Deleterio aka Del ft. Fabri Fibra – Zombie

 

#Deleterio a.k.a. Del #Dadaismo #Cookednews

 Storie di cessi a forma di pera e non è ‘Amore tossico’. Pisciatoi latrine firmati e stoicamente quotati, paradisi artificiali per vesciche puramente maschili. Baffi Gioconda, metronomi monoculari, Ulissi del rap di ritorno ad Itaca. Wheel di bici in sosta, aspettano una chiamata. Il ring suona ed ecco DADAISMO, il primo album di DELETERIO (Dogo Gang)

#Dadaismo  #Gioconda #DELETERIO #cookednews #dadaismo #waveofaction Deleterio a.k.a. Del CookedNews

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GAZA. Passaporti, l’Italia non è ancora pronta

boycott israel #cookednews #stayhuman

A 5 mesi dalla direttiva UE che impone la raccolta delle impronte digitali per i visti di ingresso in Europa, nella Striscia il sistema non è partito. I gazawi restano bloccati, a Ramallah i costi lievitano

di Chiara Cruciati – Il Manifesto

Gaza City, 14 marzo 2014, Nena News – Come se non bastassero assedio israeliano e restrizioni del governo egiziano, ora a bloccare Gaza ci si mettono pure i ritardi dell’Unione Europea. Lo segnalano alcuni gazawi, da mesi in attesa di risposte da parte del consolato italiano, ancora non adeguatosi alla nuova normativa europea del 14 novembre scorso.

La normativa prevede la creazione del sistema Visa Protection System per l’acquisizione dei dati biometrici di extracomunitari che chiedono un visto di ingresso nella Ue. Fotografia e impronte digitali. La procedura permetterà di verificare l’autenticità dei documenti presentati per entrare in Italia e in Europa.

Cosa succede nei Territori Occupati? Il nuovo sistema obbliga il richiedente a presentarsi personalmente negli uffici dei consolati per essere fotografato e lasciare le impronte digitali. Facile, se non si è residente a Gaza o in Cisgiordania. Tutti i consolati europei hanno sede a Gerusalemme, inaccessibile se non dietro il difficile ottenimento del permesso di ingresso da parte delle autorità israeliane. La soluzione trovata è semplice: se Maometto non va alla montagna, la montagna va da Maometto.

A Gaza ogni consolato ha previsto l’apertura di un ufficio dove sono state portate le attrezzature necessarie. A cinque mesi dall’emissione della normativa Ue, però, l’Italia non è ancora riuscita a far partire il nuovo sistema nella Striscia. «I consolati europei si sono adeguati – ci spiega Majed Abusalama, attivista del gruppo Intifada Youth Coalition – Quello italiano no e per ora non collabora con gli altri per utilizzare le loro attrezzature. Da novembre sono decine i gazawi impossibilitati a richiedere il visto per l’Italia, per turismo o perché invitati a eventi e conferenze. Hanno in mano i documenti necessari ma non possono fare domanda. E alcuni inviti sono scaduti».

I consolati europei sono a conoscenza della normativa da novembre, «ora siamo a marzo e non hanno ovviato al problema. Dal consolato ci rispondono che la situazione si dovrebbe risolvere entro un mese. Non vogliamo che l’Italia sia parte dell’occupazione ».

«A giorni il problema dovrebbe essere risolto – risponde la vice console italiana a Gerusalemme, Elena Clemente – Dal 14 novembre non si opera più via posta, per cui abbiamo cercato soluzioni alternative per chi non può entrare a Gerusalemme, ma i fondi a disposizione non sono molti. Abbiamo aperto un ufficio a Ramallah con la Vfs Globe, con cui apriremo l’ufficio di Gaza che ha iniziato a lavorare sperimentalmente. Il problema è logistico, di elettricità per far funzionare le apparecchiature venute dall’Italia. Gaza è un’incognita».

Un problema non solo italiano, spiega la Clemente, che si tenta di superare nei casi di emergenza: «Se si tratta di visti di massima urgenza, entriamo a Gaza con un macchinario speciale».

Due muri più in là, a Ramallah, a gestire le richieste di visto è la Vfs Globe. Raccolgono dati biometrici e documenti e consegnano tutto a Gerusalemme. Il costo sfiora i 100 euro, un terzo dello stipendio medio di un palestinese della Cisgiordania. E c’è chi parla di normalizzazione del conflitto: invece di fare pressioni su Israele perché permetta l’ingresso a Gerusalemme, l’Europa bypassa l’occupazione spostandosi a Ramallah, nei fatti trattata come capitale palestinese nonostante il diritto internazionale.

«Una scelta obbligata – spiega la vice console – Il costo è alto, ma l’alternativa è farli andare ad Amman o al Cairo. Permessi per entrare a Gerusalemme? Non dipende da noi, ma dalle autorità israeliane, sono pochissimi i palestinesi che riescono ad ottenerli».

E a Gaza si continua ad aspettare.

#stayhuman #cookednews #BOYCOTTISRAEL #BDS #BreakGazaSeige #SAVEGAZA

#www #WaveOfAction Worldwide Wave Launch Gatherings – The People REVOLT

#WaveOfAction 4-4-14 ~ 7-4-14 #Cookednews

Now that you’ve seen The People REVOLT in Tunisia, Turkey, Spain, Egypt, Brazil and the Ukraine, tell me what will happen on the streets

On April 4th, we will launch the first phase of the Worldwide Wave of Action by gathering at Zuccotti Park and former occupation sites throughout the world to honor the legacy of Dr. Martin Luther King, Jr.  At 6:05pm CT, the time of his assassination, we will host vigil ceremonies and resurrect his spirit of nonviolent direct action.

People with opinions across the political spectrum are invited to unite and find common ground against corruption. We will overcome divide and conquer propaganda by forming communities of support and compassion. Together we will fight for freedom and begin engaging in a relentless campaign of nonviolent civil disobedience. People will pledge to take part in whatever tactics they are interested in throughout a sustained three-month cycle.  Here’s a basic list of tactics…

> Mass gatherings, demonstrations;
> Marches, parades;
> Flash mobs, swarms;
> Shutdown harmful corporate and governmental operations;
> Worker Strikes;
> Hunger strikes;
> Sit-ins;
> Strategic defaults, debt strikes;
> Foreclosure prevention;
> Boycotting corrupt corporations;
> Move your money out of the big banks and the stock market;
> Use alternative currencies and economic systems;
> Cancel your cable television and support independent media;
> Use independent online tools that don’t sell your info / protect privacy;
> Online civil disobedience, Anonymous operations;
> Leak information on corruption;
> Use alternative energy;
> Build urban and hydroponic farms, or get your food from them;
> Support local businesses;
> Join local community organizations;
> Take part in food banks and help develop community support systems;
> Start or join intentional and autonomous communities;
> Experiment with new governing systems, Liquid Democracy;
> Host teach-ins;
> Organize socially conscious events;
> Make conscious media;
> Guerrilla postering, messages on money;
> Help inspiring groups and organizations spread their message;
> Random acts of kindness and compassion;
> Mass meditations, prayer sessions and spiritual actions.

You know what you can do to play a part. Do whatever you feel inspired to do. Amplify what you are already doing. Think about what you are willing to do to be the change we urgently need to see in the world, and then do it.

We look forward to seeing you in action!

Organize a Worldwide Wave launch gathering in your hometown and post the details here

#WaveOfAction #WakeUp #cookednews #www #WaveOfAction #privacy

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Bersani: ‘Anche la politica deve guarire’

Pier Luigi Bersani #cookednews

Pier Luigi Bersani sta bene. È dimagrito ma l’ho visto mangiare con appetito, rendendo il giusto onore a quegli straordinari tortelli piacentini fatti in casa. Sulla testa sono ormai pallidi i segni dell’operazione che ha bloccato la sua emorragia cerebrale: bisogna cercarli per riconoscerli. Gli sono pure ricresciuti i capelli (dove possono). Da quella drammatica mattina del 5 gennaio non ha più fumato: «Nessuno me lo ha imposto, ma visto che c’ero…». Il suo volto, le reazioni, lo sguardo sono quelli di sempre. E così la voglia di scherzare, che penso sia diventata per lui una sorta di autodisciplina, un modo per darsi un limite, per non prendersi mai troppo sul serio

I collegamenti con Roma tornano a farsi giorno dopo giorno più intensi, soprattutto attraverso il telefonino che ronza nonostante la moglie Daniela fulmini quell’oggetto con gli occhi. La passione per la politica resta per lui una carica vitale. S’arrabbia nel parlare delle cose che non gli sono piaciute in questi giorni, a partire dai modi con i quali Renzi ha scalzato Letta e imposto, con la forza, il suo governo senza aver dato una spiegazione compiuta.

Ha riletto “La morte di Ivan Il’ic” Ora è alle prese con Machiavelli. Dalla Juve un dono graditissimo: la maglietta firmata dai giocatori «I test dicono che la mia memoria è al 100%. Ma se avessi perso quel 5% che dico io, non mi sarebbe dispiaciuto» «Basta inseguire i pifferai. Il Pd deve tornare a pensare e a discutere. Non è un nastro trasportatore, né un’appendice».

Bersani non si rassegna alla politica ridotta a partita di poker: «Dobbiamo sempre pensare al film di domani. Oggi stiamo preparando il futuro. E mi preoccupa questo distacco tra la società e le istituzioni democratiche. Temo che il distacco continui a crescere e nessuno di noi può illudersi che basti un po’ di populismo e di demagogia, magari in dosi contenute, per risolvere il problema. Bisogna dire la verità al Paese, e non inseguire i pifferai sperando di batterli sul loro terreno. Dire la verità, affrontare i problemi concreti, le questioni che si stanno incancrenendo perché nessuno ha il coraggio di dire dei no quando sono scomodi. Io ho sbagliato in qualche passaggio, ho commesso errori, ma resto convinto che la politica non ritroverà se stessa nei particolari e nelle tattiche. È il senso, la direzione di marcia che le dà forza. O la ritroviamo, o ci perdiamo».

Sono andato a trovare Bersani a Piacenza con Miguel Gotor. Che gli ha portato in regalo la nuova edizione de Il Principe di Machiavelli, edito da Donzelli. Il regalo si prestava a facili ironie. Ma Bersani si è messo a ridere perché aveva sul tavolino e stava finendo di leggere proprio I corrotti e gli inetti. Conversazioni su Machiavelli di Antonio Gnoli e Gennaro Sasso. Più che il 500esimo anniversario de Il Principe, deve essere la crisi della politica a suscitare questa curiosità. O forse è il risorgente «fiorentinismo». Bersani ha ripreso a leggere da quando si è quietato il terribile mal di testa che lo ha perseguitato per tutta la prima fase della convalescenza.

Quando racconta la sua malattia, la sofferenza è legata soprattutto a quel mal di testa insopportabile, vai a capire quanto legato alla vecchia cervicale e quanto all’operazione vera e propria.

Non ho avuto il coraggio di chiedergli se ha avuto paura di morire. Lui però ha detto che quando il chirurgo gli chiese la firma per il consenso informato, prima dell’intervento, non esitò un secondo. Il medico provò a elencare i rischi: «Lei può morire, oppure…». «L’ho interrotto subito ricorda Bersani e ho detto: penso che quello che sta per dirmi sia anche peggio di morire». Certo, entrando in casa Bersani (per me era la prima volta), non ci vuol molto a capire dove trovi quella riserva di energia umana e di serenità: l’affetto, l’amore della signora Daniela e delle figlie è una protezione così attiva e robusta che vale certo più di tante terapie e tecnologie. «Se avessi potuto, ovviamente mi sarei evitato tutto questo. Ma, pur nella sventura, confesso di uscirne con un sentimento di soddisfazione.

La persona vale sempre più di ciò che fa». Nel dolore si ritrova la solidarietà. E il senso della misura. Di manifestazioni di solidarietà, di amicizia, di stima ne ha avute tantissime. E continuano.

Gli ho detto che anche noi, a l’Unità, siamo stati invasi da messaggi di simpatia e di incoraggiamento, che andavano molto oltre il consenso o il dissenso su singole scelte politiche. «Quando sono tornato a casa mi è venuta voglia di rileggere La morte di Ivan ll’ic di Tolstoj. Non me lo ricordavo così. I punti di vista sul senso della vita cambiano con l’esperienza, ma guai a perdere l’umanità più profonda. E guai a non cogliere le occasioni che la vita ti dà per scoprirle».

Un punto di vanto per Pier Luigi Bersani è senza dubbio l’ospedale di Parma, la sanità emiliana. Nel racconto qui prevale la razionalità sul sentimento.

Fu lui, da presidente della Regione, a proporre di concentrare su Parma il servizio di neurochirurgia per tutta l’area tra Reggio e Piacenza.

«La neurochirurgia è un business e giunsero diverse offerte di privati per costruire centri nelle tre province. Qualcuno può pensare che sia più comodo avere la clinica nella propria città. Ma decidemmo di puntare sul pubblico e su un unico grande centro specializzato, a Parma, in modo da attirare professionalità, tecnologie, ricerca. Non fu una scelta facile, ma ho sperimentato che è stata davvero la migliore, che abbiamo costruito un’eccellenza del Paese. Correvo da Piacenza in ambulanza ma intanto i medici di Parma, collegati in rete, leggevano la mia Tac. Sono stato curato al meglio, e sono stato trattato come ogni persona che si trovi nella medesima condizione».

In quei giorni, nel turbine della paura e della solidarietà mentre la signora Daniela negava la benché minima soddisfazione a telecamere o giornalisti perché, in fondo, considerava persino immorale che le si domandasse qualunque cosa finché sussisteva un pericolo di vita diventò un tormentone la partita Juventus-Roma, quella che il 5 gennaio Bersani chiese alla figlia di registrare prima di entrare in sala operatoria. Da romanista fatico a ripassare la materia, comunque ho saputo che il risultato (3-0) è stato comunicato a Bersani al risveglio e che la registrazione è stata la prima cosa vista alla tv di casa, al rientro. L’orgoglio di tifoso è stato poi solennemente premiato qualche giorno fa: a Piacenza è arrivato Giuseppe Marotta, direttore generale della Juventus, portando in dono a Bersani una maglia dei bianconeri, con le firme di tutti i giocatori. «È stato veramente un grande gesto di amicizia», scandisce compiaciuto. Temo per Gotor che il suo regalo resti a un gradino inferiore: ho sempre avuto la sensazione che la passione per il calcio sia molto forte in Bersani e che sia abituato a reprimerla in pubblico.

 Certo, la politica dà più preoccupazioni. Del nuovo governo, Bersani apprezza la scelta di Pier Carlo Padoan all’Economia. Tra i ministri ci sono suoi amici, ci sono giovani sui quali ha puntato. Ma ci sono anche cose che lo convincono poco. Soprattutto non lo convince la sovraesposizione di Renzi, il rischio che sfiora l’azzardo. I giovani e il record di presenze femminili sono una bella scommessa ma tutto, troppo è in capo «alla responsabilità personale di Renzi». Lui ha deciso ogni cosa: i tempi, la forzatura, gli equilibri. E a Bersani continua a non piacere la politica personale: «La modernità esalta la leadership, ma ci deve essere qualcosa di più di una squadra attorno al leader. C’è bisogno di una comunità che condivide, partecipa, collabora, costruisce». Non gli è piaciuto neppure il voto della minoranza in direzione. Quel voto a favore dopo le astensioni nelle precedenti riunioni gli è apparso come un salto logico, anch’esso non ben motivato. Se la responsabilità è di Renzi, «bisogna tenere vivo con lealtà e chiarezza il confronto nel partito. Serve a tutti, non solo al Pd». Con una precisazione: «Questo non vuol dire che ora non si debba collaborare. Si partecipa e si fa di tutto perché l’impresa riesca. Quando sento qualcuno che ipotizza di non votare la fiducia, penso che abbia perso la bussola. La fiducia si vota, altrimenti finisce il Pd. Poi bisogna tornare a pensare e a discutere, senza timore di dire la nostra, su cosa è utile che il governo Renzi faccia per l’Italia e su cosa dovranno fare i democratici da domani».

Le elezioni e la centralità del PD

La chiacchierata con Bersani intreccia passato e futuro. «Le elezioni non sono andate come volevamo, ma hanno confermato la centralità del Pd e la sua preminente responsabilità verso l’Italia. Il Pd è la struttura portante, la spina dorsale di un Paese in affanno. Da qui bisogna partire. Dalle risposte che dobbiamo ai giovani senza lavoro, alle imprese che stanno chiudendo, alla manifattura italiana, alle eccellenze che rischiano di diventare preda di acquirenti stranieri, alle famiglie che non ce la fanno». Bersani vorrebbe scuotere Renzi. Ma anche chi si è battuto contro di lui al congresso e chi si sente più vicino alla delusione di Letta, perché il Pd ha bisogno di tutti per rafforzare il legame con la società. «Il Pd non è un nastro trasportatore di domande indistinte. Non è un ufficio al quale si bussa per sentirsi dare risposte generiche o demagogiche. La centralità del Pd non deve cambiare la nostra idea del governo: guai a pensare che le istituzioni siano spazi da occupare e che per il consenso basti il messaggio. Il governo è coerenza, competenza, rischio. E siccome è anche la responsabilità più impegnativa della politica, da qui deve ripartire il confronto. E il solo modo per aiutare l’Italia e dunque anche il nuovo governo».

Poi, dopo l’avvio del governo, si aprirà il confronto sul rilancio del partito. «Che non è dice Bersani un’appendice insignificante del governo. Bisogna mantenere una capacità propositiva e un profilo di autonomia». Ma non ha vinto l’idea di Renzi della sovrapposizione dei ruoli e delle funzioni? Si può riaprire una battaglia che è stata persa?

Bersani sa bene che sono in tanti a dire che proprio lui ha perso la battaglia sul ruolo del partito. «Il tema tornerà perché è vitale per la democrazia italiana. Non si rompe la tenaglia populista di Berlusconi e Grillo senza ridare al partito una dimensione sociale, ideale, di composizione e selezione degli interessi. So di non essere riuscito a cambiare lo statuto del Pd come avrei voluto. Ma non ho mai avuto una vera maggioranza per farlo. C’era sempre qualcosa che lo impediva. Ho cercato di compensare questo limite proponendo una costituzione materiale del Pd diversa da quella formale. Ho parlato di collettivo, ho respinto l’idea di un partito personale, mi sono battuto perché la modernità democratica non contraddicesse i principi della Costituzione. Ma la battaglia continua».

Prima di tornare a Roma, Bersani dice che dovrà ancora «misurarsi con l’esterno». È già andato agli argini del Po, lontano da occhi indiscreti. Altre passeggiate sono in programma. È stato per me un grande piacere rivederlo e abbracciarlo. Confesso che temevo qualche ferita più profonda. Invece abbiamo parlato, come altre volte, cercando di andare oltre la cronaca incalzante. A proposito di cronache: «Il medico racconta ancora Bersani mi ha fatto i test della memoria e della concentrazione. Ha detto che avendo lavorato in quel punto della testa, voleva avere la certezza che tutte le potenzialità fossero state preservate. Mi ha fatto una certa impressione quando ha detto di aver “lavorato” sulla mia testa, ma poi sono stato rassicurato. Tutto è a posto al 100%. L’ho ringraziato. Dopo però ci ho ripensato: se mi avesse tolto dalla memoria quel 5% che ancora mi fa male, forse sarebbe stato perfetto».

(L’Unita’)
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In viaggio con Lady Ghigliottina Boldrini

La Boldrini nel suo ruolo è inadeguata, impropria, miracolata. Lo sa lei, lo sanno tutti. Ha due meriti, piace a Napolitano e ubbidisce agli ordini e, per questo Regime, due medaglie così bastano e avanzano. La Boldrini deve andarsene e in fretta dalla Camera. Il presidente della Camera è un ruolo di garanzia del dibattito parlamentare. Lei ha tradito il suo mandato.

Il decreto legge IMU-Bankitalia ha regalato 7,5 miliardi alle banche sottratti agli italiani (e Renzie predica da un mese che vuole far risparmiare un miliardo agli italiani…) con un sotterfugio da magliari di terz’ordine, associare l’abolizione della seconda rata dell’IMU alla sottrazione di valore di Bankitalia. Si potevano scorporare i due decreti, il M5S avrebbe immediatamente votato per l’abolizione dell’IMU, non è stato fatto. Il M5S ha sollevato delle eccezioni a norma di regolamento, ha fatto “opposizione” da non confondere con il termine “ostruzionismo” caro ai telegiornali e alla carta igienica quotidiana che sono diventati quasi tutti i giornali.

Non siete abituati all’opposizione dopo decenni di inciuci? Beh, dovrete farvene una ragione. A termini di regolamento giovedì erano previsti numerosi interventi che avrebbero, per la loro durata, fatto decadere il decreto. La cosiddetta “tagliola“, la procedura che consente di interrompere la discussione e andare immediatamente al voto è presente nel regolamento del Senato, ma NON in quello della Camera. La Boldrini ha interrotto ogni discussione senza neppure l’appiglio del regolamento. Ha agito motu proprio, con un abuso di potere, fatto votare in un minuto per scappare dalla porta di servizio. Non era mai successo nella storia della Repubblica, neppure ai tempi di Pajetta che scavalcava i banchi per colloquiare con i colleghi democristiani o ai tempi di Tambroni. Mai è stata messa a tacere l’opposizione con un atto di imperio di natura strettamente personale. Giovedì 29 gennaio la democrazia è morta. Si è accettato il principio che le opposizioni, quando disturbano il Potere, devono essere messe a tacere ad ogni costo. Prima le banche, poi i cittadini.

I politici sono i camerieri dei banchieri e 7,5 miliardi valgono le messe di un’intera legislatura e la fine del confronto parlamentare. Boldrini a casa.

Il viral video di oggi. Pubblicato de giorni fa da FreedomChannelG su youtube, è stato ripreso da tutta la stampa nazionale e internazionale e fatto il giro (dell’Oca) della Rete. Visualizzazioni 5.676, all’orario in cui scriviamo, (19.01 ora italiana), su un canale youtube da 823 iscritti.

FreedomChannelG – YouTube

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Processo Mediaset: Silvio Berlusconi condannato per frode fiscale. Assolto Confalonieri

Italy's former prime minister Silvio Berlusconi attends a session at the Senate in RomeLa Corte d’Appello di Milano ha confermato la condanna di Silvio Berlusconi per frode fiscale nel processo sui diritti Mediaset. Se la sentenza verrà confermata anche in Cassazione, Berlusconi dovrà scontare quattro anni di reclusione (tre dei quali condonati dall’indulto) e decadrà dalla carica di senatore a causa dell‘interdizione per cinque anni dai pubblici uffici. L’ex premier è stato interdetto per tre anni dal dirigere società e contrattare con la pubblica amministrazione ed è stato condannato al pagamento di 10 milioni di euro di acconto sul risarcimento danni all’Agenzia delle Entrate.

La corte ha confermato anche tutte le altre condanne e le assoluzioni. Oltre a Berlusconi, sono stati condannati gli ex manager di Mediaset Daniele Lorenzano (tre anni e otto mesi), Gabriella Galetto (un anno e due mesi), il produttore Frank Agrama (tre anni). Assolti Fedele Confalonieri, il banchiere Paolo Del Bue, Marco Colombo e Giorgio Dal Negro.

‘È una sentenza scontata – ha commentato l’avvocato Niccolò Ghedini -. Non hanno tenuto conto della Corte Costituzionale, della Cassazione né di niente’. Termina cosi un processo che nelle sue diverse udienze è stato un campo di battaglia tra richieste di legittimi impedimenti accolti e negati, richieste di sospensione respinte (l’ultima proprio ieri), ricusazioni anch’esse rigettate. La difesa di Berlusconi le ha tentate tutte ma alla fine ha dovuto arrendersi e incassare un verdetto pesante che segna, forse, uno spartiacque nella lunga storia processuale del leader del Pdl.

Ma non è finita qui, perché lunedì si riprende con il processo Ruby, nel quale Berlusconi è accusato di concussione e di prostituzione minorile. Salvo legittimi impedimenti o altri colpi di scena, lunedì dovrebbe concludersi la requisitoria del procuratore aggiunto Ilda Boccassini. Poi nelle prossime udienze toccherà alla difesa, con le arringhe di Niccolò Ghedini e Piero Longo. E infine il verdetto.

Colle, quinta fumata nera: si al Napolitano-bis

giorgio_napolitano‘Sono disponibile, non posso sottrarmi alla responsabilità’. Con queste parole Giorgio Napolitano ha reso nota la propria decisione di accettare la ricandidatura a presidente della Repubblica. La richiesta era partita in mattinata dal Pd, ed è stata accolta con entusiasmo da Pdl, Lega e Scelta Civica, che si sono uniti attorno al nome del capo dello Stato, mettendo da parte – nel caso dei montiani – il sostegno ad Anna Maria Cancellieri. Il sì di Napolitano arriva poco dopo il quinto scrutinio.

Quinta fumata nera per l’elezione del presidente della Repubblica. E dopo Amato, Marini, Prodi, spunta il nome di Giorgio Napolitano. Il Pd lavora a una riconferma del presidente – già interpellato da Berlusconi – e una delegazione dei Democratici salita al Quirinale ha chiesto ufficialmente la sua disponibilità ad essere rieletto, finora negata con chiarezza dallo stesso capo dello Stato. Napolitano si prende qualche ora di tempo per decidere. Intanto il Colle manda una nota: da Pd, Pdl, Lega e Scelta civica è stata espressa ‘la convinzione che – nella grave situazione venutasi a determinare – sia altamente necessario e urgente che il Parlamento possa dar luogo a una manifestazione di unità e coesione nazionale attraverso la rielezione del Presidente Napolitano’. In ambienti parlamentari di diversi partiti si manifesta ottimismo, secondo quanto si apprende, sul sì dell’attuale capo dello Stato al possibile bis. La sesta votazione comincerà alle 15.

Intanto il Colle manda una nota: da Pd, Pdl, Lega e Scelta Civica è stata espressa ‘la convinzione che – nella grave situazione venutasi a determinare – sia altamente necessario e urgente che il Parlamento possa dar luogo a una manifestazione di unità e coesione nazionale attraverso la rielezione del presidente Napolitano’. In ambienti parlamentari di diversi partiti si manifesta ottimismo, secondo quanto si apprende, sul sì dell’attuale capo dello Stato al possibile bis.

In mattinata al Quirinale si sono susseguiti senza sosta i colloqui con i leader politici: Napolitano ha incontrato separatamente Bersani, Berlusconi, Monti e un gruppo di presidenti di Regione e grandi elettori, di diversi schieramenti politici (tra loro anche i leghisti Maroni, Cota e Zaia). ‘La situazione si deve sbloccare, entro oggi dobbiamo eleggere il presidente della Repubblica’ dice il governatore siciliano Rosario Crocetta. L’ipotesi del Napolitano-bis piace anche a Pdl, Scelta Civica e Lega. ‘È l’unico candidato in grado di unire il Pd che ha bruciato in questi giorni vari altri candidati, quindi noi saremmo contenti di votarlo’ spiega Andrea Romano di Scelta Civica. Il partito di Monti aveva finora sostenuto come unica candidatura quella di Anna Maria Cancellieri, presentata dall’ex premier come ‘possibile candidata istituzionale di tutte le forze politiche’.

Intanto dalla quinta votazione per l’elezione del presidente della Repubblica, aperta poco dopo le 10 e terminata alle 12.30 alla Camera, è uscita una nuova fumata nera. Pd, Scelta Civica e Lega hanno votato scheda bianca, il Pdl non ha partecipato allo scrutinio. I parlamentari di Sel hanno votato Rodotà, così come i 5 Stelle, compatti sin dalla prima votazione sul nome del proprio candidato. ‘Se il Pd non convergerà su Rodotà andrà incontro a un suicidio perfetto’ prevede Nichi Vendola, che dice no a una rielezione di Napolitano: ‘Non mi pare esista questa ipotesi perché è stata esclusa con nettezza dallo stesso presidente, ci aspettiamo la conferma del suo diniego a entrare in questo teatrino squallido’.

PDL – Nel Pdl, dopo una nuova notte di trattative e contatti soprattutto con i montiani, Berlusconi ha suggerito ai suoi di restare fuori dall’Aula al quinto scrutinio. Oltre alla Cancellieri (una carta che molti considerano solo un modo per prendere tempo), tra le ipotesi è rispuntato Giuliano Amato, mentre sarebbero in ribasso le quotazioni di Massimo D’Alema. Per ora, quindi, avrebbe spiegato Berlusconi ai suoi, la linea non cambia: senza un candidato idoneo per un governo condiviso, non parteciperemo alla votazione. Il nome di Napolitano potrebbe sbloccare la situazione. Ma c’è anche chi, come Maurizio Lupi vicepresidente della Camera, ritira fuori il nome di Marini, che aveva preso 521 voti (contro i 395 di Prodi): ‘Lo ripresentino e noi lo rivotiamo’ ha detto al Mattino.

LEGA – L’ipotesi del Napolitano-bis piace anche alla Lega, che dice invece no alla Cancellieri. Luca Zaia, presidente del Veneto, spiega: ‘Si deve valutare l’ipotesi di un candidato condiviso e perché no anche Napolitano. Siamo alla quinta votazione e lo spettacolo che stiamo dando ai cittadini è indegno’. Contrari invece i 5 Stelle, fermi sul nome di Rodotà: ‘Sarebbe dare continuità al nulla: l’Italia ha bisogno di un cambio di passo’ spiega Sebastiano Barbanti.

PD – Tra i parlamentari del Pd la sensazione di disagio e l’amarezza sono palesi e Matteo Renzi definisce ‘inevitabili e sagge’ le dimissioni di Pier Luigi Bersani e al tempo stesso plaude all’ipotesi del Napolitano-bis: ‘Se accettasse sarebbe un fatto molto positivo’. ‘La vera questione è ora decidere se si sceglie un presidente espressione del centrosinistra ma largamente condiviso o se si preferisce inseguire il Movimento 5 stelle’ è il duro commento del leader dell’area popolare-democratica del Pd, Beppe Fioroni, rivolto a chi nel Pd ha votato Rodotà. E Renzi su Facebook: ‘Spero che i grandi elettori facciano il loro dovere, con trasparenza e senza i disgustosi giochini di venerdì’.

Il si di Napolitano. Dal sito ufficiale del Quirinale la Dichiarazione del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano:

‘Nella consapevolezza delle ragioni che mi sono state rappresentate, e nel rispetto delle personalità finora sottopostesi al voto per l’elezione del nuovo Capo dello Stato, ritengo di dover offrire la disponibilità che mi è stata richiesta. Naturalmente, nei colloqui di questa mattina, non si è discusso di argomenti estranei al tema dell’elezione del Presidente della Repubblica. Mi muove in questo momento il sentimento di non potermi sottrarre a un’assunzione di responsabilità verso la nazione, confidando che vi corrisponda una analoga collettiva assunzione di responsabilità’.

Bersani: ‘Incontrerò Berlusconi’. Il Parlamento non vara le commissioni

M5S si prepara a occupare il Parlamento‘Incontrerò Berlusconi, non abbiamo ancora fissato la data, cercheremo di ragionare sul tema del metodo per arrivare alla scelta del presidente della Repubblica’. Lo ha confermato Pierluigi Bersani, parlando stamani ad Agorà su Rai 3. E ha aggiunto: ‘Siamo fermi qui perché c’è l’incrocio con l’elezione del Presidente della Repubblica e dunque le prossime mosse le deve fare il prossimo Presidente. Sento dire `fate presto´: ma a chi lo dicono?’. Per il nuovo Capo dello Stato, ‘L’ideale è mettere assieme un elemento di capacità, di competenza con anche un elemento di novità. Le due cose non sono incompatibili: novità non è sempre nuovismo. Bisognerebbe comunque cercare l’accordo. Non si possono fare improvvisazioni’. E su Berlusconi ha aggiunto: ‘Il bello è che ho sentito Berlusconi dichiarare `Finalmente Bersani ha deciso di incontrarmi´. Ma io, se non mi si chiede di andare ad Arcore a Palazzo Grazioli, non ho mai avuto problemi a incontrare Berlusconi. È lui che non è venuto alle consultazioni quando ho avuto il pre-incarico’.

‘A proposito di larghe intese, e governissimi, io ho vissuto la fase del governo Monti. Noi siamo rimasti lì e Berlusconi s’è dato tre mesi prima. E quando lo incontro glielo dico: `ti conosciamo mascherina… Noi abbiamo già dato’. Ospite di Agorà, con una battuta Pier Luigi Bersani si rivolge a Silvio Berlusconi ribadendo il suo no a ‘qualsiasi forma di governissimo’. ‘Che non ci venissero a proporre dei governissimi -insiste il leader Pd- Se c’è qualche altra fantasia, ce la dicessero. Ma chi può credere che con Brunetta si possa fare un governo e riusciamo a imbroccare qualcosa?’, si domanda il leader del Pd.

‘Anche io, a mio modo, ho una proposta di larga intesa. Propongo di svolgerla in un certo modo che permetta un cambiamento e non la fossilizzazione’. ‘Nel ’76 c’era uno che governava e gli altri che consentivano: era una singolare forma di governo di minoranza’. Così Pier Luigi Bersani ricorda e puntualizza, dopo le parole del Capo dello Stato di ieri, che nel ’76 Andreotti varò un monocolore Dc e il Pc si astenne. ‘Io a mio modo ho fatto una proposta di larghe intese’, e cioè ‘si consenta un Governo di cambiamento, si faccia una convenzione per le riforme presieduta da chi non è al Governo, si ricerchi assieme un Presidente della Repubblica. È una proposta di comune responsabilità democratica. Io mi sono rivolto alle principali forze politiche: ho chiesto di consentire l’avvio del Governo e loro hanno detto no’. ‘La mia è una forma di governo di minoranza. Nella mia formula c’è un riconoscimento reciproco. La forma di responsabilità comune io la svolgo in un certo modo, perché un governo in cui ci sono io e Gasparri non è ciò di cui l’Italia ha bisogno’. Bersani ha aggiunto anche sul programma è disposto a discutere: ‘E poi questo`consentire’ da parte degli altri partiti uno lo può sempre revocare; ma c’è l’urgenza di far partire la legislatura con elementi di terapia d’urto’ sul campo sociale e su quello della moralizzazione della vita pubblica.

Pier Luigi Bersani chiederà al prossimo presidente della Repubblica un incarico pieno? ‘Io ho avuto due no, quello del Pdl e quello del M5S. Possono essere rimossi? Lo valuterà il presidente della Repubblica’. Ma ‘altre proposte non fanno per me, e io sono disposto ad un passo indietro per il mio Paese. Se c’è qualcosa al di sotto di questo ci acconceremo, ma non bastano alle esigenze del Paese’. ‘Togliamo di mezzo questa bersanite acuta – ha poi aggiunto – io sono a disposizione: se servo bene, altrimenti mi tolgo di mezzo’.

‘Questi hanno preso 8 milioni di voti e li mettono in frigo’ ha detto commentando il ‘no’ ricevuto dal Movimento cinque stelle a un governo di minoranza.

‘Le formule di governissimo sarebbero un’occasione per ribadire il distacco degli italiani’ dalla politica. ‘Ci possono essere nuove formule? Non lo so, le valuterà il prossimo presidente della Repubblica, spetterà a lui valutarle’. ‘Io sono assolutamente negativo sull’idea di tornare alle urne’. Così il leader Pd Pierluigi Bersani ad Agorà. ‘La medicina non è andare a votare, i problemi sono seri. Stiamo lavorando da settimane sul combinato disposto di voto e legge elettorale che dà un primato ma non la maggioranza’.

‘Mi allontano dalla nostra proposta, ma penso che forse si può valutare una revisione del mattarellum’. Così il leader Pd Pierluigi Bersani, ad Agorà, ipotizza una strada per trovare una soluzione di riforma della legge elettorale.

Il Senato e la Camera non avviano le commissioni. La conferenza dei capigruppo del Senato ‘a larga maggioranza’ ha deciso di non dare via libera alla costituzione delle commissioni parlamentari e di rinviare il tutto ‘a dopo la costituzione del governo’. Lo ha detto il presidente dei senatori del Pd Luigi Zanda, che ha lasciato in anticipo la riunione per prendere parte all’assemblea del suo gruppo parlamentare. La posizione di minoranza, favorevole all’avvio dei lavori parlamentari ordinari, è stata sostenuta, ha riferito Zanda, dal Movimento 5 stelle e da Sinistra ecologia e libertà. ‘Naturalmente – ha precisato l’esponente democratico – c’è la massima apertura a verificare altre soluzioni ove necessario, anche attraverso l’ipotesi di costituzione di altre commissioni speciali’. ‘Il presidente del Senato – ha spiegato Zanda – sentirà il presidente della commissione speciale per chiedere se è in grado di smaltire il lavoro che è stato assegnato’. In ogni caso, nel corso della riunione dei capigruppo ‘a larga maggioranza si è convenuto che l’intreccio dei meccanismi regolamentari e della prassi suggerisca la costituzione delle commissioni più avanti, dopo la costituzione del Governo’. Nulla di nuovo sul fronte delle commissioni parlamentari permanenti anche alla Camera: la loro costituzione viene rinviata ancora. È quanto emerso dalla conferenza dei capigruppo di Montecitorio.

Il MoVimento 5 Stelle vuole un Parlamento in pieno esercizio da ora. Il Paese è al collasso e l’attività legislativa è bloccata. Un suicidio. Commissioni subito o partiti commissariati. Il Parlamento deve ritornare a essere sovrano’. Così Beppe Grillo, sul suo blog, denuncia quello che definisce un ‘golpe‘ dopo la decisione delle camere di non insediare le commissioni permanenti in attesa del nuovo governo. ‘Il golpe è iniziato da anni. Un golpe alla luce del sole per delegittimare e svuotare il Parlamento – scrive Grillo in un post -. L’Italia non è più una repubblica parlamentare, come previsto dalla Costituzione, ma una repubblica partitica. I partiti hanno sostituito la democrazia. La volontà popolare è diventata una barzelletta’.

Come  avevano annunciato, i senatori del Movimento 5 Stelle, a fine seduta, sono rimasti ai loro banchi nell’Aula di Palazzo Madama e hanno iniziato la lettura della Costituzione, come forma di protesta per ribadire la centralità del Parlamento e sollecitare l’avvio delle commissioni permanenti. E il capogruppo Vito Crimi conferma: il Movimento 5 Stelle resterà in Aula fino a mezzanotte. ‘Resteremo in Aula a leggere la Costituzione e il regolamento del Senato, per sottolineare la forzatura che viene attuata non iniziando a far lavorare le commissioni. Restiamo fino a mezzanotte e un minuto anche per non pesare troppo sul lavoro dei commessi e dei collaboratori parlamentari’. Proprio Crimi, senza microfono, ha dato il via alla lettura. La scena è stata poi ‘oscurata’: i giornalisti sono stati fatti uscire dalla tribuna, come succede sempre a seduta tolta.

#CommissioniSubito

Ruby davanti il Palazzo di Giustizia di Milano: ‘Non sono una prostituta, mi dispiace avere mentito’

Ruby passaportoKarima El Maroug, ‘Ruby rubacuori‘, dà vita a un fuori programma davanti al tribunale di Milano per raccontare la sua verità sul processo contro Silvio Berlusconi. Davanti a una folla di cronisti legge un documento per difendere la propria reputazione e affermare che i pm milanesi volevano che accusasse ingiustamente l’ex premier imputato di concussione e prostituzione minorile. “La colpa della mia sofferenza – dice – è anche di quei magistrati che mi hanno attribuito la qualifica di prostituta nonostante abbia sempre negato di aver avuto rapporti sessuali a pagamento e soprattutto di averne avuti con Berlusconi”.

Ruby si è presentata sulla scalinata davanti all’ingresso del tribunale di Milano e ha letto un testo ai giornalisti, senza però rispondere a domande. La giovane marocchina ha esordito dicendo di essersi sentita ‘strumentalizzata da parte della stampa e dalla magistratura’ e di aver deciso ‘dopo due anni di rompere il silenzio’, lo ha fatto con questa protesta ‘per mia figlia Sofia – ha aggiunto – e per la mia famiglia’. La marocchina ha raccontato inoltre che ‘c’è ancora tanta gente che mi guarda dall’alto in basso e trovo sconcertante che nessuno abbia voluto ascoltare la mia verità, l’unica verità possibile’.

Ruby fa riferimento più volte al compagno Luca Risso e alla figlia Sofia: ‘Voglio che sia fiera di sua madre’ e racconta di essere stata vittima a Pasqua di un episodio di intolleranza. ‘Una donna sconosciuta guardando mia figlia si è permessa di dire con disprezzo: ‘speriamo non diventi come sua madre’. Da parte dei magistrati invece denuncia “una vera e propria tortura psicologica’ e parla di ‘atteggiamento apparentemente amichevole che è mutato quando è stato chiaro che non avrei accusato Silvio’, ed è stato ‘più facile dire sì e raccontare storie inverosimili’, come quelle di ‘aver incontrato persone che conoscevo solo grazie ai rotocalchi, come Cristiano Ronaldo o Brad Pitt, e dentro di me mi domandavo come fosse possibile che non si accorgessero che erano frottole’.

‘Mi spiace aver raccontato queste bugie anche a Berlusconi’ e, ha concluso, ‘a 17 anni non sapevo nemmeno chi fossero i pubblici ministeri, non leggevo i giornali, a malapena sapevo chi fosse Berlusconi. Oggi ho capito che è in corso una guerra nei suoi confronti’.

La Procura di Milano non ha voluto commentare l’iniziativa della ragazza. Analogo atteggiamento anche da parte degli avvocati di Berlusconi.

Napoli: niente rito immediato per Silvio Berlusconi, Lavitola e De Gregorio. Rigettata la richiesta per corruzione

Berlusconi Napoli‘La prova dell’accordo corruttivo tra gli imputati è tutt’altro che evidente, attesa la genericità delle dichiarazioni rese da Sergio De Gregorio’. Lo scrive il gip di Napoli nelle motivazioni del provvedimento con cui ha rigettato la richiesta della procura di mandare a processo con rito immediato per corruzione Silvio Berlusconi, De Gregorio e Lavitola in relazione ai 3 milioni di euro che sarebbero stati versati in parte in nero allo stesso De Gregorio per passare dall’Idv al centrodestra e far cadere il governo Prodi.

I pm avevano avanzato la richiesta di rito alternativo l’11 marzo scorso. Il giudice per le indagini preliminari di Napoli, Marina Cimma, ha inviato nuovamente gli atti ai pubblici ministeri che hanno chiesto il giudizio immediato. Dopo l’acquisizione del fascicolo dovrebbero procedere all’avviso della conclusione delle indagini preliminari e chiedere la fissazione dell’udienza preliminare per i tre indagati, Silvio Berlusconi, Sergio De Gregorio e Valter Lavitola, accusati di concorso in corruzione. I difensori di Berlusconi, Michele Cerabona e Niccolò Ghedini, avevano depositato una memoria nella quale sottolineavano tra l’altro che il loro cliente non era stato interrogato nonostante ce ne fosse da parte sua la volontà. La Procura, invece, era convinta che le indagini della Guardia di finanza avessero fatto già emergere la prova della corruzione.

A quanto si apprende da fonti della difesa degli indagati, le motivazioni del provvedimento partirebbero dal ragionamento procedurale secondo cui il giudizio immediato va disposto quando l’udienza preliminare è superflua. Sempre secondo fonti della difesa, il gip avrebbe rilevato che diversamente dall’impostazione accusatoria, il fatto sarebbe maggiormente inquadrabile nella fattispecie di finanziamento illecito dei partiti, in quanto De Gregorio ha sempre dichiarato che era sua intenzione rientrare nel Pdl e che quindi tale sua determinazione può essere stata spinta da motivi politici e non da un accordo corruttivo.

Sarebbe questo il nodo dell’intera inchiesta sulla presunta compravendita del senatore Sergio De Gregorio. Il gip di Napoli, Marina Cimma, ha rigettato la richiesta di giudizio immediato perché, così come avevano sostenuto i legali di Silvio Berlusconi, Michele Cerabona e Niccolò Ghedini, ‘non c’erano le condizioni per ritenere certa l’ipotesi di corruzione che si andava a sostenere‘.

In particolare, secondo quanto si è appreso, dalle stesse dichiarazioni che Sergio De Gregorio ha rilasciato il 28 e il 29 dicembre scorso ai pm napoletani ‘non emerge con chiarezza il ruolo di Berlusconi nell’ipotesi della corruzione’ per il presunto traghettamento dello stesso De Gregorio dall’Idv al Pdl nel 2007, quando al centrodestra servivano voti al Senato per far cadere la maggioranza di centrosinistra. E ‘Berlusconi non avrebbe esercitato le sue funzioni per il pagamento dei soldi che avrebbero spinto De Gregorio ad aderire al Pdl’.

Il gip ha anche trattato l’altra circostanza sollevata dai legali di Berlusconi, ovvero il mancato interrogatorio e il diniego da parte dei pm di ‘ritenere legittimo l’impedimento di Berlusconi che si era comunque mostrato disponibile ad essere sentito dall’Ufficio inquirente’.

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