Chi è Franco Marini

Italiano: Franco Marini e la sua pipa

Italiano: Franco Marini e la sua pipa (Photo credit: Wikipedia)

DA una famiglia modesta e numerosa alla più alta carica dello Stato, attraverso un percorso politico ancorato alle questioni del lavoro. Potrebbe essere questa la conclusione della parabola di Franco Marini, il nome per il Quirinale su cui convergono Pd, Pdl e Scelta Civica alla vigilia del voto in Parlamento per l’elezione del nuovo capo dello Stato.

Abruzzese di San Pio delle Camere (L’Aquila), segretario generale della Cisl, presidente del Senato, ministro del Lavoro, segretario del Partito Popolare, parlamentare europeo, Franco Marini è nato il 9 aprile 1933. Iscritto alla Democrazia Cristiana dal 1950, attivo in Azione Cattolica e nelle Acli, Marini trascorre il periodo degli studi universitari, fino alla laurea in Giurisprudenza, lavorando in un ufficio contratti e vertenze della Cisl. Una formazione preziosa, che gli vale l’attenzione di Giulio Pastore, fondatore e primo segretario del sindacato di ispirazione cattolica, che lo inserisce nell’ufficio studi del ministero per il Mezzogiorno.

Da quel momento il profilo sindacale di Marini cresce nella Cisl attraverso incarichi di sempre maggiore responsabilità. Nel 1965 è segretario generale aggiunto della Federazione dei Dipendenti Pubblici, negli anni Settanta è vicesegretario. Nel 1985 Franco Marini diventa segretario nazionale.

All’interno della Democrazia Cristiana, Marini subentra alla guida della corrente ‘Forze nuove’ alla morte, nel 1991, di Carlo Donat Cattin. Un percorso più che naturale, se la corrente è tradizionalmente molto sensibile al mondo del lavoro. Nell’aprile dello stesso anno il passaggio di Marini dalla segreteria del sindacato al Governo, con l’incarico di ministro del Lavoro e della Previdenza Sociale del settimo governo Andreotti.

Nel 1992 arrivano le elezioni politiche e la Dc candida Marini per la prima volta. L’ex sindacalista è il primo degli eletti a livello nazionale, il segretario Mino Martinazzoli, l’uomo a cui tocca gestire il partito dopo il ciclone Mani Pulite, lo promuove responsabile organizzativo.

Con il passaggio dalla Dc al Partito Popolare nel 1994, Marini diventa segretario nel 1997 succedendo a Gerardo Bianco. Sono gli anni del progetto politico dell’Ulivo, ma il leader Romano Prodi non scardina la volontà di Marini di mantenere ai Popolari una precisa identità, da non disperdere in un’unione di partiti. Nel 1999, eletto al Parlamento europeo, Franco Marini lascia la guida dei Popolari a Pierluigi Castagnetti.

Nel 2001 l’alleanza elettorale della Margherita, che diventa partito un anno dopo, non viene ostacolata da Marini, che ne diviene responsabile organizzativo. Nella Margherita Marini incarna i settori più centristi, inizialmente diffidenti rispetto al progetto del Partito Democratico. Tanto che, nel confronto del maggio del 2005 tra Prodi e Rutelli, Marini sostenne quest’ultimo affermando la necessità della Margherita di presentarsi da sola al proporzionale. Ma Marini figura comunque tra i fondatori del Partito Democratico ed attualmente è il principale referente della corrente dei Popolari di matrice democristiana e cristiano sociale.

Eletto senatore,  il 29 aprile 2006 Marini diventa presidente dell’Aula di Palazzo Madama. Durante il mandato, Marini viene spesso indicato come possibile successore di Prodi durante i giorni difficili del governo ulivista, alla guida di un possibile governo tecnico. Alla caduta di Prodi, nel gennaio 2008 Napolitano effettivamente conferisce un mandato esplorativo a Marini, ‘impegno gravoso’, nelle parole dell’ex sindacalista, che si conclude in quattro giorni di vane consultazioni alla ricerca di una maggioranza a sostegno di un governo in grado, tra le altre cose, di varare la riforma elettorale.

Il 28 aprile del 2008, concluso il mandato, Marini cede la carica di presidente del Senato a Renato Schifani. Alle politiche del 2013, a cui si presenta dopo aver chiesto un’ulteriore deroga al Pd, non viene rieletto al Senato.

(fonte laRepubblica)

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