Media freedom call: join the global day of action for press freedoms around the world

#journalismisnotacrime #freeAJstaff #PressFreedom #Cookednews

Join the global day of action for press freedoms, when rallies will be held around the world 

Three Al Jazeera English journalists have been imprisoned in Egypt since 29th December 2013.

They have suffered harsh conditions, solitary confinement, denied medical treatment and are now on trial for charges related to terrorism, along with six other foreign journalists being tried in absentia.

Peter Greste, Mohammed Fahmy and Baher Mohamed, who were simply doing their jobs, are being tried in Cairo, charged with terrorism-related offences and “spreading false news“.

Another Al Jazeera Arabic reporter, Abdullah Al-Shami, has been in prison since August 14 and has been on hunger strike for more than 30 days.

And they are not the only press to be incarcerated by the Egyptian authorities.

Journalists are not terrorists. They risk their lives to shed light on abuse, suffering and injustice around the world. They are our eyes and ears, as well as our voices. An attack journalism is an attack on everyone who values the freedom to speak their minds and know the truth.

Please join the world’s press in a Global Day of Action on Thursday 27th February with peaceful demonstrations, silent protests and individual images that will send a message to Egypt and the world: if you silence the press, you silence us all.

The following is a list of demonstrations, open to both the public and the media, organised so far:


Tokyo, Japan –
 Solidarity stand outside the Foreign Correspondents’ Club, Yurakucho Denki North Building 20F Yurakucho 1-7-1, Chiyoda-ku,1GMT, 10am local time.

Ramallah, Palestine – Solidarity stand at the Manara Roundabout, 9 GMT, 11am local time.

Gaza, Palestine – Solidarity stand Outside the Al Jazeera bureau, Burj al-Jalaa (al-Jalaa Tower), 9GMT, 12pm local time.

Istanbul, Turkey – Solidarity stand outside Outside the Egyptian consulate, 9GMT, 11am local time.

Khartoum, Republic of Sudan – Solidarity stand outside the Al Jazeera Bureau, Al Baladiya Street, Building: Institute of Arab Development and Agricultural Investment, 9GMT, 12pm local time.

Jerusalem – Solidarity stand at Zeitoun Hill, 10GMT, 12pm local time

Amman, Jordan –  Solidarity stand outside the Al Jazeera bureau, Jabal Amman, 2nd Roundabout, 10GMT, 12pm local time.

Ankara, Turkey – Solidarity stand with our journalists outside the Al Jazeera bureau, Karom Shopping Center, Çankaya 11GMT, 1pm local time.

Beirut, Lebanon – Solidarity stand at Martyrs’ Square, 11GMT, 1pm local time

Berlin, Germany –  Brandenburg Gate, 11 GMT, 12pm local time.

London, UK –  Trafalgar Square, 12 GMT, 12pm local time.

At the same time, silent protests are called for in newsrooms, offices, shops, commuters, tourists, pedestrians – everyone, everywhere. To show support, take a selfie with your mouth taped shut and share it via social media with the #FreeAJStaff tag.

Nouakchott, Mauritania –  Solidarity stand outside Al Jazeera Bureau, Mamado Konatee Stree, City Center Tent, 12GMT, 12pm local time.

Tunis, Tunisia – 
Solidarity at Tunis Center for Press Freedom, 4 Rue de Mexique, 12GMT, 1pm local time

Toronto, Canada – Toronto’s Nathan Phillips Square, 17GMT, 12pm local time.

Montreal, Canada: Egyptian Consulate in Montreal, 1000 de la Gauchetière O., Montréal, 17GMT, 12:00pm

Rio de Janeiro, Brazil –  
Journalists and the general public are encouraged to take a photo with a “Journalism is not a Crime” sign at “Posto 7” in Arpoador Beach 2030GMT, 5:30pm local time.

Also, a plane pulling a banner reading #FreeAJstaff will fly over over Rio de Janeiro’s famous beaches of Leblon, Ipanema, Copacabana 1730GMT – 2030GMT, 2:30pm – 5:30pm local time.

Washington, DC, US- Newseum, 555 Pennsylvania Ave NW, 21GMT – 2230GMT, 4pm – 5:30pm local time.

Sydney NSW, Australia – Martin Place, 130GMT, 12:30pm local time.

San Francisco, US- Justin Herman Plaza, 4 Embarcadero Centre, 2GMT – 4GMT, 6pm – 8pm local time.

Source:
Al Jazeera

#pressfreedom #FreeAJStaff #JournalismIsNotACrime #Cookednews

La7: è scontro tra Bersani Berlusconi sulla trattativa esclusiva con Cairo

Cairo1E’ scontro tra Bersani e Berlusconi sulla trattativa esclusiva tra La7 e Cairo. Bersani ha lanciato ‘un avvertimento mafioso’ sull’operazione di acquisto di La7 dicendo ‘aspettate a vendere perché se sarò al governo La7 varrà di più’, afferma il leader del Pdl, Silvio Berlusconi, nel corso di un forum sul Corriere.it parlando dell’acquisizione de La7. ‘Non ho rapporti con Urbano Cairo, che per alcuni anni è stato mio assistente – spiega Berlusconi – poi è diventato un imprenditore in proprio ed è da diverso tempo che non lo sento. In questo momento non ci sono affari in editoria perché con la crisi c’e’ stato il calo della pubblicità intorno al 20%, non c’è azienda in Italia che produca utili’.

L’eventuale cessione di La7 deve avvenire evitando ‘conflitti di interessi’ e ‘posizioni dominanti’. Il segretario Pd Pier Luigi Bersani lo ha detto durante un’intervista sul sito del Corriere della Sera: ‘Siccome siamo in una settimana cruciale tendo a ragionare come se fossi già al governo. Devo preoccuparmi primo che le decisioni avvengano in assenza di conflitto di interessi; secondo, che le cose avvengano senza costituire in modo diretto o indiretto posizioni dominanti’. Bersani non si è sbilanciato quando gli è stato chiesto se Urbano Cairo, il probabile acquirente della rete, sia legato a Mediaset. ‘Ah, non lo so… ci sono delle autorità. Io non posso sapere se e in quale modo ci siano connessioni. Ma ci può essere qualcuno che ci guarda’.

Intanto il titolo di Telecom Italia Media negativo in Borsa. Telecom è scesa a -1,12% dopo che il gruppo telefonico ha deciso di concedere a Cairo Communication una esclusiva per negoziare la cessione dell’intera quota di partecipazione detenuta dalla Società, in La7, ad esclusione del 51% di MTV Italia. Il mercato puntava ieri sull’ingresso dell’imprenditore Diego Della Valle tra i possibili acquirenti della controllata di Telecom.

Gaza: sotto bombardamento si lavora alla tregua, Israele colpisce media center

Mentre proseguono senza sosta le trattative per un cessate il fuoco, continuano i lanci di razzi da Gaza su Israele e i raid israeliani nella Striscia. Un edificio nel centro di Gaza che ospita diverse redazioni giornalistiche è stato colpito e severamente danneggiato dall’aviazione israeliana. Si tratta del secondo attacco su quell’edificio in 24 ore. Almeno due morti.

Intanto è in corso al Cairo una riunione fra i responsabili dell’intelligence egiziana e il capo di Hamas Khaled Meshaal per esaminare le condizioni poste da Israele ieri per una tregua a Gaza. Lo riferiscono fonti qualificate egiziane. Sarà composta da sette ministri degli Esteri arabi, oltre al collega turco, la missione della Lega araba guidata dal segretario general Nabil el Araby che domani sarà a Gaza. Lo riferiscono all’ANSA fonti della Lega. Al Cairo proseguono i colloqui per arrivare a una tregua, che però ancora non si vede all’orizzonte.

Il leader delle Nazioni Unite Ban Ki-Moon è al Cairo per incontrare il ministro degli Esteri egiziano, il premier e il presidente Mohamed Morsi. In seguito è atteso anche in Israele e nei Territori palestinesi. Ieri Ban Ki-Moon ha lanciato un appello a Israele e Hamas ‘a collaborare con gli sforzi condotti dall’Egitto per raggiungere un immediato cessate il fuoco’.

La crisi sarà oggi al centro dell’incontro tra i ministri di Esteri e Difesa dell’Unione Europea riuniti a Bruxelles (dove all’ordine del giorno ci sarà anche lo status che l’Ue concederà alla nuova piattaforma dell’opposizione in Siria).

L’alto rappresentante della politica estera della Ue, Catherine Ashton, si è detta oggi ‘molto preoccupata per le perdite civili’ a Gaza, e ha auspicato ‘una soluzione duratura e sostenibile’ al conflitto che preveda ‘due Stati’. La Ashton partecipa oggi al consiglio Esteri Ue, che ha in agenda la crisi a Gaza.

Sono almeno tredici i palestinesi,  tra i quali un bambino di cinque anni, rimasti uccisi nei raid aerei condotti da Israele oggi sulla Striscia di Gaza. Un bilancio che porta a circa 90 il totale delle vittime palestinesi da quando, mercoledì, è stata lanciata l’offensiva israeliana sulla Striscia di Gaza, entrata oggi nel suo sesto giorno. Lo rende noto il portavoce del ministero della Sanità della Striscia, Ashraf al-Qudra.

Potrebbe essere dovuta ad un errore di identificazione dell’aviazione israeliana l’azione che ha colpito la famiglia palestinese al-Dalu, quando, in un rione di Gaza City, la sua palazzina di alcuni piani è stata bombardata e distrutta. Dalle macerie sono stati estratti undici cadaveri, per lo più di donne e bambini.

I quotidiani Haaretz e Maariv scrivono che nelle immediate vicinanze doveva forse trovarsi Ihya Abia, un responsabile del braccio armato di Hamas ritenuto essere il ‘comandante dei lanci di razzi’. Ieri Israele ha detto di averlo eliminato, mentre poi è sopraggiunta una smentita. Yediot Ahronot, da parte sua, scrive che anche un membro della famiglia (l’ingegnere Sameh al-Dalu) è sospettato da Israele di essere coinvolto nella produzione di razzi. Ma questi non risulta essere fra le vittime.

La fine dell’embargo a Gaza e lo stop delle uccisioni mirate. Sarebbero queste le condizioni che Hamas ha posto durante le trattative al Cairo mediate dall’Egitto per un cessate il fuoco. Quelle di Israele invece sono state poste ieri da quattro emissari israeliani sul tavolo dei servizi segreti egiziani: la tregua deve essere di ‘lunga durata’, ci deve essere lo stop al lancio di razzi verso Israele, si deve applicare solo alla Striscia di Gaza e deve essere garantita dall’Egitto. La delegazione palestinese, invece, insiste affinché la tregua venga applicata a tutti i territori palestinesi e non solo a Gaza per evitare che si sancisca la separazione della Striscia dal resto dei Territori. Secondo le fonti, Israele rifiuta di togliere l’embargo in blocco e lega lo stop agli assassini mirati alla fine del lancio di razzi da Gaza. Altro punto di negoziato delicato, riferiscono, è la richiesta di Israele che sia l’Egitto a farsi garante della tregua. Richiesta che, al momento, non pare non sia accolta dal Cairo.

Fermato il produttore di ‘Innonce of Muslim’, il film anti-Islam causa dei disordini in Medioriente e Australia

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libya-protests_053 (Photo credit: Crethi Plethi)

Il Consiglio di sicurezza dell’Onu ha approvato una risoluzione di ferma condanna degli assalti a sedi e personale diplomatico, avvenuti in molti Paesi per le proteste contro il film anti-islamico prodotto negli Stati Uniti. Intanto le autorità federali statunitensi hanno interrogato Nakoula Basseley Nakoula, copto di origini egiziane che dice di essere uno dei produttori del film. In Italia il Viminale aumenta la vigilanza sugli obiettivi Usa.

L’uomo sospettato di essere il produttore del controverso film anti-islamico ‘Innocence of Muslims‘, che ha scatenato un’ondata di violenze antiamericane in molti paesi arabi, è stato arrestato a Los Angeles ed è sottoposto a interrogatorio da parte delle autorità. Lo riferisce CBS News con un messaggio su Twitter.

L’ondata di proteste per la controversa pellicola, intanto, è arrivata anche in Australia. Centinaia di persone si sono scontrate oggi con la polizia a Sidney, davanti al consolato statunitense. I manifestanti, tra cui anche donne e bambini, sono scesi in strada urlando slogan antiamericani.

‘Siamo stanchi che tutti deridono il nostro amato profeta’, ha detto un manifestante. ‘Non hanno diritto di irridere il nostro profeta, noi non andiamo in giro a irridere le altre religioni’. ‘Ci chiamano terroristi’, ha detto un’altra manifestante, Sarah Jacob, ‘ma stanno terrorizzando il nostro popolo’.

Ieri violente manifestazioni si sono svolte in molti paesi arabi. Almeno otto persone sono morte negli incidenti a Khartoum, a Tunisi e al Cairo. Martedì scorso era stato ucciso l’ambasciatore americano in Libia, Chris Stevens, a seguito di un assalto al consolato americano a Bengasi.

Secondo il sito Tunisie Numerique, che cita fonti ospedaliere, è salito a quattro il numero dei morti negli scontri di ieri davanti all’ambasciata americana a Tunisi. Il sito cita fonti dell’ospedale Mongi Slim dove ieri sono stati portati molti dei feriti. Tunisie Numerique riferisce che tre delle vittime sono decedute per ferite d’arma da fuoco. La quarta, un uomo, non è sopravvissuto ad un grave trauma cranico.

Il pericolo di violente proteste contro il film blasfemo su Maometto potrebbe dilagare anche negli Stati Uniti. E’ l’allarme lanciato dalla Fbi, che mette in guardia sulle possibili azioni dei gruppi estremisti. ‘Il rischio di violenza potrebbe aumentare sia in casa che fuori con il film che continua ad attirare attenzione’ avvertono il Federal Bureau e il Dipartimento della Sicurezza Nazionale che ha invitato le organizzazioni religiose a ‘riportare prontamente attività sospette’.

Aggiornamento 

Di almeno 10 morti. E’ questo il bilancio secondo le cronache della tv satellitare Al Jazeera. Scontri e spari a Tunisi, incendiata anche una scuola americana. A Khartoum assaltate le sedi diplomatiche di Usa, Gran Bretagna Germania. Proteste e scontri anche in Egitto. Manifestazioni in Bangladesh, con 10mila persone in piazza a Dacca, in Malaysia e in Indonesia.

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Ucciso ambasciatore americano in Libia, dura condanna di Obama

Morti anche tre funzionari. Assalto al consolato americano per protesta contro un film ‘offensivo dell’Islam‘. Cordoglio di Monti.

L’ambasciatore americano Chris Stevens sarebbe morto intossicato a seguito dell’inalazione dei fumi provocati dall’incendio divampato al consolato statunitense di Bengasi, dopo l’attacco avvenuto nella notte dell’11 settembre.

Stevens era stato nominato massimo responsabile della diplomazia statunitense in Libia dopo essere stato, durante la guerra civile libica, il rappresentante di Washington presso il Consiglio nazionale di transizione, l’autorità politica che coordinava le forze ribelli al regime di Gheddafi con l’obiettivo di proseguire la lotta fino alla liberazione della Libia per poi organizzare le elezioni e redigere una nuova costituzione.

L’ambasciatore aveva alle spalle diversi incarichi diplomatici in Medio Oriente e nell’Africa settentrionale e parlava correntemente l’arabo, oltre al francese, la lingua franca delle regioni maghrebine.

Intanto la Libia ha presentato le sue scuse oggi agli Stati Uniti dopo l’assalto che ha portato alla morte dell’ambasciatore americano e di altre tre funzionari presso il consolato americano di Bengasi.’Presentiamo le nostre scuse agli Usa, al popolo americano e al mondo intero’ ha dichiarato in una conferenza stampa il presidente del Congresso generale Nazionale Mohamed al-Megaryef. Il presidente Barack Obama ha espresso la sua condanna per l’assassinio. Lo stesso ha fatto il premier Monti, assicurando che l’Italia resterà al fianco dell’autorità libica per impedire che ‘il nuovo corso sia preso in ostaggio’.

Dei manifestanti armati hanno attaccato con granate e armi da fuoco il consolato americano di Bengasi, nell’Est della Libia, per denunciare un film offensivo dell’Islam. Secondo alcune indiscrezioni raccolte da al Jazeera, l’ambasciatore Christopher Stevens sarebbe morto intossicato dopo avere inalato i fumi dell’incendio divampato al consolato a seguito dell’attacco di un gruppo di manifestanti.

Secondo il Wall Street Journal, il film all’origine delle violenze si intitola ‘Innocence of Muslim’ (L’innocenza dei musulmani) ed è stato realizzato dall’israeliano che vive in Usa, Sam Bacile il quale, dopo i disordini al Cairo, ha dichiarato: ‘L’Islam è un cancro’. Il lungometraggio ha ricevuto il sostegno del controverso pastore americano Terry Jones, noto per avere bruciato in passato alcune copie del Corano.

Il governo dell’Afghanistan ha bloccato gli accessi a YouTube per impedire alle persone di guardare il film anti-islam che ha scatenato una violentissima protesta antiamericana in Libia costata la vita all’ambasciatore americano Chris Stevens.

‘A seguito di direttive dei ministeri di Informazione e Cultura, il ministero delle Comunicazione ha ordinato a tutti i provider di bloccare gli accessi’, ha indicato un funzionario del ministero delle Comunicazioni, Aimal Marjan. Intanto un centinaio di manifestanti e centinaia di militanti salafiti si sono riuniti davanti l’ambasciata degli Stati Uniti a Tunisi, per protestare contro la pellicola prodotta negli Stati Uniti.

I manifestanti, uomini e donne che indossavano le bandiere nere e bianche dei salafiti, si sono radunati sul lato della strada, di fronte all’ambasciata. Sono stati mobilitati rinforzi di polizia. Secondo fonti della sede diplomatica, il personale lavora normalmente secondo le sue abituali mansioni.

Egitto: Mohammed Morsi è il nuovo presidente

Mohamed Morsi è il nuovo presidente d’Egitto. Il candidato dei Fratelli Musulmani ha superato al ballottaggio Ahmed Shafiq, l’ex primo ministro di Hosni Mubarak, il presidente condannato e dichiarato  clinicamente morto nonostante le smentite, diventando il primo capo di Stato islamico, democraticamente eletto, della nazione più popolosa del mondo arabo. Morsi ha ottenuto oltre 13 milioni di voti, secondo quanto annunciato dalla Commissione elettorale: un milione in più del suo sfidante. L’affluenza alle urne è stata del 51%, superiore a quella del primo turno del 23 e 24 maggio, quando si fermò al 46% degli aventi diritto.

Piazza Tahrir al Cairo ha salutato con un’esplosione di gioia l’annuncio dell’elezione di Morsi: in migliaia, fra i Fratelli Musulmani attendevano il risultato elettorale. Il movimento islamico radicale palestinese Hamas, che ha accolto con colpi d’arma da fuoco esplosi in aria il nuovo presidente egiziano, ha parlato di ‘una nuova era per l’Egitto, un momento storico’ per tutta la regione mediorientale.

I risultati erano attesi inizialmente giovedì scorso, ma la commissione ha deciso di prendere più tempo ed esaminare i ricorsi presentati dai due candidati. Il capo della giunta militare al potere si è già congratulato con Morsi per la sua elezione.

Nonostante la legittimità popolare, il futuro presidente avrà tuttavia un margine di manovra molto ridotto al cospetto del Consiglio militare fino ad oggi alla guida del paese. L’esercito aveva recuperato il potere legislativo a metà giugno, dopo la dissoluzione del Parlamento a seguito di una sentenza della Corte costituzionale che lo aveva dichiarato ‘illegittimo’.

La giunta militare si è comunque impegnata a rimettere entro il 30 giugno il potere esecutivo nelle mani del nuovo presidente eletto.

http://it.wikipedia.org/wiki/Fratelli_musulmani
https://cookednews.wordpress.com/2012/06/02/egitto-ergastolo-per-lex-presidente-mubarak-proteste-in-piazza-tahrir-contro-lassoluzione-degli-figli/ 

News dallo spazio: passaggio di Venere sul Sole, nel 2117 il prossimo transito

Ha iniziato martedì sera il suo passaggio davanti al Sole. Che sia anche l’inizio della fine del mondo? Mettendo da parte per un attimo le profezie Maya, il transito di Venere è un evento spettacolare, che si ripeterà la prossima volta solo tra più di un secolo, nel dicembre 2117. Il passaggio della dea nera è iniziato poco dopo la mezzanotte nel cielo dell’America del Nord, poi di quella Centrale e di quello settentrionale del Sudamerica. Agli occhi degli osservatori Venere appare come un punto nero sulla superficie del Sole e può essere guardato solo attraverso dei filtri solari per non rimanerne accecati.

La Nasa sta inviando le immagini dell’allineamento tra Venere, Sole e Terra in diretta Tv via streaming attraverso il suo sito ufficiale. ‘Non si tratta di un’eclissi classica, quando il Sole è completamente coperto. Venere è grande un centesimo del Sole, quindi è come un punticino che si sovrappone sul Sole e si sposta’, ha spiegato Fred Watson, dell’Osservatorio astronomico australiano.

Venere è il secondo pianeta del sistema solare ed è il corpo celeste più luminoso nel cielo notturno. Il suo diametro è comparabile a quello della Terra (95%), così come la sua massa (80%).

Il transito di Venere davanti al sole dura circa sei ore e 40 minuti, ma in Italia il fenomeno si verificherà in piena notte impedendo di godere dello spettacolo. I primi a poterlo vedere nel nostro Paese saranno gli abitanti del nordest, che all’alba vedranno la parte finale del fenomeno.

Quando vederlo in Italia. Più fortunati saranno gli spettatori negli Stati Uniti, che potranno godere dello spettacolo astronomico a partire dalle 18 della costa est, mezzanotte fra oggi e domani in Italia. Le migliori possibilità per vedere il fenomeno le avranno gli abitanti delle Hawaii, dell’Alaska, dell’Australia orientale e del sudest asiatico. Il fenomeno sarà visibile oggi (orari locali) dalle 12.10 a Honolulu, dalle 15.06 a Los Angeles, dalle 17.06 a Città del Messico, dalle 18.04 a New York. Mercoledì invece il fenomeno sarà visibile (ore locali) a Londra dalle 5.37, a Pechino dalle 6.10, al Cairo dalle 6.38, a Tokyo dalle 7.10, a Sydney dalle 8.16 e a Auckland dalle 10.15.

Ishtar, Astarte, Afrodite, Freya: sono le divinità che gli antichi popoli collegavano a Venere, la Dea Nera. Il transito del pianeta davanti al Sole è così importante per le antiche culture, che si ritiene che la conclusione del Calendario Maya fosse in realtà programmata  e coincidesse con la conclusione del ‘Lungo Computo’.

 In molte culture Venere era associata all’amore e alla pace (come in Grecia), in altri casi invece, come per Maya e Babilonesi, all’aspetto erotico si associa quello bellico. In alcuni casi addirittura la Dea sarebbe portatrice di cataclismi e rivoluzioni. La babilonese Ishtar, ad esempio, identificata col pianeta, aveva sia l’aspetto di una dea benefica che di signora di guerra e tempeste. Stesse caratteristiche aveva la nordica Freya, da cui il nome Friday, venerdì, giorno di Venere. E non mancano in Rete le teorie alternative dei seguaci della New Age che sono pronti ad associare i recenti terremoti che hanno colpito la penisola con il rarissimo evento del passaggio della Stella del mattino.

Lanciato l’11 febbraio 2010, il Solar Dynamics Observatory o SDO, è il veicolo spaziale più avanzato mai progettato per studiare il Sole. Durante la sua missione quinquennale, esaminerà l’atmosfera e il campo magnetico della nostra stella anche per fornire una migliore comprensione del ruolo che il Sole gioca nella chimica dell’atmosfera e per il clima della Terra.

Il 5 giugno 2012SDO ha raccolto immagini del transito di Venere davanti al Sole, evento prevedibile ma raro. Il passaggio visto dalla Terra è durato circa 6 ore e avviene un paio di volte a otto anni di distanza, per poi ripetersi solo dopo altri 105 o 121 anni. L’ultimo transito è avvenuto nel 2004 e il successivo sarà visibile nel lontano 2117.

I video e le immagini mostrate qui sono costruiti ottenute a diverse lunghezze d’onda dall’ultravioletto estremo fino ad una parte dello spettro visibile. Il Sole di colore rosso è ripreso nell’ultravioletto a 304 angstrom, il sole dorato a 171 angstrom, il sole magenta a 1700 angstrom, e il sole arancione in luce filtrata nel visibile. A 304 e 171 angstrom è possibile studiare l’atmosfera del sole, che non appare nella parte visibile dello spettro.

Mentre il video di Alberto Fanelli, fotografo e videomaker riprende il transito di Venere sul Sole all’alba dai tetti di Milano, con uno speciale teleobiettivo.


06.06.2012
The transit of Venus in front of the Sun, filmed in Milano, Italy, at 5:45 AM

Shot with a Canon 70-200 f4L and a Rubinar 1000mm + two Canon 5D MK II

Egitto: ergastolo per l’ex presidente Mubarak. Proteste in piazza Tahrir contro l’assoluzione degli figli

Ergastolo per l’ex presidente egiziano Hosni Mubarak. Stesso verdetto per il ministro degli Interni,  Habib el-Adli. Assolti altri sei responsabili della sicurezza. La condanna arriva in seguito all’accusa rivolta all’ex primo ministro di aver ordinato la repressione delle manifestazioni antigovernative in piazza Tahrir, che portarono alle sue dimissioni. Nella stessa piazza stanno affluendo in migliaia per contestare la sentenza emessa dal tribunale del Cairo.

L’84enne Mubarak – i cui legali hanno già reso noto di voler presentare appello – è stato immediatamente trasferito nell’ospedale del carcere di Tora, dove sconterà la sua pena. L’ex rais, che ha assistito alla lettura del verdetto sdraiato su una barella, è rimasto impassibile. Insieme ai sei responsabili della sicurezza, assolti anche i due figli di Mubarak, Alaa e Gamal, per i quali sono stati  prescritti i reati di corruzione.

Alla lettura della sentenza sono scoppiati disordini all’interno dell’aula e Mubarak è stato colpito da un malore nel corso del trasferimento all’ospedale del carcere. Fuori dal tribunale, più 7mila fra agenti di polizia e militari.

I legali di Mubarak hanno già annunciato il ricorso in appello.

Sono già parecchie centinaia i manifestanti che stanno affluendo a piazza Tahrir, luogo simbolo della caduta di Hosni Mubarak dopo la lettura della sentenza nei confronti dell’ex rais egiziano. La protesta è scattata soprattutto per le assoluzioni dei collaboratori dell’ex ministro dell’Interno e il non luogo a procedere per corruzione nei confronti dei figli di Mubarak. Per molti è inaccettabile anche la condanna all’ergastolo e non alla pena di morte.

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