E’ morto Loris D’Ambrosio: magistrato, era consigliere di Napolitano

E’ morto questo pomeriggio intorno alle 15,30, colpito da un infarto, il magistrato e consigliere giuridico del Presidente della Repubblica, Loris D’ambrosio. Le sue conversazioni con Nicola Mancino sono state intercettate nell’inchiesta sulla trattativa tra Stato e Mafia, contribuendo a sollevare un conflitto istituzionale senza precedenti.

64 anni, Loris D’Ambrosio magistrato e consigliere giuridico del Presidente della Repubblica, è morto a Roma. Secondo quanto affermano alcune fonti parlamentari, sarebbe stato stroncato da un infarto intorno alle 15,30, nella sua abitazione. Lo ha annunciato lo stesso capo dello Stato Giorgio Napolitano. ‘Annuncio con animo sconvolto e con profondo dolore la repentina scomparsa del dott. Loris D’Ambrosio, prezioso collaboratore mio come già del mio predecessore, che ha per lunghi anni prestato alla Presidenza della Repubblica l’apporto impareggiabile della sua alta cultura giuridica, delle sue molteplici esperienze e competenze di magistrato giunto ai livelli più alti della carriera. Egli è stato infaticabile e lealissimo servitore dello Stato democratico’.

Il messaggio del Presidente della Repubblica. ‘Insieme con l’angoscia per la perdita gravissima che la Presidenza della Repubblica e la magistratura italiana subiscono – continua Napolitano – atroce è il mio rammarico per una campagna violenta e irresponsabile di insinuazioni e di escogitazioni ingiuriose cui era stato di recente pubblicamente esposto, senza alcun rispetto per la sua storia e la sua sensibilità di magistrato intemerato, che ha fatto onore all’amministrazione della giustizia del nostro Paese. Mi stringo con infinita pena e grandissimo affetto alla consorte, ai figli, a tutti i famigliari e al mondo della magistratura e del diritto’.

Chi era Loris D’Ambrosio

Magistrato e consigliere del presidente della Repubblica per gli Affari dell’Amministrazione della Giustizia, D’Ambrosio era nato a Isola del Liri nel dicembre 1947. Diventato magistrato di Cassazione dopo essere stato prima prima pretore a Volterra e poi, dal 1979, sostituto procuratore della Repubblica presso il tribunale di Roma, nel maggio 2006, il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano lo aveva nominato suo Consigliere per gli Affari dell’Amministrazione della Giustizia e direttore dell’Ufficio che, per il Capo dello Stato, cura tali Affari.

https://cookednews.wordpress.com/2012/07/19/il-ring-del-19-luglio-napolitano-dellutri-e-ingroia-sul-podio-della-strage/

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G8 di Genova, irreperibili due condannati. Vento in poppa ai fuggiaschi, l’augurio di Militant blog

Vento in poppa ai fuggiaschi‘. L’augurio di Militant blog ai due condannati del G8 di Genova alle pene più pesanti, rispettivamente 15 e 13 anni, tutt’ora irreperibili alle forze dell’ordine. ‘Gli auguriamo di non farsi nemmeno un giorno di carcere.’  Del resto sostenere idee di libertà non è mai stato un reato.

I due fuggiaschi condannati per devastazione sono Francesco Puglisi e Vincenzo Vecchi. Le forze dell’ordine che hanno avuto l’incarico di eseguire l’ordine di carcerazione non hanno ancora rintracciato i due. Sabato la Procura generale di Genova ha emesso gli ordini di carcerazione per cinque dei dieci no global imputati per le devastazioni del G8. L’ordine è stato eseguito sempre nella giornata di sabato per Alberto Funaro, condannato a 10 anni e Marina Cugnaschi (12 anni e 3 mesi). Per Ines Morasca, condannata a sei anni e sei mesi, è stata sospesa la carcerazione in quanto ha una figlia piccola

Gli altri cinque imputati del processo in Cassazione restano invece in libertà, in attesa di affrontare un nuovo giudizio d’appello, ma solo per la ‘riponderazione’ dell’attenuante di ‘aver agito in suggestione della folla in tumulto’. Vecchi e Puglisi sono dunque quelli che hanno avuto la pena più alta. Per loro, come per Cugnaschi, vi sarà tuttavia uno sconto compreso tra i 9 e i 12 mesi per l’annullamento della condanna di detenzione di molotov.

‘Non ho alcuna dichiarazione da rilasciare’. L’avvocato Laura Tartarini di Genova ha così commentato il fatto che il suo assistito Francesco Puglisi, condannato a titolo definitivo dalla Cassazione a 13 anni per gli incidenti al G8 di Genova del 2001, non sia ancora stato rintracciato dalle forze dell’ordine che devono eseguire l’ordine di carcerazione emesso dalla Procura Generale di Genova. ‘Non ho alcun commento da fare’ ha ribadito l’avvocato.

militant-blog.org
https://cookednews.wordpress.com/2012/07/13/g8-genova-2001-cinque-condanne-definitive-e-un-nuovo-processo/ 

G8 Genova 2001: cinque condanne definitive e un nuovo processo

Ridotte dalla Cassazione le pene alla maggior parte dei no global imputati per le devastazioni del G8 di Genova 2001. La sentenza di condanna è ora diventata definitiva per cinque dei dieci imputati accusati di vandalismo. La Corte suprema ha annullato con rinvio ad altra sezione della Corte d’Appello di Genova, la pena inflitta a cinque no global, perché ci sia una nuova valutazione sul diniego dell’attenuante di ‘aver agito per suggestione di una folla in tumulto‘.

Carlo Arculeo, Antonino Valguarnera, Luca Finotti, Dario Ursino e Carlo Cuccomarino sono i cinque attivisti per i quali la Cassazione ha deciso il rinvio. La loro posizione dovrà dunque essere riesaminata. Annullata senza rinvio invece la condanna per Marina Cugnaschi, Vincenzo Vecchi, Luca Finotti e Francesco Puglisi per il solo reato di detenzione di molotov, con sconto di pena compreso tra un anno e nove mesi. Le uniche condanne confermate sono quelle di Ines Morasca (6 anni e 6 mesi) e Alberto Funaro (10 anni).

L’accusa di devastazione – Anche se alcune delle pene inflitte ai dieci no global saranno ridotte, la Cassazione ha confermato in sostanza l’accusa di devastazione e saccheggio formulata dalla magistratura genovese per i danneggiamenti provocati durante il vertice genovese del G8 2001.

‘Ho sempre sostenuto che le condanne comminate in appello per quei 10 ragazzi erano aberranti. Adesso voglio capire se è caduta l’accusa di associazione finalizzata alla devastazione e saccheggio’. Così Giuliano Giuliani, padre di Carlo Giuliani, il ragazzo ucciso a Genova durante il G8 del 2001, ha commentato la decisione della Cassazione.

‘Hanno caricato su un manipolo di ragazzi la responsabilità totale di quello che successe allora – ha detto Giuliani – e il computo delle pene fu addirittura più alto di quelle comminate per i massacri della caserma Diaz. La cosa che mi preoccupa è l’accusa di associazione: una norma del codice Rocco recuperato in un’aula di tribunale dell’Italia democratica per giustificare una cosa assurda’.

http://www.10×100.it/
https://cookednews.wordpress.com/2012/07/06/diaz-11-anni-dopo-nuove-nomine-ai-vertici-manganelli-e-il-momento-delle-scuse/

Diaz 11 anni dopo: nuove nomine ai vertici, Manganelli ‘è il momento delle scuse’


Nuove nomine ai vertici della polizia
all’indomani della sentenza della Cassazione sul sanguinoso blitz nella scuola Diaz per il G8 di Genova 2001. Confermate le condanne per le forze dell’ordine, il capo della polizia, il prefetto Antonio Manganelli, ha proposto al ministro dell’Interno, Annamaria Cancellieri, che ha condiviso, la nomina del prefetto Gaetano Chiusolo a direttore della Direzione centrale Anticrimine e di Maria Luisa Pellizzari a dirigente dello Sco, il Servizio centrale operativo della polizia di Stato.

Manganelli aveva già commentato la sentenza definitiva, spiegando che ‘ora è il momento delle scuse’.

Si mostra orgoglioso il capo della polizia italiana e dice: ‘Orgoglioso di essere il capo di donne e uomini che quotidianamente garantiscono la sicurezza e la democrazia di questo Paese. Rispetto il giudicato della magistratura e il principio costituzionale della presunzione d’innocenza dell’imputato, fino a sentenza definitiva.

Per questo – ha detto Manganelli – l’istituzione che ho l’onore di dirigere ha sempre ritenuto fondamentale che venisse salvaguardato a tutti i poliziotti un normale percorso professionale, anche alla luce dei non pochi risultati operativi da loro raggiunti’.

‘Ora, di fronte al giudicato penale, è chiaramente il momento delle scuse. Ai cittadini che hanno subito danni e anche a quelli che, avendo fiducia nell’istituzione polizia, l’hanno vista in difficoltà per qualche comportamento errato ed esigono sempre maggiore professionalità ed efficienza’.

Su Facebook e Twitter, all’hot topic #Diaz, i commenti di nomi noti e meno noti. Beppe Grillo @beppe_grillo #Diaz: ‘C’è una gravissima responsabilità del centro-destra. C’è la responsabilità di Fini, che noi non dimentichiamo’.

Roberto Saviano Diaz: ‘la Cassazione ieri ha confermato le condanne dei 25 imputati, per i quali è prevista la pena accessoria della interdizione dai pubblici uffici per cinque anni. Sospenderà i vertici, ma Gianni De Gennaro, numero uno della Polizia durante il G8 di Genova, assolto nel 2011 in quanto ‘i fatti non sussistono’, certamente non si dimetterà da sottosegretario di Stato delegato per la sicurezza della Repubblica, posto che attualmente occupa.
E io non posso fare a meno di pensare che una giustizia che arriva dopo 11 anni, comunque, non è giustizia’.

Amnesty italia ‏@amnestyitalia ‘Il 6 ottobre a Roma, manifestazione nazionale per chiedere alla polizia diritti umani e trasparenza!’ #Diaz #tortura il manifesto ‏@ilmanifesto2012 Diaz. ‘Condannato e destituito chi dava ordini. Uno però è ancora sottosegretario.’ Il direttore di Repubblica Ezio Mauro ‏@eziomauro #Diaz, ‘dopo undici anni la dignità della giustizia’. vinicio marchioni ‏@vmvinicio #Diaz ‘giustizia è fatta. le condanne ora vanno applicate. Don’t clean up this blood’. Il Diavolo Ψ ‏@Dlavolo Diaz, ‘confermate tutte le condanne. Reati prescritti per gli agenti. Che Italia!’ #Vergogna

‘Le bottiglie molotov portate alla #Diaz, un sacchetto di plastica blu. Una messinscena costruita ad arte’, dice Chiarelettere ‏@chiarelettere  e ancora Quando sono stata colpita avevo la schiena contro il muro, le mani alzate. Ricordo di essermi svegliata dopo un giorno di incoscienza’ #Diaz Alessandro Robecchi ‏@AlRobecchi, giornalista e scrittore:Portavano le molotov, ordinavano pestaggi feroci e attentavano all’incolumità di onesti cittadini disarmati. Black Bloc? No, Polizia.’ #Diaz

Marina Petrillo ‏@alaskaRP ReTwitta ‘@imdade: ‘Non ho avuto il coraggio – dice – di venire qua per undici anni.#giustiziaG8 #Diaz #g8 E pubblica la foto della Diaz 11 anni dopoTeeno Baudelaire ‏@peegreco #Diaz, ‘Manganelli: ‘è l’ora delle scuse’. No, è il momento delle dimissioni, le TUE’. Valentina ‏@fridakhaloo ‘Per Manganelli è il momento delle scuse. Scusatelo, non sa quel che dice. #Diaz Federico Bortolini ‏@Federico976 ‘Esiste una cosa chiamata prescrizione per cui se fai un reato ma sono lenti a giudicarti, ti danno una pacca sulla spalla #diaz#vergogna.
Concita De Gregorio ‏@concitadeg, giornalista a Repubblica ‘E continuo a ripetere, come ho detto sotto giuramento in tribunale, che de Gennaro sapeva’ #diaz

E se Amnesty Italia annuncia per il prossimo 6 ottobre una manifestazione nazionale contro i diritti negati durante il G8 di Genova, si aspetta intanto il prossimo 13 luglio, quando dieci persone rischiano di diventare i capri espiatori e vedersi confermare, in Cassazione, una condanna a cento anni di carcere complessivi, in nome di un reato, ‘devastazione e saccheggio’, che rappresenta uno dei tanti detriti giuridici, figli del codice penale fascista, il cosiddetto Codice Rocco.

La Procura generale della Cassazione chiede che vengano confermate le assoluzioni per 13 no global appartenenti al gruppo ‘Sud ribelle’ per una serie di attività tutte riferite al G8 di Genova e alGlobal forum di Napoli del 2001.

In particolare, il sostituto procuratore generale Nicola Lettieri ha sollecitato ai giudici della quinta sezione penale il rigetto del ricorso della Procura di Catanzaro contro l’assoluzione accordata ai 13 imputati tra i quali Francesco Caruso e Luca Casarini dalla Corte d’Assise d’Appello di Catanzaro il 20 luglio 2010.

La più grave sospensione dei diritti democratici in un Paese occidentale dopo la seconda guerra mondiale’ Amnesty International

Il G8 a Genova
Dopo Venezia (1987) e Napoli (1994) il G8 torna in Italia, a Genova. A gestire il summit dei paesi più industrializzati del mondo è il nuovo (e primo) governo Berlusconi, appena entrato in carica (11 giugno 2001). Per l’Italia e per il nuovo governo è un appuntamento importante, un’occasione di prestigio, tre giorni in cui i riflettori italiani e internazionali sono puntati su quell’incontro, e invece quelli di Genova finiscono per essere i giorni dell’odio e della follia: ci sono scontri violentissimi tra manifestanti e forze dell’ordine, centinaia di feriti, e un ragazzo di 23 anni, Carlo Giuliani, viene ucciso da un carabiniere ancora più giovane di lui.

Sembrava una macelleria messicana…
Sembrava una macelleria messicana…quando sono arrivato nella scuola ho visto quattro poliziotti, due in divisa, due in borghese che al primo piano infierivano su una decina di persone a terra, non erano miei uomini.

Lo ha detto, il 13 maggio 2007, al processo in corso davanti al Tribunale Genova, Michelangelo Fournier, all’epoca del G8 di Genova vice questore aggiunto del primo Reparto Mobile di Roma, imputato con altri 27 poliziotti per i fatti accaduti alla scuola Diaz.

‘Faccio parte di una famiglia di poliziotti e in un primo tempo non ho avuto il coraggio di rivelare un comportamento così  grave da parte di colleghi’.

Le dichiarazioni del vicequestore Fournier riportano l’attenzione sui tragici fatti accaduti a Genova nel luglio del 2001, quei giorni in cui, secondo Amnesty International, si verificò ‘la più grave sospensione dei diritti democratici in un paese occidentale dopo la seconda guerra mondiale’.

Già Massimo D’Alema, in un memorabile discorso al Parlamento a proposito dei fatti della Diaz, parlò di ‘notte cilena’.

20 luglio 2001.
È il giorno dell’inizio ufficiale del vertice ma anche il giorno più triste. Dopo una pioggia fittissima, Genova si sveglia fra i cortei di Cobas, le tute bianche di Casarini, i Black block. A Genova ha inizio una vera e propria guerra per le strade. In piazza Alimonda il Defender con a bordo Placanica colto da malore perché forse intossicato dal gas lacrimogeno, isolato dal resto dei Carabinieri, si incaglia in un cassonetto della spazzatura e viene preso d’assalto dai manifestanti. Placanica si sente accerchiato, estrae la pistola e la brandisce verso i manifestanti intimando loro di allontanarsi. Tra loro c’è Carlo Giuliani, genovese, 23 anni, il volto coperto da un passamontagna. Il ragazzo si china a terra, raccoglie un estintore e lo lancia verso l’interno del Defender, ed è a quel punto, racconta Placanica, ‘che ho deciso di sparare due colpi’: Carlo Giuliani muore sul colpo, alle 17.27 del 20 luglio 2001, in Piazza Alimonda, a Genova.

A Genova non è ancora finita
Dopo due giornate di scontri il bilancio degli arresti è di 160 persone fermate. Ora la polizia vuole stanare i black block. Crede di averne individuato il covo nella scuola ‘Dìaz’, usata come dormitorio dal Genoa Social Forum. La sera del 21 luglio la polizia sfonda la porta della scuola ed entra. E lì inizia la violenza arbitraria contro i manifestanti pacifici che si trovano nella scuola. I black block non ci sono. Le testimonianze di questi ultimi giorni riportano all’attualità quelle drammatiche ore, di arbitrio, di violenza e, soprattutto, di temporanea sospensione delle libertà e delle garanzie considerate fondamentali in ogni paese libero e democratico. Qualche giorno dopo il summit, l’opinione pubblica viene a conoscenza di un altro episodio controverso, le presunte violenze nella caserma di polizia di Bolzaneto, a pochi chilometri da Genova. La caserma era stata adibita come centro di prima detenzione per i manifestanti fermati, e lì, secondo le testimonianze dei protagonisti, i fermati sono stati picchiati e sottoposti a trattamenti coercitivi che avevano tutta l’aria di una vendetta per i rovesci subiti dalle forze dell’ordine nei giorni precedenti. Il G8 si chiude con questo tragico bilancio: 1 morto, 560 feriti, 360 tra arrestati e fermati, 25 milioni di danni, 62 manifestanti sotto processo e 85 tra le forze dell’ordine.

Le responsabilità
Le responsabilità di ciò che accadde alla scuola Diaz e alla caserma di Bolzaneto in quei giorni non sono ancora del tutto state chiarite. Il processo al carabiniere Mario Placanica è stato archiviato il 5 maggio del 2003. Fu legittima difesa.


https://twitter.com/#!/search/%23diaz
http://it.wikipedia.org/wiki/Fatti_del_G8_di_Genova
http://www.lastoriasiamonoi.rai.it/puntata.aspx?id=209

G8 Diaz: confermate in Cassazione le condanne ai 25 poliziotti. Interdetti gli alti dirigenti

G8 di Genova, fine. La Cassazione, dopo nove ore di dibattimento, conferma le condanne per falso ai vertici di polizia. Interdetti gli alti funzionari Gratteri, Caldarozzi e Luperi. Prescritti invece i reati di lesioni per i 25 agenti coinvolti nella sanguinosa irruzione nella scuola Diaz durante il G8 del 2001. I giudici hanno invece dichiarato prescritti i reati di lesioni gravi contestati poliziotti protagonisti del blitz.

Il verdetto della quinta sezione penale della Cassazione, presieduta da Giuliana Ferrua, è arrivato dopo oltre 9 ore di camera di consiglio. I vertici di polizia condannati in via definitiva saranno interdetti dai pubblici uffici per 5 anni.

La sentenza della Quinta sezione mette la parola fine al processo per il blitz del G8 di Genova nel 2001. Gli imputati non andranno in carcere, ma l’interdizione dai pubblici uffici colpisce alcuni alti dirigenti Franco Gratteri, capo della Direzione centrale anticrimine, Gilberto Caldarozzi, capo dello Servizio centrale operativo, Giovanni Luperi, capo del dipartimento analisi dell’Aisi, l’ex Sisde. Tutti condannati per falso aggravato, l’unico reato resistito alla prescrizione dopo 11 anni, in relazione ai verbali di perquisizione e arresto a carico dei manifestanti, rivelatisi pieni di accuse infondate.

Nessuno dei condannati rischia il carcere, grazie ai tre anni di sconto dall’indulto approvato nel 2006. La Suprema corte ha dichiarato prescritte le condanne per le lesioni inflitte ai capisquadra dei celerini del Reparto mobile di Roma.

In dettaglio, il collegio presieduto da Giuliana Ferrua ha confermato 4 anni a Giovanni Luperi e Francesco Gratteri, 5 anni per Vincenzo Canterini (all’epoca comandante del Reparto mobile di Roma, oggi a riposo), 3 anni e 8 mesi a Gilberto Caldarozzi, Filippo Ferri, Fabio Ciccimarra, Nando Dominici (questi ultimi dirigenti di diverse Squadre mobili all’epoca dei fatti), Spartaco Mortola (ex capo della Digos di Genova), Carlo Di Sarro, Massimo Mazzoni, Renzo Cerchi, Davide Di Novi e Massimiliano Di Bernardini. Prescritti i reati di lesioni gravi contestati a nove agenti appartenenti al VII nucleo sperimentale del Reparto mobile di Roma.

Più di 60 feriti e 93 arrestati poi prosciolti, tra i quali molti stranieri giunti nel capoluogo per le manifestazioni contro il G8 del 2011. Il blitz alla scuola Diaz-Pertini avviene nella notte tra il 21 e il 22 luglio, il giorno dopo la morte di Carlo Giuliani. Centinaia i poliziotti coinvolti: a tutt’oggi non è ancora stato fornito il numero esatto dato che, come è emerso ai processi, molti agenti e funzionari si aggregarono spontaneamente al contingente.

La scuola era ritenuta ‘covo’ dei black bloc, protagonisti di due giorni di violenti scontri con le forze dell’ordine. Dai processi però, è emersa anche la volontà dei vertici della polizia di portare a termine un’azione eclatante per bilanciare il disastro dell’ordine pubblico al G8 di Genova. Molti i no a intervenire, come quello dell’ex vicecapo della polizia Ansoino Andreassi, che ha testimoniato in aula la sua ferma contrarietà al blitz avvenuto a vertice e contromanifestazioni concluse. Ma, secondo Andreassi a prevalere è stata la volontà dei dirigenti inviati da Roma, dal capo della polizia Gianni De Gennaro.

 Durante l’irruzione dei poliziotti del VII Nucleo Sperimentale del Primo Reparto mobile di Roma, comandato da Vincenzo Canterini, la maggior parte degli occupanti viene picchiata selvaggiamente. Al pestaggio non partecipano soltanto gli uomini manganello, ma anche agenti delle Squadre mobili e delle Digos, in borghese o con una uniforme diversa.

Molti degli arrestati verranno poi rinchiusi per giorni nella caserma di Bolzaneto, dove subiranno altre violenze. Tutti gli occupanti della Diaz-Pertini sono accusati di associazione per delinquere finalizzata alla devastazione e al saccheggio, un reato che prevede fino a 15 anni di carcere. In sostanza la polizia li accusa di essere tutti dei black bloc, protagonisti di gravi incidenti in piazza il 20 e il 21 luglio. Ma le prove verbalizzate dalla polizia si riveleranno poi false. A cominciare dalle due bottiglie molotov portate all’interno della Diaz dai poliziotti stessi, come accertato definitivamente dal processo di primo grado.

Accusati a vario titolo di falso, arresto arbitrario, lesioni e calunnia, dopo il G8 finiscono sotto inchiesta agenti e alti funzionari, di cui 29 sono rinviati a giudizio. Il 13 novembre 2008 il tribunale di Genova, con una sentenza al centro di numerose polemiche, assolve 16 imputati,  funzionari e dirigenti, e ne condanna 13: sono soprattutto uomini del VII Nucleo.

La Corte d’appello di Genova  il 18 maggio 2010 ribalta il verdetto: 25 le condanne, tra i 5 e i 3 anni e 8 mesi di reclusione, con la pena accessoria dell’interdizione per 5 anni dai pubblici uffici. Tutti alti funzionari di polizia, ci sono anche Francesco GratteriGiovanni LuperiVincenzo CanteriniSpartaco MortolaGilberto Caldarozzi. Come in primo grado, nessuno degli imputati è riconosciuto responsabile di specifici episodi di violenza: molte delle vittime hanno mostrato difficoltà nel riconoscere gli agenti a volto coperto. Ma dalla ricostruzione dei giudici di secondo grado appare chiara la responsabilità dei vertici per non essere intervenuti a fermare i pestaggi e per i firmatari dei verbali d’arresto e perquisizione, di aver avallato false accuse verso i 93 no global.

Nel processo di cassazione, il pg Pietro Gaeta ha chiesto la conferma delle condanne per tutti gli imputati, mentre fuori vittime e associazioni chiedono verità e giustizia.

Un processo a parte ha riguardato l’allora capo della polizia, oggi sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Gianni de Gennaro, accusato di aver istigato alla falsa testimonianza sulle violenze alla Diaz l’allora questore di Genova Francesco Colucci. De Gennaro, assolto in primo grado, ma condannato in appello a un anno e 4 mesi, viene prosciolto definitivamente da ogni accusa dalla Cassazione, che a novembre 2011, annulla la sentenza d’appello ‘perché il fatto non sussiste’.

https://twitter.com/#!/search/%23Diaz

 

10×100 anni di carcere G8 Genova 2001 non è finita: Blob e la campagna pro cassazione Diaz

 La Procura generale della Cassazione chiede che vengano confermate le assoluzioni per 13 no global appartenenti al gruppo ‘Sud ribelle’ per una serie di attività tutte riferite al G8 di Genova e al Global forum di Napoli del 2001.

In particolare, il sostituto procuratore generale Nicola Lettieri ha sollecitato ai giudici della quinta sezione penale il rigetto del ricorso della Procura di Catanzaro contro l’assoluzione accordata ai 13 imputati tra i quali Francesco Caruso e Luca Casarini dalla Corte d’Assise d’Appello di Catanzaro il 20 luglio 2010.

La Procura di Catanzaro, in Cassazione, contesta un’anomalia processuale che si sarebbe verificata con il cambio del presidente di udienza e il conseguente trasferimento del processo ad altra sezione.

Se venissero accolte le sue censure, il processo ripartirebbe da zero ma la Procura della Cassazione ritiene che la vicenda si debba chiudere con le 13 assoluzioni nei confronti di altrettanti no global accusati pesantemente di vari reati tra i quali l’associazione sovversiva, l’attentato ad organi costituzionali e l’associazione per delinquere.

L’appello alla società civile e al mondo della cultura

La gestione dell’ordine pubblico nei giorni del G8 genovese del luglio del 2001, rappresenta una ferita ancora oggi aperta nella storia recente della repubblica italiana.

Dieci anni dopo l’omicidio di Carlo Giuliani, la ‘macelleria messicana’ avvenuta nella scuola Diaz, le torture nella caserma di Bolzaneto e dalle violenze e dai pestaggi nelle strade genovesi, non solo non sono stati individuati i responsabili, ma chi gestì l’ordine pubblico a Genova ha condotto una brillante carriera, come Gianni De Gennaro, da poco nominato Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio.

Mentre lo Stato assolve se stesso da quella che Amnesty International ha definito ‘la più grande sospensione dei diritti democratici in un paese occidentale dopo la seconda guerra mondiale’,  il prossimo 13 luglio dieci persone rischiano di diventare i capri espiatori e vedersi confermare, in Cassazione, una condanna a cento anni di carcere complessivi, in nome di un reato, ‘devastazione e saccheggio’, che rappresenta uno dei tanti detriti giuridici, figli del codice penale fascista, il cosiddetto Codice Rocco.

Un reato concepito nel chiaro intento, tutto politico, di perseguire chi si opponeva al regime fascista. Oggi viene utilizzato ipotizzando una ‘compartecipazione psichica’, anche quando non sussiste associazione vera e propria tra le persone imputate. In  questo modo si lascia alla completa discrezionalità politica degli inquirenti e dei giudici il compito di decidere se applicarlo o meno.

E’ inaccettabile che, a ottant’anni di distanza, questa aberrazione giuridica rimanga nel nostro ordinamento e venga usata per condannare eventi di piazza così importanti, che hanno coinvolto centinaia di migliaia di persone, come le mobilitazioni contro il G8 a Genova nel 2001.

Non possiamo permettere che dopo dieci anni Genova finisca così, per questo facciamo appello al mondo della cultura, dello spettacolo, ai cittadini e alla società civile a far sentire la propria voce firmando questo appello che chiede l’annullamento della condanna per devastazione e saccheggio per tutti gli imputati e le imputate.

Per una battaglia che riguarda la libertà di tutte e tutti.

In occasione della cassazione per la Diaz, blob lancia la campagna 10×100

http://www.10×100.it/

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