Tutti gli uomini di Matteo Renzi

Renzi pigliatutto: segretario del Pd #Cookednews

Una magistrale inchiesta di Franco Fracassi svela l’intreccio dei nomi che svernano all’ombra di Renzi. E c’è poco da stare allegri perchè, tra questi, ve ne sono di terribilmente inquietanti.

Quando negli anni Ottanta Michael Ledeen varcava l’ingresso del dipartimento di Stato, al numero 2401 di E Street, chiunque avesse dimestichezza con il potere di Washington sapeva che si trattava di una finta. Quello, per lo storico di Los Angeles, rappresentava solo un impiego di facciata, per nascondere il suo reale lavoro: consulente strategico per la Cia e per la Casa Bianca. Ledeen è stato la mente della strategia aggressiva nella Guerra Fredda di Ronald Reagan, è stato la mente degli squadroni della morte in Nicaragua, è stato consulente del Sismi negli anni della Strategia della tensione, è stato una delle menti della guerra al terrore promossa dall’Amministrazione Bush, oltre che teorico della guerra all’Iraq e della potenziale guerra all’Iran, è stato uno dei consulenti del ministero degli Esteri israeliano.

Oggi Michael Ledeen è una delle menti della politica estera del segretario del Partito democratico Matteo Renzi. Forse è stato anche per garantirsi la futura collaborazione di Ledeen che l’allora presidente della Provincia di Firenze si è recato nel 2007 al dipartimento di Stato Usa per un inspiegabile tour. Non è un caso che il segretario di Stato Usa John Kerry abbia più volte espresso giudizi favorevoli nei confronti di Renzi. Ma sono principalmente i neocon ad appoggiare Renzi dagli Stati Uniti. Secondo il ‘New York Post’, ammiratori del sindaco di Firenze sarebbero gli ambienti della destra repubblicana, legati alle lobby pro Israele e pro Arabia Saudita. In questa direzione vanno anche il guru economico di Renzi, Yoram Gutgeld, e il suo principale consulente politico, Marco Carrai, entrambi molti vicini a Israele. Carrai ha addirittura propri interessi in Israele, dove si occupa di venture capital e nuove tecnologie. Infine, anche il suppoter renziano Marco Bernabè ha forti legami con Tel Aviv, attraverso il fondo speculativo Wadi Ventures e, il cui padre, Franco, fino a pochi anni fa è stato arcigno custode delle dorsali telefoniche mediterranee che collegano l’Italia a Israele.

Forse aveva ragione l’ultimo cassiere dei Ds, Ugo Sposetti, quando disse: «Dietro i finanziamenti milionari a Renzi c’è Israele e la destra americana». O perfino Massimo D’Alema, che definì Renzi il terminale di «quei poteri forti che vogliono liquidare la sinistra». Dietro Renzi ci sono anche i poteri forti economici, a partire dalla Morgan Stanley, una delle banche d’affari responsabile della crisi mondiale. Davide Serra entrò in Morgan Stanley nel 2001, e fece subito carriera, scalando posizioni su posizioni, in un quinquennio che lo condusse a diventare direttore generale e capo degli analisti bancari.
La carriera del giovane broker italiano venne punteggiata di premi e riconoscimenti per le sue abilità di valutazione dei mercati. In quegli anni trascorsi dentro il gruppo statunitense, Serra iniziò a frequentare anche i grandi nomi del mondo bancario italiano, da Matteo Arpe (che ancora era in Capitalia) ad Alessandro Profumo (Unicredit), passando per l’allora gran capo di Intesa-San Paolo Corrado Passera. Nel 2006 Serra decise tuttavia che era il momento di spiccare il volo. E con il francese Eric Halet lanciò Algebris Investments.
Già nel primo anno Algebris passò da circa settecento milioni a quasi due miliardi di dollari gestiti.
 L’anno successivo Serra, con il suo hedge fund, lanciò l’attacco al colosso bancario olandese Abn Amro, compiendo la più importante scalata bancaria d’ogni tempo. Poi fu il turno del banchiere francese Antoine Bernheim a essere fatto fuori da Serra dalla presidenza di Generali, permettendo al rampante finanziere di mettere un piede in Mediobanca.

Definito dall’ex segretario Pd Pier Luigi Bersani «il bandito delle Cayman», Serra oggi ha quarantatré anni, vive nel più lussuoso quartiere di Londra (Mayfair), fa miliardi a palate scommettendo sui ribassi in Borsa (ovvero sulla crisi) ed è il principale consulente finanziario di Renzi, nonché suo grande raccoglitore di denaro, attraverso cene organizzate da Algebris e dalla sua fondazione Metropolis. E così, nell’ultimo anno il gotha dell’industria e della finanza italiane si sono schierati uno a uno dalla parte di Renzi. A cominciare da Fedele Confalonieri che, riferendosi al sindaco di Firenze, disse: «Non saranno i Fini, i Casini e gli altri leader già presenti sulla scena politica a succedere a Berlusconi, sarà un giovane». Poi venne Carlo De Benedetti, con il suo potentissimo gruppo editoriale Espresso-Repubblica («I partiti hanno perduto il contatto con la gente, lui invece quel contatto ce l’ha»). E ancora, Diego Della Valle, il numero uno di Vodafone Vittorio Colao, il fondatore di Luxottica Leonardo Del Vecchio e l’amministratore delegato Andrea Guerra, il presidente di Pirelli Marco Tronchetti Provera con la moglie Afef, l’ex direttore di Canale 5 Giorgio Gori, il patron di Eataly Oscar Farinetti, Francesco Gaetano Caltagirone, Cesare Romiti, Martina Mondadori, Barbara Berlusconi, i banchieri Fabrizio Palenzona e Claudio Costamagna, il numero uno di Assolombarda Gianfelice Rocca, il patron di Lega Coop Giuliano Poletti, Patrizio Bertelli di Prada, Fabrizio Palenzona di Unicredit, Il Monte dei Paschi di Siena, attraverso il controllo della Fondazione Montepaschi gestita dal renziano sindaco di Siena Bruno Valentini, e, soprattutto, l’amministratore delegato di Mediobanca Albert Nagel, erede di Cuccia nell’istituto di credito.

Proprio sul giornale controllato da Mediobanca, ‘Il Corriere della Sera’, da sempre schierato dalla parte dei poteri forti, è arrivato lo scoop su Monti e Napolitano, sui governi tecnici. Il Corriere ha ripreso alcuni passaggi dell’ultimo libro di Alan Friedman, altro uomo Rcs. Lo scoop ha colpito a fondo il governo Letta e aperto la strada di Palazzo Chigi a Renzi. Il defunto segretario del Psi Bettino Craxi diceva: «Guarda come si muove il Corriere e capirai dove si va a parare nella politica». Gad Lerner ha, più recentemente, detto: «Non troverete alla Leopolda i portavoce del movimento degli sfrattati, né le mille voci del Quinto Stato dei precari all’italiana. Lui (Renzi) vuole impersonare una storia di successo. Gli sfigati non fanno audience».

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Attesa per la quarta votazione per eleggere il presidente della Repubblica. Prodi è il nuovo candidato del Pd

English: Romano Prodi during the commemoration...

English: Romano Prodi during the commemoration ceremony of the fall of the border Italy – Slovenia on 2004 Italiano: Romano Prodi durante la rievocazione della cerimonia della caduta del confine Italia – Slovenia del 2004 (Photo credit: Wikipedia)

Attesa per la quarta votazione per eleggere il presidente della Repubblica. Il quorum scende a 504 voti, quattro in più di quelli su cui può contare sulla carta Romano Prodi. Nella terza, andata a vuoto, 465 schede bianche, 250 preferenze a Rodotà, 22 a Prodi. Pdl e Lega annunciano che non parteciperanno al quarto scrutinio. Alfano: ‘Trattano questo voto come il congresso del Pci…’. M5S incalza il Pd: ‘Votate Rodotà e a noi andrà bene qualunque nome lui farà per formare il governo’. Scelta Civica voterà Cancellieri. Prodi in arrivo a Roma. Elezione sul filo, incognite sul sostegno unanime del Pd. Grillo attacca: ‘Parlamento bloccato, siamo al colpo di Stato’. Ma l’ex Garante della Privacy dice che non ostacolerà il Movimento se dovesse scegliere altre soluzioni.

15,57 Dentro l’Aula di Montecitorio la senatrice Pdl Alessandra Mussolini indossa una maglietta con scritto: ‘Il diavolo veste Prodi‘. Il presidente della Camera Laura Boldrini invita alla calma e all’ordine richiamando l’attenzione dei capigruppo.

15,04
Berlusconi: Pd ha violato la parola data
‘La candidatura di Marini è stata accantonata violando la parola data’. Lo afferma Silvio Berlusconi alla riunione dei gruppi del Pdl in corso alla Camera. ‘Secondo l’articolo 87 della Costituzione il Capo dello Stato rappresenta l’unità nazionale. Per questo ci eravamo resi disponibili ad una candidatura condivisa, anche se non espressione del nostro partito. In una rosa di cinque nomi proposta dal Pd avevamo individuato il nome di Marini e lo abbiamo lealmente sostenuto alla prima votazione’. Il Cavaliere ha aggiunto: ‘Noi siamo qui per ostacolare la sinistra, difenderemo la nostra Costituzione, la nostra libertà, la nostra democrazia’. ‘Siamo in campo – afferma Berlusconi – e non preoccupatevi dei miei processi perché non ho nulla di cui vergognarmi’.

14.45
Pdl e Lega non parteciperanno al quarto scrutinio per l’elezione del Presidente della Repubblica. E’ quanto emerso dal vertice con Berlusconi a palazzo Grazioli

14.35
Scelta civica voterà per Anna Maria Cancellieri al quarto scrutinio per l’elezione del capo dello Stato, lo hanno i gruppi parlamentari nella riunione cui era presente anche Mario Monti. La probabile concomitante assenza dall’Aula del Pdl consentirà anche ai parlamentari montiani di contarsi e sgombrare le voci sul possibile voto a Romano Prodi da parte di 10-20 di loro.

14.00
Se il Pd voterà Rodotà per il Colle ‘si apriranno praterie’ per il Governo. Questa la linea di M5s portata da Crimi e Lombardi all’assemblea dei parlamentari. ‘E’ il presidente dei cittadini e non dei partiti’. Per cui qualunque nome indicherà Rodotà per formare un nuovo esecutivo, una volta presidente, ‘a noi andrà bene’.

13.54
Questi i risultati del terzo scrutino alla Camera per l’elezione del Presidente della Repubblica, annunciati all’Aula dalla presidente della Camera,
Laura Boldrini:
250 voti a Rodotà,
34 a Massimo D’Alema,
22 a Prodi,
12 a Napolitano,
9 a Cancellieri,
8 a Sabelli Fioretti,
7 a De Caprio,
6 a Marini,
5 a Mussolini,
5 a Palmieri,
4 a Bonino, Chiamparino, Merlo Ricardo,
3 a Borletti Buitoni, Casaleggio, Cicchitto, Colombo Gherardo, Leo
Ermanno,
2 Castagnetti, Di Giovanpaolo, Martino.
44 i voti dispersi, 465 le schede bianche, nulle 47. 

13.00
‘Torno a ringraziare i grandi elettori, in particolare quelli del Movimento 5 Stelle e di Sel, e i moltissimi cittadini che in questi giorni mi hanno espresso una grande e per me inattesa fiducia. Ringrazio il Movimento 5 Stelle che ha confermato l’intenzione di continuare a sostenere la mia candidatura’. Lo afferma in una nota Stefano Rodotà. ‘Per parte mia, non intendo creare ostacoli a scelte del Movimento che vogliano prendere in considerazione altre soluzioni’.
12.49
‘L’unica strada è andare alle elezioni’. Così Beatrice Lorenzin, deputata del Pdl, uscendo dalla Camera in piazza Montecitorio. ‘La Cancellieri? Il punto – ha detto – non è la persona ma il metodo’. Non è escluso, tuttavia, che si possa convergere sul nome del ministro dell’Interno.
12.42
Servono voti, altrimenti anche la candidatura di Romano Prodi al Quirinale, avanzata questa mattina dopo l’assemblea dei ‘grandi elettori’ del Pd, rischia di non passare.
Al momento i voti certi, dando per reale la ritrovata compattezza in seno al centrosinsitra, sono solo 450: 330 tra senatori e deputati del Pd, 37 di Sel e 23 dei delegati delle regioni. Numero lontano dal quorum di 504 previsto a partire dalla quarta votazione (che si aprirà oggi pomeriggio alle 15.30).
Mancano i voti fondamentali di Scelta civica, che questa mattina ha confermato che nella quarta votazione scrivera il nome di Anna Maria Cancellieri, che conta 69 grandi elettori montiani, 9 di Fratelli d’Italia e piace molto sia alla Lega Nord che al Pdl.

12.40
Grillo: ‘Io ho parlato con Rodotà che è nostro candidato, ed è anche infastidito del fatto che lui potrebbe abdicare Prodi. Nessuno nel M5S si è sognato di votare Prodi e non lo farà neanche in futuro’. Da Manzato in Friuli, Grillo smentisce ogni ipotesi di convergenza nel voto dei Cinque Stelle sulla candidatura di Romano Prodi al Quirinale.

12.20
Renzi: Prodi al Quirinale? ‘Aspettiamo e vediamo’.

12.15
Romano Prodi, ha le caratteristiche giuste per fare il presidente della Repubblica. Questo il commento del presidente del gruppo Tod’s, Diego Della Valle, alla scelta del Pd di candidarlo al Qurinale. ‘Tra le persone che sento candidate – ha detto Della Valle al termine dell’assemblea degli azionisti – Prodi ha le qualità per fare il presidente della Repubblica. Ha tutto quello che serve in questo momento: conosce i problemi delle famiglie, dell’economia e ha la reputazione e il rispetto della comunità internazionale’.

12.11
Stefano Rodotà ‘non ha fatto assolutamente un passo indietro’, assicura il capogruppo dei senatori M5S che, insieme alla presidente dei deputati, Roberta Lombardi, ha incontrato il giurista, candidato al Colle dal Movimento, nella sua abitazione romana. ‘Rodotà non farà nessun passo indietro, nemmeno dopo la terza votazione’, assicura Lombardi. 

12.06
Lupi a Rainews24: ‘L’esigenza dell’Italia è trovare figure che uniscano, non che dividano. Prodi lo è. Cancellieri non ci dispiace, valuteremo la candidatura posta da Scelta Civica’.

12.00
Monti a Rainews24: ‘Pessimo metodo di selezionare la candidatura si appunta, nel caso di Prodi, su un’ottima persona e una figura autorevole. La visione di Prodi è di un bipolarismo muscolare, su questo non sempre eravamo d’accordo. E credo che l’esperienza abbia dato ragione a me e non a lui. Se mi pento di essermi schierato con Scelta civica e di non essere ora fra i candidati al Quirinale? No, penso che la candidatura Cancellieri sia più forte di quanto avrebbe potuto essere la mia’.

11.56
Monti a Rainews24: ‘Cancellieri è espressione di un metodo, una candidatura nazionale che è arrivata prima di quella di Prodi da parte del Pd. E’ diverso il metodo: unione di parti contrapposte, non divisione. E poi Cancellieri è una donna, indipendente dai partiti politici, che ha ottenuto importanti risultati nella lotta alla criminalità organizzata. L’ha proposta al Quirinale anche Saviano. (…) Non è una candidatura motivata dal fatto che tengo al PdL. Tengo alla collaborazione fra forze politiche per risolvere i problemi dell’Italia’.

11.54
Paolo Romani, PdL: ‘C’è stato un distacco repentino da una scelta condivisa. Prodi è una candidatura di parte del Pd. Interessante, invece, la proposta Cancellieri avanzata da Scelta Civica, la valuteremo’.

11.48
Dopo essersi ricompattato sulla candidatura di Romano Prodi, il Pd è al lavoro per cercare di fargli ottenere alla quarta votazione i 504 voti necessari all’elezione a Presidente della Repubblica. Sono dunque al lavoro le diplomazie e – raccontano fonti del Pd – sono partiti i contatti anche tra singoli deputati, in particolare di Scelta Civica e ‘grillini’, per cercare una convergenza.

11.45
‘Noi parteciperemo dalla quarta votazione e decideremo il da farsi dopo la riunione delle 14.30 convocata da Maroni dove prenderemo una decisione che sarà comune, compatta e monolitica’. Così Luca Zaia della Lega Nord. 

11.27
Ancora troppo pochi per ottenere la maggioranza semplice, ma ad un soffio dal traguardo: sono 495 i voti che dovrebbero convergere sul nome di Romano Prodi. Si tratta della somma delle delegazioni di Pd e Sel, che insieme arrivano ad appena -9 dal numero magico di 504, necessario per giungere alla maggioranza semplice richiesta dal quarto scrutinio in poi.

11.11
Esponenti 5 Stelle si spostano verso casa Rodotà. Lombardi e Crimi: ‘Gli proporremo la candidatura di D’Alema…’

11.05
Stefano Rodotà potrebbe fare un passo indietro. E’ questo il rumor che circola con insistenza da qualche minuto in Transatlantico. La decisione del professore viene data per possibile nelle prossime ore da ambienti parlamentari.

11.00
‘Ieri sera dopo aver consultato i vertici di Scelta civica, ho proposto alle forze politiche di sostenere per l’elezione al Capo dello Stato il nome di Annamaria Cancellieri‘. E’ questo il nome proposto da Mario Monti e da Scelta civica per la candidatura al Colle. Prodi ‘ha tutto per essere un buon presidente’, ma, ha detto Monti, ‘il Pd sembra aver dato priorità in questo momento al disperato tentativo di salvaguardare l’unità del partito pensando più a quello che all’unità del Paese’.

10.50
‘Per noi Prodi non è votabile: ha svenduto l’Italia quando ha presieduto l’Iri’. Dalla Lega Nord arriva un fermo ‘no’ al candidato del Pd per il Quirinale, lo dice Massimo Bitonci a Rainews24. I parlamentari del Carroccio non voteranno nel corso della terza votazione e si riuniranno alle 14:30 per decidere cosa fare alla quarta.

10.42
‘E’ saltata la strategia di un dialogo con il centrodestra finalizzata all’obiettivo di dare all’Italia un governo, dinanzi alla durissima situazione del Paese. Strategia da me pienamente condivisa. Anche perché ritengo una follia il ritorno immediato alle urne con questa legge elettorale’, dice Franco Marini. ‘Ovviamente con il cambio di strategia viene meno anche la mia candidatura’, ha aggiunto l’ex presidente del Senato.

9.55
Gelmini a Rainews24: ‘Questa non è una scelta né corretta né lungimirante, il Pd intraprende una strada sbagliata. Siamo di fronte alla ‘grillinizzazione del Pd, questo non ci rassicura. Dal Pd comportamento intollerabile, Prodi è un nome di rottura, PdL avrà reazione forte in Parlamento e nelle piazze’.

9.53
Maurizio Gasparri a Rainews24: ‘Pd si appropria di Camera, Senato e Presidenza della Repubblica, Prodi è una scelta che divide. Elezioni più vicine? Credo proprio di sì’.

9.48
‘Questa mattina il Pd, il grande partito innovatore, ha scelto Prodi all’unanimità. Sel voterà compatta Prodi. Noi voteremo Stefano Rodotà promotore e difensore reale dei beni comuni. La battaglia per un Italia diversa è solo all’inizio’, dice su Facebook il parlamentare M5S Roberto Fico, commentando l’ok unanime dei grandi elettori Pd a Prodi.

9.45
L’alleanza di centrosinistra alla quarta votazione si presenterà compatta a sostegno della candidatura di Romano Prodi. Anche Sel, infatti, ha deciso di convergere sul nome dell’ex premier, stando a quanto detto da Nicola Fratoianni.

9.40
‘Prodi presidente della Repubblica? I comunisti non cambiano mai. Prima gli interessi di un partito sfasciato e allo sbando e poi quello degli italiani. Grazie all’inciucio con i grillini avremo Prodi presidente della Repubblica. Il nuovo che avanza!!! Povera Italia’, afferma Maurizio Lupi (Pdl), vicepresidente della Camera.

8.00
E’ stato unanime, per alzata di mano, il via libera dell’assemblea dei grandi elettori del Pd alla candidatura di Romano Prodi a nuovo presidente della Repubblica.
L’ex premier sarà candidato oggi pomeriggio nella quarta votazione. Stamane, nell’ultima votazione in cui è richiesto il quorum della maggioranza dei due terzi, il Pd voterà ancora scheda bianca.

‘Prodi qualifica la nostra coalizione e parla al nostro paese’
Lo ha detto Pier Luigi Bersani, secondo quanto riferiscono alcuni partecipanti, proponendo la candidatura di Prodi per il Quirinale.

Damiano: ‘Un nome per il bene del Paese’
‘C’è stata una convergenza unanime su Prodi, un nome che ricompatta il partito – dice Cesare Damiano ai microfoni di Rainews24 – Su Marini non c’era avversione per la persona ma per il timore che a quella proposta potesse derivarne un’ipotesi di governo definita. Noi siamo contrari al governissimo‘.

Bindi: un nome ‘papabile’ anche per i 5 Stelle

‘Ci auguriamo che questa unanimità si trasferisca nelle urne alla 4a votazione e che raccolga i voti anche del centrosinistra che si è diviso nelle precedenti votazioni. Non solo, riteniamo che il nome di Prodi possa dire qualcosa anche al Movimento 5 Stelle, che lo aveva incluso nelle quirinarie. Prodi è il mio candidato da sempre, spero ce la faccia già stasera. Certo, in questi giorni siamo stati incomprensibili per molti, dovrà esserci una riflessione profonda’.

(fonte Rainews24)

Su Twitter #rodotarenzi#quirinalepresidente della repubblica#cancellieri#Prodi

La7: è scontro tra Bersani Berlusconi sulla trattativa esclusiva con Cairo

Cairo1E’ scontro tra Bersani e Berlusconi sulla trattativa esclusiva tra La7 e Cairo. Bersani ha lanciato ‘un avvertimento mafioso’ sull’operazione di acquisto di La7 dicendo ‘aspettate a vendere perché se sarò al governo La7 varrà di più’, afferma il leader del Pdl, Silvio Berlusconi, nel corso di un forum sul Corriere.it parlando dell’acquisizione de La7. ‘Non ho rapporti con Urbano Cairo, che per alcuni anni è stato mio assistente – spiega Berlusconi – poi è diventato un imprenditore in proprio ed è da diverso tempo che non lo sento. In questo momento non ci sono affari in editoria perché con la crisi c’e’ stato il calo della pubblicità intorno al 20%, non c’è azienda in Italia che produca utili’.

L’eventuale cessione di La7 deve avvenire evitando ‘conflitti di interessi’ e ‘posizioni dominanti’. Il segretario Pd Pier Luigi Bersani lo ha detto durante un’intervista sul sito del Corriere della Sera: ‘Siccome siamo in una settimana cruciale tendo a ragionare come se fossi già al governo. Devo preoccuparmi primo che le decisioni avvengano in assenza di conflitto di interessi; secondo, che le cose avvengano senza costituire in modo diretto o indiretto posizioni dominanti’. Bersani non si è sbilanciato quando gli è stato chiesto se Urbano Cairo, il probabile acquirente della rete, sia legato a Mediaset. ‘Ah, non lo so… ci sono delle autorità. Io non posso sapere se e in quale modo ci siano connessioni. Ma ci può essere qualcuno che ci guarda’.

Intanto il titolo di Telecom Italia Media negativo in Borsa. Telecom è scesa a -1,12% dopo che il gruppo telefonico ha deciso di concedere a Cairo Communication una esclusiva per negoziare la cessione dell’intera quota di partecipazione detenuta dalla Società, in La7, ad esclusione del 51% di MTV Italia. Il mercato puntava ieri sull’ingresso dell’imprenditore Diego Della Valle tra i possibili acquirenti della controllata di Telecom.

Marchionne risponde: dopo la richiesta del ministro Passera e Fornero, l’ad Fiat assicura ‘Non lasceremo l’Italia’

Italiano: Sergio Marchionne

Italiano: Sergio Marchionne (Photo credit: Wikipedia)

La Fiat non vuole lasciare l’Italia. ‘In questa situazione drammatica, io non ho parlato di esuberi, non ho proposto chiusure di stabilimenti, non ho mai detto che voglio andar via: non mollo. Mi impegno, ma non posso farlo da solo. Ci vuole un impegno dell’Italia’. Così l’amministratore delegato del Lingotto, Sergio Marchionne, in un’intervista a laRepubblica.

”Non sono l’uomo nero’, ma ‘l’Italia dell’auto è precipitata in un buco di mercato senza precedenti’, ‘abbiamo perso di colpo quarant’anni’ e qualcuno ‘vorrebbe che la Fiat si comportasse tranquillamente come prima? O è un’imbecillità pensare a questo, o è una prepotenza, fuori dalla logica’.

Marchionne replica anche agli attacchi del patron della Tods‘, Diego Della Valle. ‘Tutti parlano a cento all’ora, perché la Fiat è un bersaglio grosso, più delle scarpe di alta qualità e alto prezzo che compravo anch’io fino a qualche tempo fa: adesso non più’. Ci sarebbe da domandarsi chi ha dato la cattedra a molti maestri d’automobile improvvisati. ma significherebbe starnazzare nel pollaio più provinciale che c’è. Fintanto che attaccano, nessun problema. Ma lascino stare la Fiat’. L’amministratore delegato del Lingotto risponde anche alle critiche di Cesare Romiti: ‘Il mondo Fiat che abbiamo creato noi non è più il suo. E anche la parola cosmopolita non è una bestemmia’.

Il numero uno di Fiat si dice disponibile a incontrare il governo, ‘ma poi? Sopravvivere alla tempesta con l’aiuto di quella parte dell’azienda che va bene in America del Nord e del Sud, per sostenere l’Italia, mi pare sia un discorso strategico. ‘Fiat – osserva Marchionne – sta accumulando perdite per 700 milioni in Europa, e sta reggendo sui successi all’estero. Sono le due uniche cose che contano. Se vogliamo confrontarci dobbiamo partire da qui: non si scappa’.

Il progetto Fabbrica Italia era basato ‘su cento cose, la metà non ci sono più. Io allora puntavo su un mercato che reggeva ed è crollato su una riforma del mercato del lavoro e ho piu’ di 70 cause della Fiom. Tutto è cambiato. E io non sono capace di far finta di niente. Anche perché puoi nasconderli ma i nodi prima o poi vengono al pettine. Ecco siamo in quel momento. Io indico i nodi: parliamone’. Chi  ‘se la sentirebbe di investire in un mercato tramortito dalla crisi, se avesse la certezza non soltanto di non guadagnare un euro – aggiunge Marchionne – ma addirittura di non recuperare i soldi investiti? Con nuovi modelli lanciati oggi spareremmo nell’acqua: un bel risultato’. E spiega: ‘se io avessi lanciato adesso dei nuovi modelli avrebbero fatto la stessa fine della nuova Panda di Pomigliano: la miglior Panda nella storia, 800 milioni di investimento, e il mercato non la prende, perché il mercato non c’è’. Le prospettive per le vendite – afferma Marchionne – non sono buone: ‘non vedo niente’, nessun cambio di mercato ‘fino al 2014. Per questo investire nel 2012 sarebbe micidiale’.

http://www.fiat.it/
http://it.wikipedia.org/wiki/FIAT
https://cookednews.wordpress.com/2012/09/15/fiat-dice-stop-a-fabbrica-italia-ministro-dello-sviluppo-bisogna-fare-chiarezza

Fiat dice stop a Fabbrica Italia, Ministro dello Sviluppo: ‘Bisogna fare chiarezza’

Auto: Fiat dice stop alla ‘Fabbrica Italia’. ‘Le cose sono profondamente cambiate’. Il gruppo automobilistico annuncia l’idea di abbandonare il progetto: ‘Impossibile farci riferimento. Il mercato dell’auto in Europa è entrato in una grave crisi e quello italiano è crollato ai livelli degli anni Settanta’. E precisa: ‘Non era un impegno assoluto, ma un’iniziativa del tutto autonoma che non prevedeva incentivi pubblici’. Le cose, da quando Fiat ha annunciato il progetto Fabbrica Italia, sono ‘profondamente cambiate’, quindi ‘è impossibile’ farvi riferimento. Lo precisa il gruppo automobilistico, dopo dichiarazioni di ‘alcuni esponenti del mondo politico e sindacale’, preoccupati per il futuro del progetto.

‘Da quando Fabbrica Italia è stata annunciata nell’aprile 2010 – afferma Fiat – le cose sono profondamente cambiate. Il mercato dell’auto in Europa è entrato in una grave crisi e quello italiano è crollato ai livelli degli anni Settanta. E’ quindi impossibile fare riferimento ad un progetto nato due anni e mezzo fa. E’ necessario che il piano prodotti e i relativi investimenti siano oggetto di costante revisione per adeguarli all’andamento dei mercati’.

Fiat ricorda che ‘con un comunicato emesso il 27 ottobre 2011 aveva annunciato che non avrebbe più utilizzato la dizione Fabbrica Italia, perché molti l’avevano interpretata come un impegno assoluto dell’azienda, mentre invece si trattava di una iniziativa del tutto autonoma che non prevedeva tra l’altro alcun incentivo pubblico’.

‘È urgente fare chiarezza al più presto al mercato e agli italiani’. Lo ha sottolineato il ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera, a margine di un convegno parlando del caso Fiat.’È chiaro – ha aggiunto Passera – che non è pensabile che la politica possa sostituirsi alle scelte del mercato’, tuttavia, ha spiegato il ministro, ‘vogliamo capire fino in fondo le implicazioni di una serie di annunci che si sono susseguiti e che non permettono di capire la strategia che l’azienda ha sull’Italia’.

Il ministro dello Sviluppo economico ha messo in evidenza come comunque da parte del governo sul caso ci sia ‘massima attenzione che non significa una telecronaca dei contatti e degli incontri perché parliamo di un’azienda quotata’.

Dopo le precisazioni del Lingotto su ‘Fabbrica Italia, c’è apprensione per il destino degli stabilimenti. Il governo chiede chiarimenti. E il patron della Tod’s Diego Della Valle attacca l’ad: ‘Il problema di Fiat sono i suoi azionisti di riferimento e il suo amministratore delegato. Da loro scelte sbagliate’. Replica il presidente della Ferrari: ‘Parole inaccettabili’. Per Romiti: ‘Azienda che interrompe la progettazione è destinata a morire’.

‘Fabbrica Italia’ era considerato un marchio garanzia. E ora che Fiat l’ha archiviato ufficialmente, insieme alle polemiche sulle scelte industriali del Lingotto, torna a salire la preoccupazione per il destino degli stabilimenti italiani. I sindacati alzano la voce e chiedono un intervento del governo. Il patron della Tod’s, Diego Della Valle, attacca: ‘il vero problema di Fiat sono i suoi azionisti di riferimento e il suo amministratore delegato. Sono loro che stanno facendo le scelte sbagliate o, peggio ancora, le scelte più convenienti per loro e i loro obiettivi, senza minimamente curarsi degli interessi e delle necessità del Paese‘.

Un Paese, continua Della Valle, che ‘alla Fiat ha dato tanto, tantissimo, sicuramente troppo. Pertanto non cerchino nessun capro espiatorio, perché sarà solo loro la responsabilità di quello che faranno e di tutte le conseguenze che ne deriveranno’. Per il patron di Tod’s ‘è bene comunque che questi ‘furbetti cosmopoliti’ sappiano che gli imprenditori italiani seri, che vivono veramente di concorrenza e competitività, che rispettano i propri lavoratori e sono orgogliosi di essere italiani, non vogliono in nessun modo essere accomunati a persone come loro’.

A replicare alle parole di Della Valle ci pensa Luca Cordero di Montezemolo, presidente della Ferrari e membro del Cda di Fiat. ‘Espressioni come quelle usate da Diego sono assolutamente inaccettabili e non dovrebbero mai far parte di una dialettica tra imprenditori. Di tutto abbiamo bisogno in questo momento – aggiunge Montezemolo -, ma non di polemiche che non appartengono alla cultura imprenditoriale e che fanno male al Paese’.

Secondo Cesare Romiti, ex presidente e ad di Fiat ‘quando un’azienda automobilistica interrompe la progettazione vuol dire che è destinata a morire’. Commentando le dichiarazioni di Della Valle, Romiti dice all’Adnkronos: ‘Uno dei principali colpevoli è il sindacato assente che, tranne la Fiom, non hanno fatto nulla’ per contrastare le scelte del management.

Il fantasma che aleggia è l’ipotesi che Fiat possa scegliere la strada di un progressivo ma inesorabile disimpegno dal mercato europeo e, quindi, da Torino e dal resto d’Italia.

Telecom mette in vendita La 7 e Mediaset si propone

Mentana: Mediaset compra La7? Se così fosse lascerei il tg Il direttore su Twitter: nessuna intenzione di proseguire con l’azienda con la quale ho lavorato 18 anni. Lo ha spiegato lui stesso su Twitter, rispondendo ai follower che gli hanno chiesto cosa ne pensasse della manifestazione d’interesse del gruppo di Cologno Monzese per la tv di Telecom Italia.

Mentana è convinto che sia ‘solo un’offerta di disturbo, ma quando cambia l’editore è inutile gridare al lupo’, ha spiegato ancora nel suo tweet. In ogni caso, ‘fosse Mediaset lascerei: ne bis in idem‘, ha anticipato il direttore del tg La7, facendo sapere che non avrebbe alcuna intenzione di proseguire nell’azienda con la quale ha lavorato 18 anni.

Tutto intanto va come ampiamente previsto, per il futuro del canale televisivo di casa Telecom. Ieri il Consiglio di amministrazione di Telecom Italia ha deciso di ‘dare avvio al processo di dismissione delle attività di settore media che fanno capo a Ti Media-Telecom Italia Media‘. Una nota di Telecom Italia precisa che ‘nell’ambito del processo di focalizzazione sulle attività core ribadito nel piano industriale 2012-2014′ il Consiglio ha deciso ‘l’avvio del processo di dismissione delle attività nel settore media’. ‘Focalizzare sul core business’ significa concentrarsi sull’attività principale di Telecom Italia, ovvero la telefonia. Quindi, addio tv, addio a La7. La dismissione, cioè la vendita, conclude la nota ‘contribuirà al conseguimento dei target di riduzione dell’indebitamento già annunciati’.

Conseguenza immediata: La7 diventa una società a sé. Il Consiglio di amministrazione di Telecom Italia Media ‘ha avviato un’operazione di ristrutturazione societaria mediante separazione degli asset televisivi facendoli confluire in una società ad hoc’, come si legge in una nota della seconda società che, fino a oggi, è stata per il 77% di proprietà Telecom Italia. Come già si era capito nei giorni scorsi, accanto alla nuova società autonoma La7, sorgerà una seconda società con tutto ciò che riguarda gli asset tv: torri, sistemi di trasmissione, i tre mux, ovvero i multiplex, quei dispositivi che moltiplicano un unico collegamento in più canali trasmissivi. Quasi certamente qui interverrà un accordo societario di natura tecnico-operativa col gruppo l’Espresso che sarebbe pronto a riversare i suoi due mex accanto a quelli di Telecom Italia Media. In futuro si parlerà di cessione per La7 . Occorrerà prima una valutazione in base alle stime degli advisor. Secondo alcune valutazioni circolate ieri sera, il valore di mercato di Ti Media (Telecom Italia Media) che ha chiuso il 2011 con un una perdita da 83 milioni, in crescita dai 54,4 milioni del 2010, sarebbe stimabile intorno ai 160 milioni di euro.

In questi casi in genere si esprime preoccupazione, io non sono per nulla preoccupato  – dice Enrico Mentana – Trattandosi di una libera messa sul mercato di un asset così importante, il venditore sicuramente inserirà tra i criteri di scelta dell’acquirente la salvaguardia della qualità e delle prospettive del canale’. E poi, esprimendosi in termini calcistici: ‘Ci sentiamo come una squadra di calcio che ha fatto un campionato di vertice. L’identità della rete è netta, così come il tg ha un profilo ben chiaro. Servono investimenti e capacità imprenditoriale. Gente capace e obiettivi sfidanti, oltre a investimenti adeguati. La tv non si fa gratis, è fatta di idee ed investimenti, non si improvvisa’.

In quanto ai futuri, possibili acquirenti si è parlato insistentemente di Carlo De Benedetti. Il quale, di fatto, non ha smentito né confermato un suo possibile coinvolgimento attuale dopo il forte interesse manifestato un anno fa. Poi si è parlato di Urbano Cairo di Cairo Communication, che con La7 ha uno stretto legame come concessionaria di pubblicità. Sono circolati anche i nomi del finanziere franco-tunisino Tarak Ben Ammar, dell’emiro del Qatar, proprietario di Al Jazeera, del gruppo Bertelsmann e di Diego Della Valle.

Tra qualche settimana le offerte concrete.

https://twitter.com/ementana

The World’s Most Powerful People su Forbes: Berlusconi è 21esimo fra i potenti del mondo

Silvio Berlusconi

Silvio Berlusconi (Photo credit: rogimmi)

Compare fra i Billionaires of  March 2012 di Forbes. Unico rappresentante italiano di quello che vuol dire essere di questi tempi miliardari. Berlusconi e family è al 21 posto delle Powerful People – le persone più potenti al mondo – al sesto fra gli italiani e al 169 dei Forbes Billionaires nella classifica puntualmente stilata dal magazine americano. Insieme a nomi noti e meno noti del panorama internazionale. Una breve biografia si apre cliccando sul nome, Silvio Berlusconi, la condizione sociale di former prime minister in Italy, e l’età di 75 anni.

Il nostro ex presidente del Consiglio, attualmente c’è tale Mario Monti a ricoprire la carica dietro legittimo suggerimento del presidente della Repubblica Napolitano quando il Paese era ormai al tracollo, è indicato anche come Doctor of Jurisprudence, quindi con una laurea in legge, all’Università di Milano e non alla Bocconi, status sociale divorced e padre di cinque figli. Silvio Berlusconi è anche un self made, autore della propria ricchezza che Forbes colloca nel settore Media.

‘Silvio Berlusconi – scrive Forbes – is out of office and out of jail, at least for now’ – fuori ufficio e fuori dal carcere, almeno per ora.’ The former Italian Prime Minister resigned in November amid scandals, gaffes and a crumbling economy’ – continua la biografia: l’ex premier italiano si è dimesso nel mese di novembre, tra scandali, gaffes e un’economia in rovina. ‘This past February, the media and banking maven had corruption charges thrown out of Italian court thanks to a statute of limitations, but he still faces separate charges for sex with a minor and tax fraud. He denies all allegations’. E si l’ex premier è un personaggio internazionale che lo scorso febbraio – leggiamo – è stato chiamato a rispondere del reato di corruzione inerente la gestione dei media e di fondi finanziari, procedimento giuridico conclusosi con la prescrizione grazie  ai limiti di tempo del sistema giuridico italiano (processo Mills Berlusconi prescritto grazie alla ex Cirielli). Deve ancora essere processato per aver fatto sesso a pagamento e affrontare un processo per frode fiscale di lieve entità. Accuse da lui negate.

‘Berlusconi started his career as a singer on cruise ships, and later built his fortune through Fininvest, which now has interests in media, life insurance, movie production and soccer team A.C. Milan’. L’ex premier ha iniziato la sua carriera come cantante sulle navi da crociera e ha costruito la sua fortuna con Fininvest, con interessi oggi nei media, nelle assicurazioni sulla vita, la produzione di film e la squadra di calcio AC Milano.

Gli italiani

Con $5.9 B fra gli italiani è primo a Patrizio Bertelli (Prada Luxury goods), Stefano Pessina (pharmaceutical), Carlo Benetton, Gilberto Benetton, Giuliana Benetton, Luciano Benetton, Matio Moretti Polegato (shoes), Ennio Doris & family (insurance), Diego della Valle (reatail) e Andrea della Valle (ancora shoes). E subito dopo Michele Ferrero (quello del cioccolato più famoso al mondo, la Nutella), Leonardo del Vecchio (eyewear), Giorgio Armani (fashion), Miuccia Prada, Paolo&Gianfelice Mario Rocca (pipes).

I primi dieci

Della lista dei più potenti, il primo in assoluto è il presidente degli Stati Uniti Barack Obama seguito da quello russo, Vladimir Putin. Terze posto per Hu Jintao, presidente della Repubblica Popolare di CinaLa statista tedesca Angela Merkel precede al quarto Bill Gates al quinto. Il king degli Emirati Arabi Abdullah bin Abdul Aziz al Saud è al sesto postoPer il Papa Benedetto XVI, Forbes ha scelto il sesto posto. Il portavoce della Federal Reserve Ben Bernanke è all’ottavo posto insieme al fondatore di Facebook, Mark Zuckerberg. David Cameron primo ministro inglese rientra fra i primi dieci. Ci sarebbero anche Sonia Ghandi, presidente del Congresso nazionale indiano e Mario Draghi, italiano sì ma in veste di presidente della Banca Centrale Europea (European Central Bank) subito dopo, ma la lista conta qualcosa come 169 personalità che detengono il potere nel mondo.

http://www.forbes.com/profile/silvio-berlusconi/
http://www.forbes.com/powerful-people/list/
https://cookednews.wordpress.com/2012/07/11/berlusconi-come-back-il-dopo-monti-nel-2013/

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