È morta Agnese Borsellino, moglie del magistrato ucciso dalla mafia

agnese_borsellino_servizio_pubblico_NÈ morta all’età di 71 anni Agnese Piraino Leto, vedova del giudice Paolo Borsellino, ucciso dalla mafia nel 1992. A dare la notizia il fratello del magistrato, Salvatore, con un post su Facebook: ‘E’ morta Agnese. E’ andata a raggiungere Paolo. Adesso saprà la verità sulla sua morte’.

Agnese, figlia del presidente del tribunale di Palermo Angelo, si era sposata con Paolo Borsellino, allora giovane magistrato, il 23 dicembre 1968. Da loro matrimonio sono nati tre figli: Lucia, 44 anni, che oggi ricopre l’incarico di assessore regionale alla Sanità, Manfredi, 41 anni, attuale dirigente del commissariato di polizia di Cefalù, e Fiammetta, di 40.

‘Con dolore vero sincero e immenso apprendo la notizia della morte di Agnese Borsellino, donna di singolare esempio di attaccamento e fedeltà alle istituzioni, di grande coraggio e grande forza’, ha dichiarato il presidente della Regione Sicilia Rosario Crocetta. ‘L’ho incontrata circa tre settimane fa, in ospedale – ricorda Crocetta – la lucidità delle sue idee, la determinazione nel condurre una battaglia di giustizia, la voglia di verità contrastava con le condizioni del suo corpo indebolito dalla malattia, vissuta con consapevolezza e dignità. È morta una grande donna, un’eroina delle istituzioni che ha vissuto una delle tragedie più grandi che una persona possa vivere. Ricorderò sempre il sorriso della signora Agnese, la sua tranquillità e la sua consapevolezza delle ingiustizie profonde che ci sono nella società siciliana e italiana: la lotta alla mafia come valore da perseguire, come lotta per la libertà’.

La vedova Borsellino, che era ammalata da tempo, ha sempre tenuto un atteggiamento di grande riserbo insieme ai figli, limitandosi a presenziare a poche cerimonie pubbliche in ricordo del marito. Solo in occasione delle udienze del processo per la strage di via D’Amelio aveva riferito le confidenze e le preoccupazioni del marito alla vigilia dell’attentato del 19 luglio 1992. Fondamentale la sua deposizione rilasciata ai magistrati della Procura di Caltanissetta il 27 gennaio del 2010, nell’ambito della nuova inchiesta sulla strage di via D’Amelio. Agnese ricorda le parole che il 15 luglio 1992, otto giorni prima della strage, gli rivolse Paolo Borsellino: ‘Mio marito era sconvolto e mi disse testualmente: ‘Ho visto la mafia in diretta, perché mi hanno detto che il generale Subranni era punciutu’. E tre giorni dopo – continua Agnese – Paolo durante una passeggiata sul lungomare di Villagrazia di Carini mi disse che non sarebbe stata la mafia a ucciderlo, ma sarebbero stati i suoi colleghi e altri a permettere che ciò potesse accadere’.

I funerali saranno celebrati domani mattina a Palermo alle 9.30 nella chiesa di S. Luisa di Marillac. La Fondazione intitolata a Paolo Borsellino e a tutte le vittime della mafia ha messo a disposizione la mail info@progettolegalita.it ‘per raccogliere lì eventuali messaggi di testimonianza di affetto e considerazione per la signora Agnese che non ha mai smesso di chiedere, insieme ai figli, che sia fatta verità e giustizia’.

Messaggi di cordoglio sono stati espressi dal mondo delle istituzioni e della politica.

Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano: ‘
Ho appreso con grande commozione e tristezza la notizia della scomparsa di Agnese Borsellino, degna e ammirevole consorte del grande magistrato divenuto con il suo sacrificio simbolo sempre vivo della lotta contro la mafia. Desidero ricordare di Agnese Borsellino la esemplare sobrietà e misura in tutte le occasioni di pubblica celebrazione della figura del marito, la personale gentilezza e amichevolezza sempre mostrata nei miei confronti. Partecipo con forti sentimenti di vicinanza al dolore dei famigliari, e in particolare del figlio Manfredi, che ha raccolto l’esempio paterno di dedizione e servizio allo Stato’.

La presidente della Camera, Laura Boldrini:’Esprimo l’affettuosa vicinanza mia e della Camera dei deputati ai familiari di Agnese Borsellino. La riservata fermezza della sua battaglia per la legalità, la tenacia con la quale ha reclamato giustizia, ne hanno fatto già da tempo un simbolo della lotta contro le mafie. È stata una delle voci dell’Italia che continua a chiedere verità’.

Il presidente del Senato Pietro Grasso: ‘
Agnese Borsellino non ha mai smesso di cercare verità e giustizia, ci mancherà’. E a Lucia, Manfredi e Fiammetta, figli di Agnese e Paolo Borsellino: ‘Con commozione mi stringo ai voi nel dolore per la scomparsa di Agnese. Vi mancherà, come ogni genitore a ogni figlio, e mancherà anche a me, a noi che la avevamo conosciuta così coraggiosa eppure discreta, così forte di animo in un corpo minuto. Il suo desiderio di verità e giustizia rimane intatto’.

Il ministro dell’Interno, Angelino Alfano: ‘Chi lascia nella vita degli altri un segno indelebile, non scompare per sempre. Esprimo profondo cordoglio per la scomparsa di una donna forte e coraggiosa, che ha cresciuto i suoi figli nel rispetto di quegli ideali di democrazia e di giustizia, pilastri fondanti della famiglia, ancor prima che della società. Mi unisco affettuosamente ai dolore dei suoi cari’.

Il ministro della Giustizia Annamaria Cancellieri: ‘Una donna dolce e mite che sapeva essere intellettualmente intransigente e radicale nel continuare, in altri modi, la lotta alla mafia portata avanti da suo marito e nel sostenere le ragioni della legalità contro quelle del sopruso, della violenza e del malaffare’. Cancellieri esprime le sue ‘più sentite condoglianze ai figli Lucia, Manfredi e Fiammetta’. ‘Sono profondamente addolorata per la scomparsa della signora Borsellino una donna straordinaria che avevo avuto modo di conoscere e di apprezzare in questi ultimi anni. Una donna che da un corpo fragile e provato dalla malattia sapeva sprigionare una forza morale e spirituale che raramente ho visto’.

Il ministro della Funzione Pubblica Gianpiero D’Alia: ‘Esprimo il mio cordoglio e quello dell’Udc siciliana a Lucia Borsellino e a tutta la sua famiglia. La Sicilia e i siciliani non dimenticheranno il suo stile e la lezione di vita che ha saputo trasmettere in questi anni’.

L’Anm: 
Agnese Piraino Leto, vedova di Paolo Borsellino, è stata una ‘donna che seppe accompagnare il marito nelle sue spesso difficili scelte di vita e che anche dopo il suo barbaro assassinio trovò la forza e il coraggio di spendersi nell’impegno civile in difesa della democrazia e della legalità. L’Anm esprime alla famiglia il cordoglio e la vicinanza di tutti i magistrati italiani’.

Walter Veltroni: ‘
Una donna coraggiosa, tenace, discreta: la morte di Agnese Borsellino è una notizia dolorosa. È stata per tanti anni un esempio per il suo attaccamento alle istituzioni e per la tenacia con cui ha chiesto la verità sulla morte del marito. Ventuno anni dopo la morte di Paolo Borsellino è ancora avvolta da terribili misteri e dubbi dalla scomparsa dell’agenda rossa del magistrato antimafia alle vere responsabilità della strage di via D’Amelio attorno alle quali si è giocata una partita di nebbie e depistaggi. Credo che dobbiamo ad Agnese Borsellino e alla sua straordinaria figura l’impegno a rendere sempre più forte e centrale la lotta alla mafia e alla ricerca di una verità definitiva sulla terribile stagione delle stragi’.

Antonio Di Pietro: ‘
Oggi è un giorno di lutto. Abbiamo appreso con dolore la notizia della morte di Agnese Borsellino. Ci stringiamo con infinito affetto ai suoi familiari. Di Agnese Borsellino ricorderemo sempre tutto il suo impegno per la legalità, il suo coraggio nella lotta alla mafia, la sua dedizione nella ricerca della verità e la sua dignità nel dolore. È stata una donna che ha sempre creduto fermamente nella giustizia e nelle istituzioni. Per questo anche a nome suo, continueremo a chiedere, sempre senza alcun tentennamento, verità e giustizia su una delle pagine più buie della nostra storia’.

L’Associazione dei familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili: ‘In questi anni la testimonianza della vedova Borsellino è stata molto importante, e crediamo determinante per capire quanto il giudice nei giorni che hanno preceduto la sua morte fosse cosciente del pericolo corso, ma mai avesse fatto un passo indietro sicuro di essere nel giusto nel cercare di impedire con ogni mezzo una trattativa ignobile’.

Giorgia Meloni e Ignazio La Russa.
 ‘Ci lascia un pezzo della memoria d’Italia. Visse la sua vita con fermezza e dignità nel ricordo di Borsellino che solo la destra italiana onorò già in vita votandolo come Presidente della Repubblica’, ha scritto su twitter Ignazio La Russa, presidente del movimento Fratelli d’Italia-centrodestra nazionale. Il capogruppo alla Camera di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni: ‘Addio Agnese Borsellino, moglie e madre coraggio, esempio di forza per ogni italiano. Nel suo nome continueremo a chiedere verità e giustizia’.

Su TwitterPaolo BorsellinoAgnese Borsellino

Roberto Scarpinato è il nuovo procuratore capo di Palermo

roberto-scarpinatoRoberto Scarpinato, ora pg a Caltanissetta, è il nuovo procuratore generale di Palermo. La nomina da parte del plenum del Csm è arrivata dopo il monito del capo dello Stato ad accelerare la copertura dei vertici degli uffici giudiziari. Scarpinato, ha 60 anni ed è di Caltanissetta.

La nomina è passata all’unanimità con sole tre astensioni, di due laici del Pdl e del laico della Lega Albertoni.

Poco prima del voto su Scarpinato, il plenum aveva dato il via libera alla nomina a presidente di sezione in Cassazione di Alberto Russo, che era il concorrente dell’attuale pg di Caltanissetta per il vertice della Procura generale di Palermo.

Scarpinato è stato componente del pool antimafia di Palermo ed è alla guida della procura generale di Caltanissetta dall’aprile del 2010.

Nella sua lunga carriera si è occupato degli omicidi di Piersanti Mattarella, presidente della Regione Sicilia, di Pio La Torre, segretario regionale del Partito Comunista Italiano, dell’europarlamentare Salvo Lima e del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, all’epoca Prefetto di Palermo, ed è stato pm nel processo a Giulio Andreotti.

A Caltanissetta il suo impegno è stato sulla revisione del processo Borsellino, dopo le dichiarazioni del pentito Spatuzza.

Crocetta, nuova maxi rotazione: il presidente trasferisce in blocco personale dal Territorio

Rosario_Crocetta2012Nuova maxi rotazione di funzionari regionali in Sicilia, dopo il trasferimento in blocco di tutto il personale dirigente e non che si occupava di Formazione professionale. Ad annunciarlo stamattina in conferenza stampa a Palazzo d’Orleans, il presidente della Regione, Rosario Crocetta. Sono 7 i dirigenti, sugli 11 attualmente in servizio, che saranno trasferiti al dipartimento della Funzione Pubblica dall’assessorato all’Ambiente. Sarà spostato inoltre a diversi incarichi il 30% del personale, in tutto circa 90 persone. ‘Non è possibile che un dipendente stia dentro un assessorato per 25 anni. E’ una scelta legata all’efficienza’, ha affermato Crocetta.

‘Il criterio -ha spiegato Crocetta– è quello della rotazione generalizzata richiesto dalla legge sulla trasparenza, mai applicato in questa Regione dove infatti è stata consentita la cristallizzazione negli uffici. Fin dal nostro insediamento -ha proseguito il governatore- abbiamo chiesto all’assessorato all’Ambiente di fornirci il numero delle pratiche in sospeso, ma non abbiamo mai avuto alcuna risposta. La cristallizzazione ha portato a questo, è stata un grave errore. Abbiamo circa 3.000 pratiche bloccate e non possiamo dare un buon giudizio sull’efficienza. Dobbiamo smetterla’.

Crocetta ha anche annunciato che da lunedì prossimo e fino alla fine della campagna elettorale tutte le nomine a carattere discrezionale da parte degli assessori saranno bloccate. Lo prevede una direttiva approvata dalla giunta questa notte. ‘Non vogliamo seguire le orme dei nostri predecessori’, ha detto Crocetta in conferenza stampa. Tra le prime questioni che riguardano la direttiva la nomina dei commissari Iacp scaduti i cui poteri andranno al direttore generale dell’assessorato alle infrastrutture.

La Regione inoltre si costituirà parte civile al processo a carico del boss Madonia a Caltanissetta sulle stragi di mafia. E sempre in tema di mafia, la giunta ha deciso di revocare un appalto a una ditta sospetta: ‘La società Ventura Spa di Furnari, Comune del Messinese, nonostante abbia ricevuto dalla Procura l’informativa interdittiva antimafia continua ad esercitare e a ricevere appalti dal Cas’, il Consorzio autostrade siciliane, ha detto Crocetta, che anticipa la presentazione di un esposto alla Procura sulla vicenda dell’impresa del comprensorio di Barcellona Pozzo di Gotto che avrebbe ottenuto appalti dal Cas, da tre milioni di euro per la manutenzione del verde e da nove milioni per la sicurezza per 18 mesi. “Continuiamo a lavorare con imprese mafiose in Sicilia e questo è inammissibile’, scandisce Crocetta, secondo cui ‘è assurdo che vengano affidati dal Cas appalti ad imprese mafiose, e che questi incarichi non vengano revocati’.

Infine l’annuncio che non saranno presi dalla Regione impegni finanziari in bilancio senza la necessaria copertura. I dirigenti che violeranno la norma, ha spiegato Crocetta, ‘saranno rimossi dall’incarico e non potranno ricoprire un incarico equipollente per i tre anni successivi’.

(fonte laRepubblica)

Sparatoria a Gela: un disoccupato spara dal balcone di casa, ucciso dagli agenti dopo averne ferito uno

licata_gela--400x300Cinque ore di terrore. Sono quelle vissute la notte scorsa nel quartiere Scavone di Gela (Caltanissetta), dove la Polizia ha ucciso un disoccupato, Giuseppe Licata, di 42 anni, che aveva iniziato a sparare all’impazzata dal balcone di casa. A denunciare alla Polizia quanto stava accadendo in via Arica è stato il fratello di Licata. Ha raccontato agli agenti che l’uomo si era barricato in casa e armato di fucile aveva iniziato a sparare. L’anziana madre è subito scappata via, mentre il padre, invalido costretto sulla sedia a rotelle, è rimasto in casa sotto la minaccia dell’arma.

Poco dopo le 21, come ricostruito dalla Polizia, una volante è arrivata nell’abitazione dei Licata dove ha trovato la porta d’ingresso crivellata di colpi. All’una circa, dopo ore di ‘trattativa’, è arrivato anche il personale della Squadra mobile di Caltanissetta. Sono continuati i tentativi di persuasione del disoccupato ma sono stati inutili. Nel frattempo è tornata sul posto la madre in compagnia di uno psichiatra dell’Asp 7 di Gela, ma i tentativi sono andati a vuoto.

Intorno alle tre i poliziotti hanno fatto irruzione nell’appartamento dell’uomo, trovando il padre disabile a letto. Ma Giuseppe Licata ha ricominciato a sparare, stavolta contro i poliziotti. Un agente è rimasto gravemente ferito a un occhio. Altri poliziotti sono rimasti feriti nella colluttazione con il disoccupato sempre più agitato.

Dopo l’ennesimo tentativo, i poliziotti hanno ucciso l’uomo, colpendolo alla testa. Licata è morto imbracciando ancora il fucile. Le tasche erano piene di cartucce calibro 12. Il fucile, marca Beretta, calibro 12 è risultato regolarmente denunciato.

L’agente ferito è stato trasportato all’ospedale Garibaldi di Catania dove è stato sottoposto a un intervento all’occhio. Per lui la prognosi è riservata.

La Procura di Gela ha aperto un’inchiesta.

I 21 caporedattori dell’ufficio stampa e la spending review di Rosario Crocetta

Ventuno capiredattori, con uno stipendio da quattro mila euro al mese a testa e nessun redattore semplice da coordinare. Sembra la redazione dei sogni e invece è “soltanto” l’ufficio stampa della presidenza regionale siciliana. Un ufficio che, numeri alla mano, dovrebbe produrre la migliore comunicazione del mondo. Ma a Rosario Crocetta, neo eletto governatore della Sicilia con il Pd e l’Udc, quell’ufficio stampa fatto di soli capiredattori non va proprio a genio. E per questo ha intenzione di azzerarlo. “Quei 21 giornalisti sono decaduti dal giorno in cui mi sono insediato e se sono ancora al loro posto lo sono in modo volontario e li ringrazio, per carità gli verranno retribuite queste giornate lavorative”, ha sentenziato il neo presidente, mettendo in apprensione tutti i componenti dell’ufficio stampa più ricco d’Italia.

Assunti ai tempi in cui sullo scranno più alto di palazzo d’Orleans sedeva Salvatore Cuffaro, l’ex governatore condannato per favoreggiamento aggravato a Cosa Nostra, i ventuno capiredattori erano passati indenni all’arrivo di Raffaele Lombardo, che li aveva confermati in toto. Adesso però Crocetta intende iniziare la sua spending review proprio dall’ufficio stampa presidenziale. “Costano 3,2 milioni di euro all’anno, con questi soldi la Regione può pagare 200 precari. Nemmeno alla Rai o a Repubblica ci sono 21 capiredattori” ha calcolato il neo governatore che poi ha puntato il dito contro Gregorio Arena, l’addetto stampa della presidenza di stanza a Bruxelles.

“Da eurodeputato sono stato nella sede della Regione a Bruxelles una dozzina di volte e lui non c’era, dicono che era in ferie. L’ho trovato a lavoro soltanto una volta. Quell’ufficio stampa non serve a nulla e costa dodici mila euro al mese”. Le dichiarazioni dell’ex sindaco di Gela hanno ovviamente provocato una serie di reazioni dagli organi di categoria. A cominciare proprio dal cdr dell’ufficio stampa presidenziale, che ha sottolineato come “qualsiasi decisione non possa essere assunta se non attraverso il rispetto delle norme previste dal contratto di lavoro dei giornalisti, a noi applicato, e dallo Statuto dei lavoratori”. “Se i giornalisti vorranno fare vertenza, lo facciano pure – ha replicato il neo governatore – . Non hanno un rapporto a tempo indeterminato perché non hanno fatto un concorso pubblico, il loro rapporto è fiduciario. Presentino i curricula e li verificherò assieme agli altri che riceverò”.

Crocetta però prima di azzerare l’ufficio stampa dovrà fare i conti con i contratti giornalistici a tempo indeterminato che blindano di fatto la posizione dei giornalisti. E anche la posizione dell’addetto stampa a Bruxelles è blindata per almeno tre anni. In caso contrario la Regione dovrebbe pagare un anno di stipendio a tutti i giornalisti sollevati dall’incarico dal neo governatore. “Abbiamo difeso dagli attacchi arroganti, mossi dai predecessori di Crocetta, i giornalisti che scrivevano su di loro – ha scritto l’ordine dei giornalisti in una nota – e difendiamo ora i giornalisti dagli attacchi arroganti di chi vuol cambiare tutto per non cambiare niente”.

In passato anche la Corte dei Conti si era interessata alla vicenda, aprendo un’indagine che calcolava in circa cinque milioni e trecento mila euro il danno erariale provocato dall’istituzione dell’ufficio stampa. Alla fine però i magistrati contabili avevano assolto sia Lombardo che Cuffaro.

Nel frattempo va prendendo forma la nuova giunta regionale. Lunedì dovrebbe essere il giorno in cui Crocetta nominerà il nuovo assessore all’energia. Un ruolo che sarà occupato da Nicolò Marino, per anni magistrato antimafia a Catania e oggi sostituto procuratore a Caltanissetta dove ha indagato sulla strage di via d’Amelio. Il nome di Marino circola da giorni, ma solo nelle ultime ore il magistrato ha annunciato che sarà a Palermo lunedì per partecipare ad una conferenza stampa con Crocetta a Palazzo d’Orleans. “Il resto lo desumete da voi” ha glissato il magistrato catanese. Come dire che sta per appendere la toga al chiodo.

(dal Fatto Quotidiano)

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