Pd: inizia l’assemblea nazionale, oggi si elegge il segretario

480159 PD: VERSO ASSEMBLEA, SI CERCA SEGRETARIO DI PACIFICAZIONE-FOTO ARCHIVIOGuglielmo Epifani arriva e per prima cosa incontra i giovani di Occupy Pd, che gli consegnano volantino e maglietta. Toni distesi, sorrisi, poi Epifani affronta la ressa dei fotografi. Si sente già segretario? ‘Vediamo stasera. È presto per parlarne’. Ma si ricandiderà? ‘Per ora sono solo un semplice iscritto. Sono qui per spirito di servizio’, aggiunge il segretario in pectore. ‘Ho dato la mia disponibilità per spirito di servizio. Se ci sono, i problemi sono solo con la base. Bisogna tornare in mezzo alle persone’, ha sottolineato l’ex leader della Cgil.

Poi con l’inno di Mameli inizia alla Nuova Fiera di Roma l’assemblea nazionale del Partito Democratico che dovrebbe eleggere Epifani, nuovo segretario ‘traghettatore’ del partito fino al congresso di ottobre. All’ingresso i delegati sono stati accolti dai giovani di Occupy Pd che hanno volantinato e manifestato al grido di ‘Siamo più di 101’. Si tratta di una cinquantina di militanti del Partito Democratico che da settimane non condividono la linea del partito, a partire dall’alleanza con il Pdl nel governo Letta, e chiedono di sapere i nomi dei ‘101 traditori‘ che hanno affossato il nome del candidato Romano Prodi per la presidenza della Repubblica. I manifestanti vorrebbero entrare all’assemblea per spiegare le loro ragioni, ma per ora l’ingresso è off limits. Entrando il deputato Pd Giuseppe Civati ha promesso loro che farà di tutto per farli partecipare all’assemblea.

‘Oggi assolutamente, se ne comprendiamo la delicatezza estrema, dobbiamo dimostrare al Paese che guardiamo avanti’. In apertura dell’assemblea c’è l’appello di Pier Luigi Bersani, segretario dimissionario. ‘Il Pd è un partito senza padroni. Tenerlo insieme non può essere responsabilità di uno, ma di tutti e di ciascuno’. E poi amaro: ‘La legge della politica è anche che si vince insieme e si perde da soli e bisogna dirlo ai giovani che c’è sempre un dispiacere su questa strada qua’.

Durante i lavori dell’assemblea giunge Matteo Renzi, dopo che aveva già parlato Pierluigi Bersani e mentre Roberto Speranza stava concludendo la relazione iniziale. Il sindaco di Firenze sale sul palco per mandare un abbraccio a Guglielmo Epifani e augurargli buon lavoro: ‘Ma il traghettatore ci aiuterà se la barca sarà in condizione di reggere’. Quindi, ironico, precisa: ‘Barca naturalmente è la barca. Non mi riferivo a Fabrizio’. Poi parla dell’esecutivo: ‘Il governo è guidato da uno di noi, è un governo che ci tocca; ma o lo subiamo o lo sosteniamo con le nostre idee. Se lo subiamo regaliamo un altro calcio di rigore a Berlusconi‘. E poi conclude: ‘Se il Pd riscopre l’autenticità e la passione, io, non da candidato alla segretaria o da candidato all’Anci ma da militante, da iscritto darò una mano’. Tutto questo mentre si profila un accordo tra le diverse aree del Pd non solo sull’appoggio alla candidatura di Guglielmo Epifani, ma anche sulla futura squadra. I ‘renziani’ entrerebbero nell’esecutivo assumendo il ruolo del responsabile dell’organizzazione, che verrebbe affidata a Luca Lotti.

(fonte Corsera)

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Chi è Cécile Kyenge, prima ministro di colore a occuparsi di Integrazione

KyengeCécile Kyenge Kashetu è un medico oculista italiano, nata nella Repubblica democratica del Congo nel 1964. Eletta alla Camera nelle elezioni di febbraio, è stata nominata da Enrico Letta ministro per l’Integrazione dopo essere stata responsabile delle politiche dell’immigrazione del Partito democratico in Emilia Romagna.

Da sempre è in prima linea per i diritti dei migranti e per quello di cittadinanza: leggi la sua intervista al blog ‘La città Nuova’ del 26 marzo. Tra le sue battaglie da attivista, la libera circolazione, una nuova legge sulla cittadinanza e l’abrogazione della Bossi-Fini. Dal settembre 2010 è portavoce nazionale della rete Primo Marzo per cui si occupa di promuovere i diritti dei migranti e i diritti umani.

‘IL SEGNO DEL CAMBIAMENTO’ Kyenge, primo ministro di colore in un governo italiano, ha accolto questa nomina, da parte di Enrico Letta, come ‘una decisione che segna il passo decisivo per cambiare concretamente l’Italia e il modo di vedere un’integrazione che è già presente nel Paese‘. Dopo aver espresso la sua soddisfazione e il suo ringraziamento il ministro per l’Integrazione ha spiegato: ‘Il mio percorso è merito di un lavoro svolto con Livia Turco e il Forum immigrazione del Partito Democratico: io sono la portavoce di una politica fatta all’interno del partito, ma che è frutto di un lavoro comune che raccoglie anche le istanze e le forti richieste della società civile che in questo momento chiede a gran voce una nuova legge sulla cittadinanza’. La stessa Livia Turco si è detta ‘profondamente emozionata’.

Su Twitter Cécile Kyenge

‘Pdl fascista’ e i berlusconiani si dissociano: Vendola incendia il 25 aprile

vendola-interna-nuovaPdl fascista‘ e i berlusconiani si dissociano dalla cerimonia del 25 aprile celebrata a Bari. Ad incendiarla, da Milano, il governatore Nichi Vendola con una dichiarazione al vetriolo con la quale ha accostato i berlusconiani ai fascisti. ‘Se avessimo dovuto ispirarci all’esperienza del Cln erano altri gli alleati da cercare, nel Comitato di liberazione nazionale c’erano tutte le forze tranne una: i fascisti’.

Parole ritenute inopportune dal Pdl barese che, pochi minuti dopo, ha deciso di reagire alle ‘dichiarazioni indegne e oltraggiose del presidente Vendola, che ha definito il Pdl come un nuovo fascismo‘. Per questo il vicepresidente della Provincia di Bari, Nuccio Altieri (Pdl), ‘ha deciso di non prendere parte alla cerimonia commemorativa del 25 aprile al Sacrario di Bari, per non sfilare al fianco del delegato del presidente Vendola’.

‘In una giornata tanto importante e significativa per il nostro Paese – ha scritto in una nota Altieri – in cui si celebrano i valori dell’unità nazionale, della libertà e della democrazia, non si può accettare, né tollerare da un alto rappresentante delle istituzioni come il presidente della Regione, Nichi Vendola, un attacco tanto indegno quanto becero ad uno dei maggiori partiti politici italiani. Per questo – conclude – non avrei mai potuto depositare una corona d’alloro al fianco del delegato del presidente Vendola, che ancora una volta non ha perso occasione per fare una brutta figura e rovinare questa importante festa’.

Su Twitter: #25aprileBuon 25

Enrico Letta incaricato da Napolitano per fare il nuovo governo, da domani le consultazioni

letta-afp-672Enrico Letta è l’uomo a cui il presidente della Repubblica ha affidato l’incarico per la formazione del nuovo governo. Il ministro più giovane della storia d’Italia, nel 1998 con il primo governo D’Alema ha 32 anni contro i 35 di Andreotti quando riceve l’incarico di gestire le Politiche comunitarie,  inizierà le consultazioni già da domani alla Camera con tutte le forze politiche presenti in Parlamento e conta di poter sciogliere la riserva ‘a breve’.

Parlando con i giornalisti al termine dell’incontro con Giorgio Napolitano al Quirinale, il vice segretario del Partito democratico ha ammesso che la situazione è ‘difficile, fragile e inedita’ e che il governo, un governo di servizio,  ‘non nascerà a tutti i costi ma solo se ci saranno certe condizioni’.

Il primo obiettivo sarà quello di dare risposte alle emergenze del lavoro e della povertà e di ridare credibilità alla politica attraverso riforme costituzionali e della legge elettorale.

Letta ha detto anche che occorre ‘cambiare la barra delle politiche europee troppo attente all’austerità’.

‘Ho accettato sentendo sulle spalle una grande responsabilità, anche più forte e più pesante della capacità delle mie spalle di reggerla, perché questa situazione inedita e fragile non può continuare. Il Paese sta aspettando un governo’, ha detto Letta dopo aver accettato con riserva l’incarico.

‘Mi metto in questo impegno perché penso che il paese ha bisogno di risposte specie quella parte del paese che soffre che ha bisogno di lavoro che non c’è, le imprese che chiudono i giovani che vanno via dal paese’, ha detto ancora il presidente incaricato. Bisogna dare una risposta all’emergenza giovani e questa sarà una priorità, ha affermato ancora Letta.

Secondo Letta ora è necessario ‘dare risposte attraverso una politica credibile’. ‘O si trova credibilità o non c’è possibilità di trovare gli strumenti per risolvere i problemi – ha aggiunto -. C’è bisogno di strumenti che solo la politica può avere. Io metterò grande impegno e determinazione per far sì che possa uscire una politica italiana diversa attraverso riforme costituzionali necessarie per ridurre il numero dei parlamentari, cambiare il sistema di bicameralismo paritario che ha bloccato il Paese, fare una legge elettorale di quella che ha fino per bloccare la situazione’.

‘Il mio grande impegno sarà a far sì che da questa vicenda possa uscire una politica italiana diversa con riforme istituzionali per ridurre il numero dei parlamentari, cambiare il bicameralismo e una nuova legge elettorale’, ha continuato Letta. ‘Se si rivotasse ora l’effetto blocco sarebbe uguale a quello attuale e non ce lo possiamo permettere. Ecco perché faccio un appello alla responsabilità di tutte le forze politiche in Parlamento perché facciano tutte insieme quelle riforme necessarie come la riduzione dei parlamentari e la legge elettorale’, sono state ancora le parole di Letta.

‘Il governo non nascerà a tutti i costi’. ‘Governo di servizio al paese’. Così Letta ha definito il suo esecutivo, che ha sottolineato avrà obiettivi chiari: moralizzazione della vita pubblica e riforme costituzionali. Poi però ha avvertito: ‘Questo governo non nascerà a tutti i costi, ma se ci saranno le condizioni. Io ce la metterò tutta perché gli italiani non ce la fanno più dei giochetti della politica. Con grande umiltà e senso del limite ma con una determinazione fortissima a dare seguito alla volontà del presidente della Repubblica’, ha detto Letta.

Bersani. Il segretario dimissionario del Pd Pierluigi Bersani ha commentato con grande soddisfazione l’incarico a Letta. ‘Bene, benissimo’ ha detto entrando alla sede del partito.

Renzi. ‘In bocca al lupo e un forte abbraccio’. Lo scrive su Twitter Matteo Renzi a proposito dell’incarico di formare un governo al vice segretario del Pd.

Alfano: no a governicchio. ‘E bene chiarire al Pd che per noi non ci sarà un nuovo caso Marini, non daremo il sostegno a uno di loro cui loro non daranno un sostegno reale, visibile’. Lo dice il segretario del Pdl Angelino Alfano. ‘Se si tratta di un governicchio qualsiasi, semibalneare, lo faccia chi vuole, ma noi non ci stiamo’.

‘Abbiamo la netta impressione che il Pd un governo forte non voglia farlo, ma non possa dirlo – afferma Alfano in una nota -. È desolante la lettura, sui giornali di questa mattina, delle dichiarazioni di numerosissimi esponenti del Partito Democratico. Un florilegio di attacchi al Popolo della Libertà, al suo leader e alla storia del nostro partito, unito a organigrammi, nomi, poltrone e cadreghe varie. Il tutto aggravato da una inquietante sudditanza psicologica a una sorta di primato dei tecnici. Prima ancora di sapere chi sia il presidente incaricato, è bene chiarire al Pd che per noi non ci sarà un nuovo caso Marini, non daremo il sostegno a uno di loro cui loro non daranno un sostegno reale, visibile, con nomi che rendano evidente questo sostegno e con un programma fiscale chiarissimo ed inequivocabile. Non intendiamo pagare altri prezzi per la nostra lealtà e ribadiamo che o il governo è forte, politico (con i tecnici abbiamo già dato), duraturo e capace di affrontare la crisi economica oppure, se si tratta di un governicchio qualsiasi, semibalneare, lo faccia chi vuole, ma noi non ci stiamo’.

Amato. Immediato il commento di Giuliano Amato, l’altro candidato favorito per l’incarico: ‘Assolutamente soddisfatto’. Poi ha aggiunto: ‘Il capo dello Stato è un organo di garanzia. È come un motore di riserva che, se si inceppa la macchina del circuito governo-Parlamento, entra in funzione. È un motore che non sostituisce questo meccanismo ma è come se fosse un motore di avviamento, da azionare per accendere l’auto quando si spegne’.

‘Napolitano è come il motorino di avviamento’. Alla presentazione del libro ‘La Repubblica del presidente’, Amato, proprio negli stessi minuti in cui viene chiamato al Quirinale Letta, punta il dito contro le forze politiche che finora sono rimaste sorde agli appelli di Napolitano. ‘Cosa ci mette Napolitano di più in tutto ciò? Alle prese con un sistema politico-istituzionale non molto diverso dalla mia Panda del ’90, lui è come il motorino di avviamento, il cui uso è frequente perché l’auto si spegne con facilità’. ‘In questo settennato – conclude Amato – è stato necessario che Napolitano intervenisse, non in sostituzione di qualcuno o qualcosa, ma per riaccendere la macchina’.

SU Twitter #Letta#governo

Direzione Pd: Bersani dimissionario ‘il partito non è nido del cuculo’

bersani_dimissioni_bis‘Confermo qui le mie dimissioni che saranno portate anche all’Assemblea nazionale’. Lo ha detto in Direzione del Pd il segretario Pier Luigi Bersani.

‘Ho annunciato le mie dimissioni dopo la bocciatura delle candidature di Marini e Prodi da parte dei franchi tiratori, molti dei nostri grandi elettori sono venuti meno a decisioni formali e collettive in un momento cruciale. Siamo stati su orlo di crisi gravissima e senza precedenti’.

“Si può dire che le elezioni le abbiamo vinte o no ma alla prima prova non abbiamo retto e se non rimuoviamo il problema rischiamo di non reggere nelle prossime settimane e mesi. Insieme a difetti di anarchismo e di feudalizzazione si e’ palesato un problema grave di perdita di autonomia. Non si pensi che quanto successo sia episodio, c’e’ qualcosa di strutturale’. E’ l’analisi di Pier Luigi Bersani in direzione, sulla crisi del Pd durante l’elezione del presidente della Repubblica.

‘Ci vuole una ragionata disponibilità ricercare tutti insieme una soluzione di governo mettendo a disposizione le nostre forze e risorse’. Così Pier Luigi Bersani indica, confermando le sue dimissioni, l’atteggiamento del Pd rispetto alla creazione del governo.

Un partito è tale se è retto ‘da un principio d’ordine‘ altrimenti diventa ‘un nido del cuculo‘. Lo ha detto Pier Luigi Bersani alla Direzione del Pd. Il principio d’ordine, ha spiegato Bersani, è ‘il principio di sovranità da dare alla comunità del partito’. Senza di questo il partito ‘è un autobus, un ascensore, un nido del cuculo’. ‘La metafora – ha aggiunto – ce l’ha data Gherardo Colombo. Entro in uno spazio per mettere in luce la mia soggettività’.

‘Io ci credo, ho fiducia nel Pd e dopo 4 anni qualche idea me la sono fatta, aspetto di poterne discutere liberamente, fraternamente in un confronto che non tocchi tanto la linea politica ma una profonda riforma del partito. Le mie dimissioni, sono convinto, sono utili al partito per guardare in faccia il problema senza occultarlo illusoriamente’. Così Pier Luigi Bersani, alla direzione del Pd, confermando le sue dimissioni.

‘Come si fa a dire che noi andiamo verso un presidenzialismo alla francese quando i nostri dirigenti non conoscono più la differenza tra dimensione politica, istituzionale e di governo? Dove pensate che andiamo cosi’? Verso il presidenzialismo alla francese? Vogliamo scherzare, no andiamo verso il Sud America‘. E’ lo sfogo di Pier Luigi Bersani contro lo ‘scivolamento’ del Pd ‘non verso un soggetto politico ma verso uno spazio politico’.

Il Pd ha approvato, con 7 voti contrari e 14 astenuti (tra cui Rosy Bindi) il documento con cui il Partito Democratico da’ ‘pieno’ sostegno al tentativo del presidente Giorgio Napolitano di dare vita a governo.

Serracchiani: ‘il partito mi spieghi il no a Prodi e Rodotà‘. Poi la interrompono e la Bindi: ‘Fatela parlare, ha vinto, ha preso 50mila voti in più della coalizione’. Franceschini: il segretario uscente paga colpe non sue, mancata generosità.

Franco Marini: ‘Io vittima del mio partito allo sbando’, l’ex presidente del Senato ospite a In mezz’ora

Franco MariniUn partito dove si sono rafforzati più i potentati che non un’idea larga di partito, dove c’è un dilagare di opportunismo e di ambizioni, a partire da Renzi che dovrebbe ‘moderarsi’. La diagnosi dello stato di salute del Partito Democratico è di Franco Marini, il primo candidato proposto dal centrosinistra per il Quirinale e il primo a essere bruciato per non aver raggiunto i due terzi dell’assemblea del Parlamento in sede congiunta. Rosy Bindi ha definito quanto accaduto sulla sua pelle come inaccettabile. Lui, intervistato da Lucia AnnunziataIn mezz’ora, rafforza queste parole: è ‘più che inaccettabile’, dice, è stato ‘volgare e ingiusto’. ‘La mia candidatura – spiega – l’ha costruita il partito che ha capito come fosse necessario aprire un dialogo con una parte importante del Paese in un momento di crisi così grave. Sono esperto di queste cose, probabilmente gli emissari dei due partiti si saranno visti tante volte’. Dall‘altro lato ‘la cosa non l’ha indicata Berlusconi’. Che il suo nome fosse stato scelto dal Cavaliere, ha aggiunto, ‘è un’altra cosa inaccettabile che viene fuori da un chiacchiericcio di partito di chi voleva sabotare questa cosa’.

‘Io sono stato vittima del mio partito allo sbando’ insiste. Durante il programma l’ex presidente del Senato ha lanciato dure accuse contro il partito e il gruppo dirigente. A una domanda della Annunziata sulle varie ‘rottamazioni’ che ci sono state nel partito, da D’Alema a Veltroni, Marini ha replicato puntualizzando che i due, invece, ‘sono dentro e sono anche attivi e hanno preso parte al lavoro di questi giorni’.

Ma secondo l’ex presidente del Senato ‘il dramma non è nato quando Marini ha avuto 521 voti, ma quando Bersani, per questo non governo del partito, ha deciso di cambiare strategia e ha chiamato Prodi dall’Africa e lui è stato bruciato’. La mia candidatura ‘era legata a una strategia che torna ora’, visto che ‘Napolitano ora non ha spazi per dire cose diverse dal fare intese anche con il Pdl, non le chiamiamo larghe intese, chiamiamole medie intese…’.

Quanto al partito ‘il Pd deve recuperare credibilità, l’ha persa tutta e non so come ci si possa sedere accanto a interlocutori e leggergli negli occhi’ la domanda se si possono fidare. A Lucia Annunziata che gli chiedeva se fosse ancora del partito ha risposto di sì: ‘Io – ha aggiunto – sono uno di quelli che dal ’95 ha fatto la scelta del centrosinistra’. Il partito ‘ora forse è al passaggio più difficile’, deve recuperare credibilità. ‘Se si lasciano accumulare le varie differenze – prosegue – poi questo viene a galla in momenti come la votazione su di me o Prodi. Nel partito è rottura, non c’è solidarietà. La debolezza strutturale tocca anche gli ex comunisti che non sono più quelli che ho conosciuto io. Oggi di questi non tiene più nessuno. Chi ha votato contro Prodi non lo so. Ma Bersani è meno colpevole di altri. Lui non gestisce le cose da solo. Bisogna contarsi quando si prendono decisioni politiche’.

Da qui l’analisi del ‘dilagare di opportunismo che ha toccato il nostro partito’. Un opportunismo che ‘tocca larghissimamente il gruppo dirigente’. E’ un ‘partito dove si sono rafforzati più i potentati che una idea larga di partito’. E Renzi? ‘E’ uno che ha un livello di ambizione sfrenata, a volte parla e non si sa quello che dice, cerca solo i titoli sui giornali. Se non modera questa ambizione finisce fuori strada’.

(fonte ilFattoQuotidiano)

E’ morto Angelo Rovati, ex consigliere economico di Prodi

Rovati_ProdiAngelo Rovati, ex consigliere economico di Romano Prodi durante il suo governo, è morto stasera a Milano a 67 anni. Era malato da tempo. L’annuncio viene da Gianfranco Rotondi, suo amico.

Nato a Monza, è stato un giocatore di pallacanestro negli anni 60 e 70, prima con l’Oransoda Cantù poi con la Fortitudo Bologna, quindi con la Reyer Venezia, per poi diventare dirigente sportivo e presidente della Lega Società di Pallacanestro di Serie A per due anni. Era sposato in seconde nozze con la stilista Chiara Boni. È stato presidente della Lega Società di Pallacanestro di Serie A dal 1996 al 1998. Alla fine della sua carriera sportiva, Rovati si è occupato, in veste di imprenditore, di montaggi industriali e catering, ma ha mantenuto alcuni ruoli dirigenziali nel mondo del basket, come presidente della Virtus Roma tra il 1992 e il 1994. Nel 1996 inizia la sua collaborazione pubblica con Romano Prodi, sostenendolo durante la campagna elettorale. Nel 2006 diventa consigliere della presidenza del Consiglio dei ministri, incarico che lascia dopo le polemiche legate al suo presunto progetto di riassetto di Telecom Italia, consegnato in modo privato a Marco Tronchetti Provera.

Dopo aver partecipato alla ricostituzione della rinata Dc che faceva capo a Giuseppe Pizza, ne uscì quando il partito confluì nel Pdl per poi diventare, nel 2007, uno dei 45 membri del comitato nazionale di promozione del Partito Democratico.

‘In un giorno caotico – vorrei salutare Angelo Rovati noto come l’amico di Prodi a me carissimo in quanto immenso, onesto, coerente democratico cristiano’, scrive Rotondi in una nota. ‘La sua scomparsa mi addolora profondamente e non è luogo comune dire che  mi mancherà e tanto’.

Quirinale verso il terzo scrutinio, domani alle 10

quirinale-voto15.42 – AL VIA ALLA CAMERA LA SECONDA VOTAZIONE. Al via, alla Camera, la seconda votazione per l’elezione del presidente della Repubblica. Anche il secondo scrutinio richiede la maggioranza dei due terzi dell’Assemblea.

16.22 – INGROIA: ‘IL PD FACCIA UNA COSA DI SINISTRA, VOTI RODOTÀ’. ‘Ora il Pd faccia qualcosa di sinistra, abbandoni definitivamente Berlusconi e voti Rodotà’, ha scritto Antonio Ingroia su Twitter.

16.03 – ALFANO: ‘PD BIANCA? SI CERCHI UNA SOLUZIONE IDONEA’. ‘Il Pd comunica di votare scheda bianca alla seconda e alla terza votazione. Ne prendiamo atto e invitiamo tutti a impegnare questo tempo per individuare la soluzione più idonea per eleggere il capo dello Stato alla quarta votazione’, ha affermato il segretario del Popolo della libertà Angelino Alfano.

15.55 – SUL BLOG DI GRILLO LA TESSERA BRUCIATA DEL PD. Il blog di Beppe Grillo ha postato il video di una militante del Pd che ha bruciato in piazza, davanti Montecitorio, la tessera del suo partito. Il gruppo di comunicazione del M5s l’ha raggiunta e intervistata. La donna, Claudia Costa, aveva le lacrime agli occhi e ha detto: ‘Sono andata in piazza con un cartello: ‘Bersani sicario del Pd”.

16.24 – PRESIDIO PRO-RODOTÀ NEL POMERIGGIO A BOLOGNA. Presidio a favore di Stefano Rodotà e contro le larghe intese organizzato a tempo record per il pomeriggio del 18 aprile a Bologna. L’appuntamento è alle 18.30 in piazza Nettuno e a promuoverlo sono il comitato Acqua bene comune e il comitato Articolo 33, lo stesso del referendum contro i fondi alle scuole paritarie del Comune e del quale Rodotà è presidente onorario.

16.30 – SCILIPOTI IRONICO: ‘VOTO RODOTÀ, POLITICO ANTI-CASTA’. Il senatore del Popolo della libertà Domenico Scilipoti, a sorpresa, ha scritto su Twitter: ‘Voterò il professore Rodotà, politico dell’anti-Casta’.
Come mai questa decisione? Scilipoti ha usato l’ironia: ‘Mi sono lasciato convincere dal tumulto dei 50 dimostranti che da stamattina si sono assiepati a Montecitorio. In fondo, il professore può essere un degno rappresentante dell’anti-Casta, un esempio di nuovismo a cui non bisogna porre argini’.
E ancora: ‘Il professore è stato deputato al parlamento italiano solo per quattro legislature consecutive (dall’VIII all’XI), mentre solo per 11 anni ha calcato i banchi del parlamento europeo; è stato per otto anni garante per la protezione dei dati personali, e ora, a soli 80 anni, ha davanti a sé un fulgido e splendente futuro’.

16.36 – VENDOLA: ‘BRAVO TOCCI PER L’ELOGIO DEL FRANCO TIRATORE’. ‘La cosa più bella dell’assemblea della sera del 17 aprile è stata ‘l’elogio del franco tiratore’ fatto da un deputato del Pd in apertura del suo intervento’. A raccontare del discorso di Walter Tocci nel tormentato vertice dei grandi elettori del centrosinistra – uno dei più ‘celebrati’ e citati in Transatlantico – è stato il leader di Sel Nichi Vendola: ‘Ha fatto un bellissimo intervento che è stato tra l’altro applauditissimo. L’elogio del franco tiratore, bellissimo e poi attuale’.

16.53 – IL RENZIANO RUGHETTI: ‘VIA DAL PD? NEANCHE A PEDATE’. ‘Certo che sono contento per il Chiampa’: così Angelo Rughetti, deputato del Pd, ha commentato la prima tornata di votazioni alla Camera. Ma niente gruppo parlamentare autonomo dei renziani: ‘Questa cosa è semplicemente ridicola. Siamo sempre alla solita disinformazione per cercare di metterci nell’angolo, ma noi rispondiamo con un sorriso. Dal Pd non ce ne andiamo neanche a pedate’.

16.41 – BERSANI NON RISPONDE ALLA PRIMA CHIAMA. Il segretario del Partito democratico Pier Luigi Bersani non ha risposto alla prima chiama della seconda votazione per l’elezione del presidente della Repubblica che si sta svolgendo nell’Aula della Camera.

17.11 – BUONANNO (LEGA) VOTA CON LA T-SHIRT ‘LA GENTE È STUFA’. È entrato nella cabina allestita nell’emiciclo di Montecitorio in giacca e cravatta e ne è uscito con una maglietta con la scritta: ‘La gente è stufa… Io anche! Sveglia!’. A inventarsi questo cambio d’abito per protesta durante la prima votazione è stato il parlamentare della Lega Nord Gianluca Buonanno. L’esponente del Carroccio ha percorso in maglietta i pochi metri che separano le cabine elettorali dal resto dell’emiciclo, giusto il tempo di farsi immortalare dai fotografi assiepati nelle tribune, e poi se l’è tolta subito, prima dell’intervento dei commessi.

17.33 – BERSANI ‘SONDA’ MARINI, MA IL CANDIDATO PER ORA RESTA. Pier Luigi Bersani, a quanto si è appreso da fonti parlamentari, avrebbe ‘sondato’ Franco Marini per capire se, alla luce della prima votazione, l’ex presidente del Senato aveva intenzione di ritirarsi. Ma Marini per ora avrebbe escluso un passo indietro, convinto di potercela fare, con il sostegno del Popolo della libertà, dalla quarta votazione.

18.08 – BERSANI: ‘NON MI RISULTA UN INCONTRO CON RENZI, MA NO PROBLEM’.’L’ho letto, non mi risulta, ma non ho problemi a incontrarlo’. Così Pier Luigi Bersani ha risposto ai giornalisti che gli hanno chiesto se ha intenzione di incontrare Matteo Renzi.

18.05 – SECONDA VOTAZIONE ‘LAMPO’, INIZIATO LO SPOGLIO. Seconda votazione ‘lampo’ per l’elezione del presidente della Repubblica nell’Aula della Camera. La chiama dei grandi elettori è infatti terminata a poco meno di due ore e mezzo dall’inizio e ora è partito lo spoglio delle schede. La rapidità è dovuta proprio alla scelta di votare scheda bianca da parte di Partito democratico e Popolo della libertà.

17.46 – RENZI PRESTO A ROMA: ‘MARINI SALTATO, È EVIDENTE’. Matteo Renzi si prepara ad andare a Roma, dove probabilmente ha in programma un incontro con i parlamentari a lui vicini, ma non è previsto un faccia a faccia con il segretario Pier Luigi Bersani: ‘Non credo proprio. Sono qui a lavorare’, ha detto rispondendo a una domanda su questa eventualità. Inoltre, secondo quanto appreso, il rottamatore non è stato cercato da Bersani. ‘A questo punto è evidente: Marini è saltato’, ha detto il sindaco di Firenze. ‘Quella di stasera era un’ipotesi’, ha poi aggiunto sui tempi in cui potrebbe raggiungere la Capitale, ma penso sia più probabile e più utile domani mattina. Oppure si può anche fare le cose per telefono, come fino a ora…’.

18.38 – I GIOVANI DEL PD OCCUPANO LA SEDE DEL PARTITO A PRATO. Una ventina di giovani militanti del Pd pratese hanno occupato la sede della federazione provinciale del partito per protestare contro il ‘metodo’ utilizzato per la scelta del candidato alla presidenza della Repubblica. I giovani si sono riuniti in una stanza e hanno affisso uno striscione che reca la scritta ‘Per un presidente di cambiamento occupy il Pd‘. I ragazzi hanno minacciato di restare nella sede fino a quando non sarà eletto il nuovo presidente. ‘Marini è una persona degna, ma non riesce a unire neppure il centrosinistra’.

18.28 – BERSANI: ‘FASE NUOVA, AL PD SPETTA LA PROPOSTA’. Pier Luigi Bersani ha spiegato come cambia la linea del Partito democratico: ‘Bisogna prendere atto di una fase nuova, al Pd spetta la proposta. Sarà decisa nell’assemblea dei grandi elettori’.
‘Vedrete che si troverà una soluzione. Marini? Riuniremo l’assemblea dei grandi elettori e vedrete che la soluzione si troverà’, ha cercato di rassicurare il segretario del Pd.

18.17 – M5S, GRILLO: ‘RODOTÀ FINO ALLA QUARTA VOTAZIONE’. ‘Il M5s porterà avanti il nome di Stefano Rodotà fino alla quarta votazione’. Lo ha annunciato Beppe Grillo a Trieste. ‘Il Pd si sta spaccando in due, tre correnti’, ha aggiunto.

UNA SEDUTA IN BIANCO. La seduta si annuncia interlocutoria: le forze politiche hanno intenzione di prendere tempo, visto che sia i democratici sia il Polo della libertà hanno manifestato la volontà di votare scheda bianca. Stessa decisione per i montiani di Scelta civica. La Lega Nord si è spinta addirittura oltre, comunicando la non partecipazione al secondo e al terzo ‘giro’.

M5S AVANTI SU RODOTÀ. Movimento 5 stelle dritto sulla sua linea: ‘Noi andiamo avanti con Rodotà’, ha confermato il grillino Roberto Fico chiarendo che il nome di Prodi potrà essere votato ‘solo se tutti i candidati M5s prima di lui nella rosa dovessero rinunciare’.

Terza votazione venerdì alle 10.

Chi è Franco Marini

Italiano: Franco Marini e la sua pipa

Italiano: Franco Marini e la sua pipa (Photo credit: Wikipedia)

DA una famiglia modesta e numerosa alla più alta carica dello Stato, attraverso un percorso politico ancorato alle questioni del lavoro. Potrebbe essere questa la conclusione della parabola di Franco Marini, il nome per il Quirinale su cui convergono Pd, Pdl e Scelta Civica alla vigilia del voto in Parlamento per l’elezione del nuovo capo dello Stato.

Abruzzese di San Pio delle Camere (L’Aquila), segretario generale della Cisl, presidente del Senato, ministro del Lavoro, segretario del Partito Popolare, parlamentare europeo, Franco Marini è nato il 9 aprile 1933. Iscritto alla Democrazia Cristiana dal 1950, attivo in Azione Cattolica e nelle Acli, Marini trascorre il periodo degli studi universitari, fino alla laurea in Giurisprudenza, lavorando in un ufficio contratti e vertenze della Cisl. Una formazione preziosa, che gli vale l’attenzione di Giulio Pastore, fondatore e primo segretario del sindacato di ispirazione cattolica, che lo inserisce nell’ufficio studi del ministero per il Mezzogiorno.

Da quel momento il profilo sindacale di Marini cresce nella Cisl attraverso incarichi di sempre maggiore responsabilità. Nel 1965 è segretario generale aggiunto della Federazione dei Dipendenti Pubblici, negli anni Settanta è vicesegretario. Nel 1985 Franco Marini diventa segretario nazionale.

All’interno della Democrazia Cristiana, Marini subentra alla guida della corrente ‘Forze nuove’ alla morte, nel 1991, di Carlo Donat Cattin. Un percorso più che naturale, se la corrente è tradizionalmente molto sensibile al mondo del lavoro. Nell’aprile dello stesso anno il passaggio di Marini dalla segreteria del sindacato al Governo, con l’incarico di ministro del Lavoro e della Previdenza Sociale del settimo governo Andreotti.

Nel 1992 arrivano le elezioni politiche e la Dc candida Marini per la prima volta. L’ex sindacalista è il primo degli eletti a livello nazionale, il segretario Mino Martinazzoli, l’uomo a cui tocca gestire il partito dopo il ciclone Mani Pulite, lo promuove responsabile organizzativo.

Con il passaggio dalla Dc al Partito Popolare nel 1994, Marini diventa segretario nel 1997 succedendo a Gerardo Bianco. Sono gli anni del progetto politico dell’Ulivo, ma il leader Romano Prodi non scardina la volontà di Marini di mantenere ai Popolari una precisa identità, da non disperdere in un’unione di partiti. Nel 1999, eletto al Parlamento europeo, Franco Marini lascia la guida dei Popolari a Pierluigi Castagnetti.

Nel 2001 l’alleanza elettorale della Margherita, che diventa partito un anno dopo, non viene ostacolata da Marini, che ne diviene responsabile organizzativo. Nella Margherita Marini incarna i settori più centristi, inizialmente diffidenti rispetto al progetto del Partito Democratico. Tanto che, nel confronto del maggio del 2005 tra Prodi e Rutelli, Marini sostenne quest’ultimo affermando la necessità della Margherita di presentarsi da sola al proporzionale. Ma Marini figura comunque tra i fondatori del Partito Democratico ed attualmente è il principale referente della corrente dei Popolari di matrice democristiana e cristiano sociale.

Eletto senatore,  il 29 aprile 2006 Marini diventa presidente dell’Aula di Palazzo Madama. Durante il mandato, Marini viene spesso indicato come possibile successore di Prodi durante i giorni difficili del governo ulivista, alla guida di un possibile governo tecnico. Alla caduta di Prodi, nel gennaio 2008 Napolitano effettivamente conferisce un mandato esplorativo a Marini, ‘impegno gravoso’, nelle parole dell’ex sindacalista, che si conclude in quattro giorni di vane consultazioni alla ricerca di una maggioranza a sostegno di un governo in grado, tra le altre cose, di varare la riforma elettorale.

Il 28 aprile del 2008, concluso il mandato, Marini cede la carica di presidente del Senato a Renato Schifani. Alle politiche del 2013, a cui si presenta dopo aver chiesto un’ulteriore deroga al Pd, non viene rieletto al Senato.

(fonte laRepubblica)

Conflitto di interessi, la proposta di Bersani

bersani su conflitto di interessiE’ pronta la proposta di Bersani per una nuova legge sul conflitto di interessi. Lo annuncia il Pd in una nota spiegando che la legge passa, tra l’altro, per l’abrogazione della Frattini; l’ampliamento delle norme sul conflitto e dei controlli a tutti i titolari di cariche di governo , nelle Regioni e negli enti locali.

I controlli saranno ampliati, si legge nella nota dei Democrat, anche nei confronti dei componenti delle Autorità indipendenti e sarà estesa l’incompatibilità anche alla sola proprietà di imprese, azioni o quote di società.

Fra le altre proposte, più poteri di intervento concreto sui conflitti di interesse all’Antitrust; il mandato irrevocabile a vendere per evitare la sanzione della decadenza; un nuovo sistema di sanzioni e di controllo applicabile anche alle cariche ricoperte attualmente; l’impossibilità per chi ha precedenti penali a sedere in Parlamento, nei consigli regionali, negli enti locali; abbassare o eliminare i limiti di pena che danno luogo a incandidabilità.

Nello specifico, la piattaforma del Pd interviene sui limiti di pena oltre cui scatta attualmente l’incandidabilità per i reati più gravi. Via il limite di due anni ora previsti per mafia, terrorismo, per reati associativi, per reati contro la pubblica amministrazione o aggravati dall’abuso della qualità di pubblico ufficiale; qualsiasi condanna deve essereI democratici chiedono poi di abbassare da tre a due anni il limite minimo di pena in caso di condanne definitive per gli altri delitti e di estendere l’incandidabilità anche a quelli colposi; di eliminare il limite di pena di sei mesi per i delitti commessi con abuso dei poteri o con violazione dei doveri inerenti a una pubblica funzione o a un pubblico servizio; di prevedere l’incandidabilità, in caso di condanne superiori a due anni, anche per reati contravvenzionali come l’abuso edilizio o il disastro ambientale.


Come per gli altri punti, anche in questo caso le proposte sono pubblicate sul sito del Pd www.partitodemocratico.it perché ciascuno possa commentarle, proporne la modifica, contribuire con ulteriori ipotesi di intervento.

Il Cavaliere: prima l’economia. Altro che conflitto d’interesse e corruzione. Serve la ripresa economica e occorre aiutare le imprese: lo avrebbe detto Silvio Berlusconi, secondo quanto riferiscono alcuni partecipanti, intervenendo alla riunione del Pdl al Senato per eleggere il nuovo capogruppo. ‘Non è la priorità del Paese e in ogni caso il conflitto d’interessi non mi riguarda, ho già dato tutto ai miei figli…’ ha detto l’ex premier.  Il leader del Pdl ha ribadito che dal suo punto di vista la legge sul conflitto d’interessi è inutile, perché ‘la vera priorità è far ripartire il Paese, l’economia e aiutare le imprese’ e che oltretutto, ‘una legge c’è già’.


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