Bersani: ‘Anche la politica deve guarire’

Pier Luigi Bersani #cookednews

Pier Luigi Bersani sta bene. È dimagrito ma l’ho visto mangiare con appetito, rendendo il giusto onore a quegli straordinari tortelli piacentini fatti in casa. Sulla testa sono ormai pallidi i segni dell’operazione che ha bloccato la sua emorragia cerebrale: bisogna cercarli per riconoscerli. Gli sono pure ricresciuti i capelli (dove possono). Da quella drammatica mattina del 5 gennaio non ha più fumato: «Nessuno me lo ha imposto, ma visto che c’ero…». Il suo volto, le reazioni, lo sguardo sono quelli di sempre. E così la voglia di scherzare, che penso sia diventata per lui una sorta di autodisciplina, un modo per darsi un limite, per non prendersi mai troppo sul serio

I collegamenti con Roma tornano a farsi giorno dopo giorno più intensi, soprattutto attraverso il telefonino che ronza nonostante la moglie Daniela fulmini quell’oggetto con gli occhi. La passione per la politica resta per lui una carica vitale. S’arrabbia nel parlare delle cose che non gli sono piaciute in questi giorni, a partire dai modi con i quali Renzi ha scalzato Letta e imposto, con la forza, il suo governo senza aver dato una spiegazione compiuta.

Ha riletto “La morte di Ivan Il’ic” Ora è alle prese con Machiavelli. Dalla Juve un dono graditissimo: la maglietta firmata dai giocatori «I test dicono che la mia memoria è al 100%. Ma se avessi perso quel 5% che dico io, non mi sarebbe dispiaciuto» «Basta inseguire i pifferai. Il Pd deve tornare a pensare e a discutere. Non è un nastro trasportatore, né un’appendice».

Bersani non si rassegna alla politica ridotta a partita di poker: «Dobbiamo sempre pensare al film di domani. Oggi stiamo preparando il futuro. E mi preoccupa questo distacco tra la società e le istituzioni democratiche. Temo che il distacco continui a crescere e nessuno di noi può illudersi che basti un po’ di populismo e di demagogia, magari in dosi contenute, per risolvere il problema. Bisogna dire la verità al Paese, e non inseguire i pifferai sperando di batterli sul loro terreno. Dire la verità, affrontare i problemi concreti, le questioni che si stanno incancrenendo perché nessuno ha il coraggio di dire dei no quando sono scomodi. Io ho sbagliato in qualche passaggio, ho commesso errori, ma resto convinto che la politica non ritroverà se stessa nei particolari e nelle tattiche. È il senso, la direzione di marcia che le dà forza. O la ritroviamo, o ci perdiamo».

Sono andato a trovare Bersani a Piacenza con Miguel Gotor. Che gli ha portato in regalo la nuova edizione de Il Principe di Machiavelli, edito da Donzelli. Il regalo si prestava a facili ironie. Ma Bersani si è messo a ridere perché aveva sul tavolino e stava finendo di leggere proprio I corrotti e gli inetti. Conversazioni su Machiavelli di Antonio Gnoli e Gennaro Sasso. Più che il 500esimo anniversario de Il Principe, deve essere la crisi della politica a suscitare questa curiosità. O forse è il risorgente «fiorentinismo». Bersani ha ripreso a leggere da quando si è quietato il terribile mal di testa che lo ha perseguitato per tutta la prima fase della convalescenza.

Quando racconta la sua malattia, la sofferenza è legata soprattutto a quel mal di testa insopportabile, vai a capire quanto legato alla vecchia cervicale e quanto all’operazione vera e propria.

Non ho avuto il coraggio di chiedergli se ha avuto paura di morire. Lui però ha detto che quando il chirurgo gli chiese la firma per il consenso informato, prima dell’intervento, non esitò un secondo. Il medico provò a elencare i rischi: «Lei può morire, oppure…». «L’ho interrotto subito ricorda Bersani e ho detto: penso che quello che sta per dirmi sia anche peggio di morire». Certo, entrando in casa Bersani (per me era la prima volta), non ci vuol molto a capire dove trovi quella riserva di energia umana e di serenità: l’affetto, l’amore della signora Daniela e delle figlie è una protezione così attiva e robusta che vale certo più di tante terapie e tecnologie. «Se avessi potuto, ovviamente mi sarei evitato tutto questo. Ma, pur nella sventura, confesso di uscirne con un sentimento di soddisfazione.

La persona vale sempre più di ciò che fa». Nel dolore si ritrova la solidarietà. E il senso della misura. Di manifestazioni di solidarietà, di amicizia, di stima ne ha avute tantissime. E continuano.

Gli ho detto che anche noi, a l’Unità, siamo stati invasi da messaggi di simpatia e di incoraggiamento, che andavano molto oltre il consenso o il dissenso su singole scelte politiche. «Quando sono tornato a casa mi è venuta voglia di rileggere La morte di Ivan ll’ic di Tolstoj. Non me lo ricordavo così. I punti di vista sul senso della vita cambiano con l’esperienza, ma guai a perdere l’umanità più profonda. E guai a non cogliere le occasioni che la vita ti dà per scoprirle».

Un punto di vanto per Pier Luigi Bersani è senza dubbio l’ospedale di Parma, la sanità emiliana. Nel racconto qui prevale la razionalità sul sentimento.

Fu lui, da presidente della Regione, a proporre di concentrare su Parma il servizio di neurochirurgia per tutta l’area tra Reggio e Piacenza.

«La neurochirurgia è un business e giunsero diverse offerte di privati per costruire centri nelle tre province. Qualcuno può pensare che sia più comodo avere la clinica nella propria città. Ma decidemmo di puntare sul pubblico e su un unico grande centro specializzato, a Parma, in modo da attirare professionalità, tecnologie, ricerca. Non fu una scelta facile, ma ho sperimentato che è stata davvero la migliore, che abbiamo costruito un’eccellenza del Paese. Correvo da Piacenza in ambulanza ma intanto i medici di Parma, collegati in rete, leggevano la mia Tac. Sono stato curato al meglio, e sono stato trattato come ogni persona che si trovi nella medesima condizione».

In quei giorni, nel turbine della paura e della solidarietà mentre la signora Daniela negava la benché minima soddisfazione a telecamere o giornalisti perché, in fondo, considerava persino immorale che le si domandasse qualunque cosa finché sussisteva un pericolo di vita diventò un tormentone la partita Juventus-Roma, quella che il 5 gennaio Bersani chiese alla figlia di registrare prima di entrare in sala operatoria. Da romanista fatico a ripassare la materia, comunque ho saputo che il risultato (3-0) è stato comunicato a Bersani al risveglio e che la registrazione è stata la prima cosa vista alla tv di casa, al rientro. L’orgoglio di tifoso è stato poi solennemente premiato qualche giorno fa: a Piacenza è arrivato Giuseppe Marotta, direttore generale della Juventus, portando in dono a Bersani una maglia dei bianconeri, con le firme di tutti i giocatori. «È stato veramente un grande gesto di amicizia», scandisce compiaciuto. Temo per Gotor che il suo regalo resti a un gradino inferiore: ho sempre avuto la sensazione che la passione per il calcio sia molto forte in Bersani e che sia abituato a reprimerla in pubblico.

 Certo, la politica dà più preoccupazioni. Del nuovo governo, Bersani apprezza la scelta di Pier Carlo Padoan all’Economia. Tra i ministri ci sono suoi amici, ci sono giovani sui quali ha puntato. Ma ci sono anche cose che lo convincono poco. Soprattutto non lo convince la sovraesposizione di Renzi, il rischio che sfiora l’azzardo. I giovani e il record di presenze femminili sono una bella scommessa ma tutto, troppo è in capo «alla responsabilità personale di Renzi». Lui ha deciso ogni cosa: i tempi, la forzatura, gli equilibri. E a Bersani continua a non piacere la politica personale: «La modernità esalta la leadership, ma ci deve essere qualcosa di più di una squadra attorno al leader. C’è bisogno di una comunità che condivide, partecipa, collabora, costruisce». Non gli è piaciuto neppure il voto della minoranza in direzione. Quel voto a favore dopo le astensioni nelle precedenti riunioni gli è apparso come un salto logico, anch’esso non ben motivato. Se la responsabilità è di Renzi, «bisogna tenere vivo con lealtà e chiarezza il confronto nel partito. Serve a tutti, non solo al Pd». Con una precisazione: «Questo non vuol dire che ora non si debba collaborare. Si partecipa e si fa di tutto perché l’impresa riesca. Quando sento qualcuno che ipotizza di non votare la fiducia, penso che abbia perso la bussola. La fiducia si vota, altrimenti finisce il Pd. Poi bisogna tornare a pensare e a discutere, senza timore di dire la nostra, su cosa è utile che il governo Renzi faccia per l’Italia e su cosa dovranno fare i democratici da domani».

Le elezioni e la centralità del PD

La chiacchierata con Bersani intreccia passato e futuro. «Le elezioni non sono andate come volevamo, ma hanno confermato la centralità del Pd e la sua preminente responsabilità verso l’Italia. Il Pd è la struttura portante, la spina dorsale di un Paese in affanno. Da qui bisogna partire. Dalle risposte che dobbiamo ai giovani senza lavoro, alle imprese che stanno chiudendo, alla manifattura italiana, alle eccellenze che rischiano di diventare preda di acquirenti stranieri, alle famiglie che non ce la fanno». Bersani vorrebbe scuotere Renzi. Ma anche chi si è battuto contro di lui al congresso e chi si sente più vicino alla delusione di Letta, perché il Pd ha bisogno di tutti per rafforzare il legame con la società. «Il Pd non è un nastro trasportatore di domande indistinte. Non è un ufficio al quale si bussa per sentirsi dare risposte generiche o demagogiche. La centralità del Pd non deve cambiare la nostra idea del governo: guai a pensare che le istituzioni siano spazi da occupare e che per il consenso basti il messaggio. Il governo è coerenza, competenza, rischio. E siccome è anche la responsabilità più impegnativa della politica, da qui deve ripartire il confronto. E il solo modo per aiutare l’Italia e dunque anche il nuovo governo».

Poi, dopo l’avvio del governo, si aprirà il confronto sul rilancio del partito. «Che non è dice Bersani un’appendice insignificante del governo. Bisogna mantenere una capacità propositiva e un profilo di autonomia». Ma non ha vinto l’idea di Renzi della sovrapposizione dei ruoli e delle funzioni? Si può riaprire una battaglia che è stata persa?

Bersani sa bene che sono in tanti a dire che proprio lui ha perso la battaglia sul ruolo del partito. «Il tema tornerà perché è vitale per la democrazia italiana. Non si rompe la tenaglia populista di Berlusconi e Grillo senza ridare al partito una dimensione sociale, ideale, di composizione e selezione degli interessi. So di non essere riuscito a cambiare lo statuto del Pd come avrei voluto. Ma non ho mai avuto una vera maggioranza per farlo. C’era sempre qualcosa che lo impediva. Ho cercato di compensare questo limite proponendo una costituzione materiale del Pd diversa da quella formale. Ho parlato di collettivo, ho respinto l’idea di un partito personale, mi sono battuto perché la modernità democratica non contraddicesse i principi della Costituzione. Ma la battaglia continua».

Prima di tornare a Roma, Bersani dice che dovrà ancora «misurarsi con l’esterno». È già andato agli argini del Po, lontano da occhi indiscreti. Altre passeggiate sono in programma. È stato per me un grande piacere rivederlo e abbracciarlo. Confesso che temevo qualche ferita più profonda. Invece abbiamo parlato, come altre volte, cercando di andare oltre la cronaca incalzante. A proposito di cronache: «Il medico racconta ancora Bersani mi ha fatto i test della memoria e della concentrazione. Ha detto che avendo lavorato in quel punto della testa, voleva avere la certezza che tutte le potenzialità fossero state preservate. Mi ha fatto una certa impressione quando ha detto di aver “lavorato” sulla mia testa, ma poi sono stato rassicurato. Tutto è a posto al 100%. L’ho ringraziato. Dopo però ci ho ripensato: se mi avesse tolto dalla memoria quel 5% che ancora mi fa male, forse sarebbe stato perfetto».

(L’Unita’)
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Direzione Pd: Bersani dimissionario ‘il partito non è nido del cuculo’

bersani_dimissioni_bis‘Confermo qui le mie dimissioni che saranno portate anche all’Assemblea nazionale’. Lo ha detto in Direzione del Pd il segretario Pier Luigi Bersani.

‘Ho annunciato le mie dimissioni dopo la bocciatura delle candidature di Marini e Prodi da parte dei franchi tiratori, molti dei nostri grandi elettori sono venuti meno a decisioni formali e collettive in un momento cruciale. Siamo stati su orlo di crisi gravissima e senza precedenti’.

“Si può dire che le elezioni le abbiamo vinte o no ma alla prima prova non abbiamo retto e se non rimuoviamo il problema rischiamo di non reggere nelle prossime settimane e mesi. Insieme a difetti di anarchismo e di feudalizzazione si e’ palesato un problema grave di perdita di autonomia. Non si pensi che quanto successo sia episodio, c’e’ qualcosa di strutturale’. E’ l’analisi di Pier Luigi Bersani in direzione, sulla crisi del Pd durante l’elezione del presidente della Repubblica.

‘Ci vuole una ragionata disponibilità ricercare tutti insieme una soluzione di governo mettendo a disposizione le nostre forze e risorse’. Così Pier Luigi Bersani indica, confermando le sue dimissioni, l’atteggiamento del Pd rispetto alla creazione del governo.

Un partito è tale se è retto ‘da un principio d’ordine‘ altrimenti diventa ‘un nido del cuculo‘. Lo ha detto Pier Luigi Bersani alla Direzione del Pd. Il principio d’ordine, ha spiegato Bersani, è ‘il principio di sovranità da dare alla comunità del partito’. Senza di questo il partito ‘è un autobus, un ascensore, un nido del cuculo’. ‘La metafora – ha aggiunto – ce l’ha data Gherardo Colombo. Entro in uno spazio per mettere in luce la mia soggettività’.

‘Io ci credo, ho fiducia nel Pd e dopo 4 anni qualche idea me la sono fatta, aspetto di poterne discutere liberamente, fraternamente in un confronto che non tocchi tanto la linea politica ma una profonda riforma del partito. Le mie dimissioni, sono convinto, sono utili al partito per guardare in faccia il problema senza occultarlo illusoriamente’. Così Pier Luigi Bersani, alla direzione del Pd, confermando le sue dimissioni.

‘Come si fa a dire che noi andiamo verso un presidenzialismo alla francese quando i nostri dirigenti non conoscono più la differenza tra dimensione politica, istituzionale e di governo? Dove pensate che andiamo cosi’? Verso il presidenzialismo alla francese? Vogliamo scherzare, no andiamo verso il Sud America‘. E’ lo sfogo di Pier Luigi Bersani contro lo ‘scivolamento’ del Pd ‘non verso un soggetto politico ma verso uno spazio politico’.

Il Pd ha approvato, con 7 voti contrari e 14 astenuti (tra cui Rosy Bindi) il documento con cui il Partito Democratico da’ ‘pieno’ sostegno al tentativo del presidente Giorgio Napolitano di dare vita a governo.

Serracchiani: ‘il partito mi spieghi il no a Prodi e Rodotà‘. Poi la interrompono e la Bindi: ‘Fatela parlare, ha vinto, ha preso 50mila voti in più della coalizione’. Franceschini: il segretario uscente paga colpe non sue, mancata generosità.

Colle, quinta fumata nera: si al Napolitano-bis

giorgio_napolitano‘Sono disponibile, non posso sottrarmi alla responsabilità’. Con queste parole Giorgio Napolitano ha reso nota la propria decisione di accettare la ricandidatura a presidente della Repubblica. La richiesta era partita in mattinata dal Pd, ed è stata accolta con entusiasmo da Pdl, Lega e Scelta Civica, che si sono uniti attorno al nome del capo dello Stato, mettendo da parte – nel caso dei montiani – il sostegno ad Anna Maria Cancellieri. Il sì di Napolitano arriva poco dopo il quinto scrutinio.

Quinta fumata nera per l’elezione del presidente della Repubblica. E dopo Amato, Marini, Prodi, spunta il nome di Giorgio Napolitano. Il Pd lavora a una riconferma del presidente – già interpellato da Berlusconi – e una delegazione dei Democratici salita al Quirinale ha chiesto ufficialmente la sua disponibilità ad essere rieletto, finora negata con chiarezza dallo stesso capo dello Stato. Napolitano si prende qualche ora di tempo per decidere. Intanto il Colle manda una nota: da Pd, Pdl, Lega e Scelta civica è stata espressa ‘la convinzione che – nella grave situazione venutasi a determinare – sia altamente necessario e urgente che il Parlamento possa dar luogo a una manifestazione di unità e coesione nazionale attraverso la rielezione del Presidente Napolitano’. In ambienti parlamentari di diversi partiti si manifesta ottimismo, secondo quanto si apprende, sul sì dell’attuale capo dello Stato al possibile bis. La sesta votazione comincerà alle 15.

Intanto il Colle manda una nota: da Pd, Pdl, Lega e Scelta Civica è stata espressa ‘la convinzione che – nella grave situazione venutasi a determinare – sia altamente necessario e urgente che il Parlamento possa dar luogo a una manifestazione di unità e coesione nazionale attraverso la rielezione del presidente Napolitano’. In ambienti parlamentari di diversi partiti si manifesta ottimismo, secondo quanto si apprende, sul sì dell’attuale capo dello Stato al possibile bis.

In mattinata al Quirinale si sono susseguiti senza sosta i colloqui con i leader politici: Napolitano ha incontrato separatamente Bersani, Berlusconi, Monti e un gruppo di presidenti di Regione e grandi elettori, di diversi schieramenti politici (tra loro anche i leghisti Maroni, Cota e Zaia). ‘La situazione si deve sbloccare, entro oggi dobbiamo eleggere il presidente della Repubblica’ dice il governatore siciliano Rosario Crocetta. L’ipotesi del Napolitano-bis piace anche a Pdl, Scelta Civica e Lega. ‘È l’unico candidato in grado di unire il Pd che ha bruciato in questi giorni vari altri candidati, quindi noi saremmo contenti di votarlo’ spiega Andrea Romano di Scelta Civica. Il partito di Monti aveva finora sostenuto come unica candidatura quella di Anna Maria Cancellieri, presentata dall’ex premier come ‘possibile candidata istituzionale di tutte le forze politiche’.

Intanto dalla quinta votazione per l’elezione del presidente della Repubblica, aperta poco dopo le 10 e terminata alle 12.30 alla Camera, è uscita una nuova fumata nera. Pd, Scelta Civica e Lega hanno votato scheda bianca, il Pdl non ha partecipato allo scrutinio. I parlamentari di Sel hanno votato Rodotà, così come i 5 Stelle, compatti sin dalla prima votazione sul nome del proprio candidato. ‘Se il Pd non convergerà su Rodotà andrà incontro a un suicidio perfetto’ prevede Nichi Vendola, che dice no a una rielezione di Napolitano: ‘Non mi pare esista questa ipotesi perché è stata esclusa con nettezza dallo stesso presidente, ci aspettiamo la conferma del suo diniego a entrare in questo teatrino squallido’.

PDL – Nel Pdl, dopo una nuova notte di trattative e contatti soprattutto con i montiani, Berlusconi ha suggerito ai suoi di restare fuori dall’Aula al quinto scrutinio. Oltre alla Cancellieri (una carta che molti considerano solo un modo per prendere tempo), tra le ipotesi è rispuntato Giuliano Amato, mentre sarebbero in ribasso le quotazioni di Massimo D’Alema. Per ora, quindi, avrebbe spiegato Berlusconi ai suoi, la linea non cambia: senza un candidato idoneo per un governo condiviso, non parteciperemo alla votazione. Il nome di Napolitano potrebbe sbloccare la situazione. Ma c’è anche chi, come Maurizio Lupi vicepresidente della Camera, ritira fuori il nome di Marini, che aveva preso 521 voti (contro i 395 di Prodi): ‘Lo ripresentino e noi lo rivotiamo’ ha detto al Mattino.

LEGA – L’ipotesi del Napolitano-bis piace anche alla Lega, che dice invece no alla Cancellieri. Luca Zaia, presidente del Veneto, spiega: ‘Si deve valutare l’ipotesi di un candidato condiviso e perché no anche Napolitano. Siamo alla quinta votazione e lo spettacolo che stiamo dando ai cittadini è indegno’. Contrari invece i 5 Stelle, fermi sul nome di Rodotà: ‘Sarebbe dare continuità al nulla: l’Italia ha bisogno di un cambio di passo’ spiega Sebastiano Barbanti.

PD – Tra i parlamentari del Pd la sensazione di disagio e l’amarezza sono palesi e Matteo Renzi definisce ‘inevitabili e sagge’ le dimissioni di Pier Luigi Bersani e al tempo stesso plaude all’ipotesi del Napolitano-bis: ‘Se accettasse sarebbe un fatto molto positivo’. ‘La vera questione è ora decidere se si sceglie un presidente espressione del centrosinistra ma largamente condiviso o se si preferisce inseguire il Movimento 5 stelle’ è il duro commento del leader dell’area popolare-democratica del Pd, Beppe Fioroni, rivolto a chi nel Pd ha votato Rodotà. E Renzi su Facebook: ‘Spero che i grandi elettori facciano il loro dovere, con trasparenza e senza i disgustosi giochini di venerdì’.

Il si di Napolitano. Dal sito ufficiale del Quirinale la Dichiarazione del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano:

‘Nella consapevolezza delle ragioni che mi sono state rappresentate, e nel rispetto delle personalità finora sottopostesi al voto per l’elezione del nuovo Capo dello Stato, ritengo di dover offrire la disponibilità che mi è stata richiesta. Naturalmente, nei colloqui di questa mattina, non si è discusso di argomenti estranei al tema dell’elezione del Presidente della Repubblica. Mi muove in questo momento il sentimento di non potermi sottrarre a un’assunzione di responsabilità verso la nazione, confidando che vi corrisponda una analoga collettiva assunzione di responsabilità’.

Bersani si dimette: ‘Fra di noi uno su quattro ha tradito’

Bersani PD‘Per me è troppo. Consegno all’assemblea le mie dimissioni. Operative da un minuto dopo l’elezione del Presidente della Repubblica‘. Lo ha detto Pier Luigi Bersani all’Assemblea del Pd.

‘Abbiamo prodotto una vicenda di gravità assoluta, sono saltati meccanismi di responsabilità e solidarietà, una giornata drammaticamente peggiore di quella di ieri’.

‘Domani mattina (oggi) ci asteniamo e faremo un’ assemblea, mi auguro che si trovi una proposta con le altre forze politiche. Noi da soli il presidente della Repubblica non lo facciamo’.

Allo scrutinio di questa mattina per l’elezione del presidente della Repubblica il Pd voterà dunque scheda bianca.

‘Nella situazione che si è creata bisogna riprendere contatti con altre forze politiche per impostare la soluzione’ per l’elezione del Presidente della Repubblica. Lo ha detto Bersani all’assemblea dei gruppi parlamentari del Pd.

Il partito è andato in pezzi sulla bocciatura di Romano Prodi al quarto voto per il Colle. Il Professore si è ritirato subito dalla corsa scrivendo una lettera a Roma dal Mali, dove è inviato per l’Onu in una missione di pace : ‘Chi mi ha portato fin qui si assuma le proprie responsabilità’.

‘Abbiamo preso una persona, Romano Prodi, fondatore dell’Ulivo, ex presidente del consiglio, inviato in Mali e l’abbiamo messo in queste condizioni. Io non posso accettarlo. Io non posso accettare che il mio partito stia impedendo la soluzione. Questo è troppo’. Così Bersani motivando all’assemblea del Pd le sue future dimissioni.

Fra di noi uno su quattro ha tradito‘ ha detto Bersani riferendosi all’ultimo scrutinio per l’elezione del presidente della Repubblica. ‘Ci sono pulsioni – ha aggiunto Bersani – a distruggere il Pd’.

‘Non riesco proprio ad accettare la bocciatura di Romano Prodi’. Lo ha detto Pier Luigi Bersani, all’assemblea dei parlamentari del Pd, riferendosi all’ultimo scrutinio per l’elezione del presidente della Repubblica. ‘Spero che la mia decisione serva ad arrivare ad un’assunzione di responsabilità’, ha concluso Bersani prima di lasciare l’assemblea.

L’addio di Bersani che i presenti descrivono come ‘furioso’ si consuma tra gli applausi polemici le accuse incrociate tra le varie correnti, alimentando l’idea che nel Pd è stato raggiunto un punto di rottura di non ritorno.

Prodi ha fatto le spese della resa dei conti nel Pd. Ma se possibile, la sua giornata è stata resa ancor più nera dalla notizia della morte del caro amico e collaboratore storico, Angelo Rovati.

‘Li stiamo mandando a casa. Inizia la resa dei resa conti e noi li ricordiamo i conti in sospeso’. Ha commentato Beppe Grillo intervenendo da Udine. ‘Ora pensano ad Amato o a D’Alema. Se nominano questi qui, sono finiti. Saranno costretti a votare Rodotà e sarà una svolta epocale’.

‘Voglio darvi una notizia che vi farà tornare l’appetito: Bersani si è dimesso’. Un’ovazione ha accolto le parole del leader del Pdl Silvio Berlusconi alla cena elettorale per Gianni Alemanno sindaco. ‘Se domani ci sarà un candidato idoneo per un governo condiviso – ha aggiunto il Cavaliere – daremo il nostro voto, altrimenti faremo come oggi e non parteciperemo alla votazione’.

Berlusconi ha poi afferrato il microfono per cantare, pare, in francese: ‘Dedico queste canzoni alla signora Rosy Bindi – avrebbe detto tra i risolini dei presenti – che si è dimessa dalla presidenza del Pd’. Alcuni anni fa, era il 2009, Berlusconi si era reso protagonista di un attacco di una volgarità inaudita all’esponente Pd definendola ‘più bella che intelligente’ nel corso di un intervento a Porta a Porta. Bindi aveva reagito con un espressione divenuta rapidamente celebre: ‘Non sono una donna a sua disposizione’.

Colle: fumata nera per Marini, spuntano assonanze e personaggi da cinema

PD leader Bersani embraces PDL secretary Alfano during the presidential election in the lower house of the parliament in RomeNon riesce l’elezione di Franco Marini al primo voto. Il candidato di Pd-Pdl e Scelta civica, scelto ieri dopo una giornata di nervose trattative, non ha raggiunto il quorum richiesto dei due terzi dei voti, arrivando a 521 preferenze. Pd spaccato, con i renziani, ma non solo, che hanno votato contro. Alle 15.30 nuovo scrutinio.

Intanto dalle urne i nomi più insoliti. Valeria Marini, Veronica Lario, ma soprattutto Raffaello Mascetti. Nell’urna che raccoglie le schede per l’elezione del Capo dello stato spuntano, come e’ consuetudine, anche nomi fantasiosi e del tutto estranei alle candidature in campo. Cosi’, mentre l’assonanza e l’omonimia tra la showgirl sarda e l’ex presidente del Senato era piuttosto scontata, ha provocato risate e applausi in aula sentire il nome della ex signora Berlusconi pronunciato dalla presidente Laura Boldrini.

Quasi un boato invece per il conte Mascetti, celeberrimo nobile fiorentino decaduto, inventore della ‘supercazzola’ e protagonista delle zingarate cinematografiche degli ‘Amici miei‘, interpretato da Ugo Tognazzi. Lo sforzo di fantasia dei grandi elettori in realtà è stato meno intenso della passata elezione per il Quirinale.

Nel maggio del 2006, al secondo scrutinio e dunque prima dell’elezione di Giorgio Napolitano, dall’urna uscirono Vasco Rossi, Ornella Vanoni, Luciano Moggi e perfino Maria Gabriella di Savoia. Una curiosità: nella passata elezione per il capo dello Stato prese dei voti anche Gino Strada, uno dei candidati del M5S indicato dalle ‘Quirinarie’ sul web.

‘È evidente che Marini è saltato…’. Lo ha detto, commentando il primo voto per il Quirinale, Matteo Renzi. Il sindaco, parlando a Firenze, ha anche precisato che ‘non vedrò Bersani’ e che ‘forse è più utile che a Roma ci vada domani’.

‘La spaccatura nel Pd l’ha provocata chi non ha gestito questo passaggio come invece era stato gestito nel ’99 e nel 2006’. Lo ha detto Renzi intervenendo all’inaugurazione di un fontanello, ricordando che quando ‘nel 1999 c’erano Veltroni segretario, D’Alema presidente del Consiglio, il centrosinistra fece una operazione di metodo ma anche di merito individuando un nome che andasse bene a tutti, quello di Ciampi‘.

‘Nel 2006 – ricorda ancora Renzi – Fassino segretario e Prodi presidente del Consiglio, il centrosinistra fece una operazione comune trovando’ convergenza su ‘quello di Napolitano. Stavolta c’è stato un metodo profondamente diverso e, a mio giudizio, profondamente sbagliato’.

‘Questi due mesi sono stati una clamorosa e indecente perdita di tempo’, ha detto ancora il sindaco di Firenze, parlando con i giornalisti. ‘Spero -ha aggiunto- che il Parlamento che è fatto da tante persone per bene, piene di entusiasmo, di voglia di fare, di coraggio, sia messo nelle condizioni di lavorare e nelle condizioni di nonperdere tempo come in questi due mesi’.

Vendola a ‘In 1/2 ora’: ‘Prodi un nome autorevole, intollerabile la sua esclusione’

vendola-trasm_inmezzora-lapresse-258‘Io non vorrei mettere in imbarazzo Prodi che non ha bisogno di avvocati difensori perché è un nome autorevole’ anche a livello internazionale. Lo ha detto il leader di Sel, Nichi Vendola alla trasmissione di Lucia Annunziata, ‘In 1/2 ora’ su Rai3, parlando dei candidabili al Quirinale. ‘Indicare un candidato può significare bruciarlo’, soprattutto da parte di un partito piccolo, ma ‘trovo intollerabile che si possa pensare l’esclusione di Romano Prodi‘, ha aggiunto. Ieri, dal palco di Bari, Silvio Berlusconi aveva innalzato un muro sul cammino di Romano Prodi verso il Quirinale, eventualità da lui sempre fortemente osteggiata. È trapelato dalle sue parole il timore che ci possa essere ‘un inganno’ sull’elezione al Colle, allettandolo con nomi di facciata per poi lasciarlo fuori dalla corsa.

Specie in questo momento dove torna il rischio di ‘una guerra nucleare’, per Vendola serve una figura in grado di ‘far tornare in campo la vocazione pacifista del nostro Paese sancita dall’articolo 11 della Costituzione’. Altra caratteristica del nuovo inquilino del Colle – ha proseguito Vendola – deve essere quella di ‘ridare dignità al tema del lavoro togliendolo dalla condizione di vassallaggio nel quale è precipitato in questi anni’.

‘In generale e in astratto – ha detto Vendola – va bene ricercare il massimo punto di convergenza tra le forze politiche nell’elezione del Presidente della Repubblica, ma se qualcuno pensa che quelle del Quirinale siano prove per il trasformismo di chi vuole annegare ogni differenza tra destra e sinistra, si sbaglia’. Ecco, dunque, i paletti del leader di Sel alla ricerca di un’intesa con il centrodestra sul nome del candidato al Colle.

Per l’elezione del nuovo capo dello Stato si può seguire il ‘metodo Boldrini‘, quello con cui si è arrivati all’elezione della presidente della Camera e del presidente del Senato, ha suggerito Vendola. ‘Invece di esorcizzare il terremoto’, dopo le elezioni ‘io ho detto a Bersani: rompiamo il tabù’. Nel M5s c’è ‘un deposito di energie fresche indispensabili per dare una prospettiva al Paese. Nel governissimo, nell’inciucio c’è la puzza della vecchia politica’ e allora ‘credo che dobbiamo incamminarci su quella strada’. Appena ci si è incamminati ‘abbiamo immaginato che i presidenti della Camera e del Senato’ dovessero essere due personalità capaci ‘di dare speranza a un Paese stremato’.

Berlusconi pensa che la cultura media dell’italiano medio sia assolutamente scadente, che si forma con la tv commerciale e che la comunicazione politica deve essere una pancera elastica che aderisce al basso ventre. La politica per me è educazione, il mondo non è semplice, bisogna imparare la complessità per dominarla.’ In questo modo Vendola ha replicato a Silvio Berlusconi che ieri, durante il suo comizio a Bari, ha ironizzato sul linguaggio e sul modo incomprensibile di esprimersi utilizzato, a suo dire, dal presidente della Puglia.

(fonte il Sole24ore)

Bersani da Corviale dice no al governissimo perché ‘non è la risposta ai problemi’

berlusconi e bersani-2Alla vigilia della settimana cruciale per l’elezione del presidente della Repubblica, Pier Luigi Bersani sceglie Corviale, quartiere difficile di Roma, ed i problemi della gente reale. Nomi per il futuro Capo dello Stato non ne fa ma scava la trincea intorno all’unica intesa possibile: una ricerca ‘onesta fino a prova contraria’ e soprattutto nessuno scambio con il governo perché il leader Pd assicura ai militanti che lui ‘non cede’ al Cav perché ‘un governissimo non è la risposta ai problemi’.

Il segretario dei democratici manifesta, insieme a Nicola Zingaretti e Ignazio Marino ma pochi parlamentari, ‘contro la povertà e per un governo del cambiamento’ in un centro culturale aperto grazie ad una sua legge del ’97. E, ricordando la sua attività da ministro, manda un primo segnale destinato ad alimentare gli scenari dei retroscenisti e ad allarmare ancora di più Berlusconi: ‘Era l’inizio del governo Prodi ed io come altri facemmo parecchie leggi che cambiavano qualcosa sul serio perché cambiare si può, non è vero che siamo tutti uguali’.

Dal primo governo Prodi sono passati anni ma lì, ad un governo che riesce a innovare, spera ancora di arrivare Bersani. Nonostante finora abbia ricevuto il no del Cav e del M5S che ‘predicava’ il cambiamento ma ora sbattono le porte e paventano ‘l’inciucio di B&B’ ma così, attacca il segretario dem, si va ‘avanti nella distruzione del paese’. Mentre le trattative per cercare un Capo dello Stato che rappresenti ‘l’unità’ vanno avanti, i toni di Bersani non lasciano intendere nessun disarmo verso il Pdl anche perché governo e Colle, chiarisce il segretario, ‘sono due cose diverse’. ‘Siamo al paradosso – affonda Bersani – vengono a spiegare a noi che la situazione è drammatica e bisogna fare qualcosa. E ce lo dice chi per anni ha detto che i ristoranti erano pieni, ne ha fatte di cotte e di crude, raccontando demenziali panzane. È ora di finirla con la demagogia e con la politica attorcigliata sugli interessi di qualcuno’. Toni durissimi, da campagna elettorale, per chiudere ad ogni tentazione, diffusa anche nel Pd, di un abbraccio mortale con Berlusconi per un governo di scopo. Un militante lo interrompe: ‘Non cedere a Berlusconi’ ma per Bersani il dubbio non esiste: ‘Ma no che non cedo e il perché è perché un governissimo non è la soluzione dei problemi’.

Se, però, nel Pd, ripete ancora una volta il segretario, furioso contro chi, come Matteo Renzi, lo dipinge ‘testardo’ e senza dignità, si pensa che lui sia ‘un intralcio alla causa’, è pronto a farsi da parte. In un momento di massima tensione del partito, dove sono diffusi i timori di implosione e spaccatura anche in vista dell’elezione del nuovo Capo dello Stato, Bersani cerca di mordersi la lingua, ‘di stare zitto per il partito’. Ma non ce la fa fino in fondo. Al sindaco di Firenze, che lo accusa di aver perso la dignità dietro i grillini, il leader dem ricorda che ‘l’arroganza umilia chi ce l’ha’. E a Renzi, come a Berlusconi, che lo accusano di perdere tempo, fa sapere che ‘è indecente’ fare ‘qualunquismo’ in un momento in cui, dopo i no alla sua proposta, ‘si è verificato un incrocio di scadenze istituzionali, un ulteriore elemento di difficoltà in una fase difficile’. Ingorgo che Bersani spera di sciogliere la prossima settimana ma, chiariscono i suoi, non a tutti i costi e, aggiunge Nico Stumpo, ‘se non c’è l’intesa con Berlusconi sul presidente della Repubblica, Bersani non si suiciderà e una soluzione si trova’.

Bersani incontra Berlusconi: no al governissimo, colloquio sul Quirinale

Pierluigi-Bersani‘La linea del Pd è un no a un governissimo Pd-Pdl. Ma questo non significa che non ci voglia la responsabilità di tutti, a partire dal leader che ha vinto le elezioni, per aprire un dialogo costruttivo sulle riforme istituzionali e sulle misure urgenti per aiutare il Paese’. Alessandra Moretti, già portavoce e responsabile della campagna per le primarie di Bersani, ribadisce in un’intervista alla Stampa il credo della segreteria: doppio binario, nessun governissimo con il PdL, ricerca di intese sul Quirinale. Su un nome espresso dal Pd.

Il colloquio Bersani-Berlusconi si è tenuto in una sede istituzionale: la Camera. Dopo giorni di ambasciate e ambasciatori, Silvio Berlusconi e Pier Luigi Bersani hanno finalmente avuto il loro incontro faccia a faccia per discutere – in primis – del prossimo candidato al Quirinale. Molti depistaggi e poche conferme: nelle stanze della commissione Trasporti al quinto piano ci sarebbe stata una prima fase ‘allargata’ – alla presenza di Enrico Letta e Angelino Alfano – e una seconda in cui B.& B. sarebbero rimasti da soli.

Un colloquio durato complessivamente oltre un’ora che – al netto delle comunicazioni ufficiali rispettivamente di Letta e Alfano – viene definito ‘interlocutorio’, tipica parola del politichese che si usa per dire che non è andato bene, ma neanche troppo male, di certo che non è stato ‘risolutivo’. Infatti i due si dovranno rincontrare, probabilmente più a ridosso del 18 aprile, giorno in cui cominceranno le votazioni per il presidente della Repubblica. Nel frattempo la manifestazione del Pdl prevista per sabato a Bari sarà all’insegna dei toni soft.

Al suo rientro a palazzo Grazioli, dicono, Silvio Berlusconi non si è mostrato particolarmente soddisfatto dell’esito. Nessun problema dal punto di vista umano, sia chiaro. Ma restano degli scogli nella definizione della doppia partita Quirinale e governo. Non a caso da entrambe le parti si affrettano a dire che si sarebbe parlato solo dell’elezione del prossimo capo dello Stato. Le comunicazioni ufficiali, infatti, concordano sostanzialmente sulla necessità di cercare un nome che sia il più condiviso possibile, di alto profilo e garante di unità. Angelino Alfano è ancora più esplicito: non può essere ‘ostile’ al Pdl. Berlusconi, insomma, avrebbe chiesto garanzie sul fatto che non spunti un nome alla Prodi e nemmeno alla Zagrebelsky, per strizzare l’occhio ai grillini.

Ma è sulla questione della formazione del governo che la discussione si sarebbe arenata, facendo convenire sulla necessità di un ulteriore incontro. Ancora una volta il Cavaliere avrebbe spiegato che, in virtù del suo 30% di consensi e dei milioni di voti ottenuti alle elezioni, al Pdl va garantito un peso specifico. E questo si può tradurre in due modi: o presidente della Repubblica espressione del centrodestra oppure un capo dello Stato non ostile ma accompagnato alla nascita di un governo in cui il Pdl sia rappresentato.

Strategia bersaniana. Ma su questo tasto Bersani non sente: prima un’intesa sul nome del prossimo inquilino del Colle, poi si tornerà al nodo governo. Nella segreteria Pd c’è la ferma convinzione che il nuovo presidente non scioglierà le Camere e confermerà l’incarico a Bersani. Di più, la speranza bersaniana è che il nuovo presidente non condivida la linea di Napolitano, ferma sulla necessità di un governo con maggiornaza certa, e possa magari inviare il premier incaricato alle Camere, alla ricerca di una fiducia che apra lo scenario di un governo di minoranza. Una volta al lavoro, l’agenda Bersani dispiegherebbe già nelle prime settimane il suo potere di attrazione sui senatori grillini più possibiilsti circa una collaborazione con il PdIl Cavaliere avrebbe cercato di convincere il segretario Pd dell’opportunità di appoggiare larghe intese e di dare vita a un governo che abbia una durata almeno di un paio di anni. D’altra parte – avrebbe sottolineato – quell’esecutivo potrebbe essere guidato dallo stesso segretario democratico ed evitare quel ritorno alle urne che vedrebbe l’arrivo prepotente in campo di Matteo Renzi. Insomma, il Cavaliere spera che con il passare dei giorni – e vista la debolezza di Bersani all’interno del suo stesso partito – il segretario venga a più miti consigli. Di converso, il numero uno Pd sa che quella del voto in estate e un’arma che rischia di essere spuntata vista la ristrettezza della finestra temporale, e che sia il Cavaliere – una volta nominato un ‘garante’ sul Colle – ad abbassare le sue pretese, magari accontentandosi di tecnici d’area e consentendo la nascita di un governo di scopo.

Per questo, dopo Mario Monti e Berlusconi, Bersani vedrà giovedì Roberto Maroni. Sarà affidato invece ai capigruppo Roberto Speranza e Luigi Zanda il contatto con Roberta Lombardi e Vito Crimi del Movimento 5 Stelle. Il leader del Pd e l’ex premier si sono lasciati con l’intenzione di rivedersi a ridosso dell’elezione del Presidente e a quel punto si parlerà di nomi.

Al momento i più accreditati restano Giuliano Amato, Massimo D’Alema, Pietro Grasso e Franco Marini, che raccoglierebbe un consenso trasversale. Ma rumors parlamentari dicono che ieri Bersani con Silvio Berlusconi abbia fatto due nomi, entrambi di donne, come candidate per la presidenza della Repubblica: Emma Bonino e Paola Severino.

Nonostante lo sforzo di Bersani di sgomberare il campo dal tema governo, sono in molti a pensare che dall’esito della partita del Quirinale dipendano le sorti della legislatura. ‘Se eleggiamo il presidente della Repubblica entro i primi tre scrutini bene, altrimenti i voti non li controlla nessuno e si va a elezioni a giugno’, ha spiegato un ex popolare.

Consultazioni, Boldrini e Grasso al Quirinale: ‘Bisogna dare un governo al Paese, si percorreranno tutte le strade’

Bersani a Bologna

Bersani a Bologna (Photo credit: framino)

‘Col presidente siamo concordi nella determinazione della necessità assoluta di dare un governo al Paese‘. Lo ha detto il presidente del Senato Piero Grasso, al termine del colloquio con il Capo dello Stato Giorgio Napolitano, che ha aperto in mattinata le consultazioni al Quirinale. “Quindi si percorreranno tutte le strade – ha aggiunto – per raggiungere questo obiettivo’.

Nessuna conferma, intanto, alle voci che indicano proprio in Grasso la carta vincente di Pier Luigi Bersani per guadagnare il voto di fiducia al governo da parte dei senatori M5S.

Bersani crede in Palazzo ChigiPier Luigi Bersani, tuttavia, sembra orientato a chiedere un incarico pieno al Quirinale, nonostante alcune voci circolate nelle ultime ore a proposito di un possibile bis del ‘metodo Grasso’, voci che nelle ultime ore hanno riportato in auge anche Emma Bonino quale possibile premier incaricato. Lo staff del segretario nega con forza l’ipotesi che il leader Pd vada al Quirinale a proporre un nome diverso dal proprio e, a questo punto, sembra probabile che già giovedì in serata Bersani possa ricevere l’incarico dal presidente della Repubblica.

Incarico, però, non vuol dire nomina, come ripete il costituzionalista ed ex senatore Pd Stefano Ceccanti, la vulgata di Montecitorio assicura che il Colle non intende fare salti nel buio e chiederà a Bersani di presentare numeri certi prima della nomina vera e propria a presidente del Consiglio. Numeri che apparentemente al momento non si vedono, poiché M5S continua a dire no e Lega e Pdl si muovono in coppia. Per questo, qualcuno nel Pd comincia sul serio a pensare di poter applicare il ‘metodo Grasso’, ovvero proporre per la premiership un nome non di partito, in modo da cercare di attrarre i grillini come accaduto per il presidente del Senato.

Bersani, in realtà, è determinato a provarci. Il segretario si farà forte dei numeri alla Camera e metterà sul tavolo i suoi ‘otto punti’ di ‘cambiamento’, oltre a una squadra di governo scelta ‘con quel metodo’, ovvero quello dei presidenti delle Camere, come ha già detto. Si tratta di vedere se tutto questo basterà: M5S dice che ‘Bersani non lo votiamo nemmeno se dovesse camminare sui ceci’ per ora dal centrodestra non arrivano segnali incoraggianti.

Il leader Pd è certamente disposto a scegliere un nome per il Quirinale che sia gradito anche al Pdl e alla Lega, magari Giuliano Amato o lo stesso Pietro Grasso, ma di sicuro non voterà un esponente di centrodestra. Per questo c’è chi sta pensando a cosa fare se i famosi numeri non dovessero esserci: la linea del segretario, finora, è stata netta, l’obiettivo è andare comunque in Aula a verificare se la fiducia c’è o no. Una mossa che permetterebbe a Bersani di tornare a elezioni anticipate da premier, sia pure senza fiducia.

Questo scenario, però, incontra la contrarietà di Napolitano che, secondo quanto sostengono diverse fonti parlamentari, vuole che Bersani gli porti garanzie sui voti, prima di nominarlo ufficialmente e mandarlo in Aula a chiedere la fiducia. Una situazione che rischia di produrre un braccio di ferro tra il Quirinale e il leader Pd, a meno che non venga preso in considerazione un ‘piano B’.

E’ lo schema a cui pensano non solo tutti gli ex Margherita del Pd e anche Walter Veltroni, ma persino frange bersaniane o comunque della sinistra del partito. Lo stesso Nichi Vendola, secondo alcune voci di Sel, starebbe suggerendo a Bersani di prendere in considerazione il ‘metodo Grasso’, se si dovesse constatare che i numeri non ci sono, perché l’idea di tornare al voto non piacerebbe nemmeno al governatore della Puglia. E Pippo Civati fa un nome che molti tengono in caldo per il Quirinale, forti del sì anche di Monti: Emma Bonino. Ma per Palazzo Chigi.

Al via le consultazioni da parte del Capo dello Stato Giorgio Napolitano dunque, con due giorni di colloqui serrati per dare un governo al Paese. Tre le ipotesi: incarico esplorativo affidato a un’alta carica dello Stato, preincarico o incarico pieno a Pier Luigi Bersani. Dopo i primi colloqui della giornata con il presidente del Senato Pietro Grasso (che ha parlato di ‘necessità assoluta di dare un Governo al Paese’), e della presidente della Camera Laura Boldrini (‘c’è bisogno di un Governo il prima possibile‘) e con i gruppi parlamentari misti di Senato e Camera, chiudono l’agenda degli incontri previsti per la mattinata le rappresentanze della Südtiroler Volkspartei e della minoranza linguistica della Valle d’Aosta.

Nel pomeriggio a cominciare dalle 16,30, sarà la volta del gruppo parlamentare del Senato Per le autonomie-Psi, di quello della Camera Sinistra ecologia libertà e, alle 18, dei gruppi parlamentari di Scelta Civica per l’Italia. Domani si replica: Napolitano incontrerà la delegazione di M5s con Grillo, Pdl e Lega Nord, il presidente emerito della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi. Chiuderà la due giorni di consultazioni la delegazione del Pd, con Bersani che chiederà l’incarico.

‘Abbiamo ribadito la nostra non disponibilità a dare la fiducia a un governo che mette insieme tutto e il contrario di tutto’, ha detto Guido Crosetto, di Fratelli d’Italia, uscendo dal Quirinale dopo le consultazioni con il presidente Napolitano. Per Crosetto, ‘serve un governo con un programma chiaro e non come il governo Monti. Nessun inciucio, quindi, ma abbiamo comunque la disponibilità a portare in Parlamento le cose che abbiamo portato avanti in campagna elettorale: fra le altre, pagamento dei debiti pa, riforma costituzionale alla francese, limite alla tassazione in costituzione’.

C’é la ‘necessità di fare un governo e siamo molto preoccupati dell’immagine dell’italia all’estero. C’è un partito che vuole fare il controllore degli altri senza prendersi responsabilità’, ha dichiarato Riccardo Antonio Merlo, eletto in Argentina, e rappresentante del Maie, il Movimento italiani all’estero, componente della delegazione del gruppo misto di Montecitorio dopo l’incontro con il presidente Napolitano nell’ambito delle consultazioni. Merlo si è anche scagliato contro quella che chiama ‘la casta della Ue’.

Il presidente Napolitano è ‘molto consapevole’ della situazione e dimostra ‘il consueto rigore costituzionale che in questo momento assume valore assoluto’, ha dichiarato Pino Pisicchio, del gruppo Misto alla Camera ed esponente dell’Api, dopo il colloquio al Colle per le consultazioni.

Silvio Berlusconi rilancia la sua offerta al Partito democratico per un governo di larghe intese che sia in grado di gestire i problemi dell’Italia. ‘Soltanto un governo stabile di concordia nazionale tra Pd e Pdl può realizzare gli interventi necessari nell’interesse del Paese’. Berlusconi ha detto che è questo quanto riferirà domani al Capo dello Stato Giorgio Napolitano che oggi ha avviato le consultazioni per la formazione del nuovo governo.

Conflitto di interessi, la proposta di Bersani

bersani su conflitto di interessiE’ pronta la proposta di Bersani per una nuova legge sul conflitto di interessi. Lo annuncia il Pd in una nota spiegando che la legge passa, tra l’altro, per l’abrogazione della Frattini; l’ampliamento delle norme sul conflitto e dei controlli a tutti i titolari di cariche di governo , nelle Regioni e negli enti locali.

I controlli saranno ampliati, si legge nella nota dei Democrat, anche nei confronti dei componenti delle Autorità indipendenti e sarà estesa l’incompatibilità anche alla sola proprietà di imprese, azioni o quote di società.

Fra le altre proposte, più poteri di intervento concreto sui conflitti di interesse all’Antitrust; il mandato irrevocabile a vendere per evitare la sanzione della decadenza; un nuovo sistema di sanzioni e di controllo applicabile anche alle cariche ricoperte attualmente; l’impossibilità per chi ha precedenti penali a sedere in Parlamento, nei consigli regionali, negli enti locali; abbassare o eliminare i limiti di pena che danno luogo a incandidabilità.

Nello specifico, la piattaforma del Pd interviene sui limiti di pena oltre cui scatta attualmente l’incandidabilità per i reati più gravi. Via il limite di due anni ora previsti per mafia, terrorismo, per reati associativi, per reati contro la pubblica amministrazione o aggravati dall’abuso della qualità di pubblico ufficiale; qualsiasi condanna deve essereI democratici chiedono poi di abbassare da tre a due anni il limite minimo di pena in caso di condanne definitive per gli altri delitti e di estendere l’incandidabilità anche a quelli colposi; di eliminare il limite di pena di sei mesi per i delitti commessi con abuso dei poteri o con violazione dei doveri inerenti a una pubblica funzione o a un pubblico servizio; di prevedere l’incandidabilità, in caso di condanne superiori a due anni, anche per reati contravvenzionali come l’abuso edilizio o il disastro ambientale.


Come per gli altri punti, anche in questo caso le proposte sono pubblicate sul sito del Pd www.partitodemocratico.it perché ciascuno possa commentarle, proporne la modifica, contribuire con ulteriori ipotesi di intervento.

Il Cavaliere: prima l’economia. Altro che conflitto d’interesse e corruzione. Serve la ripresa economica e occorre aiutare le imprese: lo avrebbe detto Silvio Berlusconi, secondo quanto riferiscono alcuni partecipanti, intervenendo alla riunione del Pdl al Senato per eleggere il nuovo capogruppo. ‘Non è la priorità del Paese e in ogni caso il conflitto d’interessi non mi riguarda, ho già dato tutto ai miei figli…’ ha detto l’ex premier.  Il leader del Pdl ha ribadito che dal suo punto di vista la legge sul conflitto d’interessi è inutile, perché ‘la vera priorità è far ripartire il Paese, l’economia e aiutare le imprese’ e che oltretutto, ‘una legge c’è già’.


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