Tutti gli uomini di Matteo Renzi

Renzi pigliatutto: segretario del Pd #Cookednews

Una magistrale inchiesta di Franco Fracassi svela l’intreccio dei nomi che svernano all’ombra di Renzi. E c’è poco da stare allegri perchè, tra questi, ve ne sono di terribilmente inquietanti.

Quando negli anni Ottanta Michael Ledeen varcava l’ingresso del dipartimento di Stato, al numero 2401 di E Street, chiunque avesse dimestichezza con il potere di Washington sapeva che si trattava di una finta. Quello, per lo storico di Los Angeles, rappresentava solo un impiego di facciata, per nascondere il suo reale lavoro: consulente strategico per la Cia e per la Casa Bianca. Ledeen è stato la mente della strategia aggressiva nella Guerra Fredda di Ronald Reagan, è stato la mente degli squadroni della morte in Nicaragua, è stato consulente del Sismi negli anni della Strategia della tensione, è stato una delle menti della guerra al terrore promossa dall’Amministrazione Bush, oltre che teorico della guerra all’Iraq e della potenziale guerra all’Iran, è stato uno dei consulenti del ministero degli Esteri israeliano.

Oggi Michael Ledeen è una delle menti della politica estera del segretario del Partito democratico Matteo Renzi. Forse è stato anche per garantirsi la futura collaborazione di Ledeen che l’allora presidente della Provincia di Firenze si è recato nel 2007 al dipartimento di Stato Usa per un inspiegabile tour. Non è un caso che il segretario di Stato Usa John Kerry abbia più volte espresso giudizi favorevoli nei confronti di Renzi. Ma sono principalmente i neocon ad appoggiare Renzi dagli Stati Uniti. Secondo il ‘New York Post’, ammiratori del sindaco di Firenze sarebbero gli ambienti della destra repubblicana, legati alle lobby pro Israele e pro Arabia Saudita. In questa direzione vanno anche il guru economico di Renzi, Yoram Gutgeld, e il suo principale consulente politico, Marco Carrai, entrambi molti vicini a Israele. Carrai ha addirittura propri interessi in Israele, dove si occupa di venture capital e nuove tecnologie. Infine, anche il suppoter renziano Marco Bernabè ha forti legami con Tel Aviv, attraverso il fondo speculativo Wadi Ventures e, il cui padre, Franco, fino a pochi anni fa è stato arcigno custode delle dorsali telefoniche mediterranee che collegano l’Italia a Israele.

Forse aveva ragione l’ultimo cassiere dei Ds, Ugo Sposetti, quando disse: «Dietro i finanziamenti milionari a Renzi c’è Israele e la destra americana». O perfino Massimo D’Alema, che definì Renzi il terminale di «quei poteri forti che vogliono liquidare la sinistra». Dietro Renzi ci sono anche i poteri forti economici, a partire dalla Morgan Stanley, una delle banche d’affari responsabile della crisi mondiale. Davide Serra entrò in Morgan Stanley nel 2001, e fece subito carriera, scalando posizioni su posizioni, in un quinquennio che lo condusse a diventare direttore generale e capo degli analisti bancari.
La carriera del giovane broker italiano venne punteggiata di premi e riconoscimenti per le sue abilità di valutazione dei mercati. In quegli anni trascorsi dentro il gruppo statunitense, Serra iniziò a frequentare anche i grandi nomi del mondo bancario italiano, da Matteo Arpe (che ancora era in Capitalia) ad Alessandro Profumo (Unicredit), passando per l’allora gran capo di Intesa-San Paolo Corrado Passera. Nel 2006 Serra decise tuttavia che era il momento di spiccare il volo. E con il francese Eric Halet lanciò Algebris Investments.
Già nel primo anno Algebris passò da circa settecento milioni a quasi due miliardi di dollari gestiti.
 L’anno successivo Serra, con il suo hedge fund, lanciò l’attacco al colosso bancario olandese Abn Amro, compiendo la più importante scalata bancaria d’ogni tempo. Poi fu il turno del banchiere francese Antoine Bernheim a essere fatto fuori da Serra dalla presidenza di Generali, permettendo al rampante finanziere di mettere un piede in Mediobanca.

Definito dall’ex segretario Pd Pier Luigi Bersani «il bandito delle Cayman», Serra oggi ha quarantatré anni, vive nel più lussuoso quartiere di Londra (Mayfair), fa miliardi a palate scommettendo sui ribassi in Borsa (ovvero sulla crisi) ed è il principale consulente finanziario di Renzi, nonché suo grande raccoglitore di denaro, attraverso cene organizzate da Algebris e dalla sua fondazione Metropolis. E così, nell’ultimo anno il gotha dell’industria e della finanza italiane si sono schierati uno a uno dalla parte di Renzi. A cominciare da Fedele Confalonieri che, riferendosi al sindaco di Firenze, disse: «Non saranno i Fini, i Casini e gli altri leader già presenti sulla scena politica a succedere a Berlusconi, sarà un giovane». Poi venne Carlo De Benedetti, con il suo potentissimo gruppo editoriale Espresso-Repubblica («I partiti hanno perduto il contatto con la gente, lui invece quel contatto ce l’ha»). E ancora, Diego Della Valle, il numero uno di Vodafone Vittorio Colao, il fondatore di Luxottica Leonardo Del Vecchio e l’amministratore delegato Andrea Guerra, il presidente di Pirelli Marco Tronchetti Provera con la moglie Afef, l’ex direttore di Canale 5 Giorgio Gori, il patron di Eataly Oscar Farinetti, Francesco Gaetano Caltagirone, Cesare Romiti, Martina Mondadori, Barbara Berlusconi, i banchieri Fabrizio Palenzona e Claudio Costamagna, il numero uno di Assolombarda Gianfelice Rocca, il patron di Lega Coop Giuliano Poletti, Patrizio Bertelli di Prada, Fabrizio Palenzona di Unicredit, Il Monte dei Paschi di Siena, attraverso il controllo della Fondazione Montepaschi gestita dal renziano sindaco di Siena Bruno Valentini, e, soprattutto, l’amministratore delegato di Mediobanca Albert Nagel, erede di Cuccia nell’istituto di credito.

Proprio sul giornale controllato da Mediobanca, ‘Il Corriere della Sera’, da sempre schierato dalla parte dei poteri forti, è arrivato lo scoop su Monti e Napolitano, sui governi tecnici. Il Corriere ha ripreso alcuni passaggi dell’ultimo libro di Alan Friedman, altro uomo Rcs. Lo scoop ha colpito a fondo il governo Letta e aperto la strada di Palazzo Chigi a Renzi. Il defunto segretario del Psi Bettino Craxi diceva: «Guarda come si muove il Corriere e capirai dove si va a parare nella politica». Gad Lerner ha, più recentemente, detto: «Non troverete alla Leopolda i portavoce del movimento degli sfrattati, né le mille voci del Quinto Stato dei precari all’italiana. Lui (Renzi) vuole impersonare una storia di successo. Gli sfigati non fanno audience».

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Prima alla Scala fra lancio di mele e neve

Inaugurazione stagione al "Teatro alla Scala"Tra i lanci di qualche mela e sotto i primi fiocchi di neve della stagione, Milano, nel giorno di S.Ambrogio santo patrono, ha celebrato la tradizionale prima operistica al teatro La Scala. Il presidente del Consiglio Mario Monti è arrivato poco prima delle 17 accompagnato dalla moglie Elsa, entrando da un ingresso adiacente al portone principale. A poco meno di centro di metri, davanti alla sede del Comune di Milano, la protesta di un gruppo di manifestanti sotto una fitta nevicata.

Tra i politici erano già entrati nel foyer del teatro, il ministro degli Esteri Giulio Terzi, il ministro dello Sviluppo economico e Infrastrutture Corrado Passera, il presidente della Provincia di Milano Guido Podestà. Ad assistere al Lohengrin di Wagner diretto dal maestro Barenboim anche Diana Bracco, Giuseppe Sala, Francesco Saverio Borrelli e numerose personalità del cinema e dello spettacolo.

La rappresentazione è iniziata direttamente – in assenza del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano – senza l’esecuzione dell’inno di Mameli, se non in coda e a spettacolo concluso.

Alla rappresentazione hanno assistito anche il ministro dei Beni Culturali Lorenzo Ornaghi, il suo collega ai rapporti con il Parlamento Piero Giarda, il ministro dell’Economia, Vittorio Grilli, il sottosegretario allo stesso dicastero Gianfranco Polillo.

Dopo le contestazioni, con lancio di fumogeni e qualche mela, che però non ha raggiunto l’obiettivo, è rimasto in piazza della Scala soltanto uno sparuto gruppo di manifestanti che resiste stoicamente sotto una fitta nevicata. Una parte dei contestatori si è diretta per un improvvisato corteo verso la galleria Vittorio Emanuele che ha continuato a protestare contro le politiche di austerità del governo Monti.

Tra i tanti, Carla Fracci, Lapo Elkann accompagnato dall’ereditiera kazaka Goga, il ballerino Roberto Bolle, lo stilista Renato Balestra. Tra le tante bellezze anche Tea Falco, la giovane protagonista dell’ultimo film di Bernardo Bertolucci ‘Io e te’. E mentre i vip facevano il loro ingresso per assistere al Lohengrin di Wagner, fuori dalla Scala un centinaio di manifestanti hanno sfidato la neve e il freddo per contestare il governo, il lusso e gli sprechi in un momento di crisi e tassi di disoccupazione alle stelle.

I Comitati unitari di base, Cub, hanno cercato di disturbare l’arrivo degli spettatori mettendo musica pop a tutto volume, urlando slogan e lanciando frutta e ortaggi in direzione del teatro. Ma non si sono registrati incidenti. E vista la fitta nevicata, in molti si sono rifugiati alla galleria Vittorio Emanuele, dove era possibile vedere in diretta l’opera di Wagner.

Economia: accordo di produttività, no della Cgil

Orari più flessibili, telecamere in fabbrica e in ufficio, più salario in relazione alle performance. Sono alcuni dei punti dell’accordo di produttività, raggiunto da governo e parti sociali, ad eccezione della Cgil. Susanna Camusso ha ribadito la sua contrarietà verso un ‘testo sbagliato’, che ‘ridurrà i salari’. Dispiaciuto il governo. ‘Le motivazioni oggettivamente non tengono’, ha detto il ministro Corrado Passera.

I punti chiave su cui si basa l’accordo sono il rafforzamento della contrattazione di secondo livello e gli sgravi fiscali per il salario di produttività.

In concreto, per i lavoratori arriveranno cambiamenti su orari e qualifiche. Possibile il demansionamento, ma non unilaterale, con decurtazione dello stipendio e, per quanto riguarda i turni, una ridefinizione della loro distribuzione anche con modelli flessibili. Il demansionamento e la flessibilità dei turni sono due nuovi istituti contrattuali che potranno essere introdotti solo facendo ricorso alla contrattazione collettiva. Contrattazione collettiva anche ‘per le modalità attraverso cui rendere compatibile l’impiego di nuove tecnologie’, ovvero la possibilità di introdurre la video sorveglianza sui luoghi di lavoro.

Per quanto riguarda la riduzione del cuneo fiscale, sono in arrivo sgravi sui redditi fino a 40 mila euro annui lordi. Le parti sociali ‘sono consapevoli degli effetti che la contrattazione collettiva, in particolare al secondo livello, può esercitare sulla crescita della produttività’ e ‘convengono sulla necessità di condividere col governo i criteri di applicazione degli sgravi fiscali e contributivi’ per il salario di produttività.

Viene poi stabilito il doppio livello di contrattazione. Verrà depotenziato il contratto nazionale e saranno rafforzati quelli di secondo livello. In pratica le parti sociali potranno scegliere di quale secondo livello discutere: o territoriale o aziendale.

Entro il 31 dicembre 2012, la materia della rappresentanza sindacale ‘sarà disciplinata per consentire il rapido avvio della procedura per la misurazione della rappresentanza nei settori di applicazione dei contratti nazionali, in attuazione dei principi contenuti nell’accordo interconfederale del 28 giugno 2011’. Le intese dovranno prevedere ‘disposizioni efficaci per garantire l’effettività e l’esigibilità delle intese sottoscritte, il rispetto delle clausole di tregua sindacale, di prevenzione e risoluzione delle controversie collettive, le regole per prevenire i conflitti, non escludendo meccanismi sanzionatori per le organizzazioni inadempienti’.

Alcoa spenta la cella n.1124, chiude lo stabilimento di Portovesme

Spenta con un giorno di anticipo l’ultima cella dello stabilimento Alcoa di Portovesme. La fermata è avvenuta alle 6.30, con lo spegnimento della cella n.1124.

Da questa mattina, dunque, la fabbrica al centro di un’annosa vertenza è ferma. Ad annunciarlo i rappresentanti sindacali Rsu, che hanno definito quello di oggi ‘il giorno piu’ triste’.

Intanto salta la manifestazione di protesta organizzata per martedì 6 a Roma: dalla Capitale non è arrivata l’autorizzazione.

E sull’incontro del 13 è giunta in serata una nota del ministero che ha spiegato come ‘quello che il Governo intende realizzare, il 13 novembre, è un confronto a tutto campo sui problemi aperti nel Sulcis, compresi – nello specifico – quelli della filiera dell’alluminio, quindi di Eurallumina e Alcoa’. La nota ha quindi confermato che ‘come già annunciato, la delegazione ministeriale, composta dai ministri Corrado Passera e Fabrizio Barca e dal sottosegretario Claudio De Vincenti, farà tappa nella zona del Sulcis-Iglesiente poi, nel pomeriggio, si sposterà a Cagliari‘.

Dal ministero viene comunque confermato che l’obiettivo è accelerare i tempi, anche alla luce del fatto che resta sul tavolo la trattativa con fondo Klesch, alla quale si è aggiunta quella con un fondo americano e un gruppo cinese.

Troppo ‘choosy’ per il posto fisso? Ecco chi si può permettere di averne due

Riportiamo l’interessante articolo di Gianluca Iozzi pubblicato da IbTimes sui choosy di casa Fornero.

Ieri a Nichelino (Torino), il ministro del Welfare Elsa Fornero, durante un convegno dedicato alle riforme, riferendosi alla situazione lavorativa precaria dei giovani ha commentato: “Non bisogna mai essere troppo “choosy” (schizzinosi, ndr), meglio prendere la prima offerta e poi vedere da dentro e non aspettare il posto ideale”.

Immediatamente sono partite le proteste da parte dei presenti al convegno.

Ma c’è un piccolo dettaglio in questa storia che merita di essere messo in luce: Silvia Deaglio, figlia dell’attuale ministro del Welfare,  si è laureata brillantemente in Medicina a 24 anni, oncologa a 28 e in più ha conseguito un dottorato in genetica umana a 32 anni.

Ora, nulla da dire sulla sua carriera universitaria, ma qualcosa da dire c’è invece sul fatto che possiede ben due posti fissi: uno come professore associato di genetica medica, alla facoltà di Medicina dell’Università di Torino, e un altro come responsabile della ricerca alla Hugef, fondazione che si occupa di genetica, genomica e proteomica umana.

Notare che all’università di Torino insegna il ministro Fornero. Inoltre alcune ricerche della Deaglio sono state finanziata dalla Compagnia di Sanpaolo (la fondazione che controlla banca Intesa Sanpaolo), dove sua madre ha ricoperto la carica di vicepresidente nel periodo 2008-2010.  Come se non bastasse è stata anche vicepresidente del consiglio di sorveglianza di Intesa tra il 2010 e il 2011.

Ma nell’istituto di credito dal 2002 al 2011 ha ricoperto la carica di amministratore delegato Corrado Passera, attuale ministro dello Sviluppo economico nella squadra di Monti. Semplici coincidenze?

Il ministro del Lavoro ha subito smentito il fatto che la figlia abbia due lavori, attualmente è soltanto docente universitario, e in quanto tale pagata dall’ateneo. Per quanto riguarda la ricerca il ministro chiarisce che la retribuzione proviene da un fondo internazionale.

Un altro esempio di onestà intellettuale l’ha dato il premier Mario Monti quando mesi fa alla trasmissione televisiva Matrix andata in onda su canale 5 disse: “I giovani devono abituarsi all’idea che non avranno un posto fisso per tutta la vita. Del resto, diciamo la verità, che monotonia un posto fisso per tutta la vita. È più bello cambiare e accettare nuove sfide purché siano in condizioni accettabili. E questo vuol dire che bisogna tutelare un po’ meno chi oggi è ipertutelato e tutelare un po’ di più chi oggi è quasi schiavo nel mercato del lavoro o proprio non riesce a entrarci”.

Intanto però il figlio del premier, Giovanni Monti, nel 2009 è stato assunto in Parmalat da Enrico Bondi (attuale candidato alla supervisione della spending review e amministratore delegato dell’azienda di Tanzi dal 2005 al 2011) con la carica di responsabile per lo sviluppo del business, ma a febbraio 2012 è stato licenziato. Cosa non si fa per i propri figli, e gli amici non si scordano mai. Infatti attualmente Bondi è il candidato favorito a ricoprire la carica di supervisore ai tagli da effettuare al bilancio statale secondo il Monti-pensiero.

Che dire invece di Giorgio Peluso, 42 anni, figlio del ministro dell’Interno, Anna Maria Cancellieri, che non molto tempo fa disse che “noi italiani siamo fermi al posto fisso nella stessa città a fianco di mamma e papà”.

Ebbene da precoce direttore di Unicredit, è stato promosso a direttore generale di Fondiaria Sai, la compagnia dei Ligresti zavorrata da oltre 2 miliardi di debiti. Ma il figlio del ministro intanto guadagna 500 mila euro l’anno, ed ha un posto fisso.

Dunque qualcosa non quadra, perché se i tecnici ci dicono che il posto fisso dobbiamo scordarcelo, altrettanto non sembra per i loro figli.

Fonti: Corriere della Sera, Panorama, Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, Intesa San Paolo

Fiat e il comunicato congiunto con il Governo

La Fiat salvaguarderà la sua presenza in Italia, ma investirà quando riterrà sia ‘il momento più idoneo’, alla ripresa del mercato europeo dell’auto.   E’ il solo impegno che i vertici del Lingotto, il presidente John Elkann e l’amministratore delegato Sergio Marchionne, hanno assunto nell’incontro fiume a Palazzo Chigi, durato più di 5 ore, con il premier Mario Monti e i ministri Elsa Fornero e Corrado Passera.

Il vertice si è concluso con un comunicato congiunto. Un accordo tra le parti che però lasciano  scettici invece i sindacati, che segnalano l’assenza di impegni precisi sul futuro dei lavoratori del gruppo. La Fiom, che aveva definito ‘un ricatto’ il progetto di investimenti promesso da Marchionne ed ora cancellato, auspica che il governo convochi al più presto anche i sindacati.

‘Quando un imprenditore dice ‘o fate come dico io o me ne vado’ quello non è solo un ricatto ai lavoratori, ma all’intero Paese e agli imprenditori’. Lo dice all’incontro dell’Idv il leader Fiom Maurizio Landini. Quanto alla querelle tra l’AD di Fiat e il ministro Passera, osserva: ‘Marchionne aveva detto che lui non discuteva il piano industriale perché tanto non prendeva soldi pubblici. E, invece, i soldi pubblici è andato a prenderli all’estero’.

L’incontro tra il Governo e il gruppo Fiat si è svolto a Palazzo Chigi. Per il Governo erano presenti il Presidente del Consiglio Mario Monti, i Ministri Corrado Passera, Elsa Fornero, Fabrizio Barca e il Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio Antonio Catricalà. Per il gruppo Fiat erano presenti il presidente John Elkann e l’amministratore delegato Sergio Marchionne.

Fiat ha illustrato le proprie stime sull’andamento del mercato automobilistico italiano e internazionale e le prospettive strategiche di sviluppo futuro del gruppo, concentrandosi in particolare su quelle che possono derivare dall’integrazione delle piattaforme di Chrysler e Fiat. Particolare riferimento è stato fatto ai 5 miliardi di investimento realizzato in Italia negli ultimi tre anni. Da Fiat è stato espresso apprezzamento per l’azione del Governo che ha giovato alla credibilità dell’Italia e ha posto le premesse, attraverso le riforme strutturali, per il miglioramento della competitività, oltre che per un cambiamento di mentalità idoneo a favorire la crescita.

I vertici di Fiat hanno quindi manifestato l’impegno a salvaguardare la presenza industriale del gruppo in Italia, anche grazie alla sicurezza finanziaria che deriva soprattutto dalle attività extraeuropee. In questa prospettiva, Fiat è intenzionata a riorientare il proprio modello di business in Italia in una logica che privilegi l’export, in particolare extra-europeo. Il gruppo inoltre ha manifestato piena disponibilità a valorizzare le competenze e le professionalità peculiari delle proprie strutture italiane, quali ad esempio l’attività di ricerca e innovazione. Fiat ha inoltre confermato la strategia dell’azienda a investire in Italia, nel momento idoneo, nello sviluppo di nuovi prodotti per approfittare pienamente della ripresa del mercato europeo. Il Governo ha apprezzato i risultati che Fiat sta conseguendo a livello internazionale e l’impegno assunto nel corso della riunione a essere parte attiva dello sforzo che il Paese sta portando avanti per superare questa difficile fase economica e finanziaria.

Tra le ipotesi prese in considerazione al vertice di Palazzo Chigi la cassa integrazione in deroga per evitare di licenziare i lavoratori e mantenere aperti i quattro stabilimenti della Fiat, Mirafiori, Pomigliano, Cassino e Melfi. Ma non solo. La defiscalizzazione degli investimenti in ricerca e sviluppo, chiaramente destinata a tutta l’industria, e misure che intervengano sul caro carburanti e Rc auto, in modo da sconfiggere la disaffezione all’auto che negli ultimi cinque anni hanno portato alla perdita netta di 1 milione di immatricolazioni.

Al termine della riunione, Governo e Fiat hanno concordato di impegnarsi per assicurare nelle prossime settimane un lavoro congiunto, ‘utile a determinare requisiti e condizioni per il rafforzamento della capacità competitiva dell’azienda -come si legge nella nota comune. In particolare, un apposito gruppo di lavoro sarà costituito presso il MISE per individuare gli strumenti per rafforzare ulteriormente le strategie di export del settore automotive’.

http://www.sviluppoeconomico.gov.it/
https://cookednews.wordpress.com/2012/09/22/marchionne-la-fiat-sta-bene-pomeriggio-faccia-a-faccia-con-monti/
https://cookednews.wordpress.com/2012/09/15/fiat-dice-stop-a-fabbrica-italia-ministro-dello-sviluppo-bisogna-fare-chiarezza/

Marchionne: ‘La Fiat sta bene’. Pomeriggio faccia a faccia con Monti

 ‘La Fiat sta bene’. Così Sergio Marchionne, amministratore delegato del Lingotto, a poche ore dal faccia a faccia con Mario Monti a Palazzo Chigi sul futuro della Fiat in Italia. Il premier e il numero uno del Lingotto si vedranno alle 16. La riunione, molto attesa, è stata convocata dal governo dopo la retromarcia di Torino sul piano Fabbrica Italia.

La secca risposta dell’ad Fiat arriva dal Campus ‘Luigi Einaudi‘ dove l’amministratore delegato è andato insieme a John Elkann e  il rettore dell’Università di Torino Ezio Pelizzetti per l’inaugurazione di oggi.

Monti, con i ministri del Elsa Fornero (Lavoro) e Corrado Passera (Sviluppo economico), da Marchionne e dal presidente John Elkann si aspettano chiarezza sugli impegni del gruppo, con un ‘quadro aggiornato’ sulle strategie. Una richiesta cui i vertici del Lingotto risponderanno probabilmente anche con alcune richieste, dal sostegno europeo all’industria dell’auto alla competitività del Paese. E alla vigilia dell’incontro Marchionne ha lanciato un messaggio chiaro: in Brasile la Fiat va bene perché il governo aiuta le case automobilistiche, mentre in Europa questo non è possibile perché vietato dalle regole Ue. Un chiarimento rispetto anche alla somma di 20 miliardi annunciata insieme a Fabbrica Italia e al passo indietro fatto a proposito dell’investimento.

La convocazione del governo – una settimana dopo l’annuncio del Lingotto sul superamento di Fabbrica Italia – è arrivata dopo giorni di pressing su più fronti, dai partiti ai sindacati, tutti preoccupati per un futuro addio all’Italia. Per fine ottobre infatti sarà svelato il nuovo piano su prodotti e stabilimenti, aggiornato al contesto attuale di crisi profonda del mercato soprattutto in Europa, con molti costruttori costretti a rivedere i progetti futuri. Una situazione difficile che ha spinto la Fiat a correre ai ripari, cercando una nuova strategia per affrontare la lotta tutti contro tutti, nella battaglia per la sopravvivenza tra le grandi case europee.

http://www.fiat.it/
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Vauro e ‘la ministra squillo’: sul Manifesto la vignetta della Fornero che aspetta la telefonata di Marchionne

‘Una vignetta vergognosa’: così il ministro del Lavoro, Elsa Fornero, ha definito la vignetta  di Vauro sul Manifesto dal titolo: ‘La ministra squillo che la ritrae in abiti succinti. 

La vignetta di Vauro ironizza sulla vicenda Fiat e l’attesa telefonata tra il ministro e Sergio Marchionne, in riferimento alle affermazioni di Fornero che lunedì aveva detto di attendere una telefonata dall’a.d. di Fiat.

‘Voglio dire solo una cosa – ha detto il ministro del Lavoro entrando al Cnel per la presentazione del rapporto sul lavoro, circondata dai cronisti che le chiedevano se il governo avesse convocato i vertici Fiat – trovo vergognosa la vignetta di Vauro sul Manifesto, che denota il maschilismo persistente, volgare e inaccettabile, di alcuni uomini. Sono insulti che respingo al mittente’.

Dalla homepage del quotidiano comunista: ‘ Elsa Fornero se la prende con Vauro  Ma non risponde su Marchionne. La ministra attacca il Manifesto per la vignetta pubblicata oggi: ‘Sessisti, vergognatevi’. Sui social network molti si ribellano alle accuse lanciate da Fornero. La nostra risposta la trovate domani in edicola’.

Dopo l’incontro a Palazzo Chigi con l’ad di Fiat Sergio Marchionne che si terrà sabato prossimo, si dovrà aprire una vera trattativa e un tavolo con le parti sociali. A chiederlo sono Susanna Camusso, leader della Cgil e Maurizio Landini, segretario della Fiom all’indomani dell’annuncio dell’incontro tra il numero uno del Lingotto e il presidente del Consiglio Mario Monti sul futuro della Fiat.

Il ‘governo ha il dovere di chiedere quale è la realtà’, ha sottolineato poi Camusso a Radio Anch’io.’Il piano che la Fiat aveva annunciato, è sparito, non c’è più e l’azienda oggi deve dirci che intenzioni ha. Il Paese deve sapere cosa fanno le grandi imprese del suo Paese. La cancelliera Merkel convocò Opel e disse che non andava bene. Marchionne ci dica la verità in modo che il Paese possa poi regolarsi così si prendono le contromisure’. L’appuntamento di sabato prossimo e il fatto che il premier si sia interessato in prima persona, ‘è importante e giusto perché il presidente del consiglio rappresenta il governo nella sua interezza e nella sua resposanbilità. Penso anche che sarebbe giusto che ci sia un tavolo con le parti sociali’, ha detto Camusso.

Landini, dal canto suo, ha dichiarato: ‘Penso che ci sia bisogno di coinvolgere anche le organizzazioni sindacali e mi auguro che quello non sia un incontro conclusivo ma un incontro che apra una vera discussione, una vera trattativa con la Fiat ed anche con i sindacati’. Ad affermarlo Maurizio Landini, segretario della Fiom, intervistato al Gr3, sull’incontro che si terrà sabato tra il governo e l’ad del Lingotto, Sergio Marchionne.

Sul fatto che sia coinvolto in prima persona il premier Monti, il segretario della Fiom ha poi commentato: ‘Credo che questo sia un fatto importante perché siamo di fronte ad una questione nazionale e cioè se si continua ad avere un’industria automobilistica nel nostro paese. Però di incontri con promesse ne sono stati fatti tanti, c’è bisogno di cambiare, sarebbe necessario aprire un vero confronto che coinvolga anche le parti sociali ed occorre ripristinare la democrazia e la libertà negli stabilimenti Fiat’.

Sabato Marchionne sarò ricevuto da Monti, con i ministri Elsa Fornero e Corrado Passera. Mentre il presidente di Fiat, John Elkann, assicura che la famiglia Agnelli è in sintonia con quanto sta facendo l’Ad del Lingotto. Per ora i toni scelti dal governo nei confronti della Fiat sono tutt’altro che ultimativi. Ovviamente, la speranza è che il gruppo ‘resti in Italia’, ma la parola d’ordine tra i soggetti coinvolti nel dossier è ‘ascolto’. Il premier e i ministri dello Sviluppo e del Lavoro – è la linea concordata – per ora vogliono solo ‘capire le intenzioni del Lingotto’.

E da palazzo Chigi respingono le prime letture date dell’incontro, in cui si parla di ‘pressing di Monti’ verso l’azienda: ‘Non è così, non è questo l’atteggiamento con cui riceveremo Marchionne’.

Gli stabilimenti Fiat in Italia sono dodici: Stabilimento Alfa Romeo di AreseStabilimento Fiat di CassinoElasisStabilimento Lancia di ChivassoLingottoStabilimento Fiat di MelfiFiat MirafioriStabilimento Alfa Romeo di Pomigliano d’ArcoStabilimento Alfa Romeo del PortelloFiat RivaltaStabilimento Sevel Val di SangroStabilimento Fiat di Termini Imerese. Gli altri sono tutti all’estero: Polonia, Ungheria, e Messico sono soltanto alcune nazioni che ospitano la produzione Fiat fuori dai confini italiani.

http://www.ilmanifesto.it/
http://www.fiat.it/

Fiat dice stop a Fabbrica Italia, Ministro dello Sviluppo: ‘Bisogna fare chiarezza’

Auto: Fiat dice stop alla ‘Fabbrica Italia’. ‘Le cose sono profondamente cambiate’. Il gruppo automobilistico annuncia l’idea di abbandonare il progetto: ‘Impossibile farci riferimento. Il mercato dell’auto in Europa è entrato in una grave crisi e quello italiano è crollato ai livelli degli anni Settanta’. E precisa: ‘Non era un impegno assoluto, ma un’iniziativa del tutto autonoma che non prevedeva incentivi pubblici’. Le cose, da quando Fiat ha annunciato il progetto Fabbrica Italia, sono ‘profondamente cambiate’, quindi ‘è impossibile’ farvi riferimento. Lo precisa il gruppo automobilistico, dopo dichiarazioni di ‘alcuni esponenti del mondo politico e sindacale’, preoccupati per il futuro del progetto.

‘Da quando Fabbrica Italia è stata annunciata nell’aprile 2010 – afferma Fiat – le cose sono profondamente cambiate. Il mercato dell’auto in Europa è entrato in una grave crisi e quello italiano è crollato ai livelli degli anni Settanta. E’ quindi impossibile fare riferimento ad un progetto nato due anni e mezzo fa. E’ necessario che il piano prodotti e i relativi investimenti siano oggetto di costante revisione per adeguarli all’andamento dei mercati’.

Fiat ricorda che ‘con un comunicato emesso il 27 ottobre 2011 aveva annunciato che non avrebbe più utilizzato la dizione Fabbrica Italia, perché molti l’avevano interpretata come un impegno assoluto dell’azienda, mentre invece si trattava di una iniziativa del tutto autonoma che non prevedeva tra l’altro alcun incentivo pubblico’.

‘È urgente fare chiarezza al più presto al mercato e agli italiani’. Lo ha sottolineato il ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera, a margine di un convegno parlando del caso Fiat.’È chiaro – ha aggiunto Passera – che non è pensabile che la politica possa sostituirsi alle scelte del mercato’, tuttavia, ha spiegato il ministro, ‘vogliamo capire fino in fondo le implicazioni di una serie di annunci che si sono susseguiti e che non permettono di capire la strategia che l’azienda ha sull’Italia’.

Il ministro dello Sviluppo economico ha messo in evidenza come comunque da parte del governo sul caso ci sia ‘massima attenzione che non significa una telecronaca dei contatti e degli incontri perché parliamo di un’azienda quotata’.

Dopo le precisazioni del Lingotto su ‘Fabbrica Italia, c’è apprensione per il destino degli stabilimenti. Il governo chiede chiarimenti. E il patron della Tod’s Diego Della Valle attacca l’ad: ‘Il problema di Fiat sono i suoi azionisti di riferimento e il suo amministratore delegato. Da loro scelte sbagliate’. Replica il presidente della Ferrari: ‘Parole inaccettabili’. Per Romiti: ‘Azienda che interrompe la progettazione è destinata a morire’.

‘Fabbrica Italia’ era considerato un marchio garanzia. E ora che Fiat l’ha archiviato ufficialmente, insieme alle polemiche sulle scelte industriali del Lingotto, torna a salire la preoccupazione per il destino degli stabilimenti italiani. I sindacati alzano la voce e chiedono un intervento del governo. Il patron della Tod’s, Diego Della Valle, attacca: ‘il vero problema di Fiat sono i suoi azionisti di riferimento e il suo amministratore delegato. Sono loro che stanno facendo le scelte sbagliate o, peggio ancora, le scelte più convenienti per loro e i loro obiettivi, senza minimamente curarsi degli interessi e delle necessità del Paese‘.

Un Paese, continua Della Valle, che ‘alla Fiat ha dato tanto, tantissimo, sicuramente troppo. Pertanto non cerchino nessun capro espiatorio, perché sarà solo loro la responsabilità di quello che faranno e di tutte le conseguenze che ne deriveranno’. Per il patron di Tod’s ‘è bene comunque che questi ‘furbetti cosmopoliti’ sappiano che gli imprenditori italiani seri, che vivono veramente di concorrenza e competitività, che rispettano i propri lavoratori e sono orgogliosi di essere italiani, non vogliono in nessun modo essere accomunati a persone come loro’.

A replicare alle parole di Della Valle ci pensa Luca Cordero di Montezemolo, presidente della Ferrari e membro del Cda di Fiat. ‘Espressioni come quelle usate da Diego sono assolutamente inaccettabili e non dovrebbero mai far parte di una dialettica tra imprenditori. Di tutto abbiamo bisogno in questo momento – aggiunge Montezemolo -, ma non di polemiche che non appartengono alla cultura imprenditoriale e che fanno male al Paese’.

Secondo Cesare Romiti, ex presidente e ad di Fiat ‘quando un’azienda automobilistica interrompe la progettazione vuol dire che è destinata a morire’. Commentando le dichiarazioni di Della Valle, Romiti dice all’Adnkronos: ‘Uno dei principali colpevoli è il sindacato assente che, tranne la Fiom, non hanno fatto nulla’ per contrastare le scelte del management.

Il fantasma che aleggia è l’ipotesi che Fiat possa scegliere la strada di un progressivo ma inesorabile disimpegno dal mercato europeo e, quindi, da Torino e dal resto d’Italia.

Alcoa: slitta a novembre la chiusura. Gli operai in protesta ‘Noi da qui non ce ne andiamo’

Slitta al primo novembre la procedura di spegnimento dell’impianto Alcoa di Portovesme. Lo comunica l’azienda al termine dell’incontro al Ministero dello Sviluppo economico, sottolineando in una nota che l’impianto sarà ‘definitivamente chiuso entro il 30 novembre’. Nel comunicato, Alcoa afferma che la fabbrica sarda sarà comunque mantenuta in ‘condizioni tali da poter essere riavviata da un altro operatore per un anno’.

Inoltre, conferma che ‘continuerà a essere disponibile a discutere la vendita della fabbrica’, ma aggiunge che ‘finora non ha ricevuto alcuna manifestazione di interesse percorribile o differente rispetto a quelle considerate durante l’intero processo di vendita’. Nel comunicato si legge anche che ‘è essenziale che il processo di spegnimento sia condotto in modo ordinato e tempestivo’ per ‘mantenere le operazioni sotto controllo e garantire la sicurezza dei dipendenti, della comunità locale e dell’ambiente’. Dopo una giornata di scontri, di tensione e di feriti, c’e’ dunque una schiarita per Alcoa.

Slitterà infatti la procedura di spegnimento dello stabilimento Alcoa di Portovesme, e la fonderia resterà operativa per tutto il mese di novembre, invece che fino al 15 ottobre. Il ministero ha sollecitato i soggetti imprenditoriali che ‘hanno manifestato interesse per l’acquisizione dell’impianto Alcoa di Portovesme ad avviare in tempi brevi le negoziazioni’ con la multinazionale produttrice di alluminio.

Una prima schiarita si era avuta, ieri, qualche ora prima, quando il ministro dello Sviluppo, Corrado Passera, aveva rivelato di ‘non aver mai pensato che Alcoa fosse un caso impossibile. Faremo molta pressione sui due gruppi che hanno manifestato interesse le svizzere GlencoreKlesch, ma lavoriamo in parallelo su tutto quello che può dare sviluppo al Sulcis‘, ha poi aggiunto il ministro, mentre i sindacati in mediazione con il governo, stavano ragionando sul rallentamento di una settimana della procedura di spegnimento dell’impianto Alcoa.

A Roma ieri si è registrata alta tensione durante il corteo degli operai, e almeno un manifestante e 14 agenti sono rimasti feriti. Petardi e fumogeni esplosi, slogan contro il governo, contestazioni pesanti all’esponente del Pd Fassina nonché tentativi di sfondare il cordone delle forze dell’ordine hanno scandito la manifestazione partita da piazza della Repubblica per scongiurare la chiusura dello stabilimento siderurgico. L’operaio ha riportato un trauma al ginocchio: medicato sul posto dai sanitari del 118 ha rifiutato il trasporto in ospedale. Quattordici i feriti registrati tra le forze dell’ordine: tre carabinieri, un uomo della Gdf e 10 poliziotti.

Dopo il corteo tutti i lavoratori, circa 500, hanno svolto un sit-in all’ingresso del ministero dello Sviluppo economico in via Molise. In via di San Basilio, adiacente alla sede del ministero, c’è stato un tentativo di sfondamento da parte degli operai del cordone della polizia. La protesta dei lavoratori è ripresa in serata nelle strade di Roma dopo la comunicazione dell’esito dell’incontro al ministero. ‘Noi da qui non ce ne andiamo’, hanno urlato in direzione del ministero dove le forze dell’ordine in tenuta antisomossa sono tornate a rafforzare la barriera all’ingresso al dicastero.

Intanto a Olbia in centinaia dalla Alcoa stanno occupando un traghetto in segno di protesta. ‘Per ora non scendiamo dalla nave, non ci fermeremo e faremo tutte le azioni necessarie per evitare la chiusura degli impianti di Portovesme’. Con queste parole d’ordine 350 lavoratori dell’Alcoa hanno occupato il traghetto Tirrenia che li trasportava da Civitavecchia ad Olbia.

Gli operai, reduci dalla manifestazione di ieri a Roma, si sono rifiutati di scendere dalla nave e protestano rumorosamente battendo in terra gli elmetti. I rappresentanti sindacali confermano che la protesta odierna degli operai è causata dal risultato negativo del vertice di ieri a Roma, al Ministero dello Sviluppo Economico. Secondo i sindacati, visto il ritmo delle procedure di spegnimento delle celle produttive, da qui al prossimo primo novembre l’impianto di Portovesme per la produzione di alluminio, sarà fermo. Gli operai dicono ‘Pronti a una manifestazione al giorno‘.

https://cookednews.wordpress.com/2012/09/10/alcoa-gli-operai-manifestano-a-roma-atteso-incontro-con-il-ministro-dello-sviluppo/
https://cookednews.wordpress.com/2012/08/27/vertenza-sulcis-prima-notte-di-lotta-e-assemblea-per-gli-operai-del-carbone-dobbiamo-tenere-la-miniera-viva/

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