Processo Mediaset: Silvio Berlusconi condannato per frode fiscale. Assolto Confalonieri

Italy's former prime minister Silvio Berlusconi attends a session at the Senate in RomeLa Corte d’Appello di Milano ha confermato la condanna di Silvio Berlusconi per frode fiscale nel processo sui diritti Mediaset. Se la sentenza verrà confermata anche in Cassazione, Berlusconi dovrà scontare quattro anni di reclusione (tre dei quali condonati dall’indulto) e decadrà dalla carica di senatore a causa dell‘interdizione per cinque anni dai pubblici uffici. L’ex premier è stato interdetto per tre anni dal dirigere società e contrattare con la pubblica amministrazione ed è stato condannato al pagamento di 10 milioni di euro di acconto sul risarcimento danni all’Agenzia delle Entrate.

La corte ha confermato anche tutte le altre condanne e le assoluzioni. Oltre a Berlusconi, sono stati condannati gli ex manager di Mediaset Daniele Lorenzano (tre anni e otto mesi), Gabriella Galetto (un anno e due mesi), il produttore Frank Agrama (tre anni). Assolti Fedele Confalonieri, il banchiere Paolo Del Bue, Marco Colombo e Giorgio Dal Negro.

‘È una sentenza scontata – ha commentato l’avvocato Niccolò Ghedini -. Non hanno tenuto conto della Corte Costituzionale, della Cassazione né di niente’. Termina cosi un processo che nelle sue diverse udienze è stato un campo di battaglia tra richieste di legittimi impedimenti accolti e negati, richieste di sospensione respinte (l’ultima proprio ieri), ricusazioni anch’esse rigettate. La difesa di Berlusconi le ha tentate tutte ma alla fine ha dovuto arrendersi e incassare un verdetto pesante che segna, forse, uno spartiacque nella lunga storia processuale del leader del Pdl.

Ma non è finita qui, perché lunedì si riprende con il processo Ruby, nel quale Berlusconi è accusato di concussione e di prostituzione minorile. Salvo legittimi impedimenti o altri colpi di scena, lunedì dovrebbe concludersi la requisitoria del procuratore aggiunto Ilda Boccassini. Poi nelle prossime udienze toccherà alla difesa, con le arringhe di Niccolò Ghedini e Piero Longo. E infine il verdetto.

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