Financial Times: ‘Monti non è l’uomo giusto per guidare l’Italia. Ha promesso riforme e ha aumentato le tasse’

monti-130118173736_medium‘Monti non è l’uomo giusto per guidare l’Italia‘. E’ quanto titola il Financial Times on line in un editoriale di Wolfang Munchau: ‘ll suo governo ha provato a introdurre riforme strutturali modeste, annacquate fino alla irrilevanza macroeconomica. Ha promesso riforme, finendo per aumentare le tasse. Ha iniziato come tecnico ed è emerso come un duro politico’. E sul calo dello spread, il Ft è netto: ‘Molti italiani sanno che è legato a un altro Mario, a Draghi’.

‘Sono d’accordo col Financial Times: Monti è inadatto a governare il Paese‘: Massimo D’Alema, ospite a SkyTg24, ribadisce la sua contrarietà alla ‘salita in campo’ del professore. “Ho grande stima di Monti, abbiamo sostenuto il suo governo, ma sono d’accordo con il Financial Times quando dice che Monti non è l’uomo adatto a guidare il Paese: oggi abbiamo bisogno della politica, di qualcuno che condivida i sentimenti dei cittadini’.

Poi fa da spalla al segretario Pd: ‘Bersani ha detto che Monti ci appare come un professore che ci guarda dall’alto. Nessuno vuole cancellare i suoi meriti, ma abbiamo bisogno di un leader che sia vicino alla gente, come Bersani’, ha sottolineato D’Alema.

Quanto alle preoccupazioni del premier che ha detto di non voler consegnare il Paese agli ‘incapaci’, D’Alema secco risponde: ”Noi abbiamo governato con personalità come Ciampi e Padoa Schioppa,calma professore, calma…

Advertisements

Monti all’Italy Summit apre sulla patrimoniale, poi smentita da Palazzo Chigi

Il governo intende introdurre nel nostro Paese una tassa sul patrimonio ma, ha assicurato il premier Mario Monti intervistato dal Financial Times, ‘non verrà introdotta notte tempo’ e non dovrà ‘incentivare’ l’allontanamento dei capitali con una tassa non equa.

 

‘Vorrei sdrammatizzare la questione della tassa patrimoniale, esiste in alcuni paesi altamente capitalisti – ha detto – non verrà introdotta notte tempo in Italia, ci sono passi che stiamo verificando. Sì, vogliamo introdurre una tassa generalizzata sul patrimonio – ha proseguito Monti – ma non avendo gli strumenti non vorremmo incentivare un allontanamento dei capitali con un tassa non oculata. Il mio approccio è abbastanza laico – ha concluso – molto dipenderà da come funzionerà e da come verrà utilizzata’.

 

Gli interventi adottati dal governo per la lotta all’evasione fiscale ‘potrebbero apparire misure di guerra e in realtà lo è’, ha affermato il premier nel corso del suo intervento all’Italy Summit organizzato dal Financial Times. ‘Non può esserci una società civile che si basa sulla fiducia tra cittadini e Stato e viceversa senza un abbattimento dell’evasione fiscale’, ha aggiunto.

 

Poi la smentita da Palazzo Chigi. Il Presidente del Consiglio Mario Monti – si legge nella nota – non ha affatto annunciato un intervento di tassazione sui patrimoni. Dopo aver precisato di non essere pregiudizialmente contrario ad una modesta tassazione generalizzata del patrimonio, il Presidente – spiega ancora Palazzo Chigi – ha ricordato il contesto in cui il governo ha operato e i vincoli alle scelte in materia di imposizione fiscale, in particolare la mancanza di una base conoscitiva sufficientemente dettagliata e la necessità di evitare massicce fughe di capitali all’estero. Non essendo perciò realizzabile una tassazione generalizzata del patrimonio – si legge ancora nella comunicazione – il Governo nel dicembre 2011 è intervenuto, con l’approvazione di tutti i partiti della maggioranza, su varie componenti della ricchezza patrimoniale separatamente, con un risultato effettivo in qualche modo paragonabile. Tutto ciò – è la conclusione di tutto il ragionamento – Monti ha chiarito come spiegazione delle decisioni allora adottate, non come premessa di futuri interventi’.

‘Vorrei anche sdrammatizzare – ha proseguito il premier- la questione della tassa patrimoniale, che esiste in alcuni paesi estremamente capitalisti’. Su l’utilizzo di questo tipo di tassazione, Monti ha precisato che ‘molto dipenderà da come funzionerà e da come sarà usata’.

 

Silvio Berlusconi condannato è in prima pagina anche sul Financial Times

Dopo la sentenza di condanna a 4 anni per frode fiscale e 5 anni di interdizione dai pubblici uffici, ‘ci saranno senz’altro delle conseguenze, mi sento obbligato a restare in campo per riformare il pianeta giustizia ed evitare che ad altri cittadini possano capitare queste cose’. E’ quanto ha dichiarato da Silvio Berlusconi, durante un suo intervento al TG5, il giorno dopo la sentenza del tribunale di Milano nell’ambito del processo sui diritti tv Mediaset.

Eppure, oggi, dai quotidiani italiani al Financial Times (Berlusconi è in apertura), è stata opinione diffusa che la sentenza segni la fine di un’epoca. Ieri Berlusconi in diretta con Studio Aperto ha voluto ricordare a chi lo considera ormai un ex che il passo indietro non significa necessariamente un biglietto di sola andata per Antigua: ‘Ero certo di essere assolto da un’accusa totalmente fuori dalla realtà, è una condanna politica incredibile e intollerabile. Non si può andare avanti così, è la conferma di un accanimento giudiziario e dell’uso della giustizia a fini politici’. I colonnelli del Pdl per conto loro si lanciano in condanne dei giudici. ‘L’ennesima prova di accanimento giudiziario nei confronti del presidente Silvio Berlusconi. Una condanna inaspettata e incomprensibile’ per Angelino Alfano. I giudici hanno assolto, per non aver commesso il fatto, il presidente di Mediaset Fedele Confalonieri, che si è detto ‘solo moderatamente soddisfatto perché dispiaciuto per la condanna’ dell’ex premier.

Resta il fatto che la sentenza Mediaset non esaurisce il capitolo giudiziario. Entro l’anno potrebbe chiudersi il primo grado del Ruby gate, nervo scoperto per il Cavaliere.

E intanto si schiera per l’ex premier il quotidiano della famiglia Berlusconi: per Il Giornale bisogna – è il titolo a tutta pagina – ‘Resistere, resistere, resistere’, citando non a caso l’appello lanciato nel 2002 ai magistrati dall’ex procuratore generale di Milano Francesco Saverio Borrelli. L’editoriale di Vittorio Feltri invita Berlusconi a tenere duro perché ‘la vicenda giudiziaria riguarda certi diritti pagati o non pagati… In cui non ci addentriamo’ ma ‘Il nocciolo della questione è comunque politico. Dal momento in cui il Cavaliere ha fondato, nel 1993, un partito che l’anno successivo vinse le elezioni, non ha più avuto pace’.

E Libero titola ‘Caccia Grossa’ su un Berlusconi in veste da cinghiale: ‘Condannato a quattro anni. Il passo indietro non basta: lo vogliono vedere in carcere o sul lastrico’.

Sul fronte opposto numerosi quotidiani che dibattono della sentenza e la considerano comunque la conclusione di una parabola. Così Repubblica ha un editoriale di Ezio Mauro, ‘Una storia esemplare’: ‘Si chiude così, con la sanzione giudiziaria netta, durissima e soprattutto infamante un’avventura titanica nata nella televisione e finita in tribunale ma che era già morta nella politica’. Sulla Stampa, per Gianni Riotta ‘I miraggi e gli alibi sono svaniti’: ‘la condanna a 4 anni di reclusione, ridotti a uno per indulto, con cinque di interdizione dai pubblici uffici… Segue di poche ore la rinuncia dell’ex premier a ricandidarsi a Palazzo Chigi e chiude per sempre una stagione della Repubblica lunga 18 anni. Così giudica l’opinione pubblica mondiale, aprendo con la notizia i siti web internazionali dal Financial Times, a Le Monde, al New York Times, e affollando di dirette radio e tv, da Bbc a Cnn. ‘ Sulla stessa linea L’Unità (‘I titoli di coda di un film finito’ di Michele Prospero) e Pubblico (‘Una frode fiscale’, con una foto che accosta Berlusconi a Al Capone. ‘Dopo Olgettine, inchieste, scandali, Ruby e Noemi, Berlusconi viene condannato per una bazzecola (si fa per dire) come Al Capone. Eppure è così che finisce un’era. Ha senso oggi l’antiberlusconismo?’.

Il Fatto Quotidiano (Berlusconi ‘delinquente naturale’ citando dalla sentenza) ha un editoriale di Marco Travaglio, ‘Le indecenti evasioni’ che si concentra sulle conseguenze pratiche della sentenza: ‘la mannaia della prescrizione incombe’ anche se ‘il reato dovrebbe estinguersi nel 2014, dunque c’è tutto il tempo per celebrare gli altri due gradi di giudizio’. Ma anche fino all’ultimo grado ‘se la Cassazione confermasse il verdetto di ieri, B. non andrebbe comunque in carcere: sia perché dai 4 anni vanno detratti i 3 dell’indulto gentilmente offerto nel 2006 dal centrosinistra… sia perché B ha più di 70 anni e in base alla legge ex Cirielli da lui stesso imposta e mai cancellata dal centrosinistra, a quell’età si va ai domiciliari’. Ma conclude: ‘Resterebbero però 2 anni di interdizione dai pubblici uffici… B. dovrebbe lasciare il parlamento e perderebbe oltre al seggio l’immunità’.

La vicenda del processo era già ieri su tutti i siti del mondo. Oggi è anche l’apertura del Financial Times con una grande foto di Berlusconi e una succinto riassunto: ‘Silvio Berlusconi, tre volte presidente del Consiglio in Italia, ieri è stato condannato a quattro anni di carcere per frode fiscale, ma è improbabile che il 76enne finisca mai in prigione a causa della sua età’. (fonte TMNews)

http://www.ft.com/home/europe

Assange e l’esilio in Ecuador: il discorso del fondatore di Wikileaks al presidente Obama

Che il presidente degli Stati Uniti  ‘faccia la cosa giusta’. Il discorso pubblico di Julian Assange dall’ambasciata londinese di Ecuador è rivolto direttamente a Barack Obam. ‘Basta con la caccia alle streghe’ contro Wikileaks dice il fondatore e attivista australiano per il quale la Svezia ha chiesto l’estradizione, ‘liberi l’eroe’  Bradley Manning da 815 giorni dietro le sbarre senza incriminazioni, e soprattutto ‘archivi l’inchiesta dell’Fbi’ contro chi mette in piazza i segreti di Stato.

Rompendo due mesi di silenzio, durante i quali si è asserragliato nell’ambasciata dell’Ecuador a Londra, Julian Assange si è affacciato a un balcone accolto in trionfo da centinaia di sostenitori sotto i riflettori dei media internazionali e lo sguardo impotente di decine di poliziotti. ‘Sono qui oggi perché non posso essere lì con voi. L’oppressione è unita, ma noi dobbiamo essere determinati e uniti contro l’oppressione’, ha arringato l’ideatore di Wikileaks, citando le Pussy Riot incarcerate in Russia per la preghiera punk anti-Putin.

Cravatta bordeaux e maniche di camicia, Julian è apparso pallido, dimagrito, dopo i due mesi nella cella di fatto della piccola ambasciata ecuadoregna, alle spalle di Harrods. L’immancabile tratto distintivo, i capelli bianco platino, quasi rasati a zero, di   Assange al balcone, la bandiera  dell’Ecuador, i microfoni e poi il discorso di chi ha avuto dal presidente ecuadoregno Rafael Correa l’asilo politico ma non può ancora mettere piede fuori: rischio l’arresto diretto di Scotland Yard.

‘Ai miei figli, perdonatemi, ci rivedremo presto’, ha detto in toni quasi messianici, mentre tra il tifo da stadio sotto il balcone qualcuno ha evocato lo spirito di Evita Peron. Non una parola invece, nel discorso da portavoce di un movimento che non riconosce segreti di Stato, alle accuse di molestie sessuali per cui la Svezia da due anni ha chiesto l’estradizione per interrogarlo. Assange teme che siano il grimaldello per l’estradizione negli Usa, dove potenzialmente lo aspetta un’accusa di tradimento.

‘E’ assolutamente impossibile’, ha detto al Financial Times il ministro degli Esteri svedese Carl Bildt: ‘Non estradiamo in paesi che hanno la pena di morte’. In mattinata un portavoce di Wikileaks aveva ribadito che un impegno formale da parte di Stoccolma a non estradare Assange negli Stati Uniti sarebbe ‘una buona base per negoziare, un modo per mettere fine a questa storia. Julian ha parlato per dieci minuti. A scaldare la folla l’opening act dell’ex giudice spagnolo Baltasar Garzon: ‘Julian mi ha incaricato di aprire un’azione legale per difendere i diritti suoi e di Wikileaks’.

Poi sono stati letti i messaggi della stilista Vivienne Westwood e del regista Ken Loach, mentre l’intellettuale arabo-svizzero Tariq Ali ha elogiato i nuovi governi di sinistra latino-americani, un trend di cui l’Ecuador è parte. ‘

‘Dal Venezuela alla Bolivia e all’Ecuador sono questi governi radicali e socialdemocratici ad offrire più diritti umani e sociali ai loro cittadini di quelli d’Europa’. Ali è poi rimasto senza parole quando, intervistato da SkyNews, gli è stato contestato il caso di Alexander Barankov, un whistleblower bielorusso che l’Ecuador sta preparandosi a estradare in quella che gli osservatori considerano ‘l’ultima dittatura in Europa’.

Due pesi e due misure per il rifugiato di 3 Hans Crescent a cui giovedì scorso, sfidando la Gran Bretagna, Quito ha concesso l’asilo politico?

https://cookednews.wordpress.com/2012/08/18/wikileaks-caso-assange-dopo-lesilio-in-ecuador-londra-minaccia-di-violare-la-sede-diplomatica/
https://cookednews.wordpress.com/2012/07/27/skype-e-fbi-sotto-controllo-le-chat-degli-utenti/

#FF, i falsi follower di Beppe Grillo e la risposta del comico a Berlusconi

Silvio Berlusconi

Silvio Berlusconi (Photo credit: rogimmi)

E’ il primo a destra. Il comico italiano sconosciuto anche al Financial Times per un articolo/lettera in cui spiega ai colleghi esteri che ‘no che non è il Duce‘ punta il dito e smaschera l’artefice dell’accusa mossagli ieri da uno studio, di essere fondamentalmente un bugiardo. La risposta di Beppe Grillo a chi ieri lo ha accusato di falsare il numero di follower su Twitter (+ del 54%) arriva oggi sul blog del comico genovese. Alla voce #FF, che sta per false follower, risponde un numero inverosimile di falsi seguaci del comico politico italiano, che portando in piazza un intero movimento di italiani stanchi della politica vecchia e nuova quando le strutture si ripetono e sempre alla stessa maniera, è riuscito a dare cinque importanti città ad altrettanti sindaci grillini fuori dai partiti canonici e figli del Movimento 5 stelle.

‘Ecco chi è Marco Camisani Calzolari, il re di twitter – dice Grillo – che ha diffuso valutazioni false sul mio account twitter. Prima di Calzolari Vien Dal Mare solo Steve Jobs. La memoria della Rete non perdona! Ha realizzato il network ufficiale dei sostenitori di Berlusconi,www.forzasilvio.it, per il quale è anche consulente per attività di comunicazione digitale.

Definisce il libro di Berlusconi ‘L’amore vince sempre sull’invidia e sull’odio’ (libro che raccoglie una parte dei messaggi lasciati dagli utenti del sito Forzasilvio.it.) come ‘un bell’esempio di convergenza analogico-digitale per portare agli analogici il pensiero dei digitali’. Ha sostenuto il comitato per il premio Nobel a Berlusconi. Ha collaborato all’iniziativa http://www.rivotiamo.it fatto per ForzaItalia per contestare la vittoria di Prodi del 2006.’

Marco Camisani Calzolari, professore alla Iulm, ha respinto l’accusa di Beppe Grillo di essere consulente di Silvio Berlusconi. ‘Io non ho creato forzasilvio.it e non sono consulente delle attività digitali, del Pdl di Berlusconi’, ha assicurato sul suo blog il docente dello Iulm di Milano e amministratore delegato della società informatica Speakage. Proprio la Speakage, ha spiegato, ‘ha fornito nel 2008, come a decine di altri clienti nel mondo, la piattaforma al Pdl, che l’ha usata per creare forzasilvio.it. Speakage non ha nulla a che fare con i contenuti e non ha alcun incarico relativo alle strategie che ci sono dietro’.

‘Capisco che in un Paese in cui gli intellettualmente onesti sono pochi sia difficile da credere, ma è evidente che se fossero ricerche basate su interessi avrei nascosto il nome di un cliente così importante…’, ha proseguito Calzolari. ‘Ebbene si’, esiste una foto con Berlusconi quando mostravo al cliente il funzionamento della piattaforma che gli avrei venduto. Forzare il collegamento con Berlusconi è poco onesto da parte di chi lo fa. Sarebbe più corretto entrare nel merito del metodo della ricerca invece di sollevare inutili sospetti’.

https://twitter.com/beppe_grillo
http://www.beppegrillo.it/2012/07/calzolari_il_re_di_twitter/index.html

Benigni su Fornero: ma quanti dannati ci sono all’Inferno?

English: Italian actor and director Roberto Be...

English: Italian actor and director Roberto Benigni won an award in Terni in the “Events Valentine” Italiano: Roberto Benigni viene premiato a Terni durante le “Manifestazioni valentiniane” (Photo credit: Wikipedia)

Il comico toscano Roberto Benigni si interroga a Ballarò sulla ministro del Lavoro Elsa Fornero e i conti degli ‘esodati’.

Nel giorno in cui si vota l’ennesimo emendamento a una riforma del Lavoro alla quale tanto si aspira e mai si arriva, trovando un happy end che renda felici tutti (senza per questo dover necessariamente accennare all’assistenzialismo di cui ha parlato Maroni, tanto tempo fa?)

La ministra è contenta. Perché sostenuta dal Wall Street Journal che la intervista, lei stessa sostiene ‘Questa riforma non è perfetta, ma è buona, soprattutto per quelli che entrano nel mercato del lavoro’.

Per la ministra ”obiettivo della riforma è far cambiare agli italiani il loro comportamento in molti sensi’. Per prima cosa, riguardo al lavoro. Anche se sancito costituzionalmente, (Art.37, il 31 è quello che sancisce il diritto alla famiglia) secondo la nuova mentalità che va diffusa, il lavoro non è più un diritto e va guadagnato.

‘Stiamo cercando di proteggere le persone e non il loro posto di lavoro – dice la ministra degli esodati, nel bene e nel male. Il posto di lavoro non è un diritto. Si deve guadagnarlo, anche attraverso i sacrifici’.

E ritemprando le stanche membra di un popolo italiano prostrato dai campionati europei, l’eterna maratona che oggi vede scendere in campo il Portogallo di Ronaldo contro la Furia rossa spagnola (domani tocca a noi contro la nazionale di casa Merkel) facendo ancora una volta appello all’anelito estremo che noi tutti italiani, azzurri o di altro colore, abbiamo e dobbiamo continuare ad avere, prima e dopo la seconda guerra mondiale, il ventennio fascista, quello quasi berlusconiano ( più che di ventennio, perché è durato 16 anni, possiamo parlare proprio di bordello e anche alla vecchia maniera, anche se un po’ più sofisticata) vecchia e nuova Repubblica, mani sporche dalle continue ricerche di terremoti veri e sinceri o idealogici, catastrofi insomma e non solo mediatiche, con i grillini che occupano occupano le poltrone da primi cittadini di città che del Parlamento leghista ne hatto fatto beffa, e Beppe Grillo che chiede al Financial Times, tramite la penna di Beppe Servegnini, di fare chiarezza, perché sì anche lui è un comico anche se politicamente e civilmente impegnato è bene fare sapere al mondo che non è Benito Mussolini, abbiamo bisogni di simboli. E cosa c’è di meglio per gli italiani pensare al lavoro come a un simbolo, di autostima e integrità sociale, di sacrificio e prostrazione di fatica e sudore, di graffi e morsi per poter continuare a dire ‘sì ho un lavoro’  piuttosto che ‘sono in cerca’. Allora – e dato anche che Cicchitto minaccia di far saltare Monti e il suo governo se non si sbrigano ad attivare le ferie – ecco che bando alle ciance si velocizza tutto, niente polemiche  ed estenuanti dibattimenti televisivi sulla possibilità di modificare la Costituzione italiana (ricordate quel parlamentare in quota Pdl che voleva riformare la costituzione per dare più forza alle imprese?) Andiamo giù dunque con una breve intervista alla ministra coraggiosa. Anche questa su un giornale estero, straniero. Come per dire ‘toc, toc, si può?

Chi è che ha lasciato fuori dalla porta la ministra del Lavoro?  

Nella riforma del Lavoro che oggi sarà approvata definitivamente dalla Camera ‘non ci sono intoccabilità’, ha detto il ministro del Lavoro, questa mattina, ai microfoni di Radio anch’io su RadioUno. ‘La cosa importante – ha aggiunto – è far partire questa riforma che ha un insieme di elementi positivi per i giovani, gli ammortizzatori sociali e contiene le premesse perché l’apprendistato divenga una modalità di ingresso nel mondo del lavoro’.

La ministra del Lavoro e delle nuove parole (esodati al posto di pensionati, apprendistato invece di stage tirocinio), come la torcia Olimpica, riaccende le speranze. E a questo punto ci sarebbe proprio da dire che è tutta una questione psicologica, come ha detto Prandelli, ct in nazionale, prima di portare i suoi in Polonia e Ucraina.

Cosa dicono i confederati, estremi oppositori di una possibile riforma del Lavoro che ci renderebbe un po’ più europei e un po’ meno italiani da commedia wertmulliana degli anni settanta?

Bonanni non ci sta. Del resto il contratto di lavoro nazionale, qualunque esso sia va difeso e a spada tratta. Perché? Perché l’identità del popolo italiano (sovrano o Sopranos?) va difesa, anche quella, lavoro si lavoro no.

‘Solo sul tema degli ammortizzatori sociali bisognerebbe allungare i tempi per utilizzare il nuovo criterio dell’Aspi, proprio per non creare difficoltà ai lavoratori. Sul resto, meno si tocca e meglio e; d’altronde il ministro Fornero vuol toccare solo per peggiorare’, ha detto il leader della Cisl Raffaele Bonanni. ‘Il rilancio – aggiunge – si realizzerà solo se pagheremo meno le tasse, meno l’energia, se avremo più infrastrutture’. Allora si che ci vuole il detto ‘Cosa dice la mamma Rocca?’

L’aula della Camera intanto ha approvato la fiducia al terzo articolo del ddl di riforma del mercato del lavoro. I si sono stati 447, i no 76 mentre 27 gli astenuti.

Meglio Benigni!


http://www.governo.it/governo/costituzione/1_titolo3.html

Enel contro Greenpeace: il Golia dell’energia elettrica porta in tribunale il Davide dell’attivismo ecologico

Il carbone dell’Enel fa male, Greenpeace si attiva con una campagna conoscitiva e la compagnia che fornisce energia elettrica  a tutto il paese italiano, occupandosi anche di greggio e delle principali risorse energetiche economiche dell’Italia, lo querela.

A darne notizia oggi in prima pagina è il Fatto Quotidiano, primo in classifica anche  fra gli hot topic di Twitter.

La richiesta che la compagnia di energia elettrica, che da qualche anno a questa parte deve vedersela con le regole del libero mercato, competitori e competitive offerte, chiede in risarcimento ‘una montagna di soldi e la chiusura dei siti web’ che invitano a boicottare l’Enel. Risarcimento con il quale Enel ha portato Greenpeace Italia la settimana scorsa, davanti al Tribunale di Roma: l’accusa ha per oggetto la campagna contro l’inquinamento da carbone che ha messo nel mirino l’ex monopolio di Stato.

‘In una citazione depositata la scorsa settimana al Tribunale di Roma – si legge sul sito del quotidiano – Enel chiede al giudice di prendere provvedimenti urgenti per sospendere l’attivismo di Greenpeace che è andato degenerando oltre la legittima manifestazione del pensiero e concretandosi in una aggressione di inusitata, ingiustificata e intollerabile violenza diffamatoria.

‘Tali da offendere decoro e immagine della società – continuiamo a leggere. L’udienza è fissata per martedì mattina alle 11.30 alla prima sezione civile del tribunale di Roma. Ilfattoquotidiano.it anticipa la contro-relazione dei legali di Greenpeace.

Nella querela per diffamazione mossa da Enel il presidente Giovanni Mancini e il legale Salvatore Cardillo chiedono al giudice designato Damiana Colla di inibire a Greenpeace la diffusione dei messaggi della campagna mediatica di mobilitazione ‘Bollette sporche‘ che è partita a maggio per contestare a Enel le sue presunte responsabilità come ‘primo killer del clima’: stop al video del 28 maggio che spiega perché, stop al sito dedicato, alle t-shirt, ai volantini, ai fac-simile di bolletta spediti a 100mila cittadini per informarli e sensibilizzarli. Nella richiesta di censura finisce anche il videoclip della canzone ‘E’ nell’aria‘ di Adriano Bono & Torpedo Sound Macine e Meganoidi utilizzata come colonna sonora della campagna.

Pesanti le richieste economiche. Enel chiede al giudice di condannare Greenpeace al pagamento di 10mila euro per ogni giorno di inesecuzione delle eventuali disposizioni inibitorie emille euro per ciascun militante che dovesse proseguire sulla via della contestazione. L’importo della causa – scrivono gli stessi legali di Enel – resta indeterminato ma già nel 2009 era arrivata a Greenpeace Italia una lettera con richiesta di risarcimento da 1,6 milioni per le azioni contro le centrali a carbone del gruppo dal 2006 al 2009.

www.facciamolucesuenel.org

L’articolo continua con riferimento alla difesa politica da parte di alcuni senatori del Pd che mettono le mani avanti parlando di ‘inaccettabili limitazioni alla libertà di informazione di Greenpeace’ e che risolvono il problema con un basta ‘rivedere la strategie industriali smettendo di investire soldi pubblici in tecnologie dannose per la salute come il carbone’.

Come è giusto che sia e non sentire soltanto una parte, IlFattoquotidiano.it, oltre a pubblicare la querela in tribunale, inserisce nell’articolo un’intervista al direttore esecutivo di Greenpeace Italia, Giuseppe Onufrio che parla di scopo intimidatorio senza alcun seguito. Il riferimento è a una lettera spedita alla sede italiana del movimento attivo sul fronte ecologico il giorno prima della conferenza sul clima di Copenhagen, pubblicata sul Financial Times. Enel non si accontenta ed ecco la citazione in giudizio.

Greenpeace risponde: ‘Se pensano che ci faremo intimidire sbagliano – dice Onufrio – noi continuiamo aspettando ovviamente di sapere cosa dirà il giudice perché la causa inzia adesso, non finisce. Il giudice nel giro di qualche giorno prenderà misure di cautela, vedremo quali. Noi siamo pronti a continuare, magari usando altri canali e strumenti. Nel caso faremo una strategia di contro attacco dove i contenuti saranno riproposti in altri modi, forme e canali. Ma sarà ancora più pesante’.

In queste ore i legali di Greenpeace Italia, Luca Gastini, Alessandro Gariglio e Giuseppe Rombolà, hanno chiuso una memoria difensiva che sarà presentata al giudice e che Il Fatto riporta anticipandone il contenuto. Il documento sovverte gli equilibri stessi della citazione di Enel. ‘Con la loro azione legale – sostiene Gariglio – i legali dell’azienda puntano il dito contro il linguaggio e i metodi degli attivisti e si guardano bene dall’entrare nel merito della vicenda. E’ un’occasione preziosa per rimettere in fila le cose perché il punto è e resta il danno che Enel produce all’ambiente e all’uomo e su questo impostiamo la nostra linea difensiva per far valere finalmente le nostre ragioni’.

L’accusa difesa di Greenpeace nei confronti di Enel continua facendo appello ai numeri. Onufrio dice: ‘Siamo piccoli e i piccoli devono gridare più forte per farsi sentire. Ma non abbiamo superato i limiti della continenza’ ma tradotto in termini verbali quello che è scritto nei numeri. Del resto non abbiamo i mezzi di Enel che per propagandare la sua ‘bolletta pulita’ può investire grandi risorse. E’ un’azienda con un budget da 70 miliardi, il suo capo da solo guadagna 4 milioni e mezzo di euro l’anno, una cifra che noi superiamo di poco avendo 58mila sostenitori’.

‘In effetti – sostiene il quotidiano – nel 2011 ad aumentare sono state le bollette e il compenso per il top mananger Fulvio Conti (salito del 40% a quota 4,37 milioni), i profitti sono andati in picchiata del 5%’. E quindi giù duro con l’accusa di Greenpeace, che coglie l’occasione per fare le pulci alla multinazionale ancora in parte di proprietà dello Stato.

Ma la guerra si poteva evitare? ‘No. Abbiamo tentato ogni strada per condizionare le strategie del gruppo che – va ricordato – per il 30% è ancora dello Stato e dovrebbe perseguire scopi di sviluppo sostenibile. Ma il Tesoro lascia fare come fosse una società privata. Abbiamo tentato tutte le strade. Attraverso Fondazione Banca Etica, che raccoglie l’azionariato critico dal 2007, abbiamo provato a portare all’ordine del giorno del Cda il tema del danno climatico e per la salute, niente da fare. Prima di avviare la campagna abbiamo mandato in antemprima ai vertici di Enel la documentazione che abbiamo raccolto per invitare la società ad un confronto. Niente’ dice Onufrio.

Cosa c’è allora in Enel che non va? 

IlFatto dice di voler andare al cuore della questione e si interroga sulla reale possibilità che Enel sia fra i primi killer climatici. Ancora un punto di forza per Greenpeace secondo cui ‘le emissioni dalle centrali a carbone Enel hanno un impatto sanitario dell’ordine di un morto al giorno, 366 l’anno per la precisione’.

Il giornale romano riporta uno studio sull’impatto ambientale degli impianti Enel, condotto dall’Agenzia Europea per l’Ambiente sulle emissioni in atmosfera delle 20 centrali più inquinanti d’Europa.

‘Il calcolo si basa sulla proiezione alle centrali Enel dei parametri usati negli studi sulla ‘mortalità in eccesso’ lo scorso novembre dall’Agenzia Europea per l’Ambiente sulle emissioni in atmosfera delle 20 centrali più inquinanti d’Europa. Ad adattare la metodologia dell’EA al parco termoelettrico di Enel è stato l’istituto oladnese Somo. Nel rapporto si legge che ‘le morti premature associabili alla produzione di energia da fonti fossili di Enel per l’anno 2009 in Italia sono 460.

I danni associati a queste stesse emissioni sono stimabili come prossimi ai 2,4 miliardi di euro. La produzione termoelettrica da carbone costituisce una percentuale preponderante di questi totali: a essa sono ascrivibili 366 morti premature, per quell’anno, e danni per oltre 1,7 miliardi di euro.

Sul suo primato c’è ormai poco da dire. Per dati di emissione di anidride carbonica è in assoluto la prima azienda in Italia, ma è perfino in controtendenza perché le emissioni italiane nel 2011 sono scese e quelle dell’Enel sono aumentate. E la stessa cosa succede in Europa dove Enel ha visto aumentare le sue emissioni di CO2 dal 2010 al 2011 da 68 a 78 milioni di tonnellate. Ora il fatto che abbiamo fatto una campagna, che è l’altra contestazione che ci muovono, è che Enel non solo ha la maggior parte delle centrali relativamente all’impatto sanitario che calcolato solo sulle centrali a carbone gli altri operatori Enel conta per circa il 64% quindi è di gran lunga l’operatore più importante, non solo Enel ha aumentato la sua produzione a carbone dal 34% al 41% contro una media nazionale del 13%. Ha in progetto due nuove strutture di conversione a carbone, quella di Porto Tolle vicino a Rovigo e quella di Rossano Calabro. Se le facesse la sua quota di produzione di carbone dal 41 andrebbe oltre il 50%’.

Per Enel invece si tratta di numeri non attendibili. E respinge. ‘Anche nell’atto di citazione sono solo sfiorati e poi sbrigativamente archiviati. In una nota la società ha ribadito che ritiene la campagna di Greenpeace gravemente denigratoria e priva di fondamento.

‘Le attività dell’aziende sono sottoposte alle norme e ai controlli delle istituzioni locali, nazionali e internazionali. Circa la metà della energia elettrica che il Gruppo produce è priva di qualunque tipo di emissione, compresa l’anidride carbonica: una percentuale tra le più alte rispetto a tutte le altre grandi utilities al mondo. Inoltre attraverso la controllata Enel Green Power, Enel ha in programma ‘investimenti nelle fonti rinnovabili per oltre sei miliardi di euro nei prossimi cinque anni’, un impegno che ha ben pochi paragoni a livello globale. Infine Enel ricorda che solo il 12% dell’energia elettrica italiana è prodotta con il carbone contro una media europea di circa il doppio’.

In fondo Enel fa soltanto il proprio lavoro. Sarà forse allora colpa del nucleare messo al bando?

‘Anche nel testo scritto al giudice, insieme alle contestazioni – scrive ilFatto – Enel enumera le sue certificazioni, rimarca le ottemperanze ai livelli di legge e in un passaggio spiega come le scelte energetiche legate al carbone siano dettate soprattutto dalla scelta di mettere al bando il nucleare. ‘Sul fatto che il referendum abbia costretto Enel a optare per uno sviluppo del carbone, come si legge, è ridicolo perché si sa benissimo che anche se si fosse iniziato a costruire una centrale nucleare ci vogliono 10 anni per vederla in funzione. La quota da nuove rinnovabili di Enel in Italia è un misero 8%, è questa la sostenibilità?’, è la domanda retorica di Onufrio.

Che guerra sia allora, quella del carbone. Come finirà?

‘A volte si perde e a volte si vince ma come attivisti non ci spaventiamo. L’insegnamento di Gandhi è la nostra guida: ‘Prima ti ignorano, poi ti deridono, poi ti combattono. Poi vinci‘. Ultimamente abbiamo avuto diversi decreti penali di condanna – che convertono in sanzione pecuniaria pene detentive – e ovviamente ci opponiamo ogni volta e andiamo a processo anche per affermare un principio: gli attivisti di Greenpeace non sono dei criminali’. E i primi a muoversi in difesa di Greenpeace sono i senatori ecodem del Pd Roberto Della Seta e Francesco Ferrante: ‘L’Italia è un paese libero dove nessuno può mettersi al di sopra delle regole democratiche con censure fuori dal tempo.” Domani in tribunale, alle 11.30, si saprà se è davvero così.

http://www.eea.europa.eu/it
https://cookednews.wordpress.com/2012/05/24/kfc-no-so-good-for-rainforest-la-nuova-campagna-di-greenpeace-contro-il-packaging-no-ecoglobal/

Beppe Grillo contro il Financial Times: il satiro politico paragonato a Mussolini. ‘Non sono il Duce’

Qualche giorno fa il Financial Times in un articolo dal titoloThe allure of Italy’s Jiminy Cricket – Il fascino del Grillo Parlante in Italia’ a firma Beppe Servegnini, ha paragonato Beppe Grillo a Mussolini. E il comico genovese, in tutta risposta, ha scritto al quotidiano economico, prendendolo come un ‘deliberato attacco al Movimento cinque Stelle‘, da lui rappresentato. ‘Siamo la forza politica del nostro paese, l’Italia – ha detto Grillo – alla cui vita partecipiamo con trasparenza’.

L’articolo ripreso oggi dai principali giornali nazionali è considerato un ‘oltraggio’. Beppe Grillo insomma non ci sta e scrive al Financial Times in risposta ad un commento pubblicato dal quotidiano finanziario lo scorso 5 giugno, che, sostiene Grillo, costituisce un ‘attacco deliberato al movimento democratico che io rappresento’.

‘Sono stato paragonato a Benito Mussolini, un dittatore. Per me – dice Mr Grillo questo è un oltraggio. Il Movimento 5 Stelle è stato accusato di  Populismo 2.0 quando è esattamente l’opposto. In Italia, i partiti politici hanno occupato ogni spazio nell’industria, nelle banche, nei media, ecc. Non viviamo più in una democrazia, ma in una partitocrazia’. Nella lettera al prestigioso Financial Times come lo stesso comico lo ha definito, Grillo sottolinea come il suo movimento ‘al contrario degli altri partiti, ha rifiutato ogni finanziamento pubblico, anche quando è accreditato del 20 per cento dei voti’. Quindi continua ‘a soli due anni e mezzo dalla sua costituzione rappresenta la seconda forza politica in Italia’.

‘L’obiettivo del Movimento 5 stelle è quello di consentire una maggiore partecipazione dei cittadini, senza l’intermediazione dei partiti, raggiungendo così l’obiettivo di una democrazia reale’. La filosofia del movimento Cinque Stelle – spiega ancora Grillo – può essere riassunta in due parole: trasparenza e partecipazione, due cose possibili grazie alla diffusione di internet’.

http://www.beppegrillo.it/movimento/

Create a free website or blog at WordPress.com.