A dark day in Europe Statement of Foreign Policy 2014, on Ukraine

#Kiev #Sochi2014 #Ukraine

It is a dark day in Europe. On the streets of one of our capitals, people are being killed. Their demands were simple and natural: democracy, reforms and European cooperation. Their desire was, for a long time, the desire expressed by the entire Ukrainian nation. And this was why we in the European Union, through the Eastern Partnership, opened the door to cooperation, trade, reforms and integration.

We did so because we too were convinced that this was in the interests not only of Ukraine, but of the whole of Europe. But let us be clear about what happened. Last summer, Russia launched a single-minded pressure offensive to make Ukraine deviate from its chosen course. Brutal trade barriers were combined with open threats. And a wavering leadership in Ukraine gave in.

But when they gave in, it was seen as a betrayal by all those people who had hoped for a better future. The European flag flew in Maidan Square as a symbol of the desire for a better future. People wanted to move forwards alongside the rest of Europe – not backwards towards the all too well-known. Without those threats from Moscow and the wavering in Kiev, Ukraine could today have been clearly on its way to a better future.

The International Monetary Fund, with support from us all, was prepared to offer an economic assistance and reform programme. And the door to European political cooperation, and the political solidarity that goes along with it, had been opened.

Not all of the problems had been resolved. But Ukraine was, with broad European and international support, clearly on a path to a better future. But this future of European cooperation was a future that powerful forces did not want to see. And that is where the responsibility for the killings on the streets of Kiev clearly and ultimately lies.

Today, President Yanukovych has blood on his hands. And I am afraid that the path he has now taken will lead to even more suffering and violence. He was the only one who could have prevented the killing – by extending a hand of genuine cooperation to the democratic opposition.

Instead they were shown a fist. People have been shot dead with live ammunition. Peaceful demonstrators. But police officers and others have also been harmed in the violence that broke out. I am afraid that Ukraine is now heading for dark times. The crisis in the country will become deeper and longer. I am deeply concerned.

But the outcome of the violence will be precarious and short-lived. It will die away like a storm on the steppes. What has happened, and is happening, in Ukraine also demonstrates the power of the European dream. A Europe of peace and freedom and cooperation.

And sooner or later, it will triumph in Ukraine too.

Statement
Ministry for Foreign Affairs 19 February 2014
Carl Bildt, Minister for Foreign Affairs Sweden

Contact
Erik Zsiga
Press Secretary to Carl Bildt
+46 72 573 91 30
email to Erik Zsiga

#Ukraine #euromaidan#Kiev,  #CookedNews

Assange e l’esilio in Ecuador: il discorso del fondatore di Wikileaks al presidente Obama

Che il presidente degli Stati Uniti  ‘faccia la cosa giusta’. Il discorso pubblico di Julian Assange dall’ambasciata londinese di Ecuador è rivolto direttamente a Barack Obam. ‘Basta con la caccia alle streghe’ contro Wikileaks dice il fondatore e attivista australiano per il quale la Svezia ha chiesto l’estradizione, ‘liberi l’eroe’  Bradley Manning da 815 giorni dietro le sbarre senza incriminazioni, e soprattutto ‘archivi l’inchiesta dell’Fbi’ contro chi mette in piazza i segreti di Stato.

Rompendo due mesi di silenzio, durante i quali si è asserragliato nell’ambasciata dell’Ecuador a Londra, Julian Assange si è affacciato a un balcone accolto in trionfo da centinaia di sostenitori sotto i riflettori dei media internazionali e lo sguardo impotente di decine di poliziotti. ‘Sono qui oggi perché non posso essere lì con voi. L’oppressione è unita, ma noi dobbiamo essere determinati e uniti contro l’oppressione’, ha arringato l’ideatore di Wikileaks, citando le Pussy Riot incarcerate in Russia per la preghiera punk anti-Putin.

Cravatta bordeaux e maniche di camicia, Julian è apparso pallido, dimagrito, dopo i due mesi nella cella di fatto della piccola ambasciata ecuadoregna, alle spalle di Harrods. L’immancabile tratto distintivo, i capelli bianco platino, quasi rasati a zero, di   Assange al balcone, la bandiera  dell’Ecuador, i microfoni e poi il discorso di chi ha avuto dal presidente ecuadoregno Rafael Correa l’asilo politico ma non può ancora mettere piede fuori: rischio l’arresto diretto di Scotland Yard.

‘Ai miei figli, perdonatemi, ci rivedremo presto’, ha detto in toni quasi messianici, mentre tra il tifo da stadio sotto il balcone qualcuno ha evocato lo spirito di Evita Peron. Non una parola invece, nel discorso da portavoce di un movimento che non riconosce segreti di Stato, alle accuse di molestie sessuali per cui la Svezia da due anni ha chiesto l’estradizione per interrogarlo. Assange teme che siano il grimaldello per l’estradizione negli Usa, dove potenzialmente lo aspetta un’accusa di tradimento.

‘E’ assolutamente impossibile’, ha detto al Financial Times il ministro degli Esteri svedese Carl Bildt: ‘Non estradiamo in paesi che hanno la pena di morte’. In mattinata un portavoce di Wikileaks aveva ribadito che un impegno formale da parte di Stoccolma a non estradare Assange negli Stati Uniti sarebbe ‘una buona base per negoziare, un modo per mettere fine a questa storia. Julian ha parlato per dieci minuti. A scaldare la folla l’opening act dell’ex giudice spagnolo Baltasar Garzon: ‘Julian mi ha incaricato di aprire un’azione legale per difendere i diritti suoi e di Wikileaks’.

Poi sono stati letti i messaggi della stilista Vivienne Westwood e del regista Ken Loach, mentre l’intellettuale arabo-svizzero Tariq Ali ha elogiato i nuovi governi di sinistra latino-americani, un trend di cui l’Ecuador è parte. ‘

‘Dal Venezuela alla Bolivia e all’Ecuador sono questi governi radicali e socialdemocratici ad offrire più diritti umani e sociali ai loro cittadini di quelli d’Europa’. Ali è poi rimasto senza parole quando, intervistato da SkyNews, gli è stato contestato il caso di Alexander Barankov, un whistleblower bielorusso che l’Ecuador sta preparandosi a estradare in quella che gli osservatori considerano ‘l’ultima dittatura in Europa’.

Due pesi e due misure per il rifugiato di 3 Hans Crescent a cui giovedì scorso, sfidando la Gran Bretagna, Quito ha concesso l’asilo politico?

https://cookednews.wordpress.com/2012/08/18/wikileaks-caso-assange-dopo-lesilio-in-ecuador-londra-minaccia-di-violare-la-sede-diplomatica/
https://cookednews.wordpress.com/2012/07/27/skype-e-fbi-sotto-controllo-le-chat-degli-utenti/

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