Media freedom call: join the global day of action for press freedoms around the world

#journalismisnotacrime #freeAJstaff #PressFreedom #Cookednews

Join the global day of action for press freedoms, when rallies will be held around the world 

Three Al Jazeera English journalists have been imprisoned in Egypt since 29th December 2013.

They have suffered harsh conditions, solitary confinement, denied medical treatment and are now on trial for charges related to terrorism, along with six other foreign journalists being tried in absentia.

Peter Greste, Mohammed Fahmy and Baher Mohamed, who were simply doing their jobs, are being tried in Cairo, charged with terrorism-related offences and “spreading false news“.

Another Al Jazeera Arabic reporter, Abdullah Al-Shami, has been in prison since August 14 and has been on hunger strike for more than 30 days.

And they are not the only press to be incarcerated by the Egyptian authorities.

Journalists are not terrorists. They risk their lives to shed light on abuse, suffering and injustice around the world. They are our eyes and ears, as well as our voices. An attack journalism is an attack on everyone who values the freedom to speak their minds and know the truth.

Please join the world’s press in a Global Day of Action on Thursday 27th February with peaceful demonstrations, silent protests and individual images that will send a message to Egypt and the world: if you silence the press, you silence us all.

The following is a list of demonstrations, open to both the public and the media, organised so far:


Tokyo, Japan –
 Solidarity stand outside the Foreign Correspondents’ Club, Yurakucho Denki North Building 20F Yurakucho 1-7-1, Chiyoda-ku,1GMT, 10am local time.

Ramallah, Palestine – Solidarity stand at the Manara Roundabout, 9 GMT, 11am local time.

Gaza, Palestine – Solidarity stand Outside the Al Jazeera bureau, Burj al-Jalaa (al-Jalaa Tower), 9GMT, 12pm local time.

Istanbul, Turkey – Solidarity stand outside Outside the Egyptian consulate, 9GMT, 11am local time.

Khartoum, Republic of Sudan – Solidarity stand outside the Al Jazeera Bureau, Al Baladiya Street, Building: Institute of Arab Development and Agricultural Investment, 9GMT, 12pm local time.

Jerusalem – Solidarity stand at Zeitoun Hill, 10GMT, 12pm local time

Amman, Jordan –  Solidarity stand outside the Al Jazeera bureau, Jabal Amman, 2nd Roundabout, 10GMT, 12pm local time.

Ankara, Turkey – Solidarity stand with our journalists outside the Al Jazeera bureau, Karom Shopping Center, Çankaya 11GMT, 1pm local time.

Beirut, Lebanon – Solidarity stand at Martyrs’ Square, 11GMT, 1pm local time

Berlin, Germany –  Brandenburg Gate, 11 GMT, 12pm local time.

London, UK –  Trafalgar Square, 12 GMT, 12pm local time.

At the same time, silent protests are called for in newsrooms, offices, shops, commuters, tourists, pedestrians – everyone, everywhere. To show support, take a selfie with your mouth taped shut and share it via social media with the #FreeAJStaff tag.

Nouakchott, Mauritania –  Solidarity stand outside Al Jazeera Bureau, Mamado Konatee Stree, City Center Tent, 12GMT, 12pm local time.

Tunis, Tunisia – 
Solidarity at Tunis Center for Press Freedom, 4 Rue de Mexique, 12GMT, 1pm local time

Toronto, Canada – Toronto’s Nathan Phillips Square, 17GMT, 12pm local time.

Montreal, Canada: Egyptian Consulate in Montreal, 1000 de la Gauchetière O., Montréal, 17GMT, 12:00pm

Rio de Janeiro, Brazil –  
Journalists and the general public are encouraged to take a photo with a “Journalism is not a Crime” sign at “Posto 7” in Arpoador Beach 2030GMT, 5:30pm local time.

Also, a plane pulling a banner reading #FreeAJstaff will fly over over Rio de Janeiro’s famous beaches of Leblon, Ipanema, Copacabana 1730GMT – 2030GMT, 2:30pm – 5:30pm local time.

Washington, DC, US- Newseum, 555 Pennsylvania Ave NW, 21GMT – 2230GMT, 4pm – 5:30pm local time.

Sydney NSW, Australia – Martin Place, 130GMT, 12:30pm local time.

San Francisco, US- Justin Herman Plaza, 4 Embarcadero Centre, 2GMT – 4GMT, 6pm – 8pm local time.

Source:
Al Jazeera

#pressfreedom #FreeAJStaff #JournalismIsNotACrime #Cookednews

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‘Insemmula’: Famiglia del Sud incontra il Barrìo. A Licata

Foto0337INSEMMULA – al BARRIO di via Sant’Andrea 33, a Licata – borgo Marina

Il loro pezzo più conosciuto dice che ‘Va tutto bene’ e in fin dei conti ascoltando la loro musica sembra proprio che sia così. Suoni di festa, che invitano a ballare, a condividere la strada come pista da ballo, a saltare e danzare appresso a ritmi esotici. Un sound fresco e vitale quello dei ‘Famiglia del Sud’, Sista Tita, 25 anni e Sisè Kolombalì, 29, alias Margherita e Francesco Paolo Riotta, sorella e fratello nati a Palermo, quindi siciliani. Il duo raggae ha raggiunto Licata e toccato terra, domenica 21 luglio, con un’esibizione di circa un’ora al Barrìo del borgo Marina, in via Sant’Andrea, 33, accompagnando il pubblico, un centinaio di persone, fin dentro la loro musica, nello spazio culturale dell’associazione Limpiados.

 Perché vi chiamate ‘Famiglia del Sud’, come è nato il nome e quando vi siete costituiti come band musicale? Quando arriva la decisione di fare raggae e che affinità avete con gli altri Sud del mondo?

La ‘Famiglia del Sud’ è come se fosse sempre esistita. Sin dalle prime volte che abbiamo suonato insieme, nonché quando Tita aveva appena 13 anni e io 17. Insieme siamo cresciuti ma entrambi abbiamo seguito i nostri gusti musicali preferiti. L’acoustic reggae style per questo è un contenitore di diverse influenze musicali. Oggi la situazione è un po’ complicata, perché abbiamo esigenze diverse, quindi i tempi per provare sono limitati ed inoltre le passioni musicali sono diverse. Tita è proiettata verso il soul e l’R & B, Sisé invece si sta appassionando alla bossa nova, al cantautorato italiano e da sempre è appassionato di musica africana nelle sue molteplici sfaccettature: hip life, coupé decalé, Bambarà e blues del deserto.
Essendo però appassionati di reggae, la musica che viene creata è fortemente legata alla musica reggae.

Come è per voi il Sud, cosa significa vivere a Sud e l’importanza delle cose che stanno a Sud del mondo? Quali altri Sud conoscete a parte quello siciliano?

Sista Tita: il Sud è un luogo pieno di risorse, ma con molte difficoltà riesce a poter sfruttare le mille risorse che potrebbe avere. Vivere a Sud significa lottare molto di più per potersi creare un futuro e la cosa peggiore è che le teste migliori, non essendoci qui possibilità, sono costrette ad andare fuori. Lasciano un vuoto che, se solo le istituzioni fossero più presenti e facessero scelte diverse, potrebbero essere colmati di individui competenti ed efficienti per le proprie terre, facendo così crescere ancora di più il Sud del mondo.

Sisè Kolombalì: E’ difficile spiegare cosa è il Sud. Il Sud è Africa, America, Australia. Il Sud è Sicilia, Puglia e Calabria, ad esempio. La Sicilia è a Sud dell’Italia. E’ il territorio sottosviluppato dell’Italia e la periferia estrema Sud dell’Unione Europea. La Sicilia è una marginalità europea, vista in una visione unione monetaria. E’ una regione ricca di risorse ed è pressata da infinite criticità. E’ caratterizzata dall’intreccio di mafia e politica, cultura antimafia, tradizione, migrazione e paesaggi naturalistici di forte importanza. Nel bene e nel male queste componenti definiscono l’attuale identità del territorio siciliano.

Per me vivere a Sud, in Sicilia, significa vedere la situazione di disagio (economico, politico e sociale) in cui vivo, come un occasione da non perdere. Vivere con pochissime speranze per un futuro migliore mi spinge ad accettare, in un certo modo, la situazione e a non vedere via d’uscita. Vedo tutto questo come un occasione da non perdere perché mi da la possibilità di imparare a guardare di più quello che sono e i miei errori, così cercando di imparare a fare una critica, prima di tutto su me stesso. Non è facile ed io sono solo all’inizio. Forse se tutti imparassimo a guardare di più i nostri errori, anche con l’aiuto degli altri, forse le cose potrebbero cambiare in meglio. Il Sud, come generatore di marginalità/occasione, credo che potrebbe generare una rivoluzione culturale e intellettuale basata sull’autocritica e sul senso di comunità. Utopia? Probabile.

Per info tel. 3202314440 contatto mail: ilbarrio33@gmail.com web www.ilbarrio.altervista.org.

Allerta Tsunami per le Isole Salomone: dai 60 ai 70 i villaggi colpiti, 5 morti

isole_salomoneUn violento terremoto di magnitudo 8 sulla scala Richter ha colpito oggi le Isole Salomone, provocando almeno cinque morti sull’arcipelago e innescando un piccolo tsunami che ha raggiunto le coste nel Pacifico a migliaia di chilometri di distanza, tra cui quelle della Nuova Caledonia. Nessuna conseguenza invece in Giappone dove le autorità avevano chiesto alla popolazione di non avvicinarsi alle coste: sono state riscontrate solo piccole onde.

Il sisma è stato registrato alle 2.12 ora italiana, tra le Isole Salomone e le Vanuatu, a nordest dell’Australia, a una sessantina di chilometri dalle Isole di Santa Cruz colpite da una serie di forti scosse in questi ultimi giorni. Lo ha segnalato il Centro americano di geofisica (Usgs). Il sisma è stato seguito da una serie di scosse di assestamento, una delle quali di magnitudo 6,6 sulla scala Richter.

Onde inferiori al metro generate dal terremoto hanno raggiunto parte della riva delle Isole Salomone, delle Vanuatu e della Nuova Caledonia, prima che l’allerta tsunami nella regione fosse revocata, circa due ore e mezzo dopo la prima scossa. Fonti sanitarie dell’ospedale Lata a Santa Cruz hanno confermato la morte di cinque persone dopo l’arrivo sul litorale di un’onda anomala di circa 90 centimetri, secondo i dati a disposizione dello Usgs. Non è stato possibile nell’immediato attribuire queste vittime al terremoto o al successivo tsunami.

‘Una delle vittime è un bambino di sesso maschile, le altre sono tre anziane e un anziano’, ha aggiunto la fonte. Secondo l’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari, l’onda sarebbe avanzata per 500 metri nell’entroterra, inondando Lata e villaggi limitrofi e distruggendo alcune abitazioni tradizionali. Da parte sua, il governo delle Isole Salomone ha riferito di quattro villaggi colpiti dallo tsunami.

‘Tra le 60 e le 70 case sono state danneggiate dalle onde che si sono abbattute su almeno quattro villaggi di Santa Cruz’, ha dichiarato il portavoce del primo ministro Gordon Darcy Lilo, ‘Le autorità tentano ancora di stabilire il numero esatto delle vittime e l’entità dei danni. Le comunicazioni con Santa Cruz sono difficili’, ha aggiunto.

Forti incendi devastano l’Australia, caldo record oltre i 40 gradi

incendi australiaGli incendi devastano l’Australia. I Forti venti e temperature record, oltre i 40 gradi, hanno favorito i roghi nel sud-est del Paese, dove le autorità hanno riferito di condizioni ‘catastrofiche’.

Le fiamme in molti casi fuori controllo, si propagano molto rapidamente e per questo le autorità hanno deciso di far allontanare la popolazione come unica opzione per salvarsi. Il premier australiano Julia Gillard ha lanciato un appello alla vigilanza: ‘La parola catastrofico è usata per validi motivi. Per questo è molto importante che le persone si salvaguardino e ascoltino le raccomandazioni delle autorità locali. Questo è un giorno molto pericoloso’.

Sono cinque gli Stati colpiti anche se la situazione peggiore si registra nel Nuovo Galles del sud, lo Stato più popoloso, dove si contano circa 100 incendi, di cui 20 fuori controllo, anche nelle vicinanze di Sydney. L’ondata di caldo estremo, iniziata in Australia occidentale poco dopo Natale e durata otto giorni, è stata la più violenta in oltre di 80 anni, le temperature roventi rendono molto difficili le operazioni di soccorso e di spegnimento dei roghi.

Due alberi mitici per gli aborigeni sono stati distrutti da un incendio

ghost_gum_treeDue alberi mitici della cultura aborigena, più volte ritratti dall’artista aborigeno Albert Namatjira, sono stati distrutti dalle fiamme il 30 dicembre. Lo hanno annunciato le autorità australiane. Gli alberi, che prossimamente avrebbero dovuto essere inseriti nel registro per il patrimonio storico regionale, si ergevano a qualche metro l’uno dall’altro, nella terra ocra del ‘bush’ a circa 16 chilometri da Alice Springs, nel cuore dell’immenso deserto australiano.

Secondo il ministro per le Questioni aborigene del Territorio del Nord, Alison Anderson, l’incendio è di origine dolosa. Nel suo intervento, Anderson ha ricordato come nei suoi acquerelli, Albert Namatjira (1902-1959) ‘ha mostrato al mondo la bellezza dei paesaggi dell’Australia centrale e ne ha fatto un simbolo dell’identità australiana’.

Il governo locale aveva appena organizzato il sito sul quale sorgevano i due alberi – appartenenti alla famiglia dei Corymbia, chiamati anche ‘le gomme di fantasma’ – per proteggerli dai roghi. Il ministero dell’Agricoltura e dell’Ambiente doveva prossimamente inserirli sulla lista del patrimonio storico della regione.

Del Piero: ‘non so se resto’ al Sidney. La squadra, ultima in classifica, ‘deve guadagnare una buona posizione’

449684_Del PieroHa firmato per un anno con opzione per il secondo. Ma ci sono parecchi dubbi sulla possibilità che Alessandro Del Piero resti in Australia anche il prossimo anno. Il Sydney occupa l’ultima posizione in classifica (in condominio con il Brisbane) e ha già subito un cambio di allenatore.

Pare che nel corso dell’ultimo allenamento l’ex bandiera juventina si sia lasciata scappare un ‘non so se resto’, poi maggiormente argomentato. ‘Stiamo parlando, abbiamo un buon rapporto ma al momento dobbiamo pensare giorno per giorno. Prima la squadra deve guadagnare una buona posizione, poi ne parleremo con calma’ ha dichiarato Del Piero.

Tony Pignata, chief executive del Sydney, ovvero l’uomo che ha portato Del Piero nella A-League ha aggiunto: ‘Abbiamo avuto dei colloqui preliminari qualche settimana fa – ha spiegato – e tutto lascia supporre che Alex voglia rimanere. Nelle prossime settimane risolveremo la questione’.

Attualmente il Sydney è ultimo in classifica con 10 punti e questo potrebbe spingere Del Piero – autore di 5 reti e ora ai box per un infortunio – ad abbandonare il club australiano.

Imita voce Elisabetta II e ottiene informazioni sulla duchessa Kate

Duchess of Cambridge PregnancyL’ospedale ‘King Edward VII‘ di Londra, dove Kate Middleton è stata ricoverata per le forti nausee accusate dopo essere rimasta incinta, è stato costretto a pubbliche scuse dopo aver rivelato informazioni dettagliate sulle sue condizioni di salute. Due speaker di una radio australiana, infatti, si sono finti la regina e il principe del Galles e hanno ricevuto via telefono aggiornamenti sulla moglie del principe William.

A Mel Greig e Michael Christian è stata passata un’infermiera che ha spifferato dettagli sulle terapie che i medici stanno somministrando alla duchessa. L’ospedale si è lamentato dello scherzo e ha annunciato che effettuerà una revisione del suo sistema telefonico interno. Si sono scusati anche i dj e l’emittente radiofonica australiana. 0Ci ha molto sorpreso che la nostra chiamata sia stata passata, eravamo convinti che ci avrebbero riattaccato non appena avessero sentito i nostri terribili accenti…’, si sono giustificati gli speaker, ‘Siamo molto dispiaciuti per ogni problema che possiamo aver causato e siamo contenti di ascoltare che Kate stia meglio’.

Un episodio che ha fatto scattare l’allarme e le necessarie verifiche per capire come mai lo staff dell’ospedale privato sia potuto cadere nel tranello ordito da una radio australiana. Il King Edward VII è l’ospedale di fiducia della famiglia reale e, in quanto tale, i suoi standard di sicurezza e garanzia della privacy sono altissimi. Confermando quanto accaduto, i responsabili del nosocomio hanno garantito che l’attenzione sarà altissima. Duchess of Cambridge Pregnancy

Intanto la notizia dell’arrivo di un bebé reale sembra aver velocizzato anche il processo legislativo: il vice premier britannico Nick Clegg ha annunciato che il governo ha ricevuto il via libera da tutti i componenti del Commonwealth per procedere con la legge che metta fine alla discriminazione contro le donne nella successione al trono britannico.

Kate, la moglie del principe William, ha lasciato l’ospedale dove ha trascorso quattro giorni. Accompagnata dal marito Kate, 30 anni, è comparsa sulle scale del nosocomio sorridente mentre teneva in mano un bouquet di fiori gialli. Né lei, né William hanno parlato con i giornalisti prima di partire in auto.

Poco prima St James’s Palace aveva diffuso un breve comunicato in cui affermava che la ‘Duchessa di Cambridge è stata dimessa dal King Edward VII Hospital e adesso è diretta a Kensington Palace per un periodo di riposo’. Gli impegni immediati di Kate sono stati annullati: sembra che sia William a sostituirla. Il duca di Cambridge prenderà parte a due eventi nel fine settimana fra cui una visita all’Albert Hall sabato sera.

Fonti reali sostengono che è troppo presto per dire quando la duchessa potrà riprendere i suoi impegni, anche se pare probabile che le sarà concesso di riposare per il resto del mese. Il che significa che potrebbe non apparire in pubblico fino alla messa a cui tradizionalmente assiste la famiglia reale a Sandringham il giorno di Natale.

Tra le moltissime cose che si dicono all’indomani dall’annuncio che William e Kate aspettano un bebè, soprattutto sulla natura della particolare condizione della duchessa di Cambridge costretta in ospedale da una forma acuta di nausee, c’è quella – dal dubbio fondamento scientifico – secondo cui per chi soffre di questo disturbo nella fase iniziale della gravidanza, come nel caso di Kate, c’è un’alta probabilità che aspetti gemelli. Non un dettaglio per un bambino che nascerà erede al trono. E allora, se fossero gemelli, ci sarebbe di diritto il terzo in linea di successione, dopo Carlo e William. Il primo a vedere la luce, dicono gli esperti interpellati dai media britannici.

La nuova legislazione metterà fine al principio di primogenitura maschile, in altri termini gli eredi uomini non avranno più la precedenza sulle donne per la successione al trono. Nello stesso provvedimento e’ prevista inoltre l’eliminazione del divieto per gli eredi al trono di sposare una persona di religione cattolica. Il testo in questione era stato approvato in linea di principio al vertice dei capi di governo del Commonwwealth a Perth, in Australia, nell’ottobre 2011. Per procedere con l’approvazione, previo voto in parlamento, era necessario il via libera di tutti e 15 i componenti del Commonwealth (16 con il Regno Unito, tutti sudditi della regina britannica). Rallegrandosi per la fortunata ‘coincidenza’ che vede la decisione giungere poche ore dopo il lieto annuncio della gravidanza di Kate, Clegg ha assicurato che i tempi per l’approvazione saranno strettissimi, forse anche all’inizio del nuovo anno.

(fonte Ansa)

Doodle Google con torta e candeline per i 14 anni del motore di ricerca

In realtà è stato messo in rete con qualche giorno di ritardo sulla vera data di nascita. Google ‘ (in inglese /ˈguːg(ə)l/ [ˈguːgɫ], in italiano anche modificato in /ˈgugol/) è un motore di ricerca per Internet fondato il 15 settembre 1997′ dice Wikipedia.

Il 27 settembre del 1998, i padri fondatori di Google, Larry Page e Sergey Brin, misero online il primo motore di ricerca che avrebbe fatto scuola. Cliccando sul doodle di oggi si accede a una pagina di ricerca sullo stesso Google, in un rimando all’infinito nelle pagine del celebre sito.

La notizia di oggi è che Google Street View adesso è anche ‘underwater’, subacqueo e, grazie ai suoi sub armati di telecamere,è sceso nelle profondità marine per cominciare a ‘mappare’ fotograficamente la grande barriera corallina. Il progetto, che al momento è limitato alle profondità marine al largo dell’Australia, consente di esplorare virtualmente i fondali marini della Barriera, ricchi di flora e fauna. Le rilevazioni, iniziate nel 2011, continueranno fino alla fine di dicembre per un totale di 2300 km.

Google Street View Underwater, che si avvale della collaborazione dei sub e degli esperti del Catlin Seaview Survey, tocchera’ anche sezioni della Barriera mai studiate prima d’ora. Il progetto continuerà nel 2013 in altri siti marini, tra cui le Hawaii, le Filippine e le Bermuda.

L’andamento dell’esplorazione si puo’ seguire attraverso Google Plus e gli altri social media, e sul sito della Catlin, dove c’e’ un blog dedicato, con foto e video.

Un regalo per gli utenti? Intanto, auguri di buon compleanno.

Su Twitter: #Google

 https://www.google.it/

Calcio: Del Piero in Australia ‘ Tanta voglia di fare bene, non vedo l’ora. E’ tutta la vita che gioco per vincere’

E’ ufficialmente iniziata l’avventura australiana di Alessandro Del Piero. L’ex capitano della Juventus ha preso il volo per Sydney, dove è atterrato domenica per entrare a far parte della sua nuova squadra, accolto a gran festa dalla sua nuova città. Insieme a lui la moglie, i figli e il fratello-manager: ‘In Australia c’è molta attesa, entusiasmo e aspettativa. C’è tanta voglia di fare bene da parte mia, non vedo l’ora di giocare’, ha detto Del Piero ai microfoni di Sky Sport.

L’ex numero 10 bianconero, prima di imbarcarsi, ha avuto modo di dedicare ancora un pensiero ai tifosi juventini: ‘Il rapporto con loro rimane sempre, per molti aspetti il mio è un arrivederci. La maglia numero 10 non è stata assegnata dalla Juve? Sarà a Sydney sulle mie spalle. Se sarò capitano? Vedremo, il gesto del capitano del Sydney mi ha molto colpito, ne parlerò con lui’.

Il 37enne ex attaccante della Juve, dopo l’accoglienza trionfale all’aeroporto australiano dove lo hanno accolto in più di 500 fra tifosi sostenitori e fan sarà l’osservato speciale della A-League. Gli Sky Blues, così si chiamano i tifosi australiani, hanno salutato il 37enne attaccante al Sydney International Airport, dove Del Piero ha toccato terra alle 10.28 locali. Ai giornalisti: ‘So che c’è grande attesa. Adoro la pressione’. Alessandro Del Piero si presenta ai media australiani nella conferenza tenuta a Sydney. Alessandro Del Piero si appresta a cominciare l’avventura con la maglia del Sydney FC, il club con cui ha firmato un contratto biennale da circa 1,6 milioni di euro a stagione. L’ex attaccante bianconero sa che sarà l’osservato speciale della A-League, il campionato australiano.

Il ruolo di superstar e icona non lo spaventa affatto. ‘Ho giocato per 19 anni nella Juventus, con la Juve bisogna vincere ogni partita in ogni singola stagione. Per fortuna, mi è capitato tante volte. E’ da tutta la vita che gioco per vincere’, ha detto l’ex capitano bianconero evidenziando quali obiettivi lo hanno spinto a volare da una parte all’altra del pianeta con la sua famiglia, entusiasta per la svolta radicale. ‘Prima di tutto – ha ripetuto Del Piero – sono qui per il Sydney FC e per competere con questa maglia. Poi, speriamo di favorire la crescita di tutta la A-League con il duro lavoro, giorno dopo giorno’.

Domenica prossima, all’Allianz Stadium, è in programma la presentazione ufficiale della squadra: nell’occasione, Del Piero riceverà la maglia numero 10. Il nuovo acquisto sarà sicuramente in grado di elevare il livello del Sydney FC, oggi travolto 5-1 in un test dal Brisbane Roar. L’obiettivo è arrivare in forma all’appuntamento del 6 ottobre, quando l’avventura nella A-League comincerà con la sfida a Wellington, in Nuova Zelanda, contro il Phoenix. Per l’esordio casalingo in un match ufficiale bisogna aspettare il 13 ottobre, quando il Sydney FC riceverà il Newcastle: facile prevedere il tutto esaurito sugli spalti dell’Allianz Stadium.

‘I tifosi hanno accolto Alessandro in maniera fantastica’, ha detto Tony Pignata, Ceo del Sydney FC e regista della più importante operazione di mercato nella storia del calcio australiano. ‘E’ stato qualcosa di incredibile – ha aggiunto commentando lo sbarco della nuova star . Sono sicuro che lui se ne ricorderà per tanto tempo’.

http://www.alessandrodelpiero.com/
http://www.footballaustralia.com.au/sydneyfc/

Fermato il produttore di ‘Innonce of Muslim’, il film anti-Islam causa dei disordini in Medioriente e Australia

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libya-protests_053 (Photo credit: Crethi Plethi)

Il Consiglio di sicurezza dell’Onu ha approvato una risoluzione di ferma condanna degli assalti a sedi e personale diplomatico, avvenuti in molti Paesi per le proteste contro il film anti-islamico prodotto negli Stati Uniti. Intanto le autorità federali statunitensi hanno interrogato Nakoula Basseley Nakoula, copto di origini egiziane che dice di essere uno dei produttori del film. In Italia il Viminale aumenta la vigilanza sugli obiettivi Usa.

L’uomo sospettato di essere il produttore del controverso film anti-islamico ‘Innocence of Muslims‘, che ha scatenato un’ondata di violenze antiamericane in molti paesi arabi, è stato arrestato a Los Angeles ed è sottoposto a interrogatorio da parte delle autorità. Lo riferisce CBS News con un messaggio su Twitter.

L’ondata di proteste per la controversa pellicola, intanto, è arrivata anche in Australia. Centinaia di persone si sono scontrate oggi con la polizia a Sidney, davanti al consolato statunitense. I manifestanti, tra cui anche donne e bambini, sono scesi in strada urlando slogan antiamericani.

‘Siamo stanchi che tutti deridono il nostro amato profeta’, ha detto un manifestante. ‘Non hanno diritto di irridere il nostro profeta, noi non andiamo in giro a irridere le altre religioni’. ‘Ci chiamano terroristi’, ha detto un’altra manifestante, Sarah Jacob, ‘ma stanno terrorizzando il nostro popolo’.

Ieri violente manifestazioni si sono svolte in molti paesi arabi. Almeno otto persone sono morte negli incidenti a Khartoum, a Tunisi e al Cairo. Martedì scorso era stato ucciso l’ambasciatore americano in Libia, Chris Stevens, a seguito di un assalto al consolato americano a Bengasi.

Secondo il sito Tunisie Numerique, che cita fonti ospedaliere, è salito a quattro il numero dei morti negli scontri di ieri davanti all’ambasciata americana a Tunisi. Il sito cita fonti dell’ospedale Mongi Slim dove ieri sono stati portati molti dei feriti. Tunisie Numerique riferisce che tre delle vittime sono decedute per ferite d’arma da fuoco. La quarta, un uomo, non è sopravvissuto ad un grave trauma cranico.

Il pericolo di violente proteste contro il film blasfemo su Maometto potrebbe dilagare anche negli Stati Uniti. E’ l’allarme lanciato dalla Fbi, che mette in guardia sulle possibili azioni dei gruppi estremisti. ‘Il rischio di violenza potrebbe aumentare sia in casa che fuori con il film che continua ad attirare attenzione’ avvertono il Federal Bureau e il Dipartimento della Sicurezza Nazionale che ha invitato le organizzazioni religiose a ‘riportare prontamente attività sospette’.

Aggiornamento 

Di almeno 10 morti. E’ questo il bilancio secondo le cronache della tv satellitare Al Jazeera. Scontri e spari a Tunisi, incendiata anche una scuola americana. A Khartoum assaltate le sedi diplomatiche di Usa, Gran Bretagna Germania. Proteste e scontri anche in Egitto. Manifestazioni in Bangladesh, con 10mila persone in piazza a Dacca, in Malaysia e in Indonesia.

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