La scaraventa fuori dall’auto e le spara alla schiena

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Una donna cubana di 41 anni è stata ferita stamani con alcuni colpi di pistola nel quartiere di Marassi a Genova da un uomo che prima l’ha buttata fuori dall’auto, poi le ha sparato alla schiena ed è fuggito. L’uomo, un italiano di 58 anni, è già stato fermato dai carabinieri con l’accusa di tentato omicidio. Lei è gravissima.

La donna è stata portata d’urgenza all’ospedale San Martino e sarebbe stata sottoposta ad un delicato intervento chirurgico. Dalle prime informazioni raccolte, pare non riesca più a muovere le gambe. Il fatto è accaduto in via Balbi, a Marassi. L’uomo è poi stato bloccato dai carabinieri in piazza Corvetto, in collaborazione con la polizia municipale.

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Palermo: morto il bambino di 7 anni ferito dal padre poliziotto, suicida

Palermo spara al figlio di sette anni e si toglie la vitaÈ morto il bambino di 7 anni ferito venerdì nella casa di Misilmeri, con un colpo di pistola, dal padre poliziotto che poi si è suicidato. Il piccolo era stato operato dai medici dell’Unità operativa di Neurochirurgia dell’Ospedale Civico di Palermo e nella notte tra venerdì e sabato era stata dichiarata la morte cerebrale. Il bambino, con gravi ferite alla testa, venerdì era stato sottoposto a un delicato intervento chirurgico ma i medici avevano già precisato che ‘Se il bambino dovesse sopravvivere avrebbe conseguenze neurologiche molto pesanti’. La madre deciderà sabato pomeriggio sull’eventuale donazione di organi.

Il poliziotto si chiamava Ivan Irrera e viveva con il figlio, la moglie e una figlia di 14 anni nel paese in provincia di Palermo. Era in servizio alla Squadra mobile di Palermo nella sezione antirapine. La tragedia è avvenuta all’alba di venerdì. Secondo le prime ricostruzioni dei colleghi (che indagano sulla vicenda), Irrera intorno alle 6.30 sarebbe entrato nella stanza in cui dormiva il piccolo e impugnata la pistola d’ordinanza ha fatto fuoco. Poi con la stessa arma si è tolto la vita, sparandosi ad una tempia. La moglie è stata la prima ad accorrere svegliata dai colpi di pistola. La donna si è precipitata nella camera del bambino trovando il marito morto e il piccolo ferito nel letto. Secondo questa prima ricostruzione il poliziotto avrebbe fatto fuoco sul figlio che dormiva e poi si è ucciso. L’altra figlia della coppia non era in casa perché ospite di una parente. La coppia e i due figli sarebbero dovuti andare a Milano per partecipare a una comunione.

INDAGINI – Secondo i primi accertamenti tempo fa l’uomo aveva avuto problemi gravi problemi economici. Giocava in borsa e aveva perso circa 60 mila euro. Tanto che dieci anni fa era stato costretto a vendere il suo appartamento e a trasferirsi dai genitori. Anche se ostentava serenità, pare che non ne fosse ancora venuto fuori. La causa del gesto però, per gli amici e i familiari, è incomprensibile.

Molti parenti e colleghi di lavoro stentano a credere che l’agente possa aver deliberatamente sparato al figlio e avanzano anche l’ipotesi che possa essersi trattato di un tragico incidente. ‘Era una persona così equilibrata – continuano a ripetere – Non può averlo fatto. Il colpo sarà partito per sbaglio. Magari stava pulendo la pistola’. Chi aveva rapporti confidenziali assicura che anche i vecchi problemi economici erano stati superati.

‘È ancora prematuro fare delle considerazioni su quanto accaduto’, è il commento del Questore di Palermo, Nicola Zito. ‘Stiamo chiarendo la dinamica di quanto accaduto – aggiunge -. Si stanno conducendo gli accertamenti ed i nostri agenti sono sul posto della tragedia. Come primo provvedimento, in segno di lutto, ho annullato la conferenza stampa convocata per oggi in occasione del 161° Anniversario della Fondazione della Polizia di Stato‘. ‘Siamo vicini alla famiglia – conclude Zito. È un momento di lutto per la Polizia di Stato’.

(fonte Corsera)

Colpo grosso al Festival del Cinema di Cannes: rubati gioielli e orologi per oltre un milione di dollari

palma de oroColpo grosso al Festival del Cinema di Cannes. Gioielli e orologi della maison svizzera Chopard, per un valore totale di oltre un milione di dollari, sono stati rubati nella notte dalla stanza d’albergo di un dipendente della gioielleria. I gioielli erano destinati alle star che sfilano sul tappeto rosso della Croisette e poi partecipano agli eventi collegati alla presentazione dei film.

Il maxi-furto è avvenuto in un Novotel in pieno centro della città in Costa Azzurra. I ladri sono riusciti a intrufolarsi nella stanza d’albergo, ad aprire la cassaforte e si sono dileguati con la preziosa refurtiva.

La Palma d’Oro, l’ambito premio che sarà consegnato il 26 maggio al vincitore del Festival di Cannes, è però ‘al sicuro’: lo hanno garantito gli organizzatori del Festival dopo la notizia del furto, prodotti dalla stessa azienda svizzera Chopard che fornisce il trofeo. Grazie a un partenariato con il Festival di Cannes, la maison elvetica fornisce ogni anno la Palma d’Oro che va al miglior film in concorso nella competizione ufficiale, 118 grammi d’oro giallo per un valore di 20mila euro.

Genova: oggi i funerali delle vittime della Jolly Nero

Genova-Jolly neroQuando gli otto carri funebri arrivano in piazza San Lorenzo, tra la folla cala il silenzio. Restano sul sagrato alcuni lunghissimi minuti, circondati da migliaia di genovesi e dal picchetto d’onore della Marina militare. La banda della Capitaneria intona la marcia funebre, le campane della città suonano a lutto: Genova si stringe così intorno ai caduti sul lavoro della tragedia del sette maggio, quando la Jolly Nero andò a cozzare contro la Torre di controllo del Molo Giano. Poi, quando le bare, avvolte nel tricolore, vengono portate a braccia all’interno della cattedrale, la tensione e il dolore si sciolgono in un applauso lunghissimo, mentre dall’altare vengono pronunciati i nomi delle otto vittime: Francesco, Marco, Daniele, Davide, Giuseppe, Michele, Sergio Basso e Maurizio, mentre in porto ancora si cerca il corpo del sergente di Guardia Costiera Gianni Iacoviello. Vittime di una tragedia di fronte alla quale ‘il Paese s’inchina e invoca che mai più accada’, dice durante l’omelia il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei e arcivescovo di Genova.

Migliaia i genovesi arrivati per dare l’ultimo saluto ai propri ragazzi: all’interno della Cattedrale e sulla piazza in tanti piangono. In tremila restano nella vicina piazza Matteotti, di fronte a Palazzo Ducale, per seguire la cerimonia davanti a un maxischermo. Genova dimostra così, ancora una volta, di essere una città viva, capace di sapersi unire di fronte alle tragedie più grandi. E il ricordo, per tanti, va immediatamente all’alluvione del quattro novembre 2011, quando nel capoluogo ligure persero la vita sei persone, tra cui due bambini.

Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, la presidente della Camera Boldrini (‘È un momento triste per tutti noi e per l’Italia‘): in chiesa ci sono tutte le massime autorità. Papa Francesco ha mandato un telegramma che viene letto dall’altare. Un messaggio per esprimere ‘la sua profonda partecipazione al dolore che colpisce l’intera città e, mentre assicura fervide preghiere di suffragio per quanti sono tragicamente morti, invoca dal Signore una pronta guarigione per tutti i feriti’. Ma ci sono anche Ignazio, Stefano e Paolo Messina e Andrea Gais, armatori della Ignazio Messina spa.

Ingroia ad Aosta: ‘aspetto la sentenza del Tar’

Antonio-Ingroia (1)Primo giorno del sostituto procuratore Antonio Ingroia al Tribunale di Aosta, dove mercoledì mattina ha incontrato il procuratore Marilinda Mineccia. Il magistrato siciliano ha preso possesso dell’ufficio e si è messo in ferie. Prenderà servizio il prossimo 20 giugno.

IL TAR – ‘Per le mie decisioni finali – ha spiegato il pm – aspetto la sentenza del Tar’. ‘Si riunisce sulla sospensiva – ha aggiunto – il 23 maggio, poi vediamo’. Rispondendo ai giornalisti che gli chiedevano del suo impegno in politica, ha detto: ‘Non posso svolgere attività politica in prima persona. Ma – ha puntualizzato – si possono esprimere opinioni politiche. L’importante è non fare attività politica. Esiste un movimento, che può camminare sulle sue gambe’.

‘Non prendo in considerazione – ha aggiunto Antonio Ingroia – l’ipotesi che il tribunale amministrativo mi dia torto. Da oggi comunque sono sostituto procuratore ad Aosta e ho il dovere di fare un passo indietro rispetto alla politica’. Riguardo all’intento punitivo del Csm sul trasferimento ad Aosta, Ingroia ha precisato: ‘Non so sull’intento, ma sull’effetto sì, non tanto per essere stato trasferito ad una procura che fa indagini di alto livello e dove si lavora con impegno e professionalità. Il problema non è Aosta ma che il trasferimento è in violazione rispetto alle circolari del Csm. Non potevo essere destinato ad Aosta o procure simili ma solo come sostituto procuratore alla procura nazionale antimafia o in Cassazione. Non so le ragioni di questo ma è stata una scelta anomala e penalizzante’. Davanti al tribunale in composizione collegiale, presieduto dal presidente del tribunale di Aosta, Massimo Scuffi, Antonio Ingroia questa mattina ha poi preso ufficialmente possesso dell’incarico.

Dopo aver usufruito di 30 giorni di ferie (sui 68 di arretrato che ancora ha), il sostituto procuratore Antonio Ingroia ritornerà ad Aosta per prendere servizio il prossimo 20 giugno. Lo ha comunicato il procuratore capo di Aosta Marilinda Mineccia, al termine di un colloquio con il magistrato siciliano.

(fonte Corsera)

Il Csm lancia un appello al ministro Cancellieri: ‘sostenga la magistratura’

cancellieri-anna-maria-italyphotopress-258 (1)Il plenum del Consiglio superiore della magistratura ha approvato a maggioranza l’appello al ministro Cancellieri per un intervento del Guardasigilli nella sede dell’organo di autogoverno della magistratura. Il documento, presentato oggi con la corrente moderata dei magistrati Unicost, dopo una serie di modifiche in seguito a numerosi interventi dei consiglieri, è stato ‘faticosamente approvato’, come sottolinea il vicepresidente del Csm Michele Vietti, con 19 voti a favore, 3 contrari e 2 astenuti.

L’appello alla Guardasigilli
Il ministro della Giustizia faccia sentire il proprio sostegno alla magistratura intera senza incertezza alcuna’: è quanto chiedono i consiglieri di Unicost al Csm di fronte alla ‘ennesima puntata del ‘rituale’ conflitto tra giustizia e politica’. È ‘indispensabile che tra tutte le istituzioni vi sia il massimo rispetto’, dice il documento. Il documento dei consiglieri di Unicost è stato presentato stamattina al plenum del Csm con la richiesta di procedere ad una discussione in via d’urgenza. Al ministro il gruppo chiede anche di affrontare ‘subito i temi reali e le difficoltà che affliggono il sistema giudiziario italiano’, e di avviare ‘al più presto’ un dialogo con il Csm per ‘tracciare un’agenda di lavoro sulle priorità essenziali’. Unicost chiede infine al vicepresidente del Csm, Michele Vietti, di concordare con il ministro Cancellieri un incontro, che dovrà avvenire con tutta l’assemblea di Palazzo dei Marescialli.

Marina Berlusconi: processo Ruby ‘farsa che non doveva nemmeno cominciare’
A fare discutere, sul fronte della giustizia, anche le parole utilizzate in una intervista che uscirà sul numero di Panorama di domani dalla presidente di Fininvest e Mondadori, Marina Berlusconi, che ha definito il processo Ruby ‘una farsa che non doveva neppure cominciare. Le presunte vittime negano, o addirittura accusano l’accusa. I testimoni dei presunti misfatti non ne sanno nulla. Di prove neppure l’ombra’. Per la figlia dell’ex premier, i magistrati ‘Hanno lavorato per anni, hanno accumulato lo sproposito di 150 mila intercettazioni, hanno raccolto quintali di verbali, hanno vivisezionato in modo morboso e vergognoso la vita di mio padre e tutto per realizzare non un processo, ma una fiction agghiacciante ad uso e consumo di media molto compiacenti’.

(fonte il Sole24ore)

Doppia mastectomia per Angelina Jolie: ‘avevo l’87% di probabilità di sviluppare un cancro al seno’

Angelina-Jolie-sexy-sheer-biting-lipLa celebre attrice Angelina Jolie ha rivelato di essersi sottoposta a una duplice mastectomia preventiva per ridurre il rischio di cancro. Lo ha raccontato al ‘New York Times’, spiegando di aver scelto la procedura perché ha un gene che aumenta il rischio di cancro al seno e alle ovaie. ‘I medici ritenevano che avessi l’87% di probabilità di sviluppare un cancro al seno’, ha raccontato. ‘Ho scelto di essere proattiva e di minimizzare al massimo i rischi. E ho deciso di ricorrere a una duplice mastectomia’.

Nell’articolo sul ‘New York Times‘, la Jolie racconta come con i suoi sei figli, tre adottati e tre biologici, parli spesso ‘della mamma di mamma’ e della ‘malattia che ce l’ha portata via’. ‘I mie figli mi chiedevano se la stessa cosa potesse accadere a me’, confessa l’attrice e regista. Ed è soprattutto per rassicurare i suoi bambini che la Jolie ha deciso di sottoporsi a un intervento di ‘mastectomia preventiva‘. Un lungo processo, miracolosamente tenuto segreto ai media, cominciato lo scorso febbraio e finito il 27 aprile. ‘Quando ti risvegli dall’operazione, con i tubi di drenaggio infilati nel seno, ti sembra di stare sul set di un film di fantascienza’, racconta la star spiegando che ha deciso di raccontare la sua storia per dire ‘ad altre donne che la decisione di una doppia mastectomia non è stata facile. Ma è una decisione di cui sono molto contenta. Il rischio di cancro al seno è sceso dall’87% a meno del 5%’. La Jolie si dice anche ‘fortunata’ di avere un compagno come Brad Pitt ‘che è così amorevole e mi sostiene’. ‘La vita è piena di sfide’, conclude l’attrice nel suo articolo, ‘le sfide che non ci devono spaventare sono quelle su cui possiamo intervenire e di cui possiamo assumere il controllo’.

Su Twitter: Angelina Jolie,  angelina jolie tetasangelina jolie braveangelina jolie mastectomy

È morto Ermanno Masini, la terza vittima di Kabobo

kabobo2È morto alle 7,30 di martedì Ermanno Masini, 64 anni, il pensionato originario di Lama Mocogno, provincia di Modena, preso a picconate sabato dalla furia di un immigrato ghanese irregolare 31enne per le strade di Milano. Masini era ricoverato al Policlinico di Milano in stato di coma a causa delle lesioni riportate nell’aggressione avvenuta all’alba nella periferia nord del capoluogo lombardo. L’uomo, ricoverato nel reparto di neurorianimazione, era stato operato due giorni fa. Inizialmente sembrava che le sue condizioni fossero in via di miglioramento; poi è sopraggiunta un’infezione e il quadro è nuovamente peggiorato: le ferite alla testa erano troppo gravi e l’uomo non ce l’ha fatta. In ospedale Masini, che era vedovo, era assistito dal figlio.

 Kabobo era sceso per strada sabato mattina con un piccone, nel quartiere Niguarda, seminando il terrore per un’ora, tra le 5.40 e le 6.35, rincorrendo i passanti e colpendo cinque persone. Il ferimento di Masini era avvenuto poco dopo le 6,20 quando Kabobo aveva già aggredito due persone e tentato di aggredirne un’altra. L’aggressione di Masini è stata la prima delle tre più violente che hanno portato alla morte immediata di Alessandro Carolè, 40 anni, disoccupato, aggredito davanti a un bar-gelateria. Ieri non ce l’ha fatta neanche Daniele Carella, 21 anni, colpito alle spalle mentre scaricava giornali assieme a suo papà. I genitori hanno autorizzato l’espianto degli organi ‘in favore della vita che continua’. Gli atri due feriti sono Francesco Niro, un operaio di 50 anni ferito alla testa, che è stato dimesso dall’ospedale domenica, e Andrea Canfora, di 24 anni, dipendente di un supermercato, che ha riportato una frattura a un braccio. L’aggressore è stato arrestato. Il gip ha convalidato il fermo. Mada Kabobo ha detto di ‘sentire voci cattive’.

Il signor Masini, originario della provincia di Modena, da pensionato provvedeva, come un volontario amministratore di condominio, alla quotidianità del suo palazzo, al civico 11 di via Monte Grivola. Perché credeva fosse uno spreco buttar via il tempo al bar o a bighellonare nel quartiere. Sicché il signor Masini, puntuale, ordinato, diligente, ritirava la corrispondenza, affiggeva annunci vari, curava che i rifiuti fossero messi al posto giusto, infine controllava eventuali sospetti e pericoli. Ma di Kabobo non s’era accorto.

Il sindaco di Milano, Giuliano Pisapia ha indetto lutto cittadino nel giorno dei funerali delle vittime.

Su Twitter: Kabobo

(fonte Corsera)

Bernardo Bertolucci presidente della giuria della prossima Mostra del Cinema di Venezia

65th Cannes Film Festival - Io e Te Press ConferenceSarà Bernardo Bertolucci il presidente della giuria della prossima Mostra del Cinema di Venezia, l’edizione numero 70 che si terrà dal 28 agosto al 7 settembre. Lo ha deciso oggi il Cda della Biennale presieduto da Paolo Baratta, su proposta del direttore della Mostra Alberto Barbera.

Bertolucci aveva già presieduto la giuria della mostra veneziana nel 1983, quando il Leone d’oro andò a ‘Prenom Carmen‘ di Jean-Luc Godard. Parlando della scelta fatta dal cda, il direttore Barbera ha sottolineato come per la lunga esperienza, l’inesausta curiosità e il fatto di ‘vivere un presente cinematografico in cui il regista agisce con le proprie opere’, Bertolucci sia ‘il presidente ideale per il ruolo importante e delicato che ha generosamente accettato di ricoprire’.

Ho accettato con allegria di presiedere la giuria della 70/a Mostra di Venezia‘, dice Bernardo Bertolucci, scelto oggi dal cda della Biennale. ‘In una manciata di giorni mi si regala la possibilità di vedere quanto di più interessante sta accadendo nelle cinematografie di tutto il mondo’.

‘Il mio amico cinefilo Alberto Barbera – continua Bertolucci – riesce a infilarsi nelle nicchie cinematografiche più misteriose dei più misteriosi paesi del mondo’. L’artista ricorda quindi il suo ‘precedente’ al Lido, quando fu presidente della giuria che assegnò il Leone d’oro a ‘Prenom Carmen’ di Jean-Luc Godard: ‘E’ la mia seconda volta. Nel 1983 la Mostra celebrava la sua 40/a edizione. La mia giuria, composta quasi tutta (tutta) di registi non poteva che premiare Jean-Luc Godard, a cui tutti noi dovevamo tanto e che non aveva mai avuto un premio importante nella sua vita. Allora ai film chiedevo sorpresa e piacere. Non sono molto cambiato’.

 (fonte Ansa)

Processo Ruby: 6 anni e interdizione perpetua dai pubblici uffici per l’ex premier Berlusconi

ilda_boccassini-jpg-crop_displayIl pm Ilda Boccassini, al termine della requisitoria, ha chiesto 6 anni di reclusione per l’ex premier Silvio Berlusconi, imputato di concussione e prostituzione minorile nel processo Ruby. Il pm ha inoltre chiesto l’interdizione perpetua dai pubblici uffici per l’ex premier.

Ruby nipote di Mubarak? ‘Fu una balla colossale’. Questo un passaggio della requisitoria dl pm Ilda Boccassini. ‘Silvio Berlusconi temeva che Ruby, rimanendo in Questura, potesse disvelare di avere fatto sesso con il Presidente del Consiglio ad Arcore. Perché sapeva che era minorenne: lo sapeva Emilio Fede, lo sapeva la Minetti, la De Coinceicao, la Pasquino, lo sapeva Mora’.

Poco prima delle conclusioni, il pm del processo Ilda Boccassini, aveva tirato i suoi colpi finali. È un contesto ‘prostitutivo’, di interessi economici, di arrembaggio per una particina in tivù, di mancanza di valori culturali, quello in cui arriva la minorenne Ruby Rubacuori il giorno in cui mette piede ad Arcore per la prima volta: 14 febbraio 2010. Così accusa Ilda Boccassini nel giorno della sua requisitoria finale in un’aula stracolma di giornalisti. Ricorda, il magistrato, che l’inasprimento delle leggi sulla prostituzione minorile furono volute proprio dal governo Berlusconi, il pm Ilda Boccassini, nell’introduzione della sua attesissima requisitoria.

Una premessa necessaria per spiegare anche perché di questa vicenda si è occupata lei stessa, responsabile della Procura distrettuale antimafia, proprio grazie alle competenze attribuite da queste nuove leggi. Quindi, il pm è passata ad illustrare la storia del processo e di Karima El Mahroug, in arte Ruby Rubacuori. ‘Il collega Sangermano vi ha dimostrato oltre ogni ragionevole dubbio, che presso l’abitazione di Arcore del presidente del consiglio, le ragazze invitate facevano parte di un sistema prostitutivo organizzato per compiacere il piacere di Silvio Berlusconi’.

Un ‘piacere’ che, nonostante l’assenza di inchieste, era noto già a tutti in quell’epoca, maggio 2010, quando Ruby venne fermata e portata in Questura. ‘Anche i funzionari della questura erano consapevoli del pericolo che poteva rappresentare l’emergere delle frequentazioni di una minorenne con l’allora premier, che temeva lo scandalo’.

Ruby, spiega il pm, non ha una casa, vive di espedienti e si prostituisce: ‘E in questo contesto che arriva ad Arcore, ovvero in quel sistema prostitutivo organizzato per compiacere Silvio Berlusconi e organizzato da Fede, Minetti e Mora. È quando Ruby il 14 febbraio 2010 arriva ad Arcore, queste tre persone ci sono. E quando viene portata alla villa da Emilio Fede, il direttore del Tg4 è consapevole della sua minore età, avendo partecipato come presidente di giuria al concorso di bellezza svoltosi appena qualche mese prima a Taormina‘.

‘Possiamo veramente immaginare che in quel contesto una persona che ha quel rapporto di amicizia e fedeltà assoluta con il premier non abbia avvertito il presidente che stava introducendo nella serata di Arcore anche una minorenne?’. Il pm è poi passata ad illustrare il reato di concussione, relativo alla ‘liberazione’di Ruby dalla questura la sera del 28 maggio 2010. Dopo aver ripercorso le conversazioni della funzionaria in servizio Giorgia Iafrate con il pm dei minori Fiorillo e ricostruito minuziosamente le telefonate di Silvio Berlusconi al capo di Gabinetto della Questura Pietro Ostuni da mezzanotte in avanti (le chiamate, attraverso il cellulare del capo scorta furono almeno 7), ha definito una ‘scusa grossolana’ aver definito Ruby ‘nipote di Mubarak’, meglio, ‘una balla colossale’.

‘Ora mi sembra evidente di aver potuto dimostrare ogni oltre ragionevole dubbio che quella notte i vertici della Questura di Milano, a seguito dell’interferenza del presidente del Consiglio rilasciarono la minore e la consegnarono a una prostituta tramite la Minetti’. Tutti sapevano, ha detto Boccassini, che Karima era una minorenne, ‘lo dimostra il semplice fatto che subito ne venne chiesto l’affido e l’affido si può chiedere solo per i minori’.

La sentenza è attesa per il prossimo 24 giugno.

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