Salva-Ilva: conflitto di attribuzione fra i poteri dello Stato, la procura presenta secondo ricorso

Taranto manifestazione per IlvaI magistrati della procura di Taranto hanno inviato alla Corte Costituzionale un ricorso contro il decreto legge 207, ribattezzato dai media ‘salva-Ilva‘ e dal presidente del Consiglio Mario Monti ‘salva-Taranto’, sollevando una questione di conflitto di attribuzione fra poteri dello Stato. Il decreto è stato recentemente convertito in legge dal Parlamento. Non appena la legge ‘recante disposizioni urgenti a tutela della salute, dell’ambiente e dei livelli di occupazione, in caso di crisi di stabilimenti industriali di interesse strategico nazionale’ sarà pubblicata sulla gazzetta ufficiale, la procura presenterà un secondo ricorso alla Consulta basato sugli stessi motivi del primo.

Secondo i magistrati tarantini, riconsegnando gli impianti dell’area a caldo (sotto sigilli dal 26 luglio scorso) all’Ilva e permettendo al colosso industriale di tornare a produrre acciaio, il governo ha di fatto impedito l’esercizio dell’azione penale interferendo con un’indagine ancora in corso. Sugli impianti, infatti, vigeva un sequestro con giudicato cautelare, ordinato dal gip Patrizia Todisco, confermato dal tribunale del Riesame e contro il quale Ilva non ha mai proposto ricorso in Cassazione.

Il prossimo 8 gennaio Ilva ricorrerà al riesame contro il sequestro del prodotto finito e semi-lavorato realizzato nei quattro mesi in cui gli impianti erano sequestrati e l’azienda non era autorizzata a produrre. Si tratta di un milione settecento mila tonnellate di acciaio considerato dai pm provento di reato del valore di circa un miliardo di euro. Secondo quanto riferito da fonti vicine alla procura, in quell’occasione i pm chiederanno al tribunale di valutare il profilo di costituzionalità della legge approvata con larga maggioranza dai due rami del parlamento il 20 dicembre.

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Ilva di Taranto: nuovi arresti e sequestro della produzione degli ultimi quattro mesi

Si allarga il caso Ilva: una nuova ondata di arresti nei confronti di vertici ed amministratori dello stabilimento ‘Ilva Spa’ di Taranto e di persone dipendenti da pubbliche amministrazioni. Sette le ordinanze di custodia cautelare notificati dai militari del comando provinciale della guardia finanza di Taranto tra Taranto, Milano, Roma, Pisa, Bari e Varese. Le accuse: disastro ambientale aggravato, omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro, avvelenamento di acque e sostanze alimentari, concussione e corruzione in atti giudiziari’. Inoltre è stato disposto il sequestro preventivo della produzione dell’Ilva degli ultimi quattro mesi: gli stock restano bloccati al porto di Taranto e sono invendibili.

Per questo filone è stata inviata un”informazione di garanzia’ nei confronti degli attuali direttore dello stabilimento, Adolfo Buffo, e del presidente del consiglio di amministrazione, Bruno Ferrante.

‘Gli arresti – spiega la Gdf – sono riconducibili all’operazione ‘Envinronment sold out’, partita a gennaio 2010, nel corso della quale ‘è stata ipotizzata, a carico dei vertici del predetto stabilimento siderurgico, e di un professore universitario ed ex consulente della procura della Repubblica jonica, la costituzione di un’associazione a delinquere finalizzata alla perpetrazione dei reati contestati.’

Le condotte illecite secondo l’indagine ‘avrebbero causato l’emissione nell’aria e negli ambienti vicini allo stabilimento di sostanze nocive quali benzo(a)pirene, diossine, metalli ed altri polveri nocive, cagionando gravissimo pericolo per la salute pubblica e dei lavoratori dello stabilimento medesimo, contaminazione di terreni ed acque ove insistono numerose aziende agricole locali, con la conseguente necessità di procedere all’abbattimento di numerosi capi di bestiame destinati al consumo umano’.

Così è scattato l’arresto: custodia cautelare in carcere per l’amministratore delegato dell’Ilva, Fabio Riva, per l’ex direttore dello stabilimento Luigi Capogrosso, già ai domiciliari e per l’ex responsabile delle relazioni esterne dell’Ilva Girolamo Archina, licenziato ad agosto dal presidente dell’Ilva Bruno Ferrante. Mentre il presidente della holding Emilio Riva e il docente dell’università di Bari, Lorenzo Liberti, sono stati sottoposti agli arresti domiciliari.

Ma c’è anche un altro filone d’inchiesta: nel corso della medesima attività di polizia giudiziaria, le indagini tecniche – spiega la Gdf – hanno consentito di scoprire anche un’associazione a delinquere, di cui faceva parte un ex assessore provinciale, il quale, secondo la ricostruzione degli investigatori, ‘avvalendosi dell’operato di un suo stretto collaboratore nonché del rappresentante legale di una società di progettazione e ingegneria, poneva in essere più delitti di concussione per aver di fatto monopolizzato l’attenzione di diversi titolari di imprese interessate ad ottenere autorizzazioni di pertinenza del proprio assessorato, orientandoli ad avvalersi della consulenza tecnica professionale da lui indicata’. Così l’ex assessore all’Ambiente della Provincia di Taranto Michele Conserva, e l’ingegner Carmelo Dellisanti, rappresentate della ‘Promed Engineering’, sono stati sottoposti agli arresti domiciliari.

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