Thyssenkrupp Italia: sconto di pena per i dirigenti, ‘non ci fu dolo’

thyssenkrupp1Al processo di appello della Thyssenkrupp la corte presieduta da Giangiacomo Sandrelli, affiancato dal giudice a latere Paola Perrone, ha deciso di tener conto delle attenuanti generiche e di condannare Harald Espenhahn a 10 anni. In primo grado era stato condannato a 16 anni e mezzo per omicidio volontario con dolo eventuale.

Sconto di pena anche per gli altri cinque dirigenti che in primo grado erano stati condannati per omicidio colposo con pene tra i 10 e i 13 anni. Gerald Periegnitz e Marco Pucci hanno avuto la pena ridotta a 7 anni mentre Daniele Moroni a 9 anni. Per i giudici in pratica nella condotta dell’amministratore delegato della Thyssenkrupp Italia non ci fu dolo.

Il pm Raffaele Guariniello, che ha condotto l’accusa, ha affermato: ‘È un grandissimo risultato comunque, perché siamo riusciti ad ottenere la più grande condanna mai inflitta, cioè dieci anni, per un infortunio sul lavoro. E questo è un grande messaggio’. Guariniello ha anche annunciato che ‘per il dolo eventuale faremo ricorso in Cassazione perché la questione del dolo eventuale ha un suo rilievo anche per la giurisprudenza’.

In aula si è scatenata la bagarre, le madri e i parenti dei sette operai morti nel rogo della fabbrica si sono lasciati andare a pianti e manifestazioni di dissenso. Si sono alzate urla ‘vergogna, maledetti questa la giustizia dei padroni’. I familiari delle vittime non hanno lasciato l’aula per protesta.

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Nelle coppie omosessuali i partner hanno diritto all’adozione dei figli del compagno

coppie_gay_foto_800_800Nelle coppie omosessuali i partner devono avere il diritto ad adottare i figli dei compagni, cosi come avviene per le coppie eterosessuali non sposate. Lo ha stabilito la Corte europea dei diritti umani in una sentenza emessa su un ricorso presentato da una coppia di donne austriache e dal figlio di una di loro.

La sentenza, definitiva perché emessa dalla Grande Camera della Corte di Strasburgo, riguarda l’Austria, ma i principi valgono per tutti gli altri 46 Stati membri del Consiglio d’Europa. Nella sentenza la Corte afferma che l’Austria ha violato i diritti dei ricorrenti perché li ha discriminati sulla base dell’orientamento sessuale dei partner, visto che in Austria l’adozione dei figli dei compagni è possibile per le coppie eterosessuali non sposate.

Il caso in questione è nato da un paradosso: la concessione dell’adozione alla partner avrebbe fatto perdere i diritti alla madre naturale, sua compagna. I giudici di Strasburgo hanno affermato che il governo austriaco non è riuscito a dimostrare che la differenza di trattamento tra coppie gay ed eterosessuali è necessaria per proteggere la famiglia o gli interessi dei minori.

Tuttavia la Corte ha nel contempo sottolineato che gli Stati non sono tenuti a riconoscere il diritto all’adozione dei figli dei partner alle coppie non sposate. Il caso su cui la Corte ha stabilito la violazione dell’articolo 14 e 8 della convenzione europea dei diritti umani, che sanciscono la non discriminazione e il diritto al rispetto della vita familiare, riguarda due donne che vivono da anni in una relazione stabile e il figlio che una di esse ha avuto da un uomo con cui non era sposata.

Nel 2005 le donne hanno concluso un accordo di adozione per creare un legame legale tra il minore e la compagna della madre. Ma quando si sono rivolte al tribunale per far riconoscere l’accordo, questo ha opposto un rifiuto. In base l’articolo 182.2 del codice civile austriaco la persona che adotta ‘rimpiazza’ il genitore naturale dello stesso sesso, interrompendo quindi il legame con quel genitore. Nel caso in questione quindi l’adozione non avrebbe creato un nuovo legame o rimpiazzato quello con il padre, ma avrebbe reciso quello con la madre naturale del bambino.

Google omaggia George Ferris con una ruota panoramica a tema San Valentino

george-ferris_616Omaggio di Google a George Ferris, l’inventore della ruota panoramica, nell’anniversario della sua nascita con un doodle ad hoc e interattivo creato per San Valentino. Interattivo e colorato, il doodle celebra la festa dell’amore sulla home page del motore di ricerca in tutto il mondo.

Cliccando sul cuore rosso al centro del disegno compare un fumetto che racconta la storia d’amore tra due animali appartenenti a specie diverse, come una rana e un uccellino, un elefante e una scimmia, un cavallo e una tigre, un ippopotamo e un piccione, un polipo e un orso bruno.

Intorno al fumetto girano due ruote panoramiche e, in alto, vi è posizionata la lente di ricerca. Cliccandoci, Google rimanda a una pagina con informazioni su George Ferris, nell’anniversario della sua nascita (14 febbraio 1859). L’ingegnere statunitense creò la prima ruota panoramica al mondo a Chicago nel 1893.

Napolitano su Mps: ‘Attenzione ai corto circuiti informazione-giustizia’

napolitano‘Abbiamo spesso degli effetti non positivi, quasi dei cortocircuiti tra informazione (che tende ad avere il massimo di elementi per poter assolvere a un ruolo di propulsione alla ricerca della verità) e, nello stesso tempo, riservatezza necessaria delle indagini giudiziarie e rispetto del segreto d’indagine’. Lo dice Giorgio Napolitano.

Il Presidente della Repubblica è intervenuto ricevendo al Quirinale una delegazione dell’Ordine dei Giornalisti in occasione dei 50 anni della legge istitutiva dell’ordine. ‘Ci siamo incontrati sistematicamente nel corso di questi anni – ha ricordato Napolitano nel suo saluto – e abbiamo molto discusso di certi problemi che riguardano il modo di fare informazione, la correttezza e il ruolo dell’informazione, le regole deontologiche, e così via. Non tornerò su questi temi, dico solo qualcosa su un aspetto di quella tematica che, per ragioni che comprendete, anche in questo momento sento molto: l’aspetto dei rapporti tra stampa e amministrazione della giustizia. Abbiamo spesso degli effetti non positivi, quasi dei cortocircuiti tra informazione – che tende ad avere il massimo di elementi per poter assolvere a un ruolo di propulsione alla ricerca della verità – e, nello stesso tempo, riservatezza necessaria delle indagini giudiziarie e rispetto del segreto d’indagine‘.

A questo proposito, il Capo dello Stato ha fatto riferimento all’ultimo esempio del ‘richiamo piuttosto brusco di un importante ufficio giudiziario, la Procura della Repubblica di Siena, che segue la scottante e complessa indagine sul Monte dei Paschi, di fronte alla pubblicazione di notizie che ha dichiarato totalmente infondate e di cui ha anche fatto comprendere la grave possibile ricaduta destabilizzante sui mercati, al punto da annunciare o da ventilare provvedimenti per aggiotaggio e insider trading‘.

Questo – per il Presidente – è un punto delicato di una materia tutta delicata’. Nell’incontro, il Capo dello Stato ha rilevato che ‘tutto è cambiato’ nel mondo della comunicazione, e ‘i giornalisti rischiano di pagare le conseguenze di un mancato adeguamento delle norme alla realtà’.

Ha quindi fatto riferimento all’intervento del Ministro Severino: ‘Ha detto con grande puntualità e serietà quali siano i problemi da affrontare: il problema dell’accesso e il problema di condizioni che siano garantite e obiettive, che non siano affidate, da un lato, all’arbitrio di chi ha l’esercizio del potere economico sui mezzi di informazione e, dall’altro, ad una condizione di debolezza dell’aspirante giornalista, che diventa una condizione di fatale sottomissione al ricatto e di senso di fatale precarietà e mancanza di prospettive’.

Hacker cinesi attaccano la redazione del New York Times

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English: Wen Jiabao at WEF Annual Meeting in Davos 2009 (Photo credit: Wikipedia)

Un gruppo di hacker, che le autorità americane sospettano essere legati al governo cinese, ha ripetutamente attaccato il New York Times negli ultimi quattro mesi, violandone il sistema informatico e rubando numerose password. Questi attacchi, ha riferito lo stesso quotidiano, hanno avuto inizio nel periodo immediatamente successivo al 25 ottobre, giorno in cui il giornale ha pubblicato un articolo sulle indagini riguardanti il primo ministro Wen Jiabao e la fortuna fatta da alcuni suoi parenti.

Il New York Times ha fatto sapere di essere riuscito a sventare la minaccia e di avere richiesto l’aiuto di esperti informatici per evitare nuovi, futuri, attacchi.

‘Gli hacker cinesi hanno utilizzato dei metodi che i nostri consulenti hanno associato a quelli utilizzati dai militari cinesi, in passato, per penetrare nella rete del Times’, ha riferito il quotidiano citando delle prove raccolte dagli esperti della sicurezza informatica contattati.

Nel settembre 2012, a pochi giorni dall’apertura del XVIII Congresso del PCC, un’inchiesta pubblicata sul New York Times a firma di David Barboza, accusa Wen di aver accumulato un patrimonio immenso e di aver favorito familismi e clientele a spese dello stato negli anni ai vertici del partito e del paese.

Pietro Grasso: ‘Falcone subì di tutto, impallidiscono i riferimenti di Ingroia’

grasso (1)‘Falcone, nella sua vita professionale, subì di tutto, cose enormi, di fronte alle quale impallidiscono i riferimenti di Ingroia‘ Lo afferma in un’intervista a Repubblica Pietro Grasso, capolista del Pd al Senato nel Lazio, commentando lo scontro tra il pm Ilda Boccassini e il leader di Rivoluzione civile, Antonio Ingroia

Per Grasso il paragone con Falcone ‘è fuori luogo’ ma anche il riferimento ‘è errato’: ‘Falcone – spiega – non ‘andò mai in politica’, non ci entrò mai. Ci si avvicinò in un ruolo tecnico e solo perché gli era stato impedito di continuare le indagini’ e per sua scelta subì attacchi ‘ dai magistrati e dai politici. Quando mise a punto il progetto per la Dna, ricorda Grasso, ‘magistrati del calibro di Caselli e dello stesso Borsellino firmarono una lettera contro. E fu necessario un decreto legge e poi il voto di fiducia per passare l’idea della Direzione nazionale antimafia‘.

Grasso risponde alle critiche rivolte alle toghe che passano in Parlamento: ‘Un conto è esercitare l’azione penale ed entrare in politica senza soluzione di continuità – dice -, un conto è farlo dopo un periodo di stacco’. ‘Io ho esercitato l’azione penale per l’ultima volta nel 2005 – prosegue -, da Procuratore capo a Palermo, poi ho svolto un ruolo di coordinamento. Nessuno può insinuare che abbia utilizzato il mio ruolo per fini politici’.

Ingroia? ‘Non scendo su questo terreno’, aggiunge Grasso, ‘dico solo, citando Calamandrei, che un magistrato non deve solo essere indipendente, ma anche apparire tale. E aggiungo anche: quando la politica entra nella giustizia, non è più giustizia’.

Nella polemica era già intervenuto l’ex procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso. ‘Giovanni Falcone – ha detto – ha fatto cose talmente eclatanti che oggi, paragonarsi a lui, mi sembra un fuor d’opera’. Lo ha affermato ad Agorà, su Rai Tre, in riferimento allo scontro tra il pm Ilda Boccassini e il leader di Rivoluzione civile Antonio Ingroia.

‘C’è da riconsiderare – continua Grasso – ciò che ha subito Giovanni Falcone nella sua vita: ha subito un attentato all’Addaura ed è stato accusato di esserselo procurato da solo; è stato accusato di aver insabbiato le carte dei processi nel rapporto con la politica; è stato accusato di fare il professionista dell’antimafia; è stato accusato di andare nei palazzi della politica, dove effettivamente è riuscito a fare una legislazione che tutti ci invidiano’

Ieri il leader di Rivoluzione civile dopo le affermazioni del pm milanese Ilda Boccassini: ‘Ho atteso finora una smentita, invano. Siccome non è arrivata dico che l’unica a doversi vergognare è lei che, ancora in magistratura, prende parte in modo così indecente e astioso alla competizione politica manipolando le mie dichiarazioni”. Lo dichiara in una nota il candidato leader di Rivoluzione Civile, Antonio Ingroia, rispondendo alle dichiarazioni del Pm di Milano in merito al fatto di avere accostato il suo nome a quello di Falcone. ‘La prossima volta pensi e conti fino a tre prima di aprire bocca – aggiunge -. Quanto ai suoi personali giudizi su di me, non mi interessano e alle sue piccinerie siamo abituati da anni. Mi basta sapere cosa pensava di me Paolo Borsellino e cosa pensava di lei. Ogni parola in più sarebbe di troppo’.

Musy: rancore covato a lungo dietro l’attentato, un fermo

Alberto-MusyUn rancore covato a lungo: sarebbe questo, dice il procuratore capo di Torino Giancarlo Caselli, il motivo dietro l’agguato al consigliere comunale Alberto Musy, in coma profondo dopo il ferimento a colpi di pistola il 21 marzo scorso.

La squadra mobile ha fermato Francesco Furchì con l’accusa di essere l’autore del gesto, che avrebbe avuto tre moventi: il mancato appoggio di Musy per un concorso per una cattedra universitaria a Palermo, la mancata nomina a cariche comunali dopo l’impegno per la campagna elettorale, e il mancato impegno della vittima nel reperire investimenti per Arenaways, società ferroviaria privata italiana che opera nel trasporto di passeggeri leggeri.

L’indagine, ha detto Caselli, è stata mastodontica. ‘Un setacciamento di tutte le figure che gravitano nell’orbita della vittima, un po’ il lavoro dei cercatori d’oro’.

Per arrivare a Furchì si è partiti dal video delle telecamere vicino a casa della vittima, dove si vede un uomo con un casco in testa. 350 celle telefoniche sono state prese in esame nell’orario e nella zona del l’agguato. Le consulenze del Politecnico sui video delle telecamere di sicurezza hanno fatto stringere il cerchio attorno all’indagato.

‘La presenza dell’indagato in quest’area è sicura e non ci sono spiegazioni alternative alla paternità del delitto’.

Alberto Musy, il consigliere comunale  ferito a colpi di pistola, è molto stimato per la pacatezza dei toni che sono il suo stile anche in politica. Un’esperienza nella quale si è tuffato nella primavera scorsa, accettando l’invito a candidarsi sindaco, pur sapendo di avere la strada sbarrata da Piero Fassino, cavallo vincente del centrosinistra, e Michele Coppola, schierato dall’asse PdlLega Nord. Avvocato, docente di diritto privato comparato, ha 45 anni, é sposato e ha quattro figlie di cui la più piccola ha due anni. Nella sua attività professionale si occupa, tra l’altro, di cause di lavoro. Ha conosciuto la moglie, Angelica Corporandi D’Auvare, durante la campagna elettorale del Partito Liberale.

Musy insegna all’Università del Piemonte Orientale, ma è stato docente anche a Montreal, New York e Tel Aviv. L’anno scorso, dopo la rinuncia a candidarsi per i centrosinistra di Francesco Profumo, oggi ministro dell’Istruzione, Udc, Fli e Api avevano puntato proprio su Musy, un candidato della società civile con l’obiettivo di inserirsi nella lotta tra centrodestra e centrosinistra, cercare di convincere gli indecisi e riportare al voto i tante astenuti (34%) nella precedente consultazione. A Musy, che nei quattro anni precedenti il voto del 2011 aveva studiato il rilancio di Torino per il centro Einaudi, tuttavia, aveva pensato anche una parte del Pdl, prima di optare, al termina di una lunga discussione interna, sulla candidatura di Coppola, assessore regionale alla Cultura. Alle Amministrative Musy ha poi raccolto il 4,9% delle preferenze, con 21.896 voti.

Brasile: dopo la tragedia, le manette. Scattano i primi arresti dopo l’incendio del ‘Kiss’

Brasile-Incendio-discoteca-KissSono tre le persone arrestate per l’incendio alla discoteca brasiliana ‘Kiss’ costato la vita a 232 ragazzi a Santa Maria, nel sud del Brasile. Questa mattina è stato arrestato Elissandro Callegaro Spohr, uno dei proprietari del locale, da ieri ricoverato in ospedale per ‘intossicazione’, ma sono stati arrestati  anche due componenti della band ‘Gurizada Fandangueira’, intercettati dalla polizia nei municipi di Mata e Sao Pedro do Sul. Una quarta persona risulterebbe ancora ricercata. Il rogo si era sviluppato dopo che uno dei componenti della banda aveva acceso un bengala. Le scintille avevano fatto prendere fuoco il tetto insonorizzato in polistirolo e si erano rapidamente propagate. Tra i giovani, per lo più universitari, si è scatenato il panico e le uscite di sicurezza erano state chiuse per impedire che qualcuno entrasse senza pagare. Così la discoteca si è trasformata in una trappolala maggior parte dei ragazzi è morta asfissiata o calpestata. I morti sono stati 232. Sono invece 79 le persone ricoverate in terapia intensiva: circa l’80% dei ricoverati sono pazienti intossicati dall’inalazione del fumo, il 20% invece ha riportato ustioni gravi. Nella notte non si è registrato nessun decesso, ma prossime ore saranno “critiche” per molti dei pazienti.

Uno dei componenti della band ha raccontato che ai primi segnali di incendio alcuni funzionari del locale hanno cercato di spegnerlo, ma l’estintore ‘non ha funzionato’. Rodrigo Martins, chitarrista, ha confermato che il loro show è stato accompagnato, come sempre, da effetti pirotecnici, ma ha anche ammesso che ‘non amava’ particolarmente l’idea, sostenendo che il ricorso allo stratagemma fosse invece difeso dai ‘proprietari del gruppo’. Tra questi, oltre al cantante Marcelo dos Santos e il batterista Marcio Andrè Santos, c’era anche il fisarmonicista Danilo Jaques, l’unico della banda tra le vittime.

L’incendio ha provocato immensa commozione in Brasile, dove sono giunti messaggi di cordoglioanche da parte di star della musica internazionale e da Papa Benedetto XVI. La nazione intera si è stretta attorno al lutto di amici e parenti delle vittime dell’incendio. Mentre in mattinata si sono svolte i primi funerali la cerimonia prevista a Brasilia per i 500 giorni dai Mondiali 2014 è stata annullata, come ha riferito in un comunicato il Ministro dello Sport, Aldo Rebelo. A manifestare per prima in maniera accorata il proprio cordoglio, attraverso i più importanti social network, è stata la cantante Lady Gaga.  Altro artista internazionale a esprimere le proprie condoglianze è stato il cantante dei Guns ‘n Roses, Axl Rose, anche lui ‘terribilmente addolorato e in preghiera per i sopravvissuti’.

La discoteca ha tentato di difendersi diffondendo un comunicato sulla propria bacheca di Facebook, nel quale si afferma che ‘lo staff del locale era dei più qualificati e debitamente pronto alla gestione di qualunque emergenza’. Ma la pagina è stata sommersa da oltre 250mila commenti di protesta.

(fonte il Fatto Quotidiano)

Ustica, sentenza storica: lo Stato italiano condannato a pagare 100 milioni

getmediaLa Corte di Cassazione ha emesso oggi una storica sentenza sull’episodio di Ustica, affermando che il Dc9 dell’Itavia che cadde il 27 giugno 1980 con 81 persone fu abbattuto in seguito a uno scontro tra jet militari.

Lo riferisce un funzionario.

La Corte Suprema ha così confermato una sentenza civile emessa dal Tribunale di Palermo nel settembre 2011, che ha condannato lo stato al pagamento di oltre 100 milioni di euro ai familiari delle vittime per non aver garantito la sicurezza del volo.

Secondo la sentenza l’aereo civile fu abbattuto o da un missile o cadde in seguito a una “quasi collisione” con un caccia militare.

‘Tutti gli elementi considerati consentono di ritenere provato che l’incidente occorso al Dc9 si sia verificato a causa di un intercettamento realizzato da parte di due caccia, che nella parte finale della rotta del Dc9 viaggiavano parallelamente ad esso, di un velivolo militare precedentemente nascostosi nella scia del Dc9 al fine di non essere rilevato dai radar, quale diretta conseguenza dell’esplosione di un missile lanciato dagli aerei inseguitori contro l’aereo nascosto oppure di una quasi collisione verificatasi tra l’aereo nascosto ed il Dc9’, scriveva nel 2011 il giudice della III sezione civile del Tribunale di Palermo, Paola Proto Pisani.

Il Dc9 dell’Itavia, la sera del 27 giugno 1980 in volo da Bologna a Palermo, attraversò dunque un corridoio di guerra e per questa ragione cadde in mare, all’altezza dell’Isola di Ustica. Abbattuto in seguito ad uno scontro tra aerei militari. E la responsabilità di tutto questo va ricondotta allo Stato italiano, in particolare al ministero dei Trasporti e quello della Difesa.

I ministeri sono stati condannati per non aver protetto le vite dei passeggeri e dell’equipaggio, in tutto 81 persone, e per una serie di depistaggi che hanno impedito ai familiari di apprendere la verità.

In precedenza, l’unico procedimento giudiziario conclusosi con sentenza definitiva in Italia sul caso era quello che aveva mandato assolti due generali dell’Aeronautica accusati dai magistrati di aver compiuto depistaggi sulla vicenda.

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