Romano Prodi non ce la fa e ritira la sua candidatura. Bindi si dimette, caos nel Pd

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Romano Prodi non ce la fa e ritira la sua candidatura. Al quarto scrutinio per l’elezione del capo dello Stato, il candidato del Pd non è riuscito a ottenere la maggioranza assoluta di 504 voti e si è fermato a 395 preferenze, contro le 496 su cui poteva contare sulla carta. Pdl e Lega non hanno partecipato al voto. Bindi si dimette.

Il quarto scrutinio. Stefano rodotà, candidato di Beppe Grillo, ha ottenuto 213 voti, mentre Annamaria Cancellieri, sostenuta da Scelta civica 78, e Massimo D’Alema 15. Franco Marini 3, Giorgio Napolitano 2. I voti dispersi sono 7, le schede bianche 15, le schede nulle 4.

A Prodi mancano un centinaio di voti. ‘Tutti i nostri voti sono andati a Romano Prodi ed erano ‘segnati’, sono andati tutti a Romano Prodi’. Lo spiega il capogruppo di Sel alla Camera Gennaro Migliore. A chi gli chiede se le loro schede fossero quelle su cui era scritto ‘R. Prodi‘, Migliore ha replicato di sì.

Scene di euforia tra i deputati del Pdl che ha accolto il mancato raggiungimento del quorum e il risultato decisamente sotto le previsioni di Prodi, con grandi abbracci. Molto soddisfatta Jole Santelli che ha abbracciato due colleghe di gruppo, mentre il vice presidente del Senato Maurizio Gasparri si è precipitato nel cortile dicendo «ora Prodi se ne deve andare», accompagnando la sua affermazione lo con un eloquente gesto della mano.

Pd sotto shock. Gabinetto di guerra nell’ufficio di Bersani alla Camera dopo l’esito del votosu Prodi che ha provocato uno shock. Chi festeggia è il M5s che ora punta tutto sul nome di Rodotà. Il Pdl dal canto suo, torna su D’Alema e Amato, ma ora pensa anche a Severino e Cancellieri. Su quest’ultima torna in pressing anche il premier Mario Monti.

Rodotà.
 ‘Sorpreso’ ma assolutamente ‘tranquillo. Così Stefano Rodotà ha commentato a Rainews24 l’esito del quarto scrutinio. «Sono disteso altrimenti non sarei stato capace di parlare bene, non ho una preoccupazione che mi opprime», ha spiegato Rodotà dopo un convegno. ‘Vivo questa cosa con assoluta con tranquillità’, ha aggiunto.

Ieri il candidato condiviso da Pd e Pdl, Franco Marininon era riuscito a raggiungere la maggioranza richiesta dei due terzi dei voti. Stamani il Pd si era ricompattato su Romano Prodi, ma anche l’ex presidente della commission europea non è riuscito a raggiungere il quorum richiesto, che dal quarto scrutinio scende a quota 504.

La candidatura Prodi. Il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, aveva proposto stamani all’assemblea dei grandi elettori del Pd il nome di Prodi. La proposta è stata approvata all’unanimità dall’assemblea dei grandi elettori del centrosinistra. ‘Prodi qualifica la nostra coalizione e parla al nostro paese’, ha detto Bersani.

Il terzo scrutinio.
 Stefano Rodotà, appoggiato dal M5S, è stato ancora una volta il candidato più votato con 250 preferenze su 949 votanti (1007 i grandi elettori). Le schede bianche sono state 465, 34 le preferenze di Massimo D’Alema, 22 Romano Prodi, 12 Giorgio Napolitano, 9 Anna Maria Cancellieri. Si sono registrate poi 47 schede nulle e 44 voti dispersi.

Dopo la doppia fumata nera per Franco Marini, che oggi alza bandiera bianca ritirandosi dalla corsa, anche Prodi dunque non ce la fa. Sull’ex premier c’era la netta contrarietà del Pdl, mentre Monti, ha calato sul tavolo la carta Anna Maria Cancellieri. Anche Beppe Grillo ha insistito sul suo candidato, Rodotà, sottolineando: ‘Nessuno in M5S si è mai sognato di votare Prodi e non se lo sognerà nemmeno in futuro’.

Che Prodi fosse a rischio l’aveva dimostrato il tentativo di Ricardo Levi (ex portavoce di Prodi) e Dario Franceschini di convincere Scelta Civica a convergere sull’ex presidente della Commissione europea. Ma il professore, intercettato dai due esponenti del Pd nel bel mezzo del cortile di Montecitorio, non ha ceduto e confermato che per il Quirinale serve una figura gradita anche dal centrodestra.

La quinta votazione per eleggere il Presidente della Repubblica comincerà domani alle 10. Intanto, è  caos Pd che pero’ precisa che il segretario Pier Luigi Bersani non si dimette. E’ Rosy Bindi a lasciare la carica di presidente. ‘Il 10 aprile ho consegnato a Pierluigi Bersani una lettera di dimissioni da presidente dell’Assemblea nazionale del Pd’, ha reso noto in un comunicato. ‘Avevo lasciato a lui la valutazione sui tempi e i modi in cui rendere pubblica una decisione maturata da tempo. Ma non intendo attendere oltre. Non sono stata direttamente coinvolta nelle scelte degli ultimi mesi né consultata sulla gestione della fase post elettorale e non intendo perciò portare la responsabilità della cattiva prova offerta dal Pd in questi giorni, in un momento decisivo per la vita delle Istituzioni e del Paese‘.

Il deludente risultato su Romano Prodi nello scrutinio di questo pomeriggio sta provocando un nuovo terremoto nel Pd. I dirigenti del partito sono riuniti nella stanza di Pier Luigi Bersani alla Camera. Con il segretario ci sono Enrico Letta, Dario Franceschini, Anna Finocchiaro e i capigruppo Roberto Speranza e Luigi Zanda. Facce scure tra tutti i dirigenti del Pd. Nessuno parla, ma la delusione e’ evidente. L’unica a farsi sfuggire un eloquente ‘sconforto’ è stata Finocchiaro, a fotografare lo stato d’animo dei vertici del partito. Ora il segretario dovrà decidere quale strategia adottare, se restare fermi anche domani sul nome di Prodi o cambiare di nuovo candidato.

Intanto nel Pdl è ‘rivolta’ contro la candidatura di Romano Prodi. Silvio Berlusconi si definisce ‘sconcertato’. ‘E’ stato sacrificato – dice ai gruppi del Pdl – il valore superiore della rappresentanza di tutti gli italiani nell’esclusivo interesse del Pd’. Il Cavaliere ha invitato i parlamentari a non partecipare alla quarta votazione per le elezioni del Capo dello Stato. Ora sarà – dice – lotta dura, il Pd ha sbagliato tutte le scelte.

‘Ritorna Marini’: parola di Umberto Bossi. Intervistato dal Tg3, Bossi ha criticato Romano Prodi: ‘In passato ha venduto i beni pubblici ai grandi imprenditori privati, rovinando il paese’. Ed oggi ‘Il passato impedisce lo sviluppo positivo del presente’.
‘L’errore è stato quello di far votare Marini troppo presto’, ha aggiunto, ‘bisognava farlo votare quando il quorum calava’. Ed ora, ‘quando si abbasserà il quorum il nome tornerà ancora’. Quanto alla sinistra, ‘ci mandi gente credibile a trattare. Prima ci hanno detto Marini e poi sono stati loro a fucilarlo’.

Non arriveranno sponde al Pd, se vogliono votare Prodi lo faranno con il Movimento 5 Stelle se ci riescono. E’ la linea che Mario Monti ha dettato ai gruppi di Scelta Civica in una riunione tenutasi alla Camera. Il premier uscente insiste ancora sul voto condiviso e – ha ragionato con i suoi – ‘se il Pd eleggerà Prodi dovrà fare il Governo con il Movimento 5 Stelle e non con noi’.
Scelta Civica punta, spiegano fonti parlamentari del partito, ad essere decisiva della scelta di una candidatura che trovi largo consenso tra le forze politiche. ‘All’unanimità hanno deliberato di sostenere con il proprio voto, nell’odierna votazione per l’elezione del Capo dello Stato, Anna Maria Cancellieri’ si legge in una nota di Scelta Civica.

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