ALESSANDRO ROBECCHI – Expo e Dalai Lama, frittata alla milanese

Ripreso e non corretto dal Manifesto prima, da Micro Mega poi e pubblicato su Cooked News.

ALESSANDRO ROBECCHI – Expo e Dalai Lama, frittata alla milanese

arobecchiCi sono regole che è meglio rispettare, anche se non ci piacciono. Tipo non fare il bagno dopo mangiato, non guidare ubriachi, non promettere riconoscimenti al Dalai Lama se hai molto bisogno di soldi cinesi. Nei primi due casi si rischia la salute, nel terzo la figuraccia, e chissà cosa è meglio. Ma insomma, ora che la frittata è fatta, si medita su come rimettere insieme le uova. Frittata alla milanese, per la precisione, perché il gioco della cittadinanza onoraria con l’elastico – prima annunciata, poi ritirata un minuto prima del voto – al capo spirituale della comunità buddista mondiale è uno di quel manicaretti di cui si parla e si parlerà in tutto il mondo. E del resto, si dirà, è facile fare bei discorsi, ma poi tutti si paralizzano davanti al ‘che fare?’ d’ordinanza. Già, che fare?

Mostrare coerenza e schiena drittissima e perdere poi il più volte annunciato padiglione cinese all’Expo? Perdere quel milione di visitatori cinesi d’alta gamma di cui si favoleggia? Tutta brava gente con soldi in tasca, frequentatori di mostre e ristoranti, abitatori di alberghi, consumatori forti, compratori di Ferrari, moltitudini in assetto di guerra che lanceranno l’assedio alle boutiques? Vuoi mettere con una guida spirituale, pur nobilissima e stimata in tutto il mondo? Andiamo, qualunque statistica economica vi dirà chiaro e tondo che il turismo tibetano non è granché, anche per la notoria parsimonia dei monaci: un tozzo di pane, un po’ di burro di yak e loro sono a posto, mentre i cinesi comprano Armani e Prada. Lo scambio è dunque fuori discussione.

L’autogol milanese della prima giunta perbene dopo anni e anni di saccheggiatori, mediocri amministratori di condominio e persino signorotti della Lega (parlandone da viva), è un po’ triste e un po’ maldestro. Triste, perché ci ricorda, se ce n’era bisogno, che la prevalenza dell’economia su tutto il resto, valori, promesse, principi, democrazia è soverchiante. Maldestro perché ora si assiste al balletto della toppa peggio del buco: un discorso in consiglio comunale invece della cittadinanza, tanti salamelecchi, molti attestati di stima, ma sempre con l’uccellaccio cinese, minaccioso e ricattatorio, appollaiato su una spalla, a ricordare chi comanda. Con il contorno di precedenti illustri. Anche Obama aveva dovuto piegarsi alle proteste cinesi e incontrare il Dalai Lama privatamente. Anche la Moratti (ci si perdoni l’accostamento) aveva tirato indietro la gamba al momento del contrasto. E così decine di governi mondiali per cui un ‘bau!’ della Cina può significare milioni e milioni di dollari.

Dunque, che anche la città di Milano – di più e di meglio, la città di Milano governata da Giuliano Pisapia – scopra l’esistenza della Realpolitik non deve fare troppo scalpore. Semmai dispiace per il modo, che un po’ offende e un po’ fa ridere: ecco la cittadinanza, driiiin, chi è? L’ambasciatore cinese… ecco, ci ridia la cittadinanza, per favore. Non bello. Eppure, diciamolo, tragicamente e cinicamente comprensibile. Del resto, questa maledetta Expo su cui tutti puntano quasi senza sapere cosa sarà, appare pure agli scettici come una medicina per tutti i mali. Fare incazzare i primi clienti non è una buona mossa, e a Milano, per storia, cultura e tradizioni, di commercio ci s’intende parecchio. Peccato, e fine della storia. Assago, che da Palazzo Marino dista tre-quattro chilometri, offre la cittadinanza onoraria al Dalai Lama. Bella mossa. Lui, nella sua immensa saggezza, sa che ogni creatura ha la stessa dignità, e che magari Assago, in una prossima vita, si reincarnerà in una grande metropoli capace di non impaurirsi davanti a un diktat cinese. Cioè, non è così facile, ma non si sa mai: essere un po’ zen non può far male, nemmeno a sinistra.

Alessandro Robecchi – da il manifesto

Robecchi  (Milano, 1960) è un giornalista, autore televisivo e scrittore italiano. Giornalista professionista dal 1982. Scrive attualmente per numerose testate nazionali: è editorialista de il Manifesto, dove da anni pubblica una seguitissima rubrica in prima pagina ogni domenica (‘Voi siete qui’). Pubblica su Micromega, scrive di satira su il Misfatto”, l’inserto satirico de il Fatto Quotidiano, collabora tra gli altri con Style, D La Repubblica delle donne. Ha da poco pubblicato per gli Editori Laterza Piovono Pietre. Cronache marziane da un paese assurdo, pamphlet satirico che descrive tra parodossi, ironie e invettive, la politica italiana, le sue giravolte, i tic culturali, le piccole e grandi follie quotidiane del paese.

In TV è autore (insieme a Peter Freeman) della striscia quotidiana Figu – Album di persone notevoli, in onda ogni giorno, dal lunedì al venerdì alle 9,15 su RaiTreFigu è una collezione di mini-biografie, raccontate con brio, senza retorica, con un montaggio veloce e accattivante, e segue l’esperienza (cinque anni, oltre seicento puntate) della trasmissione Verba Volant, dedicata alle parole della lingua italiana, evoluzione, storia, etimologia, modi di dire. Sempre per RaiTre ha condotto in video, nelle edizioni del 2008 e 2009, la trasmissione Doc3, programma di Lorenzo Hendel che presenta la miglior produzione documentaristica italiana e mondiale. Un’esperienza che continua, con ottimi risultati di critica e di pubblico.

È tra gli autori (dal 2007) di Crozza Italia Live, lo spettacolo televisivo di Maurizio Crozza (su La 7), per cui scrive anche testi teatrali (come nel caso dell’ultimo spettacolo, Fenomeni, firmato insieme ad Andrea Zalone e Vittorio Grattarola), dello spettacolo Italialand e del seguito televisivo (sempre su La 7) Italialand Nuove Attrazioni. Tra le esperienze televisive precedenti, si ricordano i corsivi di Ballarò (Rai 3), e collaborazioni alla trasmissione Markette di Piero Chiambretti.

Nel giornalismo della carta stampata, ha lavorato come caporedattore allo storico settimanale satirico Cuore, e ha collaborato con molte testate, tra cui Diario della SettimanaDiario del Mese,Gente Viaggi e altre. Ha inoltre fatto il critico musicale per L’Unità e collaborato al mensile di musica Il mucchio selvaggio, firmando i suoi editoriali con lo pseudonimo di Roberto Giallo. In radio, è stato direttore dei programmi a Radio Popolare dove ha firmato per cinque anni una striscia satirica quotidiana, Piovono Pietre (premio Viareggio per la satira politica 2001 ). È stato fondatore e direttore del mensile gratuito Urban. Ha scritto un libro (Manu Chao, musica y libertad, Sperling e Kupfer) tradotto in cinque lingue.

http://www.alessandrorobecchi.it/
http://www.expo2015.org/ 

Qualcuno vuole uccidere il Dalai Lama

Qualcuno vuole uccidere il Dalai Lama. A diramare la notizia è stato proprio il leader tibetano Tenzin Gyatso, il quattordicesimo Dalai Lama, che a quanto pare sta rischiando la vita. Perché? Sul confine asiatico, fra Cina e Tibet si aggira una donna addestrata per ucciderlo e in un modo molto particolare. Il Dalai Lama teme per la sua vita dopo aver appreso di un piano messo a punto da agenti cinesi che vogliono eliminarlo.

In un’intervista esclusiva al Sunday Telegraph, il Premio Nobel per la Pace ha rivelato di aver appreso di una donna tibetana addestrata da agenti cinesi per avvelenarlo. Una paura giustificata nonostante le strette misure di sicurezza a Dharamsala, in India, dove il Dalai Lama vive su indicazione delle stesse autorità per la sicurezza di Nuova Delhi.

‘Abbiamo ricevuto delle informazioni dal Tibet – ha detto il Dalai Lama – alcuni agenti cinesi stanno addestrando alcuni tibetani, in particolare donne, a usare veleni – capelli avvelenati, sciarpe avvelenati – loro dovrebbero cercare di essere benedette da me, e riuscire a toccarmi’. I suoi collaboratori non sono stati in grado di confermare la notizia, ma hanno sottolineato la necessità di rigide misure di sicurezza. Il leader tibetano sarà oggi nel Regno Unito per ricevere un premio alla Cattedrale di St Paul.

Negli ultimi 53 anni, il Dalai Lama è stato il simbolo della speranza per i tibetani e non solo. Esiliato dal 1959, non ha guardato impotente la Cina imporre il suo regime totalitario sul Tibet. Senza di lui, i tibetani potrebbero essere dimenticati o considerati semplicemente un altro gruppo di esuli aggrappato ad una cultura frammentata.

Nonostante gli innumerevoli sforzi di Pechino per screditarlo, il Dalai Lama è diventato uno dei leader più prestigiosi del mondo, elogiato per la non violenza con la quale ha guidato il suo popolo proprio come una rockstar (i biglietti per il giro di conferenze del prossimo mese in Scozia sono stati venduti in pochissime ore). Insieme al suo caro amico arcivescovo Desmond Tutu, rimane uno degli ultimi grandi superstiti del 20 ° secolo, fra le icone di pace.

Oggi a Londra riceverà il Premio Templeton nella cattedrale di St Paul. L’onore viene assegnato ogni anno a qualcuno che ha incoraggiato il percorso in comune tra scienza e religione Madre Teresa è stata la prima a riceverlo – e, con la sua borsa da £ 1.100.000, è uno dei più grandi premi al mondo.

Il Dalai Lama farà sapere durante la cerimonia di premiazione come intenderà spendere i soldi. Il premio segue il Premio Nobel nel 1989 per il suo impegno alla non violenza e mette in evidenza la sua difesa della scienza come un elemento fondamentale nella vita religiosa.

http://www.telegraph.co.uk/news/worldnews/asia/tibet/9261750/What-do-I-really-fear-Being-eaten-by-sharks.html
http://it.wikipedia.org/wiki/Dalai_Lama
http://www.nobelprize.org/ 

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