Chi è Cécile Kyenge, prima ministro di colore a occuparsi di Integrazione

KyengeCécile Kyenge Kashetu è un medico oculista italiano, nata nella Repubblica democratica del Congo nel 1964. Eletta alla Camera nelle elezioni di febbraio, è stata nominata da Enrico Letta ministro per l’Integrazione dopo essere stata responsabile delle politiche dell’immigrazione del Partito democratico in Emilia Romagna.

Da sempre è in prima linea per i diritti dei migranti e per quello di cittadinanza: leggi la sua intervista al blog ‘La città Nuova’ del 26 marzo. Tra le sue battaglie da attivista, la libera circolazione, una nuova legge sulla cittadinanza e l’abrogazione della Bossi-Fini. Dal settembre 2010 è portavoce nazionale della rete Primo Marzo per cui si occupa di promuovere i diritti dei migranti e i diritti umani.

‘IL SEGNO DEL CAMBIAMENTO’ Kyenge, primo ministro di colore in un governo italiano, ha accolto questa nomina, da parte di Enrico Letta, come ‘una decisione che segna il passo decisivo per cambiare concretamente l’Italia e il modo di vedere un’integrazione che è già presente nel Paese‘. Dopo aver espresso la sua soddisfazione e il suo ringraziamento il ministro per l’Integrazione ha spiegato: ‘Il mio percorso è merito di un lavoro svolto con Livia Turco e il Forum immigrazione del Partito Democratico: io sono la portavoce di una politica fatta all’interno del partito, ma che è frutto di un lavoro comune che raccoglie anche le istanze e le forti richieste della società civile che in questo momento chiede a gran voce una nuova legge sulla cittadinanza’. La stessa Livia Turco si è detta ‘profondamente emozionata’.

Su Twitter Cécile Kyenge

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Palermo Pride, Orlando: nel 2013 qui la manifestazione nazionale

Il Pride nazionale nel 2013 di casa a Palermo. L’invito diretto a tutta la cittadinanza che ieri, 23 giugno, ha partecipato alla parade con un corteo di 15 carri, è esteso all’Italia intera dal riconfermato sindaco alle ultime elezioni del 6 e 7 maggio Leoluca Orlando.

‘L’amministrazione comunale e il suo sindaco aspettano di accogliere il Pride nazionale a Palermo il prossimo anno. Per mandare il messaggio della legalità dei diritti umani in un Paese nel quale facciamo fatica ad affermare la legalità del diritto’.

Il sindaco Leoluca Orlando corona così una giornata di festa per il capoluogo siciliano, che ha chiuso la settimana del Palermo Pride 2012 ma non del tutto. La coloratissima Palermo Pride Parade fatta da migliaia di persone scesi in strada a festeggiare con 15 carri in corteo, a bordo deejay e animatori è l’evento clou insieme alla mostra Cu avi a lingua passa u mari – che si protrarrà fino alla prossima settimana quando si entrerà nel Pride londinese con il WorldPride 2012, a meno dodici giorni da oggi.

Lo slogan di questa settimana di orgoglio collettivo è stata ‘Palermo libera tutta‘, richiamando anche il grido che i fedeli panormiti rivolgono alla loro Santa protettrice, Rosalia, festeggiata dal popolo il prossimo 14 luglio.

Sotto le insegne della bandiera arcobaleno hanno sfilato etero ed LGBT (lesbiche, gay, bisessuali, trans)  e famiglie di ogni tipo, migranti, studenti, lavoratori, precari e disoccupati. Il popolo dei liberi tutti avanza sempre la stessa richiesta: uguaglianza di diritti. ‘Siamo una famiglia di Serie A, anzi AAAA ce l’ha detto Moody’s e Mooody’s non sbaglia’.

http://www.pridelondon.org/
http://palermopride.it/2012/
http://www.cinemagay.it/dosart.asp?ID=17811 

Formula 1: il Bahrein dice no al Gran Premio, lancio di lacrimogeni durante le manifestazioni

Proteste e manifestazioni notturne in Bahrein, negli Emirati Arabi, dove è previsto domenica prossima il Gran Premio di Formula Uno. La polizia ha sparato pallettoni e gas lacrimogeni per disperdere i manifestanti  nei villaggi sciiti alla periferia della capitale Manama.

Gli scontri di questa notte seguono gli appelli del Movimento giovanile del 14 febbraio, gruppo dell’opposizione che in rete e sul Web ha proclamato i tre giorni della collera in concomitanza con la competizione automobilistica in programma nel regno.

Centinaia di manifestanti si sono radunati agli ingressi dei villaggi sciiti intorno Manama intonando slogan anti-governativi come ‘La gente vuole la caduta del regime e ‘Abbasso Hamad’, un’allusione al regno del Bahrein. Le forze di sicurezza hanno sparato gas lacrimogeni per disperdere i manifestanti, che hanno risposto lanciando bombe molotov, è il racconto di alcuni testimoni. Gli scontri più violenti si sono verificati nel villaggio di Sanabes, vicino Manama.

Il Movimento giovanile del 14 febbraio ha censurato lo svolgimento del Gran Premio di Formula Uno in Bahrain, pubblicando sui social network slogan come ‘No al Gran Premio del sangue’. La sicurezza è stata potenziata nel regno a maggioranza sunnita prima della corsa di domenica, contestata con forza dall’opposizione sciita e criticata dai gruppi per la tutela dei diritti umani.

Domani sono in programma le prove libere del GP. E mentre gli attivisti non mostrano alcuna intenzione a voler smettere con le manifestazioni anzi, hanno annunciato un aumento durante i giorni del Gran Premio, questa mattina un team di quattro meccanici è rimasto coinvolto negli scontri. I lacrimogeni dei poliziotti hanno raggiunto e colpito – a quanto pare involontariamente – uno dello staff, che non ha riportato ferite.

 Il presidente della Formula Uno Bernie Ecclestone ha ripetuto più volte che la situazione è assolutamente sicura. Lo scorso anno, dopo violente proteste antigovernative che avevano causato 50 morti, il Gran Premio era stato annullato.

Il Bahrein è una monarchia (dal 2002, quando l’allora emiro Hamad si è dichiarato re), governata dalla fine del Settecento da esponenti della famiglia Al-Khalifa, di religione sunnita. I sunniti mantengono i posti di comando e di responsabilità nel governo e nell’esercito, e per questo la maggioranza sciita – oltre il 70 per cento della popolazione, spesso esclusa dal benessere economico – richiede da mesi riforme e un maggior rispetto dei diritti umani. La repressione delle proteste ha causato decine di morti a partire dal febbraio del 2011.

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