‘Musica dai Murazzi’: Johnny Fishborn e Nanni Cicatello al Barrio domenica 28 luglio

Foto0319Cosa unisce due artisti, se non la musica e il luogo in cui si sono conosciuti? Ecco il racconto di un magico incontro fra Johnny Fishborn e Nanni Cicatello avvenuto al Barrio di via Sant’Andrea 33 a Licata, lo spazio culturale dell’associazione Limpiados.

Chi è Johnny Fishborn e come hai scelto il tuo nome?

Per scegliere il mio nome ho pensato al giorno della mia nascita. Sono nato il 1 aprile del 1984, il giorno del pesce d’aprile. Sono nato Pesce, ecco perché Fishborn.

Il mio nome è Gionatan Agostino Scali.

Mi piacerebbe sapere come vive Licata un torinese?

Basta vivere quest’aria e questo mare per capire la differenza con Torino. Mi tengo lontano dai mezzi informatici e cerco di mangiare bene e dormire, è quello che faccio fatica a fare durante l’anno. Sarà un autunno caldo.

Qual è il tuo rapporto con la città e le persone, con i luoghi che vivi una volta all’anno, quella volta che vieni? Cosa è per te ‘il Barrio’? Cosa ascolteremo domenica 28 e le prossime date?

Sono fantastiche le persone, mi trovo bene, mi lascio ammaliare dal loro spirito e cerco di trasmettere il mio. La cosa avviene con semplicità e naturalezza. Cerco di dare tutto quello che posso e provo, soprattutto, catturo dentro di me tutto il meglio degli angoli di questa città e delle mille storie che mi raccontano quando scorrono le sere.

Domenica 28 voglio concentrare il mio repertorio sui miei brani del primo album e anticipare qualcosa di nuovo dell’album in uscita a Ottobre ‘Windmill Girl’ (La ragazza del mulino a vento). Non è escluso qualche brano di qualche altro autore.

Prossime date: 1 agosto al Copacabana e il 9 al ‘Variazione per le Piazze’.

Quando inizi a suonare, i primi esperimenti, i primi accordi e cosa pensi del mondo d’oggi e della musica?

Metto le dita sulla chitarra classica a 8 anni, i miei genitori mi fanno prendere lezioni private da un maestro di Conservatorio a Torino. Devo essere sincero, la valanga di teoria appresa nei due anni non mi fece molto amare lo strumento che abbandonai e ripresi verso i 15 anni, da autodidatta. Mi comperai la chitarra elettrica e incominciai a studiare il metodo blues, poi le prime esperienze con le band.

Il mondo della musica oggi?

Bah, non è facile, e proprio per questo motivo sento un gran fermento ovunque, è una fase di transizione che serve per dare forza alla musica. I momenti migliori per scrivere una canzone sono quando c’è una mancanza. Coraggio, perseveranza e un pizzico di furbizia possono permettere attraverso i canali informatici di autogestirti in modo abbastanza completo.

Come componi e scegli la tua musica?

Non saprei, tutto accade. La penso un po’ come Jackson Pollock, che disse ‘When I’m in my own paintings, I’m not aware of what I’m doing’. Quando sono dentro accade tutto in maniera quasi incosciente. Quando ne sono fuori e riemergo, non sono a conoscenza dei meccanismi che hanno scaturito il tutto, è un mistero. Sono profondi e li sento più grandi di me.

Preferisci qualche sound, gruppo, artista? Ci racconti qualche esperienza musicale per te molto importante?

Sono di matrice blues, il suono della terra, amo il soul e il funk, e anche gli accordi sghembi della psichedelìa, non mi rifaccio a nessun genere in particolare, ascolto da Beethoven a Syd Barrett. Una band di oggi che mi ha colpito con il suo secondo album sono i ‘Tame Impala’. Un cantautore che amo molto è Elliott Smith, l’album Roman Candle del 1994. La mia esperienza più importante è l’anno che ho passato all’estero da marzo 2012 fino a fine anno. Ho stampato 250 copie del mio primo album, ne ho messe 100 nello zaino e sono partito alla volta del Nord Europa. Ho perso tante cose, ne ho prese altre, ho perso la ragazza, il lavoro e la macchina in un incidente. Quando mi son chiesto che cosa fosse rimasto, ho pensato alla chitarra, con un po’ di coraggio son partito. Un contratto a tempo indeterminato sicuramente ce l’ho, ed è quello con la mia chitarra, lo chiamerei contratto di vita. In questo periodo difficile per il lavoro, mi rivolgo a tutti coloro che hanno perso qualcosa, è il momento di cercare qualcosa dentro. Questa esperienza ha radicato in me qualcosa e ha dato forza alla mia musica. Oggi so di cosa parlare nelle canzoni. E nell’album che esce a ottobre, ho cercato di far sentire quelle sensazioni di perdita (fondamentale per riacquistare coscienza) mista a speranza di quando una persona cambia la sua vita.

Quali colori accompagnano la tua musica? A chi ti ispiri e da cosa ti fai ispirare? C’è qualcosa che a Licata ti ha indotto a comporre?

Facile, a due mesi dall’uscita del mio primo videoclip, pensando ad ‘How To Fly’ mi viene in mente il blu e i colori freddi. E’ un colore che amo come tutti i colori che restituiscono pace e sogno, e poi l’acquario nel quale vorrei uscire, indossare le ali. Anche il nero non posso escluderlo, lo amo perché rappresenta il tutto nell’universo. Cosa mi ispira? ‘Il pensiero diagonale fluttua su tutto ciò che non è normale’ Li io sto. Li creo e gioco con i pensieri. A Licata sto scrivendo qualche poesia e sto imparando il dialetto. Forse sono queste storie, il fascino di questa terra ultramillenaria a farmi scrivere.

I progetti futuri e quelli più vicini. Ci racconti del tuo viaggio in Olanda?

Progetti futuri, sono l’uscita dell’album ad ottobre di quest’anno. Poi il mio sogno e fare un tour il prossimo anno negli States e in Canada, portare la mia musica nel mondo.

Tornerai?

A Licata tornerò tutte le volte che avrò bisogno di sollievo dalla follia metropolitana.

Nanni Cicatello

Cosa vuol dire essere musicista in Sicilia? Come ti sei formato e da cosa nasce la tua musica? Come hai incontrato Johnny e come è nata la vostra collaborazione? Cosa vuol dire fare musica a Licata? I tuoi progetti futuri. Cosa pensi sia Il Barrio, la sua importanza?

Poi parla liberamente di Licata del mondo e di quello che ti pare.

Essere musicista in Sicilia è tanto bello quanto doloroso…Mi spiego. Credo sia una delle isole più belle al mondo, tanti luoghi di ispirazione, il mare. Il clima, il calore della gente, tanta serenità. Su questo lato credo sia perfetta. Tanta energia per prepararsi psicologicamente. Purtroppo c’è il lato malefico. Pochi sbocchi per poi mettere in pratica quello che giornalmente fai. La domanda spesso è ‘che lavoro fai?’ Io rispondo ‘il musicista’, ‘no no scusa non hai capito, intendo il lavoro no come passi il tempo’.

Manca la mentalità e la cultura, spesso sei considerato il tipo che ‘suona’ perché in realtà non vuole fare un cazzo nella vita. Stavo per abituarmi a tutto questo, tanto il musicista vive nel suo mondo e poco importa ciò che pensa la gente ignorante nel campo della musica. Posso dirti che insistendo qui nel nostro paesello stanno per nascere delle bellissime ‘situazioni’.

Parlane se vuoi

Il mio sogno è fare musica qui e portarla in giro per il mondo, ma sto notando che tanta gente ama questa terra e dopo tante esperienze al nord o all’estero sta iniziando a ritagliarsi spazio qui e quindi perché gli artisti devono per forza andare via? Inizio a stare bene in Sicilia perché credo stia crescendo.

Il Barrio per esempio è un posto che da l’opportunità agli artisti di esprimersi, c’è una radio che sta pian piano formandosi con altri amici, progetto in cui credo e ne faccio parte… Credo, spero e mi batterò affinché prendiamo posizione, siamo noi la cultura di oggi e di domani e dobbiamo partire da qui. Inizio a stare bene qui, nonostante le difficoltà perché ripeto c’è gente valida, siamo in minoranza ma ci siamo. Grazie a questa cerchia di persone attive, mentre mangiavo la classica granita accompagnata dalla mia birra, (accoppiamento di merda, lo so) ho conosciuto proprio per caso, qualche settimana, fa un ‘continentale’ direbbe mia nonna, Johnny Fishborn un cantautore siculo-piemontese.

Abbiamo subito parlato di musica e dopo due giorni ci siamo ritrovati proprio al Barrio per fare un paio di brani così per divertirci ed alla fine abbiamo suonato 1 ora, un paio di giorni dopo un live e ancora altri live: questa è la magia della musica.

Stessa cosa con i ‘Disiu’. Conobbi Ezio Noto, cantautore siciliano, in teatro. Parlammo di musica ‘mi servirebbe un percussionista’. Vive a Caltabellotta pensai un po’ lontano, dopo qualche giorno, prima prova un bel po’ di live, Sicilia e Basilicata. Lui è ideatore del ‘Dedalo festival’ che farà tappa a Licata il 9 agosto con ‘Variazioni per le Piazze’: li ho conosciuto i ‘Cattivo costume’, band napoletana con cui collaboro e ‘Pivirama’ band romana con cui ho avuto anche l’onore di collaborare.

Definisco la musica ‘magia’ devi inseguirla e conviverci non devi aspettarla. Ho scoperto che inseguendola ti apre il mondo, incontri anime che devi incontrare per forza nella vita e nasce intesa, amicizia e fratellanza in due minuti. Solo la musica può. Ricordo un pezzo dei ‘Litfiba’ che dice ‘la musica fa sognare volare capire’.

Johnny Fishborn e Nanni Cicatello si esibiranno per ‘Musica dai Murazzi‘ domenica 28 agosto alle ore 21,30 al Barrio di via Sant’Andrea a Licata.

http://ilbarrio.altervista.org/

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‘Insemmula’: Famiglia del Sud incontra il Barrìo. A Licata

Foto0337INSEMMULA – al BARRIO di via Sant’Andrea 33, a Licata – borgo Marina

Il loro pezzo più conosciuto dice che ‘Va tutto bene’ e in fin dei conti ascoltando la loro musica sembra proprio che sia così. Suoni di festa, che invitano a ballare, a condividere la strada come pista da ballo, a saltare e danzare appresso a ritmi esotici. Un sound fresco e vitale quello dei ‘Famiglia del Sud’, Sista Tita, 25 anni e Sisè Kolombalì, 29, alias Margherita e Francesco Paolo Riotta, sorella e fratello nati a Palermo, quindi siciliani. Il duo raggae ha raggiunto Licata e toccato terra, domenica 21 luglio, con un’esibizione di circa un’ora al Barrìo del borgo Marina, in via Sant’Andrea, 33, accompagnando il pubblico, un centinaio di persone, fin dentro la loro musica, nello spazio culturale dell’associazione Limpiados.

 Perché vi chiamate ‘Famiglia del Sud’, come è nato il nome e quando vi siete costituiti come band musicale? Quando arriva la decisione di fare raggae e che affinità avete con gli altri Sud del mondo?

La ‘Famiglia del Sud’ è come se fosse sempre esistita. Sin dalle prime volte che abbiamo suonato insieme, nonché quando Tita aveva appena 13 anni e io 17. Insieme siamo cresciuti ma entrambi abbiamo seguito i nostri gusti musicali preferiti. L’acoustic reggae style per questo è un contenitore di diverse influenze musicali. Oggi la situazione è un po’ complicata, perché abbiamo esigenze diverse, quindi i tempi per provare sono limitati ed inoltre le passioni musicali sono diverse. Tita è proiettata verso il soul e l’R & B, Sisé invece si sta appassionando alla bossa nova, al cantautorato italiano e da sempre è appassionato di musica africana nelle sue molteplici sfaccettature: hip life, coupé decalé, Bambarà e blues del deserto.
Essendo però appassionati di reggae, la musica che viene creata è fortemente legata alla musica reggae.

Come è per voi il Sud, cosa significa vivere a Sud e l’importanza delle cose che stanno a Sud del mondo? Quali altri Sud conoscete a parte quello siciliano?

Sista Tita: il Sud è un luogo pieno di risorse, ma con molte difficoltà riesce a poter sfruttare le mille risorse che potrebbe avere. Vivere a Sud significa lottare molto di più per potersi creare un futuro e la cosa peggiore è che le teste migliori, non essendoci qui possibilità, sono costrette ad andare fuori. Lasciano un vuoto che, se solo le istituzioni fossero più presenti e facessero scelte diverse, potrebbero essere colmati di individui competenti ed efficienti per le proprie terre, facendo così crescere ancora di più il Sud del mondo.

Sisè Kolombalì: E’ difficile spiegare cosa è il Sud. Il Sud è Africa, America, Australia. Il Sud è Sicilia, Puglia e Calabria, ad esempio. La Sicilia è a Sud dell’Italia. E’ il territorio sottosviluppato dell’Italia e la periferia estrema Sud dell’Unione Europea. La Sicilia è una marginalità europea, vista in una visione unione monetaria. E’ una regione ricca di risorse ed è pressata da infinite criticità. E’ caratterizzata dall’intreccio di mafia e politica, cultura antimafia, tradizione, migrazione e paesaggi naturalistici di forte importanza. Nel bene e nel male queste componenti definiscono l’attuale identità del territorio siciliano.

Per me vivere a Sud, in Sicilia, significa vedere la situazione di disagio (economico, politico e sociale) in cui vivo, come un occasione da non perdere. Vivere con pochissime speranze per un futuro migliore mi spinge ad accettare, in un certo modo, la situazione e a non vedere via d’uscita. Vedo tutto questo come un occasione da non perdere perché mi da la possibilità di imparare a guardare di più quello che sono e i miei errori, così cercando di imparare a fare una critica, prima di tutto su me stesso. Non è facile ed io sono solo all’inizio. Forse se tutti imparassimo a guardare di più i nostri errori, anche con l’aiuto degli altri, forse le cose potrebbero cambiare in meglio. Il Sud, come generatore di marginalità/occasione, credo che potrebbe generare una rivoluzione culturale e intellettuale basata sull’autocritica e sul senso di comunità. Utopia? Probabile.

Per info tel. 3202314440 contatto mail: ilbarrio33@gmail.com web www.ilbarrio.altervista.org.

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