Picconate in strada a Milano: muore il ragazzo di 21 anni, è la seconda vittima

Adam Kabobo cerchio_combo1Nonostante due interventi chirurgici durante i quali i medici hanno cercato di ridurre i danni, gravissimi, dell’aggressione subita a colpi di piccone alla testa, Daniele Carella, 20 anni, per il quale è stata dichiarata la morte cerebrale dai medici del Niguarda. Carella non è l’unico ad essere caduto sotto i colpi del piccone di Mada Kabobo, ghanese 31enne, senza fissa dimora. Le altre due vittime sono: Alessandro Carolè, 40 anni, morto sul colpo e Ermanno Masini, 64 anni, gravissimo al Policlinico.

Per due giorni la madre, il padre, il fratello e gli amici hanno sperato invano che le gravissime ferite inferte con un piccone da Mada Kabobo potessero essere in qualche modo curate.  Al momento in cui il Ghanese lo ha colpito, Daniele si trovava proprio assieme al padre Savino. Erano assieme in via Monterotondo e stavano consegnando giornali nelle portinerie dei palazzi.

Quella del giovane è stata l’ultima delle folli aggressioni messe in atto da Kabobo. Quando Daniele è stato colpito a picconate erano le 6.30, e un passante aveva da due minuti avvisato i carabinieri, che sono arrivati dopo pochi minuti, quando però il giovane era già stato colpito. Il sindaco Giuliano Pisapia aveva fatto visita a Carella e ai suoi famigliari, dopo aver incontrato la gente del quartiere sotto shock.

Intanto è stato convalidato dal gip del Tribunale di Milano Andrea Ghinetti l’arresto del 31enne ghanese Mada Kabobo, l’uomo che sabato mattina ha ucciso due persone e ne ha ferite altre tre a picconate nel quartiere di Niguarda. L’immigrato ha risposto alle domande degli inquirenti per circa un’ora e mezza assistito dal suo legale Matteo Parravicini.

Kabobo è stato interrogato nel carcere di San Vittore dove è rinchiuso da sabato mattina. Dopo il lungo silenzio davanti ai carabinieri il giorno dell’arresto, Kabobo ha invece chiarito alcuni punti ancora incerti nella dinamica di quanto accaduto davanti agli inquirenti. Durante l’interrogatorio era calmo e lucido.

Mada Kabobo, originario del Ghana, era a Milano almeno dal 20 aprile 2013 quando viene controllato in viale Monza dai carabinieri. Sbarcato in Italia Kabobo aveva presentato richiesta di asilo politico nel 2001, status che gli era stato negato in prima battuta. Ma l’immigrato aveva presentato ricorso, sul quale i giudici non si sono ancora pronunciati e per questo, a causa del procedimento pendente, pur essendo irregolare non poteva essere espulso. Gli inquirenti stanno cercando di ricostruire i suoi ultimi giorni a Milano. Sembra che Kabobo abbia trascorso la notte prima del delitto, avvenuto all’alba di sabato scorso, dormendo nei ruderi di villa Trotti, un edificio abbandonato proprio al centro del quartiere Niguarda dove si sono verificate le sei aggressioni a colpi di spranga e piccone.

Il 31enne ha recuperato prima una spranga dai dissuasori di parcheggio di un vicino supermercato con la quale ha colpito le prime vittime. Andrea Carfora, 24 anni, dipendente di un supermercato, che stava tornando a casa dopo il lavoro intorno alle 5 di sabato mattina (per lui solo una contusione). Dieci minuti dopo in via Passerini ha colpito alla testa Francesco Niro, operaio di 50 anni, proprio di fronte a una scuola elementare. Poi, nel cantiere della villa abbandonata, Kabobo ha trovato un piccone e l’ha usato per minacciare un imbianchino di 56 anni in via Monte Grivola. L’uomo è riuscito a fuggire incolume. Alle 6.15 il ghanese ha aggredito nei giardini di via Adriatico il 64enne Ermanno Masini. Lo ha massacrato a picconate e l’uomo è ricoverato al Policlinico in condizioni disperate. Poi alle 6,25 è sceso verso piazza Belloveso dove ai tavolini del bar Delrosso ha colpito e ucciso il 40enne Alessandro Carolé. Solo in quel momento è stato dato l’allarme ai carabinieri. Infine, cinque minuti dopo, l’ultima aggressione in via Monterotondo dove Kabobo si è accanito su Daniele Carella, 21 anni, che stava consegnando i giornali insieme al padre. Il giovane dopo due giorni di lotta per sopravvivere nel reparto di Neurorianimazione del Niguarda è stato dichiarato clinicamente morto lunedì mattina intorno alle 10.40. L’immigrato è stato bloccato e arrestato da due pattuglie dei carabinieri alle 6.37 in via Racconigi, a circa 200 metri dall’luogo dell’ultima aggressione.

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Palermo: scontri nella notte, carabiniere spara in aria

Scontri-carabinieri-Gesip-2-400x215Tensione e scontri questa notte a Palermo tra un gruppo di ex Pip e operai Gesip, che hanno rovesciato alcuni cassonetti per strada, e i carabinieri.

Davanti all’Assemblea regionale siciliana, dove c’è un presidio dei precari, una ventina di operai hanno iniziato ad inveire contro i militari e lanciare pietre. Uno dei carabinieri, per sedare gli animi, ha esploso otto colpi di pistola in aria. Un pregiudicato di 43 anni,  V. S., è stato fermato e denunciato per resistenza a pubblico ufficiale e rifiuto di fornire le generalità. Una ventina le persone identificate. L’uomo fermato, che ha accusato un malore, è stato subito soccorso e trasportato in ambulanza all’ospedale Civico, dove i medici lo hanno dimesso con sei giorni di prognosi.

Questo il bilancio della notte di protesta a Palermo. Protagonisti lavoratoti precari che presidiavano l’Assemblea regionale impegnata in queste ore nel complesso varo della finanziaria. Nel corso della notte anche una sassaiola all’indirizzo dei carabinieri che poco prima avevano bloccato un uomo. Un militare per dissuadere i manifestati aveva anche sparato alcuni colpi di pistola in aria.

La scintilla dei tafferugli il rovesciamento di un paio di cassonetti in corso Alberto Amedeo, all’incrocio con piazza Indipendenza, con l’effetto di ostruire la carreggiata. Uno dei vandali era stato bloccato subito dai carabinieri mentre altri due erano fuggiti verso piazza del Parlamento chiedendo man forte ai lavoratori che stazionavano per la loro manifestazione. A seguire una sorta di marcia verso la caserma. I manifestati sono stati dispersi dopo l’arrivo dei rinforzi dei carabinieri.

Boston, è caccia all’uomo: ucciso il ‘sospettato numero uno’, sono due fratelli ceceni

Attentatore-di-Boston-Dzhokhar-TsarnaevGigantesca caccia all’uomo a Boston dopo l’identificazione dei due attentatori della maratona di lunedì, due giovani fratelli che stando alle prime notizie sarebbero ceceni. Si tratta di Tamerlan e Dzhokhar A. Tsarnaev Il primo, il 26enne Tamerlan, il cosiddetto ‘sospettato numero uno’, è stato ucciso in una sparatoria giovedì sera al Mit, uno dei più prestigiosi atenei americani.

L’altro, il ‘sospettato numero 2’, Dzhokhar, ‘il fratello più giovane 19enne, che la polizia ritiene ‘armato e pericoloso’, è da ore in fuga. E’ uno studente della Cambridge Ringe and latin school e sul Facebook russo, Vkontakte, si dichiara musulmano e di aver studiato nella repubblica islamica del Daghestan.

Boston è blindata: ai residenti è stato intimato di rimanere chiusi nelle case e non aprire per nessuna ragione, se non ad agenti che si facciano chiaramente identificare. E’ stato chiuso lo spazio aereo a bassa quota, interrotto il trasporto pubblico e il servizio di taxi; Watertown – il sobborgo nella parte nord-occidentale dove da ore ci sono blindati della polizia, agenti federali, gli uomini delle forze speciali , gli ‘Swat’- è sotto assedio. La polizia sta rastrellando la zona casa per casa, strada per strada, ed è anche già arrivata a isolare la strada, in un altro sobborgo, Cambridige, dove c’e’ l’appartamento presumibilmente occupato dai due fratelli.

E’ stata una notte convulsa, con gli avvenimenti che si sono susseguiti, a volte difficili da decifrare. L’allerta è cominciato intorno alle 22:30, nel campus a Cambridge del Massachussets Institute of Technology, circa cinque ore dopo la diffusione delle prime foto dei due sospettati. Una guardia di sicurezza, chiamata -sembra- per tafferugli, è rimasta uccisa in uno scontro a fuoco: l’uomo è stato ferito ed è deceduto poco dopo in ospedale. I due ragazzi sono fuggiti a bordo di una vettura rubata, una Mercedes sportiva nera. Un paio d’ore più tardi polizia e agenti federali hanno intercettato e inseguito l’auto rubata a una decina di chilometri di distanza, a Watertown.

Poliziotti e agenti federali, ma anche gli uomini dello Swat, sono scesi in forze nel sobborgo alla periferia della città: i due giovani, armati di pistole ed esplosivi, hanno ingaggiato un violento scontro con gli agenti. Gli abitanti della zona hanno riferito anche di forti detonazioni. Secondo la polizia, il maggiore dei due fratelli è morto successivamente, in ospedale, per le ferite da arma da fuoco e forse per la detonazione di una bomba. L’altro è ancora in fuga.

Omicidio in pieno giorno tra la folla del mercato di Bari: freddato il boss emergente Giacomo Caracciolese

Giacomo CaraccioleseOmicidio in pieno giorno tra la folla del mercato di Bari. Giacomo Caracciolese, 32 anni, pregiudicato considerato il boss emergente del quartiere, è stato crivellato di colpi intorno alle 9,30 in via dei Mille, nel quartiere di San Pasquale. L’uomo è stato atteso sotto casa dai killer che gli hanno sparato decine di colpi calibro 7,65 da distanza ravvicinata. Secondo la prima ricostruzione erano due persone in sella a una moto.

La sparatoria è avvenuta nel tratto tra via Nizza e via Michele De Napoli, nel pieno caos del mercato mattutino. Sul posto sono accorsi immediatamente gli agenti della sezione Volanti e la polizia scientifica per i rilievi, oltre agli agenti della squadra Mobile e ai carabinieri del reparto operativo. Una donna, probabilmente una parente della vittima, ha avuto un malore ed è stata soccorsa da un’ambulanza. Il traffico è stato bloccato dagli agenti della polizia municipale, che hanno transennato tutto il tratto della sparatoria e hanno con difficoltà tenuto a distanza la folla dal luogo del delitto. Sul posto, insieme a testimoni e curiosi, anche diversi familiari della vittima, esponenti della criminalità locale. La madre ha tentato a più riprese di avvicinarsi al corpo del figlio, coperto da un lenzuolo, ma le forze di polizia le hanno impedito di guardare il cadavere crivellato.

‘Ne lascerò sette a terra’ ha urlato il padre sotto shock. ‘Gli avevo detto di stare attento’, ha detto un’altra donna tra le lacrime.

Chi ha sparato a Caracciolese aveva un chiaro intento di uccidere. L’uomo è stato raggiunto da una pioggia di colpi, sparati dai sicari che non si sono fatti scrupoli ad agire in pieno giorno e davanti a decine di testimoni. L’agguato è avvenuto davanti a una lavanderia, e tra la gente che in pieno giorno affollava il mercato. Gli investigatori hanno pochi dubbi sul fatto che si tratti del primo atto di una nuova guerra tra clan. Caracciolese era sotto accusa per un omicidio avvenuto proprio in via Dei Mille, quello di Alessandro Marzio, 21 anni. Mentre era stato scagionato per un altro delitto avvenuto nella stessa via: quello di Orazio Porro, freddato tra le bancarelle del mercato nel 2009. Un dato che non può essere una coincidenza. Gli storici avversari dei Caracciolese in città sono i Diomede, rivali per il controllo dei traffici illeciti.  Per gli investigatori, potrebbe aver avuto un ruolo anche nell’omicidio di Cesare Diomede, il figlio del boss di Carrassi ucciso il 28 agosto del 2011 in via Borrelli.

(fonte la Repubblica)

One billion rising: con San Valentino arriva anche il V-Day, la giornata mondiale contro la violenza sulle donne

one billion rising t-card2Dopo domani è San Valentino, ma anche il giorno scelto in tutto il mondo per manifestare contro la violenza sulle donne. L’idea è di ‘One Billion Rising‘ un movimento che si occupa di questa causa.

Nel mondo attuale, un miliardo di donne (‘one billion’, appunto) verrà picchiata o violentata almeno una volta nella sua vita. Saranno quindi, simbolicamente, un miliardo di persone a muoversi contro questa vergogna. ‘One Billion Rising’, è un movimento globale a cui il prossimo 14 febbraio parteciperanno un miliardo di donne e uomini, per rispondere alla violenza con la danza.

Per il 14 febbraio è stato quindi organizzato un flashmob in moltissime città del mondo: andando sul sito di One Billion Rising si può trovare il luogo più vicino.

La campagna, che ha ottenuto l’adesione di organizzazioni, attivisti leader e celebrità di 182 paesi del mondo e da oltre 13 mila organizzazioni mondiali, e’ stata lanciata dalla scrittrice Eve Ensler nel 15esimo anniversario del V-Day (giornata contro la violenza sulle donne da lei ideata).

I colori scelti sono il rosso e il nero, perciò bisognerà utilizzarli per l’abbigliamento. Chi partecipa può trovare sulla pagina Facebook il logo del flashmob: va stampato e applicato sulla maglietta. Il motto dell’evento è ‘Strike – Dance – Rise!’: si tratterà infatti muoversi al ritmo di una danza, ‘Break the chain’. Chi vuole può imparare la coreografia su YouTube, sapendo che è stata inventata da Debbie Allen, la maestra di danza Lydia Grant di ‘Fame’.

http://onebillionrising.org/

Algeria, libertà per 100 dei 132 stranieri in ostaggio

in AmenasLe forze algerine hanno liberato circa 100 dei 132 stranieri tenuti in ostaggio da un gruppo di islamici nel giacimento di gas nel Sahara.

Lo ha detto a Reuters una fonte della sicurezza, aggiungendo che non è chiara la sorte degli altri – se siano ancora in ostaggio o se siano stati uccisi – dato che la situazione “evolve molto rapidamente”.

In precedenza una fonte algerina aveva detto erano circa 60 gli stranieri ancora in ostaggio o dispersi spiegando che non era chiaro quanti di questi 60 stranieri fossero ancora direttamente nelle mani dei rapitori e quanti invece potessero essere nascosti nel complesso.

Intanto, mentre le potenze occidentali chiedono di essere informate sui dettagli del raid che, a loro dire, l’Algeria ha lanciato senza informarle, una fonte locale ha spiegato che il complesso è ancora circondato dalle forze speciali algerine.

Trenta ostaggi, compresi diversi occidentali, sono stati uccisi nell’assalto di ieri dell’aviazione algerina insieme ad almeno 18 dei rapitori, secondo quanto riferito da una fonte locale.

Tra gli almeno sette ostaggi stranieri uccisi ci sono, secondo la fonte algerina, due giapponesi, due britannici e un francese.

La crisi algerina costituisce per il Nord Africa una grave escalation, dopo il pesante intervento militare francese in Mali per combattere gli islamici nel nord del paese, oltre ad essere un duro colpo per la vitale industria petrolifera algerina.

In precedenza anche l’agenzia di stampa algerina ‘Aps’, citando una fonte della sicurezza, aveva detto che all’interno del giacimento c’erano sono ancora alcuni militanti che trattenevano degli ostaggi.

I sequestratori hanno invitato stamane i cittadini algerini a restare lontano dalle installazioni di società straniere, minacciando nuovi attacchi, secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa mauritana ‘Ani‘, che cita un portavoce del commando.

Un ingegnere irlandese liberato ha raccontato di aver visto quattro jeep piene di ostaggi fatte saltare in aria dall’esercito algerino, i cui comandanti hanno detto di essere entrati in azione dopo 30 ore dall’inizio dell’assedio perché i sequestratori avevano chiesto di portare gli ostaggi all’esterno.

Intanto un aereo Usa è atterrato vicino all’impianto per evacuare gli americani coinvolti, ha riferito una fonte locale.

Il blitz delle forze speciali algerine ha creato reazioni di disappunto nei governi occidentali, che devono fare i conti con la morte di propri cittadini a causa di un intervento non concordato con il governo locale.

Parigi ha posto il problema della capacità dell’Algeria di difendere gli impianti energetici che sono vitali per l’economia occidentale. Il governo giapponese ha detto che l’intervento è stato disastroso, ma Tokyo si lamenta soprattutto per non essere stata adeguatamente informata.

Il commando – che ha agito in ritorsione alle operazioni francesi in Mali – secondo le fonti algerine era guidato da Mokhtar Belmokhtar, un veterano dell’Afghanistan e della guerra civile algerina degli anni 90.

Libia: sospesa temporaneamente l’attività del Consolato a Bengasi

de_sanctis_console_italiano_bengasiPer motivi di sicurezza il Governo italiano ha disposto la sospensione temporanea dell’attività del Consolato Generale a Bengasi. Il personale dipendente farà rientro in Italia nelle prossime ore.

Anche in relazione alla decisione assunta, il Governo italiano, dice la Farnesina, si è tenuto in queste ore in costante contatto con il Governo libico, cui è stato nuovamente confermato il sostegno italiano all’azione di consolidamento democratico e istituzionale condotta dalle Autorità di Tripoli.

Tentativi di destabilizzazione quali l’attentato terroristico compiuto sabato scorso contro il Console Generale Guido de Sanctis dimostrano la necessità che la comunità internazionale intensifichi il sostegno alle Istituzioni e al Popolo libico.

Sabato scorso il console italiano è scampato a un attentato a Bengasi, seconda città della Libia, dove a settembre furono uccisi l’ambasciatore statunitense e altri tre membri della missione americana.

Ritirato il volantino shock sul femminicidio, Telefona rosa: ‘istiga alla violenza’ scandalo sul prete che lo ha affisso in chiesa

DonCorsi1--U11012791896839c-144x194--499x285Un volantino affisso, e già ritirato, dal parroco alla bacheca della chiesa di san Terenzo (Lerici) che ‘reinterpreta’ la lettera pastorale ‘Mulieres dignitatem’ e solleva dubbi sul ‘femminicidio’, accusando in sostanza le donne di essersi allontanate dalla virtù e dalla famiglia sta scatenato una rovente polemica.

E’ stato il vescovo di La Spezia ad ordinare che il documento fosse subito rimosso: ‘In nessun modo – scrive monsignor Luigi Ernesto Palletti, tradendo un incontenibile disappunto per lo scandalo – può essere messo in diretta correlazione qualunque deprecabile fenomeno di violenza sulle donne con qualsivoglia altra motivazione, né tanto meno tentare di darne una inconsistente giustificazione’.

Don Piero Corsi – che ha affisso l’estratto dalla lettera apostolica commentata dall’editorialista del sito Pontifex.it dal titolo ‘Le donne e il femminicidio, facciano sana autocritica. Quante volte provocano?’ – era già noto alle cronache per la sua passione al ‘tatsebao’, avendo già dedicato fogliettoni satirici contro l’Islam e contro gli immigrati appesi alla porta della chiesa.

Il volantino comincia con ‘l’analisi del fenomeno che i soliti tromboni di giornali e tv chiamano appunto femminicidio’. ‘Una stampa fanatica e deviata attribuisce all’uomo che non accetterebbe la separazione questa spinta alla violenza’, si legge nel volantino. Che prosegue: ‘Domandiamoci: possibile che in un sol colpo gli uomini siano impazziti? Non lo crediamo. Il nodo sta nel fatto che le donne sempre più spesso provocano, cadono nell’arroganza, si credono autosufficienti e finiscono con esasperare le tensioni. Bambini abbandonati a loro stessi, case sporche, piatti in tavola freddi e da fast food, vestiti sudici. Dunque se una famiglia finisce a ramengo e si arriva al delitto (forma di violenza da condannare e punire con fermezza) spesso le responsabilità sono condivise’.

Il volantino esamina poi la questione della violenza sessuale: ‘Quante volte vediamo ragazze e signore mature circolare per strada con vestiti provocanti e succinti? quanti tradimenti si consumano sui luoghi di lavoro, nelle palestre e nei cinema? Potrebbero farne a meno. Costoro provocano gli istinti peggiori e poi si arriva alla violenza o abuso sessuale (lo ribadiamo. Roba da mascalzoni). Facciano un sano esame di coscienza: forse questo ce lo siamo cercate anche noi?’.

‘Chiediamo alle massime autorità civili e religiose che si attivino perché venga immediatamente rimosso – prontamente ritirato – il manifesto affisso dal parroco e che riteniamo una gravissima offesa alla dignità delle donne’. E’ questa la reazione della presidente di Telefono Rosa Maria Gabriella Carnieri Moscatelli.

‘Non è solo un problema di forma o di dignità lesa – scrive Moscatelli -. Noi di Telefono Rosa riteniamo che questo messaggio sia una vera e propria istigazione a un comportamento violento nei confronti delle donne perché si offre una inaudita motivazione ad atti criminali contro di esse. Chiediamo che sia lo stesso Presidente del Consiglio Mario Monti, che proprio ieri nel suo discorso ha parlato della necessità di una nuova rappresentazione delle donne intervenga attraverso i ministri competenti. Ma la richiesta è diretta anche a Papa Benedetto XVI e al vescovo della Spezia. In Italia, che è il Paese con il maggior numero di femminicidi d’Europa e ha un altissimo numero di violenze consumate all’interno delle mura domestiche, un episodio come questo non è più tollerabile.

Due palazzine crollano a Palermo: 3 morti, di cui un disperso e diversi i feriti, fra cui anche bambini

palermo_crollo_vvff2--400x300Rumori sinistri e l’allargarsi delle fessure sulle pareti che da mesi facevano temere il peggio. Poi la chiamata ai Vigili del fuoco, che si sono accorti subito della gravità della situazione. L’ordine di evacuazione per gli abitanti di due palazzine di via Bagolino, strada di case popolari nel quartiere dei cantieri navali di Palermo, è arrivato immediatamente. Ma non tutti ce l’hanno fatta.

Gli edifici si sono sbriciolati prima che tutti gli abitanti riuscissero a uscire. In quattro sono rimasti sotto le macerie: il cadavere di un uomo di 82 anni, Ignazio Accardi, è stato individuato schiacciato da una trave. All’alba di questa mattina è stato estratto il corpo di Antonino Cina’, 54 anni.

I vigili del fuoco sarebbero riusciti a localizzare il punto in cui si trova il corpo senza vita di una delle due donne che risultano disperse: Maria La Mattina, 80 anni, moglie di Accardi, e Elena Trapani, 74 anni, zia di Cina’.

Nel crollo sono rimaste ferite sette persone. Un’intera famiglia si trova all’ospedale Civico. Il marito di 48 anni, la moglie di 35 anni e la bambina di sette anni. A quest’ultima i medici hanno suturato una ferita all’occhio. La moglie invece è rimasta ferita alla gamba. Il marito è in osservazione dopo un trauma cranico. Altri quattro sono rimasti intossicati dalle polveri prodotte dalle macerie. Due bambini e un uomo di 35 anni e una donna di 32 anni, ma sono stati soccorsi dal personale del 118.vigili del fuoco crollo due palazzine palermo

Le palazzine sono venute giù mentre erano in corso le operazioni di sgombero delle sette famiglie lì residenti. Nei due edifici vivevano otto famiglie. Sul posto, oltre ai vigili del fuoco e alla polizia, c’è anche il sindaco di Palermo Leoluca Orlando, che ha organizzato l’ospitalità per le famiglie evacuate.

La Procura di Palermo ha aperto una indagine per disastro colposo. L’inchiesta è coordinata dal procuratore aggiunto Maurizio Scalia e dal sostituto Marzia Sabella. I Pm nomineranno in mattinata un consulente esperto in costruzioni.

Da tempo, dopo la costruzione di una struttura prefabbricata all’ultimo piano di uno dei due immobili, si sentivano strani scricchiolii e più di una crepa si era formata sui muri. ‘Oggi i rumori ci hanno fatto preoccupare più del solito e abbiamo chiamato i vigili del fuoco, che ci hanno fatto immediatamente sgomberare. – racconta una delle superstiti, Giuseppina Ferrara che con la sua famiglia viveva al terzo piano di una delle due palazzine -. Qualche minuto dopo è venuto giù tutto. Il palazzo si è sbriciolato e ha trascinato con se anche la palazzina vicina – continua la donna -. Io con la mia famiglia e le due famiglie dello stesso palazzo siamo riusciti a metterci in salvo. Non so nulla invece degli abitanti dell’altro immobile. Il palazzo si è sbriciolato e ha trascinato con se anche quello vicino’.

Accardi e la moglie, invece, erano affacciati al balcone e non sono riusciti a fuggire. I vicini di casa hanno visto le mura crollare e inghiottire i due anziani. ‘Non è giusto morire così’, dice il figlio della coppia avvertito dai vigili del fuoco. E solo grazie all’intervento tempestivo dei pompieri si è evitato che il bilancio del crollo fosse ancora più drammatico.

‘Siamo intervenuti in seguito ad una chiamata che ci segnalava un dissesto statico di un palazzo. Quando siamo arrivati abbiamo trovato una situazione drammatica e abbiamo fatto evacuare due palazzine, mettendo in salvo anche una persona disabile’. Così il comandate dei vigili del fuoco di Palermo, Gaetano Vallefuoco, racconta i momenti concitati prima del crollo delle due palazzine avvenuto ieri sera a Palermo. ‘Alcuni abitanti sono riusciti ad uscire dagli edifici, ma all’improvviso – spiega il comandante Vallefuoco – gli immobili sono venuti giù. Alcune persone rimaste dentro sono comunque riuscite a scappare, altri quattro invece non ce l’hanno fatta’.

Grande impiego di mezzi e uomini per i soccorsi: dai vigili urbani, alla polizia, ai carabinieri, al 118 e alla Protezione civile. Le ricerche dei dispersi non si fermano: un sonda tenta di captare eventuali suoni sotto le macerie e i cani del nucleo cinofilo sono pronti a intervenire. I vigili del fuoco – che hanno transennato l’intera zona – hanno disposto lo sgombero di una palazzina attigua a quelle crollate, risultata pericolante in seguito a una verifica statica.

Aggiornamento

E’ stata trovata la quarta vittima del crollo di due palazzine venute giù la scorsa notte a Palermo, probabilmente per un cedimento strutturale. Si tratta di Elena Trapani, 74 anni. La donna viveva con il nipote, anche lui morto nel crollo. Deceduti anche due anziani coniugi.

San Francisco contro i Naked Guys: niente nudo fuori dalle manifestazioni

San Francisco ha deciso di vietare il nudismo in pubblico, nonostante le proteste che si sono levate nella città più anticonformista degli Stati Uniti. Il consiglio comunale ha infatti approvato la proposta presentata da Scott Wiener, sovrintendente di Castro District, il quartiere gay della città, dove era diventato sempre più numeroso il gruppo dei Naked Guys (ragazzi nudi) che si aggirano senza vestiti per le strade e sui mezzi pubblici.

La proposta è stata approvata con sei voti a favore e cinque contrari. ‘La libertà di espressione, in astratto, è veramente bella… fino a quando non arriva nel tuo quartiere’, ha detto Wiener all’assemblea comunale. Prima del voto, il sovrintendente di Castro ha ricordato che il nudismo rimarrà comunque lecito nelle spiagge e nelle varie manifestazioni che si tengono in città. La nuova normativa vieta a chiunque abbia più di cinque anni di esporre i propri genitali in pubblico; in caso di violazione sono previste multe 100 ai 500 dollari, ma anche un anno di carcere.

I sostenitori del diritto al nudismo avevano avviato una causa giudiziaria per cercare di bloccare la norma, in nome della difesa della libertà di espressione, e avevano protestato nudi, la scorsa settimana, davanti al municipio di San Francisco. Il loro legale, Christina Di Edoardo, aveva assicurato di voler ‘difendere il diritto dei clienti di poter esercitare il loro diritto fondamentale di espressione, tutelato dalla Costituzione degli Stati Uniti’.

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