e dato anche che Cicchitto minaccia di far saltare Monti e il suo governo se non si sbrigano ad attivare le ferie – ecco che bando alle ciance si velocizza tutto, niente polemiche  ed estenuanti dibattimenti televisivi sulla possibilità di modificare la Costituzione italiana (ricordate quel parlamentare in quota Pdl che voleva riformare la costituzione per dare più forza alle imprese?) Andiamo giù dunque con una breve intervista alla ministra coraggiosa. Anche questa su un giornale estero, straniero. Come per dire ‘toc, toc, si può?

Chi è che ha lasciato fuori dalla porta la ministra del Lavoro?  

Nella riforma del Lavoro che oggi sarà approvata definitivamente dalla Camera ‘non ci sono intoccabilità’, ha detto il ministro del Lavoro, questa mattina, ai microfoni di Radio anch’io su RadioUno. ‘La cosa importante – ha aggiunto – è far partire questa riforma che ha un insieme di elementi positivi per i giovani, gli ammortizzatori sociali e contiene le premesse perché l’apprendistato divenga una modalità di ingresso nel mondo del lavoro’.

La ministra del Lavoro e delle nuove parole (esodati al posto di pensionati, apprendistato invece di stage tirocinio), come la torcia Olimpica, riaccende le speranze. E a questo punto ci sarebbe proprio da dire che è tutta una questione psicologica, come ha detto Prandelli, ct in nazionale, prima di portare i suoi in Polonia e Ucraina.

Cosa dicono i confederati, estremi oppositori di una possibile riforma del Lavoro che ci renderebbe un po’ più europei e un po’ meno italiani da commedia wertmulliana degli anni settanta?

Bonanni non ci sta. Del resto il contratto di lavoro nazionale, qualunque esso sia va difeso e a spada tratta. Perché? Perché l’identità del popolo italiano (sovrano o Sopranos?) va difesa, anche quella, lavoro si lavoro no.

‘Solo sul tema degli ammortizzatori sociali bisognerebbe allungare i tempi per utilizzare il nuovo criterio dell’Aspi, proprio per non creare difficoltà ai lavoratori. Sul resto, meno si tocca e meglio e; d’altronde il ministro Fornero vuol toccare solo per peggiorare’, ha detto il leader della Cisl Raffaele Bonanni. ‘Il rilancio – aggiunge – si realizzerà solo se pagheremo meno le tasse, meno l’energia, se avremo più infrastrutture’. Allora si che ci vuole il detto ‘Cosa dice la mamma Rocca?’

L’aula della Camera intanto ha approvato la fiducia al terzo articolo del ddl di riforma del mercato del lavoro. I si sono stati 447, i no 76 mentre 27 gli astenuti.

Meglio Benigni!


http://www.governo.it/governo/costituzione/1_titolo3.html

Falcone venti anni dopo: Palermo ricorda il giudice ucciso dalla mafia

‘Scendete al più presto in campo, se vi si vuole tenere fuori, per rinnovare politica e società’. E’ l’appello che il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha lanciato, con un po’ di emozione, ai giovani al termine del suo discorso a Palermo per la commemorazione della strage di Capaci.

Il capo dello Stato si è commosso quando ha ricordato che in diverse occasioni incontra ‘ragazze e ragazzi dell’età di Melissa – la studentessa di 16 anni uccisa a Brindisi nell’esplosione davanti l’Istituto Morvillo il 19 maggio scorso –, di Veronica e delle loro compagne’, una generazione in cui ‘colgo una carica di sensibilità, intelligenza, generosità che molto mi comporta, che mi da grande speranza e fiducia, perciò voglio dirvi: ‘Completate con impegno la vostra formazione, portate avanti il vostro apprendistato civile e scendete al più presto in campo, aprendo porte e finestre se vi si vuole tenere fuori, scendete al più presto in campo per rinnovare la politica e la società, nel segno della legalità e della trasparenza. L’Italia ne ha bisogno, l’Italia ve ne sarà grata’.

Palermo ricorda Giovanni Falcone. Vent’anni fa, il 23 maggio 1992 morivano a Capaci, il giudice antimafia, la moglie magistrato, Francesca Morvillo e i tre agenti della scorta: Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro.

Circa 500 chili di tritolo, posizionati in un tunnel scavato sotto l’autostrada tra il capoluogo siciliano e l’aeroporto di Punta Raisi, vennero fatti saltare in aria con un comando a distanza mentre Falcone e la sua scorta stavano transitando su due auto. L’esplosione fu devastante, spazzò via oltre 300 metri di strada coinvolgendo anche altre vetture. Esecutore materiale dell’attentato fu riconosciuto anni dopo Giovanni Brusca. Fu lui, secondo i magistrati, a premere il tasto sul telecomando facendo esplodere l’ordigno.

Quell’evento, insieme al successivo attentato costato la vita a Paolo Borsellino, segnò a suo modo una svolta nella lotta contro Cosa Nostra. Da allora, accanto alle ipotesi di collusioni tra Stato e mafia, si sono moltiplicati i pentiti e le informazioni, portando all’arresto del capo dei capi, Totò Riina.

Per celebrare Falcone, a Palermo, gli studenti di 160 scuole italiane, arrivati con le due navi della legalità partite da Napoli e Civitavecchia: a bordo anche il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso e Maria Falcone, sorella del magistrato.

Sarà anche l’occasione per rinnovare la vicinanza e la solidarietà dell’intero paese ai famigliari di Melissa, la giovane vittima dell’attentato del 19 maggio a Brindisi, e alle altre studentesse rimaste ferite. Una ragazza dell’Istituto professionale intitolato a Francesca Morvillo Falcone  racconterà ‘la ferma e combattiva reazione al grave atto eversivo’.

A Palermo anche il presidente del Consiglio, Mario Monti con un discorso nel Giardino della memoria e poi, insieme a Napolitano, alla cerimonia nell’aula bunker.

‘Non c’è alcuna ragione di Stato che possa giustificare ritardi nell’accertamento dei fatti e della responsabilità. L’unica ragione dello Stato è la verità. In una Palermo bagnata da una pioggia incessante il premier Mario Monti ricorda così, al Giardino della memoria, la strage di Capaci nel suo ventennale. Nel suo discorso Monti cita Brindisi, per l’esemplare reazione dei cittadini all’attacco alla scuola. ‘Qualunque sia la matrice di quel gesto atroce in tante scuole e tante piazza tanti cittadini hanno voluto dimostrare con la forza della loro presenza che non si facevano spaventare dalla violenza e dal terrore ‘Perché la mafia, ricorda Monti, è un male che riguarda l’Italia intera. Tutto il nostro paese deve sentirsi coinvolto in questa lotta, ogni territorio deve contrastare le mafie senza paura e senza illudersi di essere immune’.

Alle 16:45 partiranno due cortei: uno dall’aula bunker, l’altro da via D’Amelio. Si riuniranno sotto l’albero Falcone in via Notarbartolo per il minuto di silenzio in onore delle vittime di mafia, esattamente alle 17:58.

Sarà anche un giorno di protesta per gli studenti dei collettivi, i centri sociali, i sindacati che colgono l’occasione di Napolitano e Monti in città per protestare contro una classe politica che non li rappresenta. Operai, studenti, sindacati di base, centri sociali, comitati territoriali, manifesteranno contro le politiche d’austerity e i tagli alla spesa sociale; contro la riforma del lavoro targata Fornero e contro lo strozzinaggio di stato targato Equitalia.

Mercoledì 23 maggio – Ore 16.00 P.za Verdi – Teatro Massimo

MANIFESTAZIONE CITTADINA CONTRO LA VISITA DI MONTI E NAPOLITANO E CONTRO LA CRISI

http://www.infoaut.org/index.php/blog/precariato-sociale/item/4782-non-siete-benvenuti-a-palermo-cari-monti-e-napolitano
http://www.fondazionefalcone.it/index2.htm

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