‘Severe le omelie del sacerdote’ e lo uccide

UCCISO PARROCO A TRAPANI, CADAVERE TROVATO IN CHIESAE’ Antonio Incandela, 33 anni, della frazione di Fulgatore (Trapani), l’uomo arrestato dai carabinieri perché accusato di essere l’assassino del parroco della frazione trapanese di Ummari, don Michele Di Stefano di 79 anni, originario di Calatafimi, ucciso con colpi di bastone nella notte tra il 25 e il 26 febbraio, mentre dormiva nell’appartamento attiguo alla chiesa Gesù, Maria e Giuseppe.

Secondo quanto riferito dall’arrestato, sarebbe rimasto irritato da alcune severe omelie del sacerdote. Padre Di Stefano fu parroco della frazione di Fulgatore per 41 anni prima di essere trasferito a Ummari.

Ha ammesso l’omicidio dopo un interrogatorio durato tutta la notte e ha spiegato anche il movente: è una confessione piena quella di Antonio Incandela. L’indagato, con precedenti per incendio, ha detto ai pm coordinati dal procuratore di Trapani Marcello Viola di non sopportare le omelie del sacerdote: don Michele avrebbe abbondato in particolari sui ‘misfatti’ della piccola comunità rendendo riconoscibili le identità delle persone a cui si riferiva. L’uomo non avrebbe problemi mentali e secondo gli inquirenti, che lo seguivano da tempo, avrebbe anche una notevole abilità nello sfuggire alle indagini. Incandela era disoccupato e aveva vissuto, negli ultimi tempi, a Pantelleria.

A tradire Antonio Incandela, arrestato per l’assassinio di don Michele Di Stefano, è stato l’uso del bancomat del parroco che, secondo la sua versione fornita agli inquirenti, ha rubato per simulare una rapina. La stessa notte del delitto lo scorso 26 febbraio, il presunto omicida ha effettuato un prelevamento di 250 euro presso un istituto di credito di Fulgatore. Alle 6 del mattino ha tentato un altro prelevamento a Trapani e l’indomani a Marsala. Ma questi ultimi due tentativi sono falliti. La svolta – come hanno sottolineato in conferenza stampa il procuratore Marcello Viola ed il sostituto Massimo Palmeri – è avvenuta quando la madre di Incandela ha denunciato ai carabinieri lo smarrimento di una carta postamat con la quale il giovane ha effettuato un prelevamento di 200 euro. Confrontando le immagini riprese dalle videocamere delle banche e della posta, anche se sono di cattiva qualità, gli inquirenti hanno notato delle somiglianze. Hanno fatto quindi vedere il filmato ripreso dalla telecamera di Poste italiane alla madre, che ha riconosciuto il figlio. Fermato ed interrogato, il giovane ha ‘confessato’ fornendo particolari che solo gli investigatori e l’assassino potevano sapere, puntualizza il sostituto procuratore Palmeri.

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