Port Said: pena di morte per 21 tifosi, assaltata la sede di Federcalcio

scontri_cairo_egitto-405x270La corte d’appello ha confermato la pena di morte per impiccagione per 21 tifosi coinvolti negli scontri dell’anno scorso allo stadio di Port Said, in Egitto, in cui rimasero uccise 74 persone. Altri cinque sono stati condannati all’ergastolo. Il tribunale ha inoltre condannato l’ex responsabile della sicurezza di Port Said, il generale Essam Samak, a 15 anni di carcere per le sue responsabilità nei disordini che sfociarono nella strage allo stadio. Altri 10 imputati sono stati condannati a pene detentive di 15 anni. Altri 28 imputati a vario titolo sono stati invece prosciolti dai giudici. Sono invece stati assolti alcuni poliziotti e responsabili del club Port Said.

Per emettere la sentenza, la corte si è riunita al Cairo per motivi di sicurezza visto che dopo le sentenze di primo grado, lo scorso gennaio, Port Said è stata teatro di scontri tra polizia e famiglie degli imputati con un bilancio di una quarantina di morti. Da allora si sono verificati diversi scontri violenti con la polizia. Anche alla vigilia della pronuncia di secondo grado, migliaia di manifestanti, solidali con i tifosi imputati, sono scesi in strada per protestare. Diversi civili sono morti a seguito dell’intervento delle forze dell’ordine. Le manifestazioni si sono saldate alle proteste contro il presidente Mohammed Morsi.

Un manifestante è rimasto ucciso durante gli scontri con la polizia a piazza Tahrir, al Cairo. La vittima ‘è morta asfissiata’ sull’ambulanza mentre veniva trasportata in ospedale dopo aver respirato gas lacrimogeni sparati dalle forze dell’ordine per bloccare il lancio di pietre da parte dei manifestanti. Tra le vittime c’è anche un bambino di 8 anni. I feriti sarebbero almeno 65.

Gli ultras dell’Ahly hanno dato alle fiamme il circolo della polizia nella capitale egiziana. Assaltata anche la sede della Federcalcio egiziana. Il capo dei vigili del fuoco del ministero degli Interni Abdel-Aziz Tawfiq ha fatto sapere che alle auto dei pompieri è stato impedito di raggiungere gli edifici in fiamme. Nella mattinata di sabato un gruppo di manifestanti ha tolto gli ormeggi a dei motoscafi utilizzati per i collegamenti nel Canale di Suez con l’obiettivo di ostacolare la navigazione delle altre imbarcazioni. La polizia militare ha recuperato cinque di questi motoscafi e li ha riportati nel molo di Port Said. Circa 2.000 persone hanno invece bloccato i traghetti in partenza dalla città. Nel pomeriggio la circolazione nel canale è ripresa regolarmente.

Di fronte all’intensificarsi della protesta, l’esercito egiziano ha schierato propri carri armati nel centro del Cairo per garantire la sicurezza davanti alla sede del governo e al Consiglio della Shura, l’equivalente del Senato.

I fatti che sono alla base del processo risalgono al 28 gennaio del 2012 a Port Said, a seguito della partita tra la squadra locale di Port Said, il Masri e la rivale cairota dell’Ahly. Dopo il fischio finale della partita, i tifosi del Masri invasero il campo attaccando i giocatori dell’Ahly e inseguendoli fin dentro gli spogliatoi. In strada si scatenò la guerriglia, che contagiò presto anche la capitale Cairo. Intervenne la polizia e la repressione fu durissima.

(fonte Corsera)

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