E’ morto Giulio Andreotti. Aveva 94 anni

andreotti giulio

E’ morto Giulio Andreotti. Il senatore a vita si è spento oggi alle 12 e 25 nella sua abitazione romana. Lo hanno reso noto i suoi familiari. Aveva compiuto 94 anni il 14 gennaio scorso. I funerali del senatore a vita si svolgeranno domani pomeriggio a Roma.

La Bbc, con un flash, è stato il primo organo di informazione straniero a rilanciare la notizia della sua scomparsa. ‘Giulio Andreotti, sette volte primo ministro italiano, è morto all’età di 94 anni’. Il testo è apparso con  una breaking news su sfondo rosso sul sito web del servizio pubblico britannico e sul canale tv Bbc World.

LA CARRIERA POLITICA – Tra i protagonisti della vita politica italiana della seconda metà del XX secolo, Andreotti è stato tra gli uomini più importanti della DcDemocrazia Cristiana dalla Costituente all’inizio degli anni Novanta, quando tangentopoli la Dc la spazza via. Presidente del Consiglio per 7 volte, senatore a vita, ha ricoperto numerosi incarichi di governo: otto volte ministro della Difesa, cinque degli Esteri e due delle Finanze, bilancio e industria. Infine passò anche per il Tesoro, l’Interno e le Politiche comunitarie. La sua carriera inizia già alla fine della Seconda Guerra Mondiale, quando al seguito di Alcide De Gasperi diventa membro della Costituente nel 1946.  Fu De Gasperi ad introdurlo nella scena politica nazionale, designandolo quale componente della Consulta nazionale nel 1945 e successivamente favorendone la candidatura alle elezioni del 1946 all’Assemblea Costituente.

Andreotti iniziò a 20 anni a fare politica nelle fila della Fuci, la Federazione universitaria cattolica italiana che allevò tante leve dello Stato del dopoguerra come Aldo Moro, Francesco Cossiga, Giuseppe Dossetti e Giuseppe Lazzati. Fu Alcide De Gasperi nel 1946, a volerlo nell’Assemblea Costituente e, successivamente, candidato, con le prime elezioni libere. Da allora è sempre stato eletto in Parlamento, fino al 1991, quando l’allora presidente della Repubblica Cossiga lo nomina senatore a vita.

Per Andreotti, la figura di De Gasperi, leader del Partito Popolare e poi fondatore della Democrazia Cristiana, fu quella di un maestro e di un apripista (per quanto avesse riferito su di lui agli Alleati) tanto che già nel 1947, dietro la sollecitazione di Giovanni Battista Montini, dal 1963 papa Paolo VI, lo nominò sottosegretario dalla presidenza del consiglio. Forte dei voti che gli derivavano dal radicamento nella circoscrizione laziale (e a cui, dal 1968, si aggiunse il supporto siciliano del ‘grande elettore’ Salvo Lima con tutti gli strascichi giudiziari degli anni Novanta), Andreotti sapeva sfoderare capacità diplomatiche che lo resero centrale in più di un’occasione.

Quella ricordata con maggiore frequenza è il sabotaggio della cosiddetta ‘operazione Sturzo’. Era il 1952 e a Roma si preparavano le elezioni amministrative in cui la Dc sembrava in aria di presentare una lista capeggiata da Luigi Sturzo e appoggiata da monarchici e postfascisti. Ad Andreotti era chiaro che una mossa del genere avrebbe innescato una crisi di governo, vista la contrarietà espressa da liberali, repubblicani e socialdemocratici. E così si attivò presso papa Pacelli, Pio XII, sfruttando i buoni servigi della sua più stretta collaboratrice, suor Pascalina. Ottenne l’effetto di bloccare il progetto politico dal futuro catastrofico e guadagnò punti sul suo padrino politico, De Gasperi, che invece aveva fallito nello stesso intento.

Il 1954, l’anno in cui De Gasperi muore, è anche quello in cui Andreotti diventa per la prima volta ministro. A 35 anni si ritrova a capo degli interni, il ministero della pubblica sicurezza, ed è proprio il periodo in cui – tra delitto Montesi (dal cognome di una ventunenne, Wilma, trovata senza vita nel 1953 sulla spiaggia di Torvaianica) e scandalo Giuffré su attività finanziarie truffaldine che pur lo lambirono – videro uscire di scena alcuni suoi concorrenti, come Attilio Piccioni, il cui figlio rimase coinvolto nella vicenda della ragazza romana.

Arrivarono i tempi dei dossieraggi dei servizi segreti e i venti di golpe. La fine degli anni Cinquanta coincise con la conquista di un’altra roccaforte di potere, il ministero della difesa, e qui rimase fino a quando scoppiò un altro scandalo. Fu quello dei dossieraggi del Sifar al tempo del generale Giovanni de Lorenzo, 150 mila fascicoli su politici, sindacalisti, intellettuali e altre personalità pubbliche – a iniziare dal candidato al Quirinale Giovanni Leone e soprattutto da sua moglie Vittoria – che avrebbero dovuto essere distrutti in un inceneritore di Fiumicino e che invece vennero in parte ritrovati nell’archivio uruguaiano della P2.

A questa vicenda si aggiunse la preoccupazione destata dal ‘Piano Solo’ che nel 1964 aveva fatto temere il golpe e il cui scopo politico ultimo fu il contenimento delle istanze del partito socialista durante i primi governi di centrosinistra. Ma nel corso di quel periodo, ci fu anche un evento che segnò la permanenza di Andreotti alla difesa: la commissione d’inchiesta sulla morte di Enrico Mattei, il presidente dell’Eni precipitato nel 1962 con il suo aereo nei cieli di Bascapè. Commissione che in 4 mesi si pronunciò escludendo l’ipotesi dell’attentato, riemerso invece molto più tardi, negli anni Novanta, nelle inchieste dell’allora sostituto procuratore di Pavia Vincenzo Calia.

Sindona, Gelli, il terrorismo e il delitto Moro: il nodo degli anni Settanta. Se il sesto decennio del Novecento fu un periodo di mare grosso, ma anche di ulteriore forza politica per Giulio Andreotti, quello successivo non fu da meno. I Settanta infatti si aprirono presto sul ‘salvatore della lira’ Michele Sindona e sulle malversazioni delle sue banche, con i fallimenti del 1974 e che videro il Divo in stretto contatto – per quanto filtrato da una rete costante di intermediari, tra cui il suo braccio destro, Franco Evangelisti – con chi tentava il salvataggio degli interessi del banchiere nato in Sicilia e trasferitosi a Milano negli anni Cinquanta attestandosi come un mago dell’economia e della sparizione di capitali all’estero.

Su queste magie, nell’autunno del 1974, venne chiamato a lavorare il commissario liquidatore Giorgio Ambrosoli che, dopo quasi 5 anni di lavoro, attacchi istituzionali, minacce e la quasi in completa solitudine (oltre a uno stretto pool di collaboratori, l’avvocato poté contare sull’aiuto solo del maresciallo della guardia di finanza Silvio Novembre), arrivò a ricostruire le trame sindoniane per finire assassinato. Accadde l’11 luglio 1979 per mano del killer William Joseph Aricò su mandato di Sindona. E nel 2010, in una delle sue ultime apparizioni, di fronte alle telecamere di Giovanni Minoli, Andreotti commentò che Ambrosoli ‘in termini romaneschi se l’andava cercando’. Subito dopo, in piena polemica, sostenne di essere stato frainteso.

Ma gli anni Settanta non hanno significato solo questo. Sono infatti coincisi con il periodo delle stragi, a iniziare da quella di piazza Fontana del 12 dicembre 1969 e di dichiarazioni fatte per proteggere sodali, come il finto giornalista Guido Giannettini (per il cui favoreggiamento Andreotti fu prosciolto nel 1982) o l’estremista di Ordine Nuovo Giovanni Ventura. Episodi che, nel corso dei processi per i fatti della Banca Nazionale dell’Agricoltura, verranno a galla e già prima erano state ammesse a mezzo stampa quando non era più possibile negarle. E che porteranno alla condanna da parte di uomini di Andreotti nei servizi, come il generale Gianadelio Maletti, riparato in Sudafrica dopo la sentenza del 1979.

Gli anni della strategia della tensione hanno significato inoltre sequestro e delitto Moro (dal 16 marzo al 9 maggio 1978), la linea della fermezza smentita da tentativi di trattative occulte e i comitati per la gestione dell’emergenza fortemente infiltrati da aderenti alla loggia massonica P2 proprio nel periodo in cui Giulio Andreotti era presidente del consiglio dei ministri e Francesco Cossiga agli interni. Ci sono state le leggi speciali contro il terrorismo e la solidarietà nazionale dell’esecutivo che soppiantò l’avvicinarsi del compromesso storico con il Pci.

Da via Monte Nevoso a Gladio: altri segreti da non poter più negare. Tutte vicende, queste, che non hanno mai smesso di far indagare e scrivere, nonostante il riflusso, anche istituzionale e per quanto rotto da periodiche crisi, degli anni Ottanta. Divenuto nel 1983 ministro degli esteri nel corso del primo governo presieduto da Bettino Craxi, con lui il Divo si scontrò più volte, come nel corso della crisi di Sigonella.

Era il 1985 e il premier socialista arrivò alla rottura dei rapporti con il presidente degli Stati UnitiRonald Reagan mentre Andreotti cercava la via della trattativa con i palestinesi, forte dei suoi rapporti consolidati con Yasser Arafat. Ma fu in quel decennio che si consolidò il Caf (Craxi, Andreotti e Forlani) in opposizione alla tradizione pentapartitica che un altro democristiano, Ciriaco De Mita, avrebbe voluto conservare.

Con la caduta del muro di Berlino e la fine del bipolarismo Usa-Urss, ecco che nel 1990 si approssimò un altro scandalo. Era il periodo in cui Francesco Cossiga aveva già conquistato il Quirinale perché, nel 1985, era stato ritenuto – a torto – dai suoi compagni di partito un capo di Stato non troppo presenzialista. Ma nell’estate 1990 fu ormai innegabile l’esistenza di Gladio di cui Cossiga sapeva molto, un esercito segreto nato a seguito di accordi bilaterali risalenti agli anni Cinquanta tra servizi italiani e statunitensi.

Il 2 agosto di quell’anno, a 10 anni dalla strage alla stazione di Bologna, Andreotti promise che in una sessantina di giorni avrebbe riferito al parlamento sull’argomento. Intanto accadde che il 9 ottobre saltò fuori una nuova versione del memoriale di Aldo Moro dal covo milanese di via Monte Nevoso e 11 giorni più tardi, il 20 ottobre, Andreotti consegnò la prima versione del suo rapporto, intitolato ‘Sid parallelo – Operazione Gladio’, poi ridotto il 23 ottobre in un nuovo documento più stringato, chiamato semplicemente ‘Operazione Gladio’.

A quel punto Cossiga ‘impazzì’ e dall’aplomb sfoderato almeno in sede pubblica passò alla carriera da ‘picconatore’ con attacchi istituzionali ad Andreotti che, come suo costume, preferì scartare. Accusato negli anni successivi di aver favorito cosa nostra e di essere il mandante dell’omicidio del giornalista Mino Pecorelli, assassinato a Roma il 20 marzo 1979, dopo la nomina a senatore a vita dal punto di vista politico fu un progressivo ritiro, tra nuovi partiti d’ispirazione cattolica e suspance quando si trattava di appoggiare o meno i governi di centrosinistra di Romano Prodi e Massimo D’Alema.

E forse, uno dei sunti migliori su un’attività così lunga e così piena di luci e ombre, la diede il film biografico ‘Il divo’ uscito nel 2008 per la regia di Paolo Sorrentino: ‘È inimmaginabile per chiunque la quantità di Male che bisogna accettare per ottenere il Bene’.

Domani, secondo quanto si apprende da fonti vicine al Quirinale, si svolgeranno i funerali. Secondo fonti vicine alla famiglia non ci saranno esequie di Stato ma probabilmente una funzione privata nella chiesa di San Giovanni dei Fiorentini, vicino alla residenza del senatore a vita. La camera ardente si aprirà questo pomeriggio, allestita nello studio della sua casa in corso Vittorio Emanuele, nel centro di Roma. Potranno rendere l’ultimo saluto al politico amici, colleghi e chi lo conosceva.

Su Twitter#AndreottiDivoMoroRai

(fonte ilFattoquotidiano)

Laura Boldrini eletta presidente alla Camera. Ballottaggio al Senato fra Grasso e Schifani

Laura BoldriniLaura Boldrini è stata eletta presidente della Camera con 327 voti. Applausi in Aula. I deputati della sinistra si sono alzati in piedi per applaudire, a loro si sono aggiunti gli eletti dell’M5S. Divisi i deputati del Pdl, molti dei quali non hanno applaudito. Questo il risultato della votazione: Presenti 618; Maggioranza richiesta: 310; Boldrini: 327; Fico:108; Schede bianche: 155; schede nulle: 10; Voti dispersi: 18. ‘Sono molto molto soddisfatto, abbiamo eletto una candidato di grandissimo profilo culturale e moralmente indiscutibile e di cambiamento e l’abbiamo offerta all’elezione di tutti‘. Così Pier Luigi Bersani commenta l’elezione di Laura Boldrini alla presidenza di Montecitorio. Tutti i deputati, tranne quelli del Pdl che sono rimasti seduti, in piedi hanno accolto applaudendo l’ingresso nell’Aula di Montecitorio di Laura Boldrini, appena eletta presidente della Camera.

Tutti i deputati hanno applaudito in piedi quando il presidente della Camera Laura Boldrini ha citato il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Il primo ringraziamento di Laura Boldrini è per il presidente Napolitano ‘custode rigoroso’ dell’unità del Paese. Poi ai giovani appena eletti in Parlamento.

‘Insieme riusciremo ad affrontare l’impegno straordinario’ legato al lavoro delle ‘istituzioni repubblicane’.

Un debole applauso, proveniente solo dai deputati del centrosinistra, ha sottolineato le parole della presidente della Camera Laura Boldrini quando ha ringraziato il suo predecessore Gianfranco Fini. Da parte del Pdl solo silenzio e qualche commento.

‘Questa aula darà ascolto alla sofferenza sociale di una intera generazione” ha detto Boldrini nel suo discorso di investitura alla presidenza della Camera ricordando i numerosi giovani costretti a cercare lavoro all’estero.

Standing ovation del centrosinistra e di M5S quando la Boldrini ha parlato della necessità di difendere i diritti delle donne. Quanto al Pdl, solo alcune deputate si sono unite in piedi nell’applauso.

Nuova standing ovation globale, tranne che dei deputati del Pdl, quando ha ricordato ‘chi ha liberato l’Italia dal fascismo’. Pochi applausi del Pdl in aggiunta a quelli generali solo quando Boldrini ha ricordato la lotta alla mafia. Tutti in piedi, però, nel ricordo di Aldo Moro, di cui oggi cade l’anniversario del rapimento. ‘Molto, molto dobbiamo al sacrificio di Aldo Moro e della sua scorta che ricordiamo con emozione oggi’ giorno in cui cade l’anniversario della strage di via Fani. Lo ha detto Laura Boldini nel suo discorso di insediamento alla presidenza della Camera.

E ora al Senato ballottaggio Grasso-Schifani. ‘Piero Grasso è una figura di grande garanzia che può essere accettata da tutti. Mi auguro che anche al Senato le cose vadano bene e che anche lì avvenga il cambiamento’. E’ l’auspicio espresso dal segretario del Partito Democratico Pier Luigi Bersani dopo l’esito della quarta votazione alla Camera che ha decretato l’elezione della Boldrini, anche lei candidata dal Pd.

 I 5 Stelle saranno decisivi al ballottaggio. ‘Qualcosa potrebbe cambiare – spiega una senatrice 5 Stelle -. Per noi Grasso, al di là del giudizio sulla persona, sarebbe comunque il portavoce di un sistema’. Ma il dibattito è aperto e la decisione sarà presa prima delle 16, quando inizierà l’ultima chiama per la votazione. Nella terza manche l’ex magistrato dovrebbe raccogliere i voti dei 109 democratici e 7 di Sel, per un totale di 116, a cui si aggiungono anche i 6 di Autonomie e il singolo voto di Lista Crocetta: in tutto 123 preferenze. Il candidato dell’ultima ora del Pdl e presidente uscente di Palazzo Madama, Renato Schifani, oltre ai 98 voti dei colleghi di partito anche quelli, a quanto si apprende, della Lega Nord (17): in tutto 115. Nella quarta votazione saranno decisivi i voti dei 5 Stelle, che sono 53, e di Scelta Civica (19). Tre gli scenari possibili: se i Democratici chiederanno il voto di Scelta Civica su Grasso, potrebbero eleggere il presidente del Senato al ballottaggio. Se invece il Pdl stringesse un patto con Monti, tutto dipenderebbe dal comportamento della Lega che ha 17 senatori: se il Carroccio, slegatosi dall’intesa con il Pdl votasse con il Pd, passerebbe il candidato di quest’ultimo. Se invece i leghisti votassero con il Pdl e Lista Civica, per il Pd non ci sarebbe nulla da fare.

Chi è Laura Boldrini  

Laura Boldrini, 51 anni, già funzionario e portavoce dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, è il nuovo presidente della Camera, terza donna a ricoprire la carica dopo Nilde Iotti e Irene Pivetti. Boldrini è stata eletta a Montecitorio nelle file di Sel.  Ha dichiarato di essersi candidata perché ‘indignata dalla politica come tanta altra gente in Italia’ e perché ‘non ci si può limitare a lamentarsi’.

Nata a Macerata il 28 aprile 1961, si laurea in Giurisprudenza a Roma nel 1985 e, dopo una breve esperienza in Rai, comincia nel 1989 la sua carriera all’Onu, lavorando per quattro anni alla Fao. Dal 1993 al 1998 si occupa del Programma alimentare mondiale (Wfp) come portavoce per l’Italia. Dal 1998 al 2012 è portavoce dell’Alto commissariato per i rifugiati per il quale coordina anche le attività di informazione in Sud-Europa. Si occupa in particolare dei flussi di migranti e rifugiati nel Mediterraneo. Svolge numerose missioni in luoghi di crisi, tra cui ex Jugoslavia, Afghanistan, Pakistan, Iraq, Iran, Sudan, Caucaso, Angola e Ruanda.

Da portavoce dell’Unhcr, Boldrini ha più volte messo in guardia i giornalisti italiani sull’uso della parola ‘clandestino’ per indicare i migranti giunti a bordo dei barconi. ‘Quando si bolla un migrante come clandestino non è un problema di semantica ma si compie una scelta politica’, ha sempre detto, ‘è ovvio che chi fugge da una guerra o una persecuzione non abbia il tempo di portare con sé un documento’.

Nel corso della campagna elettorale ha indicato tra le sue priorità per il Parlamento la legge sulla cittadinanza dei migranti e la totale revisione del cosiddetto ‘pacchetto sicurezza‘, inclusa la Bossi-Fini. ‘Una norma che va ribaltata il prima possibile’, ha ribadito in più occasioni. Ma anche, ha sottolineato in una recente intervista, ‘mi batterò affinché l’Europa non mandi in soffitta un sistema di welfare all’avanguardia, perché l’Italia ritrovi la sua centralità nel bacino del Mediterraneo e perché il ruolo e la rappresentazione delle donne nella nostra società non sia umiliante come lo è stato negli ultimi tempi’.

Numerosi i premi ricevuti. Tra di essi, la Medaglia ufficiale della commissione nazionale per la parità e le pari opportunità tra uomo e donna (1999) e il titolo di Cavaliere ordine al merito della Repubblica italiana (2004).  Il Premio Consorte del Presidente delle Repubblica (2006), il Premio giornalistico alla carriera Addetto Stampa dell’Anno del Consiglio Nazionale Ordine Giornalisti (2009), il Premio Renato Benedetto Fabrizi dell’ANPI (2011).

Nell’aprile del 2010 ha pubblicato per Rizzoli ‘Tutti Indietro’, volume in cui Boldrini ha raccolto le storie di tanti rifugiati raccolte in prima linea.

http://www.lauraboldrini.it/

Muore Prospero Gallinari, ex brigatista fu uno dei carcerieri di Moro

prospero-gallinariL’ex brigatista rosso Prospero Gallinari è stato trovato morto questa mattina in auto, nel garage della sua abitazione a Reggio Emilia. Aveva 62 anni: era nato a Reggio il 1° gennaio 1951.

Gallinari è stato stroncato probabilmente da un malore improvviso. L’allarme è stato dato da un vicino.

Nel 1969 Gallinari aderì al ‘gruppo dell’Appartamento’, a Reggio Emilia, con Alberto Franceschini, Tonino Paroli e ad altri dissidenti del Pci che dopo il Convegno di Pecorile, sulle colline reggiane, decisero di iniziare alla lotta armata. Durante l’arresto nel 1979 venne ferito dalla polizia.

Gallinari fu uno dei carcerieri di Aldo Moro – nel primo processo fu condannato all’ergastolo, sentenza confermata poi nei procedimenti successivi – e di lui si parlò come l’esecutore materiale dell’omicidio dello statista democristiano. Nel 1993, però, Mario Moretti lo discolpò e si assunse la responsabilità dell’omicidio in un libro-intervista con Rossana Rossanda e Carla Mosca.

In quel periodo Gallinari uscì dal carcere per motivi di salute, legati in particolare a seri problemi cardiaci. Nel marzo 2006 Bompiani pubblicò ‘Un contadino nella Metropoli’, libro di memorie dell’ex brigatista.

Blocchiamo tutto day: studenti in piazza insieme ai metalmeccanici nel giorno di sciopero generale

collettivi_studenteschi_NDopo il successo dei cortei del 16 novembre e del 24 novembre in cui studenti e lavoratori si sono riversati nelle strade e nelle piazze di tutta Italia, riappropriandosi del diritto allo sciopero sulla scia delle mobilitazioni europee, contestando fortemente il governo tecnico che ci ruba il futuro e ci distrugge il presente, dopo il 5 ottobre, giornata in cui gli studenti medi di tutta italia hanno creato un primo momento di opposizione di piazza al governo tecnico, a cui si aggiunge la giornata del 14 con una vera e propria esplosione delle mobilitazioni contro il governo Monti, gli studenti tornano in piazza a fianco dei metalmeccanici nel giorno di sciopero generale indetto dal sindacato di categoria Fiom.

A Palermo , trentamila studenti bloccano l’autostrada Palermo-Catania. Dopo aver paralizzato la città con un lungo corteo che ha attraversato le strade del centro storico cittadino confluendo in Corso Calatafimi e in Viale Regione Siciliana, i trentamila  studenti dal corteo delle scuole palermitane in agitazione stanno bloccando l’autostrada Palermo-Catania paralizzando interamente il traffico e causando notevoli ripercussioni sui flussi economici che viaggiano in questo tratto autostradale.

A Roma, dopo aver protestato sotto la sede di Ferrovie dello Stato ed aver presidiato l’ingresso della Rinascente, gli studenti scesi in piazza questa mattina hanno raggiunto il ministero dell’Economia verso il quale sono state lanciate monetine e uova: ‘No agli stage a 1 euro l’ora’, dicono.

Gli studenti universitari e medi, circa 1.000, sono partiti da piazzale Aldo Moro, luogo simbolo dei raduni studenteschi, e hanno percorso le strade del quartiere di Roma transitando prima in via Castro Pretorio per poi arrivare a piazza Fiume. Qui circa un centinaio di ragazzi hanno deciso di bloccare gli ingressi della Rinascente per sostenere i lavoratori precari del centro commerciale.

Gli studenti disposti a cordone davanti agli ingressi hanno consentito alle persone di uscire dalla Rinascente ma non di entrare. La circolazione in Piazza Fiume e su Via Salaria è stata completamente bloccata.

‘Il 6 dicembre, giornata che coincide con lo sciopero del settore metalmeccanico indetto dalla Fiom, sarà una nuova occasione per generalizzare ed allargare il fronte della nostra lotta – dicono gli studenti in un comunicato congiunto – connettendoci con altre realtà sociali che subiscono nella vita quotidiana il peso della crisi e delle politiche di austerità, sempre nell’ottica di un’opposizione di massa e radicale, che sappia esprimere una rabbia sempre più diffusa che non può essere incanalata nel sistema della politica partitica o sindacale. Una giornata di sciopero sociale con cui, in tutta Italia, riporteremo in piazza trasversalmente i nostri contenuti, parlando di opposizione alle politiche economiche europee, che mirano a distruggere lo stato sociale e le nostre aspettative per il futuro. Continueremo a portare per le strade delle nostre città le pratiche di conflitto contro questo sistema che giorno dopo giorno ci sottrae la possibilità di condurre una vita dignitosa.’

Cortei anche a Torino, Pisa e Bologna.

Eurostrike: primo sciopero europeo contro le politiche di austerità

‘Per il lavoro e la solidarietà’, Lavoro, diritti, legalità’, ‘Il lavoro non è una merce’. E’ iniziata a Terni la manifestazione della Cgil contro le politiche di austerita’ del Governo. Il corteo, aperto dal segretario generale Susanna Camusso, e’ partito dalle acciaierie Thyssen e arrivera’ in piazza della Repubblica dove la leader del sindacato terra’ il suo comizio. La protesta e’ stata organizzata insieme al Coordinamento europeo dei sindacati. La Cgil per oggi ha indetto anche quattro ore di sciopero generale. Manifestazioni e iniziative di protesta si svolgeranno in decine di città.

Quella odierna è la prima volta della CES, la Confederazione europea dei sindacati. La mobilitazione indetta dalla Ces in quasi tutti i paesi dell’Unione europea (23 su 27). E contro la politica di austerità che sta portando tutto il continente europeo al declino e per il sostegno al lavoro, in piazza anche studenti e lavoratori italiani per l’Eurostrike, in contemporanea con molte città in Europa, contro ‘le misure di austerity imposte dall’Unione Europea’, come spiega uno degli appelli che circolano in rete.

Lo sciopero generale in Italia è stato indetto dai sindacati di base contro ‘la scellerata politica scolastica Monti-Profumo e il massacro sociale’. In Italia a guidare la protesta sono proprio studenti e insegnanti. Lo sciopero annunciato in prima battuta da tutti i sindacati e movimenti sociali spagnoli, è stato poi esteso ad altri sette paesi europei manifestazioni si stanno svolgendo in oltre venti città italiane come Torino, Palermo, Firenze, Cagliari, Genova, Bologna, Napoli e tante altre.

Tensione tra forze dell’ordine e militanti di Blocco studentesco a Roma. I manifestanti volevano forzare un cordone di sicurezza a via Ripetta per arrivare a Palazzo Chigi. Dopo un lancio di sassi contro le forze dell’ordine c’è stata una carica di alleggerimento.

Gli universitari, dopo aver effettuato alcuni picchetti davanti le facoltà del primo ateneo romano, hanno cominciato ad uscire dalla città universitaria per radunarsi in piazza Aldo Moro, da dove è partito il corteo.

È cominciata invece con gravi disagi per la circolazione la giornata di scioperi incrociati a Milano. Una situazione aggravata dalle astensioni dal lavoro anche nel settore dei trasporti, ad esempio i treni. Ad essere già iniziati sono i cortei dei lavoratori dell’ospedale S. Raffaele, che da piazza Udine, nella zona nord-est della città, si stanno dirigendo in piazzale Loreto e il corteo della Cgil, da piazza Oberdan a Duomo. Mentre per le 9.30 è previsto quello degli studenti, da largo Cairoli a piazza Vetra, sui Navigli, nella zona sud della città. I mezzi pubblici, al momento, soprattutto le linee della metropolitana, appaiono regolari anche se alcuni mezzi sono bloccati nel traffico.

Migliaia di lavoratori partecipano a Torino alla manifestazione organizzata dalla Cgil nell’ambito dello sciopero generale di 4 ore (8 per la pubblica amministrazione e la scuola) in concomitanza con la protesta indetta dalla Confederazione europea dei sindacati contro le misure di austerità dei governi. Apre il corteo, subito dietro lo striscione della Camera del Lavoro di Torino, un grande drago che rappresenta la finanza, con una coda lunga 25 metri e in bocca un cartello con la scritta ‘lavorò. Sulla coda tutte le categorie della Cgil hanno scritto i dati più significativi della crisi dei rispettivi settori. Il corteo, partito da piazza Vittorio Veneto, raggiungerà piazza Castello dove sono previsti gli interventi di un esodato, un lavoratore di Mirafiori e un dipendente della Fnac. Concluderà il segretario generale della Camera del Lavoro di Torino, Donata Canta.

Lo sciopero generale in Spagna è cominciato con un seguito «massiccio», secondo i sindacati, mentre per il governo le adesioni sono state a macchia di leopardo. Ma alcuni incidenti hanno causato 32 arresti e 12 feriti,tra cui 4 agenti, la maggior parte a Madrid. La protesta, convocata dai sindacati e dalle organizzazioni sociali contro le politiche di austerity del governo, è il secondo sciopero generale che affronta l’esecutivo di Mariano Rajoy, nato nel dicembre sorso, e il nono da quando il Paese si è riaperto alla democrazia.

#14nRiseUp’, ‘solleviamoci’, è la parola d’ordine, diffusa su Twitter già nella notte, con la quale organizzatori e manifestanti in tutta Europa hanno fatto appello a una grande partecipazione popolare, per formare una virtuale grande catena umana di protesta contro le scelte di austerity della UE che attraversi tutto il Vecchio Continente, da Roma a Madrid, da Atene a Lisbona, da Stoccolma a Bucarest e a Praga. E #14nIT è invece l’ashtag codificato per la diretta dalle piazze italiane oggi.

Lo sciopero è di vasta partecipazione anche sui principali social network da Facebook dove è stata data notizia da diversi giorni e su Twitter: #14NCGIL le principali tendenze condivise con gli hashtags di riferimento.

Aggiornamento: un poliziotto è stato gravemente ferito stamane dagli autonomi davanti alla sede della Provincia di corso Inghilterra a Torino. È stato accerchiato da una ventina di giovani, armati di bastoni e mazze da baseball, che lo hanno colpito alla testa spaccandogli il casco e a un braccio. Il poliziotto è stato portato all’ospedale Mauriziano.

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