Il porto di Palermo nelle mani della mafia, sequestri da parte della Dia

Dia- direzione investigativa antimafiaNon è bastata la sospensione degli amministratori, scattata un anno fa. Il tribunale Misure di prevenzione ha disposto il sequestro delle cinque società che gestiscono in regime di monopolio le merci e tanti altri servizi all’interno dei porti di Palermo e Termini Imerese. ‘Sono ancora sotto l’influenza di Cosa nostra‘, questo dicono le indagini del centro operativo Dia del capoluogo siciliano. Il provvedimento riguarda la ‘New port spa‘ e le altre due sigle che ne hanno preso il posto, la ‘Portitalia srl‘ e la ‘Tcp-Terminal containers Palermo srl‘. Poi anche la ‘Compagnia servizi portuali srl‘ e la ‘Tutrone società cooperativa arl‘.
Il tribunale presieduto da Silvana Saguto ribadisce: ‘Ci sono sufficienti indizi per ritenere che le anzidette società siano nella disponibilità effettiva degli appartenenti all’associazione criminosa denominata Cosa nostra e che le quote siano intestate solo fittiziamente ai titolari, che svolgono la mera funzione di operai’.

I primi concreti sospetti di infiltrazioni mafiose al porto di Palermo erano sorti dieci anni fa: l’allora prefetto di Palermo aveva chiesto conto e ragione della presenza di due mafiosi di rango tra le fila della ‘New port’. Ma all’epoca non accadde nulla. Due anni dopo, ci provò un componente del consiglio di amministrazione a sollevare il caso. I mafiosi, però, sono sempre rimasti al porto. Non erano solo due: le indagini della Dia, coordinate dal procuratore aggiunto Vittorio Teresi, hanno fatto emergere ben 24 presenze sospette fra i 218 soci lavoratori della ‘New port’. Quattro sono risultati affiliati o contigui alle famiglie mafiose: Antonino Spadaro (classe 1956), Antonino Spadaro (classe 1948), Maurizio Gioè e Girolamo Buccafusca.

Non è stata un’indagine semplice. Durante gli accertamenti è arrivata anche una pesante lettera anonima, che minacciava di morte il capo-centro della Dia di Palermo, il colonnello Giuseppe D’Agata, il senatore Giuseppe Lumia e l’inviato del settimanale ‘l’Espresso’ Lirio Abbate. Tutti e tre si sono occupati delle infiltrazioni di Cosa nostra nella ‘New port’. Così, dopo anni di omertà al porto, sono emerse le prime verità.

Nel giugno 2011, i boss aveva tentato una spregiudicata operazione di restyling, svuotando la ‘New port’ a beneficio di ‘Portitalia’ e ‘Tcp’. Furono costituite lo stesso giorno, e soprattutto dagli stessi soci fondatori. L’operazione non è sfuggita al tribunale Misure di prevenzione, che prima ha fatto scattare la sospensione degli amministratori e dopo un anno, il sequestro delle società.

(fonte la Repubblica)

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