Arriva in Italia il dio del fuoco ‘Prometheus’, nuovo lavoro del regista Ridley Scott

Arriva domani nei cinema italiani il film ‘Prometheus, che segna il ritorno alla fantascienza del regista britannico Ridley Scott, 33 anni fa reinventò il genere con ‘Alien. Con questa pellicola, che arriva in Italia dopo aver incassato quasi 380 milioni di dollari nel mondo, Scott racconta il viaggio di una squadra di esploratori che scopre un indizio sulle origini dell’umanità e, a bordo della nave Prometheus, arriva fino alle profondità più oscure dell’Universo, alla ricerca di segreti e rivelazioni sulla razza umana che porteranno però l’equipaggio a una battaglia durissima con creature misteriose e mostri, in cui in gioco c’è la distruzione della Terra stessa.

Charlize Theron at the Meteor Ireland Music Aw...

Charlize Theron at the Meteor Ireland Music Awards, 2008 (Photo credit: Wikipedia)

‘Abbiamo chiamato il film ‘Prometheus’ perché la metafora centrale della pellicola riguarda il Titano greco Prometeo, che sfidò gli dei dando agli esseri umani il dono del fuoco, azione per cui venne orribilmente punito – ha spiegato il regista di Blade Runner Ridley Scott. Quando si parla del mito legato al titolo del film, stiamo affrontando il rapporto dell’umanità con gli dei, gli esseri che ci hanno creato, e quello che succede quando li sfidiamo’.

Sulla sua nave spaziale Scott ha fatto salire questa volta Charlize Theron, Noomi Rapace e Michael Fassbender, nel ruolo di un androide. Il regista da anni voleva tornare al genere, anche se secondo lui ‘negli ultimi decenni si è abusato dell’azione, dei mostri e della fantascienza’.

Ci è arrivato creando una vera e propria mitologia nuova in cui svolgere la storia: ‘L’appassionato riconoscerà dei filamenti del DNA di Alien, ma le idee affrontate in questa pellicola sono uniche, approfondite e provocatorie’ ha affermato Scott, che nel film tocca temi come l’origine della specie e l’eterno scontro tra scienza e fede.

 

 

Cinema, Vin Diesel e la caccia alle streghe: il protagonista di Fast&Furious rivela ‘Il 6 sarà sulla Appia Antica’

(Paul WalkerDwayne The Rock Johnson, and Vin Diesel in the latest Fast & Furious 6 set pic! – Team PW)

Lo conosciamo tutti per il suo modo di guidare un po’ sopra le righe. E’ protagonista di tutti i Fast and Furious finora messi in circolazione. Si aspetta il sesto della serie più veloce del mondo. Stiamo parlando di Vin Diesel e del suo nuovo ruolo di cacciatore di streghe in The Last Witch Hunter.

Vin Diesel è al momento un attore molto impegnato in quanto ha appena terminato le riprese del nuovo film su Riddick e comincia a prepararsi per il prossimo episodio della franchise The Fast and the Furious. Potrebbe però trovare tempo ed energie per un ruolo da protagonista in The Last Witch Hunter, una pellicola sceneggiata da Cory Goodman che verrà diretta da Breck Eisner.

Hollywood da qualche anno ha intensificato una certa attitudine, da sempre esistita fra i vari studios: copiare i progetti e sfruttare al massimo le mode del momento e uno dei sottogeneri che ha parecchio successo di pubblico e quello che si lascia contagiare più facilmente, e anche piacevolmente è il genere fantasy, con favole e figure storiche o fiabesche e un buon ingrediente di action.

Biancaneve e il Cacciatore, Van HelsingHansel and Gretel: Witch Hunters o La leggenda del cacciatore di vampiri sono tutti esempi di questo trend hollywoodiano al quale mira aggiungersi in un futuro non troppo lontano, anche il cacciatore di streghe interpretato da Vin Diesel.

La trama, come spesso accade in questi lungometraggi, è poco più di un pretesto: il personaggio interpretato da Diesel è uno degli ultimi veri cacciatori di streghe e proviene da una lunga tradizione tramandata da maestro ad allievo. Quando un gruppo numeroso di streghe e maghi si riunirà con intenti malvagi, il cacciatore sarà l’unico ostacolo ai loro piani.

Quel che conta in progetti come questi non è certo avere uno script brillante: serve un protagonista capace di gestire azione e recitare qualche battuta, un regista abile nel girare gli scontri e sicuramente, un roboante reparto di effetti speciali e poco più.

Viste le non ottime credenziali di sceneggiatore e regista, in questo caso tutto potrebbe gravare sull’efficacia di Vin Diesel e sulla potenza degli sfx, staremo a vedere i futuri sviluppi di The Last Witch Hunter.

Critiche a parte, dettate anche da gusti un po’ settoriali, dove sarà ambientato il prossimo Fast&Furious? E’ lo stesso Vin Diesel che durante un’intervista italiana rivela la via Appia Antica, come uno dei percorsi perfetti per il sesto film della serie.

FAST 6 a Roma quindi. La clamorosa rivelazione della star hollywoodiana è che l’Appia Antica potrebbe proprio essere la cornice ideale per una scena dell’ ultimo capitolo della saga di Dom Toretto e soci e arriva proprio all’indomani del no alla Capitale a circuito di Formula Uno. Che Roma abbia perso i motori della F1? Niente paura, ci penserà il cinema e Vin Diesel insieme a Paul WalkerDwayne The Rock Johnson con l’ultimo Fast & Furious 6 a far ‘rombare’ la Capitale.

Il più simpatico e disponibile degli attori di Hollywood, intervistato da Gianluca Meola in occasione del lancio del quinto capitolo della fortunata serie di ‘Fast & Furious’, ha svelato una clamorosa anteprima al giornalista che gli chiedeva di portare i motori della saga di Fast nella Capitale per consolarla dalla perdita del circuito di F1.

La star ha risposto ‘Adesso ti dico una cosa… Stiamo pensando di girare qui una delle scene della sesta parte di Fast&Furious, qualcosa di spettacolare su una delle strade di Roma Antica, l’ Appia.’

Questo sesto capitolo vede anche il ritorno di Michelle Rodriguez e la probabile (ma ancora non confermata in maniera ufficiale) presenza della cantante Rihanna, che sembra potrebbe impersonare il ruolo della cattiva di turno.

E se l’uscita del sesto episodio della saga più veloce al mondo è prevista per il 2013, con qualche indiscrezione che lo da in Germania, è già pronto il 7, in uscita a Giugno 2015.

Su Twitter: #Fast6

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Cinema: just Married per la ‘Gossip girl’ Blake Lively e l’attore Ryan Reynolds

 La ‘Gossip girl’ Blake Lively ha messo la testa a posto e ha sposato a sorpresa il collega Ryan Reynolds, ex marito di Scarlett Johansson conosciuto sul set di ‘Lanterna Verde’ (2011).

La 25enne bionda attrice, che in Italia vedremo a breve nelle scene hot dell’ultimo film di Oliver Stone ‘Le belve’ (Savages), ha detto sì al 35enne Reynolds, che frequenta da un anno, nel corso di una cerimonia privata ieri sera nella chiesa Boone Hall Plantation a Mt. Pleasant, nella Carolina del Sud, secondo quanto riferito da People.

Al ricevimento, che si è svolto in un tendone bianco, hanno partecipato amici intimi e la star di ‘Florence and the Machine‘, Florence Welch, cara amica della sposa, che ha cantato tre pezzi prima che un dj set desse inizio alla festa. Una torta speciale è stata inoltre trasportata direttamente dalla Virginia. Si tratta del primo matrimonio per Lively, che è stata fidanzata per tre anni, dal 2007 al 2010, con l’attore Penn Badgley, suo collega sul set della serie televisiva Gossip Girl e ha avuto un flirt di alcuni mesi l’anno scorso con Leonardo di Caprio.

Secondo alcune indiscrezioni provenienti dalla Rete, la prossima serie di ‘Gossip girl’ alla quale parteciperà la Lively è prevista per il prossimo mese di ottobre, l’8 per essere precisi e sarà la sesta stagione del telefilm americano. Su Internet corre già il trailer.

Venezia Mostra del Cinema -3: in gara per il Leone d’Oro Marco Bellocchio con la ‘Bella addormentata’

A tre giorni dalla conclusione della Mostra del Cinema di Venezia, oggi scendono nell’arena del concorso principale, il secondo film italiano in gara per il Leone d’Oro, ‘Bella addormentata’ di Marco Bellocchio, e ‘Spring Breakers’ di Harmony Korine, annunciato come uno dei titoli ‘caldi’ di questa edizione e gia’ applaudito ieri sera nella proiezione in anteprima per la stampa.

Nel film del regista italiano, premiato lo scorso anno a Venezia con il Leone d’Oro alla Carriera, l’azione si svolge, in vari luoghi d’Italia, negli ultimi sei giorni di Eluana Englaro, la cui vicenda resta sullo sfondo. Personaggi di diverse fedi ed ideologie si collegano emotivamente al dibattito sul fine vita nato intorno alla vicenda della ragazza da anni in stato vegetativo. Nel cast Toni Servillo (che con due film in concorso è già entrato nel toto-Leoni come favorito per la Coppa Volpi maschile), Isabelle Huppert, Alba Rohrwacher, Michele Riondino, Maya Sansa, Pier Giorgio Bellocchio e Brando Placido.

Protagoniste del film di Korine le teen idols divenute famose nel ‘Disney Club’, Selena Gomez, Vanessa Hudgens e Ashley Benson, nelle vesti di un gruppo di ragazze costantemente ubriache, drogate e coinvolte in festini a luci rosse da un pusher interpretato da James Franco.

Fuori concorso viene invece presentato ‘O Gebo e a Sombra’ del maestro portoghese ultracentenario Manoel De Oliveira, tratto dall’omonima opera di Raul Brandao e interpretato da Claudia Cardinale, Michael Lonsdale e Jeanne Moreau.

Intanto riparte la carriera di Kim Ki-duk, dopo due lavori molto piccoli e personali come Arirang e Amen, con un film che riprende il discorso lasciato in sospeso dopo Dream e il grave incidente sul set che lo ha spinto alla parentesi contemplativa. Pietà è stato accolto dagli applausi dei giornalisti di Venezia 69, e lo stesso Kim sembra molto fiero del suo lavoro.

Nel mio film intendo mostrare il vero volto del denaro, che in sé non è condannabile. Ciò che è condannabile è l’uso perverso che se ne fa”, spiega. Pietà è la storia di un uomo (Lee Jung-jin) che lavora nel quartiere povero di Seoul, dove riscuote con la violenza i crediti per conto degli strozzini. Un giorno, alla sua porta si presenta una donna (Cho Min-soo) che dice di essere sua madre. Pian piano recupera con lei un rapporto, ma proprio quando decide di abbandonare la violenza, la donna viene rapita.’

https://cookednews.wordpress.com/2012/09/03/venezia-69-mostra-internazionale-del-cinema-al-debutto-cipri-di-cipri-e-maresco-con-e-stato-il-figlio/

Venezia 69 Mostra Internazionale del Cinema: al debutto Ciprì di Ciprì e Maresco con ‘E’ stato il figlio’

Debutta sul grande schermo di Venezia per la 69 esima Mostra Internazionale del Cinema ‘E stato il figlio’ tratto dall’omonimo romanzo di Roberto Alajmo e cinematograficamente di Daniele Ciprì, orfano d’arte del vivissimo Franco Maresco, con il quale hanno firmato l’amaro stil nuovo siciliano e soprattutto palermitano.

Scegliendo la Puglia, piuttosto che la Sicilia (dove a quanto pare c’erano delle difficoltà a finanziare il film), per similitudine paesaggistiche e comodità di ripresa, unica eccezione di una Palermo surreale, Montepellegrino per devozione alla Santuzza ‘che sennò si arrabbia’ (Ciprì dixit) il primo lungometraggio del fotografo della coppia cinematografica più contestata degli ultimi tempi, vuoi il cinismo di Cinico Tv vuoi la cruda realtà di ‘Totò che visse due volte’, attracca a Venezia con una nave carica carica di umorismo che porta applausi e bis.

Non mancheranno né i primi e neppure i secondi. E non dimenticando il Gran Reality di Garrone a Cannes, i personaggi di questo canovaccio surreale con un Tony Servillo protagonista che la definisce ‘una storia di sangue che chiama denaro e viceversa’, mattatore insieme al resto della famiglia Ciraulo, maschere del teatro popolare panormita, con la città stampata addosso. E allora c’è la maddonuzza addolorata Giselda Volodi, il compare Giacomo Civiletti, il prete Gino Carista, Benedetto Raneli il nonno, e la nonna Rory Quattrocchi. E non mancano neppure quei segni che contraddistinguono in maniera elitaria anche la più bassa delle società popolane con lo spicciafaccende che diventa cuntastorie, il venditore ambulante di sfincione con il suo grido imbonitore, la panza del Civiletti, e l’abbuffata sotto l’ombrellone, la canzone di Rosa Balistreri e l’accenno di musical, e la scena più surreale del film: Servillo in volo con la Mercedes in un cielo di cannoli e fichidindia.

CINEMA

29 agosto > 8 settembre 2012

69. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica

http://www.labiennale.org/it/cinema/

Gore Vidal addio: muore lo scrittore de ‘La statua di sale’

Dal Rolling Stones,  l’intervista di Francesco Pacifico.

Alla fine della sua vita fu una figura Augustea, che riteneva d’essere l’ultimo rimasto di una certa razza, e probabilmente aveva ragione”… Così il New York Times ricorda oggi Eugene Luther Vidal, Gore, scrittore, sceneggiatore, commentatore e anche politico (corse con il Partito Democratico) morto a 86 anni per conseguenze di una polmonite nella sua casa di Hollywood Hills, dove si era trasferito dopo aver lasciato Ravello. Vidal ha firmato la pietra miliare della letteratura gay, La statua di sale (1948) e la commedia satirico-trans Myra Breckinridge (1968). Complicati i rapporti con il cinema, invece… Il suo script di Caligola per Brass fu massacrato e il nome Gore Vidal sparì anche dai titoli di coda di Ben-Hur. Come spiega sempre il New York Times, fu uno dei pochi, pochissimi, autori americani davvero versatili e talentuosi. RS vi ripropone un’intervista fatta tre anni fa per la presentazione, al Salone del Libro di Torino del suo Il candidato (tradotto nel 2008 da Fazi). Dove il Gore Vidal pensiero esce con prepotenza…

Un mattino difficile, di sole, il sabato alla Fiera del Libro di Torino. Vidal è in sedia a rotelle nell’ingresso di un albergo chic nella struttura del Lingotto. Veste di beige, e il suo viso ancora bellissimo, con le ciocche sulla fronte, è lo stesso che a metà del secolo scorso contendeva a Capote la palma di scrittore gay dell’Impero. Ma 83 anni possono stancarti (soprattutto se il giorno prima sei caduto e ora hai un cerotto sul naso), e la responsabilità dello stile, la responsabilità di essere lo scrittore allo stesso tempo più aristocratico e democratico d’America, può indurti a rispondere a ieratici monosillabi a un Rolling Stone Italia completamente prostrato ai tuoi piedi. Gore Vidal conosce i segreti delle famiglie bene di Washington e quelli della controcultura, ha scritto di uomini di potere nelle sue Narratives of Empire e di trans arrampicatori sociali in Myra Breckinridge. Da tale maestro, non avendo altra scelta, ci siamo lasciati umiliare volentieri.

Ho scoperto i suoi romanzi sulla storia dell’Impero americano mentre studiavo Scienze politiche. Fu uno shock leggere che in America c’era l’aristocrazia…
“Un’aristocrazia molto forte”.

E insomma la sua America oligarchica…
“… L’autore migliore dell’élite è stato Louis Auchincloss“.

Chi?
“Louis Auchincloss! Gran romanziere, è stato avvocato delle corporation per tutta la vita… Lui lo sa, i ricchi si fanno le leggi apposta per non pagare le tasse…”.

La società ha bisogno di una élite?
“Non è che ne ha bisogno. Tende a svilupparne una”.

Visto che è nato e cresciuto fra le grandi famiglie americane (nel clan di mamma Nina Gore, parente di Al, N.d.R.), ce l’ha una ricetta per costruire un’élite sana?
“Mai vista…”.

Mai vista cosa?
“Un’élite sana”.

Ma se per caso ci fosse, sarebbe giusto, a fin di bene, esser tenuti all’oscuro dei segreti di stato?
“Io sono a favore del giornalismo, ma giornalisti veri non ne abbiamo da almeno cinquant’anni. L’ultimo è stato Walter Lippman“.

Il suo Il candidato racconta la giovinezza della cultura americana, il 1876… Mi è piaciuto perché parla di Central Park quando ancora era solo quel prato a sinistra della Quinta Strada, e dello choc di tornare in America dopo la stagione delle Esposizioni Universali che inventarono la cultura americana… Perché decise di scrivere quel libro?
“Perché nessuno sapeva niente”.

Di quell’epoca?
“Di niente”.

Quale fu la reazione al libro, negli anni ’70 (Il candidato fu pubblicato negli Usa nel 1976, con il titolo 1876, N.d.R.).
“Un grande successo. Time, rivista che odio, mi dedicò addirittura una copertina”.

Mi aspettavo una trama e invece mi sono perso nella brama dei personaggi: soldi, reputazione, potere… Dove ha trovato lo spunto per scrivere così?
“Ovunque guardo”.

Come il suo protagonista, lei è tornato da poco a vivere negli Stati Uniti dopo un lungo periodo all’estero. Com’è stato tornare nell’America di oggi?
“Triste. Abbiamo perso la repubblica. È un colpo di stato, quello di Bush. Un colpo di stato serio, riuscito”.

E perché ha deciso di tornare?
“Sono invalido”.

Mh… E non era meglio restare in Europa?
“No. Sono abituato ai dottori americani. Se hai i soldi si sta bene”.

E com’è Los Angeles?
“Per me è sempre stata noiosa”.

Noiosa. Non è un bel periodo per lei…
“Non mi piace il cinema”.

Mi perdoni, vorrei farle una domanda personale: ha amici, lì? Vede gente?
“Oh sì. Non fanno che morire. Ne ho persa una l’altro giorno. Elaine Dundy. Attacco di cuore”.

Quanti anni aveva?
“Novanta. Scrittrice di meravigliosa comicità. Era sposata con Kenneth Tynan“.

Chi?
“Kenneth Tynan! Mai sentito?”.

Non so se ho capito il nome.
“Kenneth! Tynan!! Considerato il più grande critico teatrale dai tempi di… (incomprensibile parola di due sillabe, N.d.R.)”.

Ci sono troppe cose che non so sugli Stati Uniti.
“È britannico”.

Potrei finire con questa figuraccia, ma vorrei chiederle altro. Mi ha colpito cosa diceva in La statua di sale: che in America era più facile essere gay negli anni ’40 perché gli uomini erano magri e atletici. In questo libro Schuyler è colpito dalla stazza degli americani di fine Ottocento e…
“Scailer!”.

Si pronuncia Scailer?
“Scailer. È olandese. New York prima di chiamarsi così si chiamava New Amsterdam”.

Certo… Chiaro. È che in olandese si pronuncia Sc…?
“Scailer”.

D’accordo, Scailer. Insomma, lei scriveva che gli americani non sono affascinanti…
“Diciamo che non li guardo spesso, gli americani”.

Nel suo libro si parla anche di Walt Whitman. Cosa ha fatto Whitman per lo Spirito Americano?
“Ha creato un popolo. Siamo tutti marinati in Walt Whitman, che ci piaccia o meno”.

E che ci si guadagna?
“Ci si guadagna apertura mentale. Una naturale propensione alla democrazia. Una propensione minima per la democrazia”.

Quando Ginsberg cercò di proclamarsi erede della poesia di Whitman, lei cosa pensò?
Mica è così facile, Allen… Quel gruppo pensava di dover solo annunciare la propria grandezza e farsi accettare. E li accettavano, tanto non importava a nessuno”.

Cosa?
“Che fossero grandi o meno”.

Lo scrittore Gore Vidal nel suo cammeo felliniano e le sue lucide riflessioni su Roma.

FEDERICO FELLINI – GORE VIDAL ALLA FESTA DE’ NOANTRI (da ROMA – 1972)

Kitsch – Oggi il kitsch. Gillo Dorfles alla Triennale

Gillo Dorfles. Kitsch 
oggi il kitsch

13 Giugno. 26 Agosto 2012.

Triennale di Milano

‘Cattivo gusto portato all’estremo,  involontariamente o volutamente, in forme d’arte, specie in opere letterarie e artistiche della cultura di massa’. Lo dice il Sabatini Coletti, dizionario della lingua italiana e lo ribadisce Gillo Dorfles con la sua prossima mostra in Triennale a Milano.  

Per il critico d’arte e filosofo, che al genere ha dedicato un saggio Il Kitsch. Antologia del cattivo gusto, edito da Mazzotta  (1968) il kitsch miete vittime anche tra i migliori soggetti.

Dal 13 giugno fino al 26 agosto, la Triennale di Milano presenterà la mostra Gillo Dorfles. Kitsch – oggi il kitsch curata da Gillo Dorfles insieme con Aldo Colonetti, Franco Origoni, Luigi Sansone e Anna Steiner. Una selezione di artisti che, da Salvador Dalì a Luigi Ontani fino a un folto gruppo di anonimi, utilizzano il cattivo gusto più o meno massificato come chiave d’espressione fondamentale.

Perché, come spiega Gillo Dorfles ‘sono l’intenzione e la consapevolezza, sia rispetto all’utilizzo delle tecniche sia nei riguardi dei contenuti, che trasformano un oggetto, una forma, ma anche un comportamento, in un’opera, in un linguaggio che sentiamo veri e autentici. Se non esiste la dimensione culturale, ogni forma d’arte è destinata a cadere nella trappola di un kitsch più o meno consapevole. La vera arte non è mai maliziosa. Il kitsch lo è, e questa è la sua essenza. È necessario conoscerlo, anche frequentarlo e, perché no, qualche volta utilizzarlo, senza farsi mai prendere la mano. Perché il cattivo gusto è sempre in agguato’.

Il testo di Dorfles è una vera pietra miliare per la comprensione e l’evoluzione del ‘cattivo gusto’ dell’arte moderna. Afferma che alcuni capolavori della storia dell’arte come il Mosé di Michelangelo, la Gioconda di Leonardo sono ‘divenuti emblemi kitsch perché ormai riprodotti trivialmente e conosciuti, non per i loro autentici valori ma per il surrogato sentimentale o tecnico dei loro valori’.

‘L’industrializzazione culturale – afferma Dorfles – estesa al mondo delle immagini artistiche ha condotto con sé un’esasperazione delle tradizionali distinzioni tra i diversi strati socio-culturali. La cultura di massa è venuta ad acquistare dei caratteri assai diversi (almeno apparentemente) dalla cultura d’élite, e ha reso assai più ubiquitario e trionfante il kitsch dell’arte stessa.’

Nel libro di Dorfles vengono esaminati da alcuni studiosi vari aspetti del kitsch, dalle riproduzioni dozzinali di opere d’arte alla musica di consumo, dal cinema alla pubblicità, dal design all’architettura.

Alcuni artisti, soprattutto delle avanguardie, hanno riproposto immagini di capolavori della storia dell’arte, universalmente riconosciuti, per creare consapevolmente ‘ricercate opere’ kitsch, ironiche, provocatorie o scandalose: è il caso di L.H.O.O.Q., 1919,un ready made ritoccato da Marcel Duchamp, versione con aggiunta di barba e baffi della Gioconda di Leonardo, dal titolo dissacrante (pronunciando il nome delle lettere in francese si ottiene la frase ‘elle a chaud au cul’).

La prima parte della mostra presenta… ‘ autori, i quali volutamente usano citazioni kitsch’ (Gillo Dorfles).

Tra gli artisti Adriana Bisi Fabbri con Salomè di fronte (passo di danza), 1911, e Salomè a tergo (Mossa di danza), 1911, che rappresenta il personaggio biblico con rotondità paradossalmente eccessive; Alberto Savinio che con Penelope, 1933, rivive con ironia il mito classico; Gianfilippo Usellini che con Donna con la coda, 1970, riporta con ironico paradosso a una primitiva condizione animale; e ancora Enrico Baj che con Madame Garonne, 2003, assembla materiali diversi per denunciare la corruzione del gusto causata dalla cultura del prodotto industriale. Infine tre opere di Salvador Dalì fanno parte di questo gruppo di artisti che sono in mostra in qualità di ironici ispiratori del fenomeno.

Il percorso dell’esposizione continua con una serie di autori deliberatamente kitsch.

http://www.triennale.it/it/mostre/future/1118-gillo-dorfles-kitsch-oggi-il-kitsch

Festival di Cannes 65esima edizione: i vincitori

L’austriaco Michael Haneke con il suo ‘Amour’ ha vinto al Palma d’Oro al Festival di Cannes. La giuria presieduta da Nanni Moretti ha premiato anche Matteo Garrone, con il suo ‘Reality‘, a cui è stato assegnato il prestigioso Grand Prix. Per entrambi i registi si tratta di uno storico bis. Haneke aveva già vinto la Palma d’Oro nel 2009 con ‘Il nastro bianco’. Il regista romano invece, era stato già premiato con lo stesso riconoscimento nel 2008 con Gomorra.

Amour‘, interpretato da un vero e proprio mostro sacro del cinema francese come Jean-Louis Trintignant, è la storia straziante di un devoto marito di Parigi che si prende cura della moglie morente.’Reality‘, invece, ha per protagonista l’attore detenuto Aniello Arena e racconta la storia di Luciano, un pescivendolo napoletano che viene selezionato per partecipare al ‘Grande Fratello’, un evento che gli cambierà la vita. 

Il premio della giuria è andato invece a Ken Loach per la sua commedia ‘The Angel’s Share’. Ma il vincitore morale è stato certamente il rumeno Christian Mungiu che ha ottenuto il premio per la migliore sceneggiatura per ‘Beyond the Hills‘, mentre le sue due principali interpreti Cosmina Stratan e Cristina Flutur hanno vinto ex equo il premio come migliori attrici.

Il titolo di miglior regista è andato al messicano Carlos Reygadas per ‘Post tenebras lux‘, mentre come miglior attore maschile è stato premiato Mads Mikkelsen, per la sua interpretazione in ‘The Hunt‘ del danese Thomas Vinterberg.

Festival di Cannes: è il giorno della Palma d’Oro

Ultimo giorno per Cannes, la kermesse di arte cinematografica ospitata come ogni anno sul lussoso red carpet della Croisette, sulla Côte dAzur, la Costa Azzurra. La passerella di stelle del cinema mondiale si concluderà oggi e aspettando di conoscere il film vincitore dell’ambita Palma d’Oro della 65esima edizione, scelto da una giura presieduta quest’anno da Nanni Moretti, ecco i i protagonisti di ieri. Ultima proiezione il film fuori concorso Thérèse D diretto da Claude Miller.

Reese Witherspoon, alla terza gravidanza, si è presentata insieme a Matthew McConaughey, Sam Shepard e Elijah Wood al photocall di Mud, diretto da Jeff Nichols. La pellicola narra dell’amicizia tra un fuggiasco e due ragazzini che lo aiuteranno a ritrovare il suo grande amore perduto.

The Tssre of Money – Diretto dal coreano Im Sang-soo, con Kim Kang-wooKim Hyo-jin, Baek Yun-shik, Yoon Yeo-Jung e On Joo-Wan, è la storia di un giovane segretario che si lascia ammaliare dalla sua matura cliente, ma l’arrivo della figlia di lei cambierà tutte le carte in tavola.

Fuori Concorso – Del film fuori concorso Maniac, di Franck Khalfoun, Elijah Wood alias Frodo, è il protagonista indiscusso della pellicola, che costruisce le sue trame sul confine tra il genere thriller e l’horror. 

Un Certain Regard – Unica pellicola di questa sezione Renoir del regista Gilles Bourdos, racconta gli ultimi anni della vita del pittore Auguste Renoir. La giuria della sezione speciale, presieduta da Tim Roth ha premiato il regista messicano Michel Franco con ‘Despues de Lucia’. Si tratta del secondo film di Franco, che già aveva impressionato il pubblico del Festival nel 2009 con ‘Daniel y Ana’. ‘Despues de Lucia’ tratta la violenza nelle scuole, anche se per il regista ‘oggi la violenza è dappertutto, non solo nelle scuole ma sul lavoro nelle strade, all’interno delle case’.

Tra i favoriti di questa 65esima edizioneAmour‘ dell’austriaco Michael Haneke, ‘Al di là delle colline‘ del romeno Cristian Mungiu e – ultima sorpresa delle proiezioni di sabato – ‘Mud’ dello statunitense Jeff Nichols.

In pole per un riconoscimento vi sarebbero anche ‘Holy motors‘ di Leos Carax, ‘De rouille e d’os‘ di Jacques Audiard e ‘La chasse‘ di Thomas Vinterberg. Possibile premio della critica anche per l’italiano Matteo Garrone, di ritorno a Cannes otto giorni dopo la proiezione del suo ‘Reality’.

Cosmopolis: presentato a Cannes il nuovo cult movie di Cronenberg

Presentato a Cannes il film capolavoro di David Cronenberg. Con Cosmopolis, nei cinema da oggi, tratto dall’omonimo romanzo di Don DeLillo, il regista visionario canadese fa tornare a parlare di sé con un cast d’eccezione. Da Juliette Binoche a Paul Giamatti a Robert Pattinson, il vampiro di Twilight, nei panni del giovane miliardario Eric Packer, personificazione di un sistema economico fragile. Fra l’Ulisse di Joyce e lo sperduto ricercatore di taglie di Neuromante, Eric il ‘troppo contemporaneo’ personaggio del romanzo di Don DeLillo, tradotto in screenplay dallo stesso Cronenberg, è un trasmutato, ennesimo protagonista dei nostri tempi e forse anche di quelli futuri.

Una tempesta perfetta. Cosmopolis al momento della prima pubblicazione dev’essere apparso qualcosa del genere, un evento in anticipo sulla coscienza collettiva, un Minority Report girato dall’interno di una limousine, che durante il film vediamo trasformarsi nel mirino di un cecchino. All’esterno la folla esplosiva di una rivoluzione di massa.

Director: David Cronenberg Writers: David Cronenberg (screenplay) Don DeLillo (novel)
With Robert Pattinson, Juliette Binoche, Paul Giamatti…

Cosmopolis plot: Riding across Manhattan in a stretch limo in order to get a haircut, a 28-year-old billionaire asset manager’s day devolves into a odyssey with a cast of characters that start to tear his world apart

http://www.dailymotion.com/embed/video/xr10qm
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