Processo Ruby: ancora una visita fiscale per Berlusconi

Silvio-Berlusconi-reutersSarà visitato da un cardiologo, un oculista e un medico legale. Per Silvio Berlusconi, ancora una visita fiscale, la seconda da venerdì, da quando cioè si trova ricoverato nel reparto oculistico all’ospedale San Raffaele di Milano per una uveite, una infiammazione agli occhi. Il primo controllo legale è stato richiesto contestualmente al processo per i diritti tv Mediaset.

A chiedere la visita fiscale ai giudici il pm Antonio Sangermano, che insieme al procuratore aggiunto Ilda Boccassini rappresenta la pubblica accusa nel processo Ruby. I difensori del Cavaliere hanno chiesto il legittimo impedimento per l’imputato, in base a tre certificati medici provenienti dal San Raffaele. Uno di questi è stato redatto da un cardiologo e gli avvocati non hanno voluto leggerlo in aula ‘per ragioni di privacy’, consegnandone una copia ai giudici e alla procura.

I giudici si sono ritirati in camera di consiglio per decidere. Gli avvocati Niccolo’ Ghedini e Piero Longo hanno presentato anche un legittimo impedimento per loro perché sono impegnati in una riunione che si svolge stamani a Milano, alla Confcommercio in corso Venezia con inizio alle 11, nella quale alla presenza del segretario del Pdl Angelino Alfano si dovranno discutere, tra l’altro, il voto alle recenti elezioni, la nomina dei capigruppo alla Camera e al Senato e le commissioni parlamentari.

Arrivato alla riunione del Pdl, Ghedini ha reso noto che il Cavaliere è ‘sereno e combattivo come sempre. Riteniamo la sua presenza indispensabile, lo ritiene anche lui come suo diritto costituzionale’ e che ‘vuole presenziare per ascoltare la requisitoria del pm, fare dichiarazioni spontanee, poter partecipare alle arringhe dei suoi avvocati e alle fasi finali del processo’. E ha aggiunto: ‘Chiediamo soltanto – sottolinea – di poter finire questo processo in tempi normali, rispettando il diritto del cittadino e della persona malata che vuole presenziare alle udienze. Il certificato medico legale della Corte d’appello dice che non c’è impedimento assoluto ma che la situazione psicofisica non è idonea alla partecipazione al processo. È per questo che sostanzialmente ce ne siamo andati sabato’. ‘Oggi – aggiunge il legale – c’è un altro certificato medico che dà conto di un’altra problematica di patologia. Riteniamo ci debba essere un rinvio. Con la sospensione della prescrizione e un rinvio di una settimana non vediamo dove sia il problema’. Per Ghedini, ‘la domanda che bisognerebbe fare al Tribunale e alla Corte è: ‘Perché tanta fretta?’.

Il pm Antonio Sangermano ha affermato che quest’ultimo incontro ‘non ha natura politico-parlamentare in senso stretto’ e non costituisce quindi un legittimo impedimento, mentre per quanto riguarda l’impedimento medico di Berlusconi ha spiegato che ‘la documentazione medica deve essere prudentemente analizzata’ e per questo ‘chiedo una visita fiscale per valutare l’assolutezza dell’impedimento e la prognosi e, in subordine, la nomina di un consulente da parte del tribunale che analizzi la documentazione medica per chiarire in modo sereno la problematica dell’imputato’.

Nessuna traccia di sostenitori e manifestanti del Pdl fuori dal Tribunale. I militanti del partito hanno accolto l’invito del Cavaliere di permettere il tranquillo svolgimento dell’udienza. E così, il corridoio su cui si affaccia l’aula in cui si celebra l’udienza, al primo piano del Tribunale, è stato transennato. Il procuratore aggiunto Ilda Boccassini non si è presentata in aula. Ma a sorpresa davanti al tribunale si è formato un gruppetto di ‘supporter’ per lei: ‘Grazie pm Ilda Boccassini’, ‘Silvio la tua malattia è una farsa’, ‘Boccassini sei un mito, vai!’. ‘Anche io ho avuto l’uveite ma non ho chiesto il legittimo impedimento’ assicura una manifestante con tanto di cartello, altri slogan lodano l’operato dei giudici, proprio sugli scaloni dell’entrata principale di corso di Porta Vittoria. Tra i passanti c’è stato anche chi ha difeso l’ex premier perché ‘sulle malattie non si scherza’

Monti: ‘Se mi chiedono di restare? Non ho ancora riflettuto’

‘Non ho ancora riflettuto su questo argomento, ma il mio futuro politico sul quale mi sto concentrando finisce con le elezioni nella prossima primavera. Concepisco il mio inatteso impegno nella politica come di breve termine, e desidero che sia di beneficio per il mio Paese’. Così il premier Mario Monti, in un’intervista al Washington Post realizzata sabato scorso a Cernobbio, risponde ad una domanda sulle sue future ambizioni politiche.

La domanda faceva riferimento alla possibilità che si formi alle prossime elezioni una coalizione che gli chieda di restare come primo ministro: sarebbe d’accordo a rimanere? ‘Veramente non ho ancora riflettuto su questo argomento. Sono stato molto impegnato a governare il Paese in questi mesi difficili”.

‘Ovviamente – ha proseguito il premier – sono preoccupato che l’Italia torni alle vecchie politiche e che i risultati raggiunti vadano persi, ma sono speranzoso che questo non accadrà perché i politici hanno avuto tempo per riflettere e stanno lavorando sul loro rinnovamento’.

Oltre alla ‘maturazione’ dei partiti, Monti individua un altro elemento tranquillizzante per il futuro. ‘L’Italia, come altri Paesi, sta lavorando sotto le restrizioni europee, che limitano il grado di politiche immaginifiche che ogni nuovo governo o Parlamento potrebbe introdurre’.

Il presidente del consiglio oggi è alle prese con le recenti decisioni in campo economico da parte della Bce, la Bance Centrale Europea.

Per il presidente del Consiglio Mario Monti l’Italia un anno fa ‘si trovava in una situazione decisamente peggiore rispetto all’attuale: rischiavamo infatti di finire come la Grecia.

‘Le decisioni del board della Banca Centrale Europea – ha aggiunto il premier – segnano un passo avanti importante verso la governance dell’Unione Europea. Serve ad allentare la tensione sullo spread che a detta di molti, a partire dal governatore della Banca d’Italia, è drogato di almeno 200 punti rispetto ai fondamentali italiani. Naturalmente questo non risolve il problema delle riforme strutturali che il nostro paese deve attuare. Abbiamo realizzato già la riforma delle pensioni e quella sul lavoro. Siamo sulla buona strada e di questo ci danno atto tutti gli attori internazionali. Ma sbaglieremmo se pensassimo che il cammino è terminato’.

Per il premier Monti il contributo limitato a 190 miliardi di euro, con l’approvazione da parte della Corte di Berlino dell’Esm, è una buona notizia. ‘L’Italia accoglie molto positivamente la proposta della Commissione Ue di conferire alla Banca Centrale Europea i poteri di supervisore unico delle banche dell’Eurozone.’

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G8 Genova 2001: cinque condanne definitive e un nuovo processo

Ridotte dalla Cassazione le pene alla maggior parte dei no global imputati per le devastazioni del G8 di Genova 2001. La sentenza di condanna è ora diventata definitiva per cinque dei dieci imputati accusati di vandalismo. La Corte suprema ha annullato con rinvio ad altra sezione della Corte d’Appello di Genova, la pena inflitta a cinque no global, perché ci sia una nuova valutazione sul diniego dell’attenuante di ‘aver agito per suggestione di una folla in tumulto‘.

Carlo Arculeo, Antonino Valguarnera, Luca Finotti, Dario Ursino e Carlo Cuccomarino sono i cinque attivisti per i quali la Cassazione ha deciso il rinvio. La loro posizione dovrà dunque essere riesaminata. Annullata senza rinvio invece la condanna per Marina Cugnaschi, Vincenzo Vecchi, Luca Finotti e Francesco Puglisi per il solo reato di detenzione di molotov, con sconto di pena compreso tra un anno e nove mesi. Le uniche condanne confermate sono quelle di Ines Morasca (6 anni e 6 mesi) e Alberto Funaro (10 anni).

L’accusa di devastazione – Anche se alcune delle pene inflitte ai dieci no global saranno ridotte, la Cassazione ha confermato in sostanza l’accusa di devastazione e saccheggio formulata dalla magistratura genovese per i danneggiamenti provocati durante il vertice genovese del G8 2001.

‘Ho sempre sostenuto che le condanne comminate in appello per quei 10 ragazzi erano aberranti. Adesso voglio capire se è caduta l’accusa di associazione finalizzata alla devastazione e saccheggio’. Così Giuliano Giuliani, padre di Carlo Giuliani, il ragazzo ucciso a Genova durante il G8 del 2001, ha commentato la decisione della Cassazione.

‘Hanno caricato su un manipolo di ragazzi la responsabilità totale di quello che successe allora – ha detto Giuliani – e il computo delle pene fu addirittura più alto di quelle comminate per i massacri della caserma Diaz. La cosa che mi preoccupa è l’accusa di associazione: una norma del codice Rocco recuperato in un’aula di tribunale dell’Italia democratica per giustificare una cosa assurda’.

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