#WorldWaterDay: 22 marzo, Giornata Mondiale dell’Acqua

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Giornata Mondiale dell’Acqua – Risorse idriche e servizi igienici sicuri: salute e sviluppo passano da qui

La Giornata Mondiale dell’Acqua che si celebra il 22 marzo è l’occasione per ricordare come l’accesso a servizi igienici adeguati e fonti di acqua pulita sia una chiave di volta per garantire salute e sviluppo a tutte le comunità più svantaggiate, e per ribadire l’impegno di Amref in Africa Subsahariana, al fianco di queste comunità.

La Giornata Mondiale dell’Acqua, che si celebrerà nel mondo il 22 marzo, quest’anno è dedicata al legame tra l’acqua e l’energia, due risorse spesso negate alle popolazioni più povere della terra. Quasi 800 milioni di persone non hanno accesso a fonti idriche sicure e 2.5 milliardi di individui, 1 su 3 nel mondo, non hanno servizi igienici adeguati, così come 1,3 miliardi di abitanti della Terra vivono senza elettricità.
AMREF, che negli ultimi 13 anni ha garantito accesso ad acqua pulita e sicura a più di 1 milione e mezzo di persone in Kenya, Uganda e Tanzania, ricorda che accesso all’acqua vuol dire meno malattie; più diritti per le donne, i bambini e le comunità svantaggiate; sviluppo economico e sociale.

La mancanza d’igiene e l’acqua impura rappresentano la seconda causa di morte tra i bambini nel mondo e la sola diarrea ne uccide 1,8 milioni. Forte il divario tra Africa e Europa: nel continente africano un bambino ha una probabilità 520 volte maggiore di morire di diarrea rispetto ad un bambino in Europa. Ma anche altre malattie, da noi facilmente curabili, diventano letali per il mancato accesso all’acqua: malattie come colera, tifo, infezioni delle vie respiratorie.

Il problema ha pesanti risvolti anche sociali. Ogni giorno le donne e le ragazzine impiegano anche fino a 10 ore nella ricerca e trasporto dell’acqua. Ciò comporta che le madri non riescono a prendersi cura dei figli, l’igiene domestica scarseggia, le bambine e le ragazze non possono frequentare la scuola. A livello economico si stima che 40 miliardi di ore di lavoro all’anno, in Africa, vanno sprecate per andare ad attingere acqua da fonti spesso contaminate. L’Africa subsahariana, per la mancanza di accesso ad acqua pulita, perde ogni anno il 5% del proprio Pil: 28,4 miliardi di dollari.

Il lavoro di Amref da sempre è quello di agire sulle strutture, con interventi su pozzi, acquedotti, cisterne per la raccolta dell’acqua piovana, ma anche di rendere le comunità pienamente padrone e consapevoli dei progetti: dalla formazione degli artigiani locali per la manutenzione dei pozzi alla trasmissione delle regole di igiene all’interno delle comunità stesse. Attraverso il programma WASH (Water, Sanitation and Hygiene), Amref realizza, insieme alle comunità beneficiarie, sia le infrastrutture necessarie, sia la formazione continua delle comunità stesse sulle norme di educazione igienico-sanitaria e sulla prevenzione delle infezioni causate dall’insalubrità dell’acqua, sulla manutenzione delle opere realizzate, sulla creazione di attività collaterali come orti e vivai comunitari e laghetti artificiali per l’allevamento e la pesca.

Kenya 2013: i nostri traguardi
Nei distretti di Kajiado, Kitui, Makueni, Malindi e Magarini, abbiamo: garantito l’accesso all’acqua pulita e a fonti idriche sicure a oltre 67.850 persone; realizzato 212 pozzi di superficie per 24.100 persone e 22 pozzi giganti per 3.600 persone; 2 dighe di cui beneficiano 6.400 persone, 10 chilometri di acquedotto di cui beneficiano circa 13.000 persone. Con le comunità locali sono stati formati 183 nuovi comitati di gestione dell’acqua, 25 artigiani per la manutenzione. Nelle scuole costruite 20 nuove aule, 48 latrine, 15 cisterne per la raccolta di acqua piovana.

Per saperne di più sul progetto in Kenya Sostieni i progetti idrici di AMREF Costruisci un pozzo con AMREF


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‘Insemmula’: Famiglia del Sud incontra il Barrìo. A Licata

Foto0337INSEMMULA – al BARRIO di via Sant’Andrea 33, a Licata – borgo Marina

Il loro pezzo più conosciuto dice che ‘Va tutto bene’ e in fin dei conti ascoltando la loro musica sembra proprio che sia così. Suoni di festa, che invitano a ballare, a condividere la strada come pista da ballo, a saltare e danzare appresso a ritmi esotici. Un sound fresco e vitale quello dei ‘Famiglia del Sud’, Sista Tita, 25 anni e Sisè Kolombalì, 29, alias Margherita e Francesco Paolo Riotta, sorella e fratello nati a Palermo, quindi siciliani. Il duo raggae ha raggiunto Licata e toccato terra, domenica 21 luglio, con un’esibizione di circa un’ora al Barrìo del borgo Marina, in via Sant’Andrea, 33, accompagnando il pubblico, un centinaio di persone, fin dentro la loro musica, nello spazio culturale dell’associazione Limpiados.

 Perché vi chiamate ‘Famiglia del Sud’, come è nato il nome e quando vi siete costituiti come band musicale? Quando arriva la decisione di fare raggae e che affinità avete con gli altri Sud del mondo?

La ‘Famiglia del Sud’ è come se fosse sempre esistita. Sin dalle prime volte che abbiamo suonato insieme, nonché quando Tita aveva appena 13 anni e io 17. Insieme siamo cresciuti ma entrambi abbiamo seguito i nostri gusti musicali preferiti. L’acoustic reggae style per questo è un contenitore di diverse influenze musicali. Oggi la situazione è un po’ complicata, perché abbiamo esigenze diverse, quindi i tempi per provare sono limitati ed inoltre le passioni musicali sono diverse. Tita è proiettata verso il soul e l’R & B, Sisé invece si sta appassionando alla bossa nova, al cantautorato italiano e da sempre è appassionato di musica africana nelle sue molteplici sfaccettature: hip life, coupé decalé, Bambarà e blues del deserto.
Essendo però appassionati di reggae, la musica che viene creata è fortemente legata alla musica reggae.

Come è per voi il Sud, cosa significa vivere a Sud e l’importanza delle cose che stanno a Sud del mondo? Quali altri Sud conoscete a parte quello siciliano?

Sista Tita: il Sud è un luogo pieno di risorse, ma con molte difficoltà riesce a poter sfruttare le mille risorse che potrebbe avere. Vivere a Sud significa lottare molto di più per potersi creare un futuro e la cosa peggiore è che le teste migliori, non essendoci qui possibilità, sono costrette ad andare fuori. Lasciano un vuoto che, se solo le istituzioni fossero più presenti e facessero scelte diverse, potrebbero essere colmati di individui competenti ed efficienti per le proprie terre, facendo così crescere ancora di più il Sud del mondo.

Sisè Kolombalì: E’ difficile spiegare cosa è il Sud. Il Sud è Africa, America, Australia. Il Sud è Sicilia, Puglia e Calabria, ad esempio. La Sicilia è a Sud dell’Italia. E’ il territorio sottosviluppato dell’Italia e la periferia estrema Sud dell’Unione Europea. La Sicilia è una marginalità europea, vista in una visione unione monetaria. E’ una regione ricca di risorse ed è pressata da infinite criticità. E’ caratterizzata dall’intreccio di mafia e politica, cultura antimafia, tradizione, migrazione e paesaggi naturalistici di forte importanza. Nel bene e nel male queste componenti definiscono l’attuale identità del territorio siciliano.

Per me vivere a Sud, in Sicilia, significa vedere la situazione di disagio (economico, politico e sociale) in cui vivo, come un occasione da non perdere. Vivere con pochissime speranze per un futuro migliore mi spinge ad accettare, in un certo modo, la situazione e a non vedere via d’uscita. Vedo tutto questo come un occasione da non perdere perché mi da la possibilità di imparare a guardare di più quello che sono e i miei errori, così cercando di imparare a fare una critica, prima di tutto su me stesso. Non è facile ed io sono solo all’inizio. Forse se tutti imparassimo a guardare di più i nostri errori, anche con l’aiuto degli altri, forse le cose potrebbero cambiare in meglio. Il Sud, come generatore di marginalità/occasione, credo che potrebbe generare una rivoluzione culturale e intellettuale basata sull’autocritica e sul senso di comunità. Utopia? Probabile.

Per info tel. 3202314440 contatto mail: ilbarrio33@gmail.com web www.ilbarrio.altervista.org.

Google doodle per ‘Mama Africa’

miriam_makebas_81st_birthday-1417005-hpGoogle dedica il doodle di oggi a Miriam Makeba, ‘Mama Africa’, cantante sudafricana e attivista per i diritti umani e civili, nell’anniversario della sua nascita, avvenuta il 4 marzo 1932 a Johannesburg. Makeba è ricordata, oltre che per i successi musicali, tra cui ‘Pata Pata‘, anche per la sua lotta contro l’apartheid.

Negli anni Sessanta fu esiliata dal governo del Sudafrica che annullò il suo passaporto, per paura che la cantante potesse diventare un simbolo della popolazione oppressa. Proprio in quegli anni, infatti, Makeba aveva partecipato al documentario anti apartheid ‘Come back, Africa‘. Farà ritorno nella sua terra solo trent’anni dopo, nel 1990, consigliata da Nelson Mandela.

Cover of "Evening With Belafonte: Makeba&...

Cover of Evening With Belafonte: Makeba

Makeba ebbe grande successo negli Usa dove si trasferì su consiglio di Harry Belafonte. Nel 1966 vinse un Grammy per il disco ‘An Evening with Belafonte/Makeba‘ nelle cui canzoni torna la sua denuncia contro l’apartheid. Morì in Italia, tra il 9 e il 10 novembre 2008, per un attacco cardiaco a Castel Volturno.

Doodle Google a Mary Leakey, la prima donna a scoprire i resti di un ominide

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mary_leakeys_100th_birthday-1026006-hp (Photo credit: Yvonne Kao)

Doodle Google di oggi alla prima archeologa e paleantropologa al mondo a scoprire un ominide. Mary Leakey moglie di Louis Leakey, è famosa per diversi importanti ritrovamenti archeologici in Africa, ma  lo ‘scarabocchio’ di Big G commemora i 100 anni della nascita di Mary Leakey, per aver rinvenuto il primo cranio di ominide nel continente nero. L’home page del popolare motore di ricerca dedica stamane un ritratto alla paleoantropologa inglese, nata il 6 febbraio 1913 e deceduta a Nairobi il 9 dicembre del 1996, mentre era immersa nelle sue ricerche in un’area desertica con tanto di strumenti di lavoro e due cani dalmata al suo seguito.

Figlia di Erskine Nicol, un famoso pittore paesaggista, la giovane Mary Leakey trascorre molta della sua adolescenza in Europa, specialmente nella Dordogna e a Les Eyzies, una regione ricca di siti preistorici ed archeologici, ai quali si interessa subito. Incontra Louis Leakey, il suo compagno, all’Università di Cambridge nel 1933. Fra i due nasce subito una relazione che li condurrà alle nozze 3 anni più tardi. L’anno successivo Mary partecipa alla missione di scavi del marito in Kenia, e così sarà per gli anni successivi. Una delle sue più importanti scoperte archeologiche fu il ritrovamento del primo teschio fossile di “Proconsul”, un primate estinto del Miocene.

Ma è nel 1959 che Mary, al fianco del marito, fa la sua prima grande scoperta: un cranio ben conservato di ‘Australopithecus boisei‘, che chiamano ‘Zinyanthropus boisei’, o più semplicemente ‘Ziny’. Si tratta del primo reperto ben conservato e anche il più antico resto di ominide conosciuto all’epoca. Il sistema di datazione potassio-argo, applicato alle ceneri vulcaniche, gli assegna infatti un’età di un milione e ottocentomila anni. ‘Ziny’ (chiamato anche ‘schiaccianoci’’ per l’eccezionale potenza delle sue mascelle), rende di colpo la famiglia Leakey famosa in tutto il mondo.

Nozze gay: approvato in Francia l’articolo della legge sul matrimonio per tutti

matrimoni-gayL’Assemblea Nazionale francese ha approvato l’articolo della legge sul matrimonio per tutti che riguarda le nozze gay.

In particolare, i deputati francesi hanno adottato sabato l’articolo chiave del progetto di legge sul matrimonio e l’adozione da parte delle coppie omosessuali, che elimina l’esigenza di una differenza tra i sessi come condizione fondamentale per il diritto al matrimonio.

L‘articolo 1 del progetto di legge, su cui si dibatterà ancora per diversi giorni, è stato votato con 249 voci a favore e 97 contrari.

La legge sul matrimonio per tutti è stata una delle principali promesse della campagna elettorale del presidente Francois Hollande, che in queste ore è in missione in Mali.

Brindisi: al via il processo per la strage alla scuola Morvillo Falcone

melissabassiGiovanni Vantaggiato, imputato per la strage della scuola Morvillo Falcone di Brindisi è entrato nella gabbia laterale, nell’aula della Corte di Assise, dove oggi si apre la prima udienza del processo, visibilmente dimagrito e malfermo, sorretto dagli agenti della penitenziaria che lo scortavano. Gli stessi agenti lo hanno fatto sedere. Quando il presidente della Corte di Assise, Domenico Cucchiara, si è rivolto a lui per chiedere il consenso alle riprese fotografiche e televisive, non ha risposto.

Sguardo assente, gli occhiali tra le mani, Vantaggiato è rimasto in silenzio, nonostante le domande ripetute del magistrato che chiedeva ‘Ha compreso quello che le ho detto?’ L’imputato non ha rivolto alcun cenno in risposta e il magistrato ha quindi concluso: ‘Ripetutamente interpellato, non dà risposta, non esprime alcuna manifestazione’.

I genitori di Melissa non hanno mai rivolto uno sguardo verso la gabbia dove è seduto Vantaggiato. Sono rimasti in silenzio, con il capo chino. Mentre tutte le altre parti hanno dato assenso, Giovanni Vantaggiato ha continuato a non rispondere al magistrato che chiedeva il consenso alle riprese fotografiche e televisive in aula. Così il presidente della Corte Domenico Cucchiara si è rivolto al difensore, l’avvocato Franco Orlando, che ha risposto: ‘L’imputato non consente alle riprese’. La corte si è quindi riunita in camera di consiglio per decidere sulla questione.

A otto mesi dalla strage, oggi a Brindisi si apre il processo sull’attentato alla scuola Morvillo Falcone del 19 maggio scorso, quando un ordigno artigianale esplose uccidendo la 16enne Melissa Bassi, altre 9 persone rimasero ferite, di cui tre studentesse in modo grave. Vantaggiato è imputato, sia per la strage all’istituto del 19 maggio scorso, sia per l’attentato all’imprenditore di Torre Santa Susanna Cosimo Parato, avvenuto nel 2008.

‘Public Money’, arrestato l’ex sindaco di Parma Pietro Vignali

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C’è anche l’ex sindaco di Parma Pietro Vignali tra i destinatari di quattro provvedimenti di custodia cautelare ai domiciliari emessi dalla Procura cittadina per peculato e corruzione.

Nel corso delle indagini, tenute dalla Guardia di Finanza, è stato appurato che gli indagati ‘hanno tenuto costantemente, nel corso di più anni, una condotta fraudolenta finalizzata ad accumulare ingenti ricchezze da destinare a usi strettamente privati’, si legge in una nota della Gdf. Sequestrati beni per 3,5 milioni di euro.

I soldi accumulati illegalmente sarebbero serviti, secondo gli inquirenti, a finanziare la campagna elettorale per le elezioni amministrative di Parma del 2007, a ‘fidelizzare’ la popolazione parmense, e non a un particolare ‘movimento’ politico anche al fine di una eventuale candidatura alle successive elezioni politiche nazionali. I soldi sarebbero anche stati utilizzati per il controllo della stampa locale e inoltre sarebbero state favorite le assunzioni di parenti e amici in aziende pubbliche.

Le altre ordinanze riguardano l’ex presidente del Cda e consigliere delegato di STT Holding Spa e ALFA Spa Andrea Costa; il vicepresidente di Iren Mercato Spa, ex coordinatore provinciale PdL a Parma, Luigi Giuseppe Villani; e l’editore, consigliere e presidente del Cda della societa’ Iren Emilia Spa, Angelo Buzzi. L’operazione, condotta dalla Guardia di Finanza, si chiama ‘Public money‘ e ha visto il sequestro di beni per 3,5 milioni di euro: beni mobili e immobili riconducibili agli arrestati.

  Nel complesso, gli indagati sarebbero 17. Di Vignali, già costretto a dimettersi nel 2011 a causa degli scandali e degli arresti che avevano travolta la sua giunta, si era recentemente fatto anche il nome come possibile candidato alle elezioni politiche per il Pdl.

Tre italiani rapiti in Nigeria: nel mirino dei pirati l’equipaggio dell’Augusta Offshore

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Tre italiani membri dell’equipaggio di una nave commerciale sono stati rapiti ieri al largo della Nigeria, all’altezza dello stato del Beyelsa.

La Farnesina ha confermato il prelevamento dei connazionali da parte di un gruppo di ignoti e il ministro degli Esteri, Giulio Terzi, sta seguendo da vicino la situazione. Tra i sequestrati c’è una quarta persona di cui però non è nota la nazionalità.

Oggi l’International Maritime Bureau (Imb) ha dato la notizia che ‘dei pirati armati hanno attaccato e assaltato una nave da rifornimento, sequestrando quattro membri dell’equipaggio’. La nave è riuscita tuttavia a raggiungere un porto e a mettersi in sicurezza.

La nave, ha confermato un portavoce della Augusta, compagnia Offshore SpA con sede a Napoli è la Asso 21, un rimorchiatore per piattaforme. La compagnia, ha precisato il portavoce, ha ricevuto la notizia dell’attacco in mattinata e sta cercando di appurare quanti fossero gli uomini di equipaggio a bordo. Un’altra fonte aggiunge che uno dei rapiti dovrebbe essere al 90% campano.

Il rimorchiatore, che fa capo alla compagnia Augusta Offshore SpA, ha una flotta specializzata nel servizio di assistenza a piattaforme petrolifere, dislocata principalmente in Nord Africa, Mediterraneo, Mar Rosso, Africa Occidentale, Brasile e Mare del Nord e opera per aziende come la Mellitah Oil & Gas, Eni North Africa e Mabruk Oil in Libya, Ieoc e Petrobel in Egitto, Eni e Saipem in Italia, Petrobras in Brasile, Total e Exxon Mobil in Nigeria.

Non è la prima volta che i pirati attaccano i rimorchiatori dell’Augusta Offshore. Il 20 marzo del 2011 l’imbarcazione ‘Asso 22’ della compagnia napoletana con a bordo 11 membri dell’equipaggio, dei quali otto italiani, era stata sequestrata nel porto di Tripoli.

Il sequestro di oggi è solo l’ultimo di una serie. Il 17 dicembre uomini armati hanno rapito cinque marinai indiani a circa 64 chilometri al largo del Delta del Niger. I sequestratori, si è poi scoperto, erano gli stessi che avevano preso in ostaggio quattro sudcoreani e un nigeriano, dipendenti di Hyundai Heavy Industries Co., nello Stato di Bayelsa. Questi ultimi rapiti furono rilasciati, mentre gli indiani sarebbero tuttora nelle mani dei sequestratori.

Con il sequestro di tre marinai italiani da parte di pirati al largo della Nigeria, salgono a cinque i connazionali nelle mani dei rapitori nel mondo. Oltre all’equipaggio della Mv Asso Ventuno, gli altri due italiani sono l’ingegnere Mario Belluomo (63 anni, catanese), rapito in Siria lo scorso 17 dicembre tra Homs e Tartus assieme a due colleghi russi, e il cooperante Giovanni Lo Porto (38, palermitano), finito lo scorso 19 gennaio nelle mani di un gruppo talebano pakistano.

Nuova tragedia del mare nel canale di Sicilia: in dieci morti, 70 salvati

Arrival of immigrants in the sea of Lampedusa,...

Arrival of immigrants in the sea of Lampedusa, Italy. (Photo credit: Wikipedia)

C’è stato un nuovo naufragio nel Canale di Sicilia. Un gommone con a bordo circa un’ottantina di migranti è colato a picco di fronte alle coste libiche, a 140 miglia a Sud di Lampedusa, dove ad accogliere i superstiti c’era anche Rosario Crocetta, il nuovo presidente della Regione.

I cadaveri di sette extracomunitari sono stati recuperati intorno alle 13 di oggi dalle motovedette della Capitaneria di porto, impegnate nelle operazioni di soccorso di un gommone naufragato la notte scorsa a 35 miglia a Nord delle coste libiche. Le sette vittime, imbarcate sul pattugliatore d’altura ‘Cigala Fulgosi’, si aggiungono alle altre tre recuperate ieri.

Le motovedette, partite da Lampedusa, e coadiuvate nelle operazioni di soccorso dal pattugliatore d’altura ‘Foscari‘, ieri hanno salvato 70 naufraghi, 66 somali e 4 eritrei, tra i quali anche una donna incinta.

L’allarme è stato lanciato, come accaduto altre volte in passato, con una telefonata effettuata ieri mattina da un telefono satellitare, che avvisava la Capitaneria di porto di Palermo, di un gommone in difficoltà di fronte alla Libia.

Dopo essere stato localizzato da un aereo maltese, il gommone è stato raggiunto dalle motovedette italiane solo in serata. Ad accogliere i profughi arrivati a Lampedusa il neo presidente in carica della Regione Sicilia, Rosario Crocetta.

‘E stato un confronto con il dolore di un intero popolo, quello somalo, costretto a fuggire da una dittatura terribile e dalla miseria’ dice Crocetta. ‘Le immagini provocheranno gli stessi stereotipi di sempre nei confronti di Lampedusa – aggiunge – occorre rassicurare tutti che Lampedusa è un’isola perfettamente vivibile, che sa gestire queste emergenze. Ci sono stati immediati ed efficaci soccorsi da parte della protezione civile, forze armate, carabinieri e polizia, con un livello di accoglienza notevole’.

E continua: ‘C’è il dramma dell’Africa a cui l’Europa deve dare una risposta e c’è il dramma di Lampedusa che per tutta l’Europa subisce le problematiche collegate all’immigrazione clandestina. Bisogna sollecitare il governo affinché si possa avviare un dialogo con i Paesi coinvolti, per assicurare una gestione civile e umanitaria dei flussi migratori ma, al contempo dobbiamo pensare a un progetto per il rilancio dell’economia di Lampedusa’.

Film anti Islam: gli States evacuano le ambasciate di Sudan e Tunisia

 Gli Stati Uniti hanno ordinato allo staff diplomatico non essenziale di lasciare il Sudan e la Tunisia, incendiate dalle proteste contro il film blasfemo della figura di Maometto. In Tunisia sono stati quattro i morti nelle proteste e 49 i feriti. In Sudan sono stati contati due morti nell’attacco alle ambasciate occidentali. Il dipartimento di Stato americano aveva ordinato ieri sera il rientro in patria di tutte le famiglie e del personale diplomatico non essenziale delle ambasciate di Tunisi e Khartoum attaccate venerdi’ dalla folla inferocita’ per il film considerato blasfemo dai musulmani.

 Gli Stati Uniti agli americani ‘andate via da Tunisi ed evitate il Sudan’. Il dipartimento di Stato americano ha esortato tutti gli americani ad abbandonare Tunisi, dove l’ambasciata e’ stata attaccata, e a non recarsi in Sudan, evitando in particolare il Darfur, la regione del Nilo Blu e del Kordofan meridionale. Il timore e di nuove rappresaglie dopo la diffusione del film considerato blasfemo dai musulmani (‘L’innocenza dei musulmani’), girato negli Usa. Ieri le autorita’ di Khartoum avevano respinto la richiesta di Washington di inviare truppe speciali per proteggere l’ambasciata.

Obama: Americans laid down lives ‘in service to us all’, gli americani che sono a servizio di tutti noi non vanno dimenticati – ha detto Obama nel discorso di addio al console americano ucciso durante un attentato all’ambasciata il 12 settembre scorso e la cui salma è stata rimpatriata. I funerali per i quattro statunitensi uccisi negli scontri suscitati dal film ‘Innocence of Muslim’ si sono svolti al Joint Base Andrews, nel Maryland.

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