Finmeccanica: arrestati i vertici per corruzione internazionale

giuseppe_orsi - finmeccanicaCorruzione internazionale è l’accusa con cui oggi è stato arrestato Giuseppe Orsi, presidente e amministratore delegato di Finmeccanica. ‘L’Agusta Westland spa e per essa la sua dirigenza e Spagnolini in particolare sembrano essere consueti al pagamento di tangenti e vi è motivo di credere che tale ‘filosofia aziendale’ si ripeta anche in futuro se non resa vana attraverso l’intervento cautelare”, è quanto scrive il gip del Tribunale di Busto Arsizio Luca Labianca nell’ordinanza con la quale è stato disposto l’arresto di Orsi e dell’amministratore delegato di Agusta Westland Bruno Spagnolini. ‘Alle necessarie dimissioni di Orsi si deve accompagnare il commissariamento di Finmeccanica, ne va della credibilità del governo, azionista di maggioranza del gruppo’, ha dichiarato Nicola Nicolosi, segretario confederale della Cgil e coordinatore nazionale dell’area programmatica ‘Lavoro Società’.

Nell’ordinanza il gip scrive: ‘Stesse considerazioni possono e debbono farsi per Giuseppe Orsi, a capo di una holding comprensiva di aziende operanti in svariati settori e che in un’intercettazione rivela rivela il suo disincanto per la pratica tangentizia’ e ‘suo convincimento che la stessa sia un fattore naturale della pratica aziendale’.

Era stata la procura di Napoli a iniziare le indagini nell’aprile 2012 sull’operato di Orsi per i reati di corruzione internazionale e riciclaggio. La vicenda è quella di una presunta tangente che sarebbe stata pagata in relazione a un contratto del 2010 per la fornitura di 12 elicotteri AW-101 per un valore complessivo di 560 milioni di euro, firmato da Agusta Westland (una società del gruppo Finmeccanica al tempo guidata da Orsi) con il ministero della Difesa dell’India.

La Consob ha vietato le vendite allo scoperto sul titolo Finmeccanica. Il provvedimento, ha fatto sapere l’Authority, è in vigore nella seduta di oggi e di domani. Il divieto è stato adottato in applicazione dell’articolo 23 del regolamento comunitario in materia di ‘Short Selling‘, tenuto conto della variazione di prezzo registrata oggi dal titolo (superiore alla soglia del 10%). Il divieto riguarda le vendite allo scoperto assistite dalla disponibilità dei titoli Il filone investigativo su Finmeccanica era partito dalle dichiarazioni di Lorenzo Borgogni, ex responsabile delle relazioni esterne, che ai magistrati aveva parlato di una tangente pagata da una società controllata dal gruppo per assicurarsi commesse all’estero.

Dopo una perquisizione a Lugano nell’abitazione e negli uffici delle società di Guido Haschke (il consulente esperto di affari internazionali che avrebbe mediato per la commessa in India di Agusta Westland l’affare per la vendita di elicotteri), a giugno il pool della Procura di Napoli dispose una perquisizione nella casa romana di Ettore Gotti Tedeschi (fino a pochi giorni prima presidente dello Ior), poi ascoltato dai magistrati come ‘persona informata sui fatti’ in virtù degli antichi e consolidati rapporti di conoscenza tra Gotti Tedeschi e Orsi.

A fine luglio 2012 la Procura Generale della Cassazione aveva accolto un ricorso della difesa di Orsi disponendo che il fascicolo dell’inchiesta sugli appalti Finmeccanica fosse trasmesso per competenza territoriale alla Procura di Busto Arsizio.

Oggi Orsi e l’amministratore delegato di Agusta Westland Bruno Spagnolini sono stati arrestati (in carcere il primo, ai domiciliari il secondo) con l’accusa di corruzione internazionale. Eseguite anche delle perquisizioni in alcuni uffici di Milano e presso l’abitazione di un avvocato a Cornaredo, nell’hinterland del capoluogo lombardo.

Giuseppe Orsi era stato eletto amministratore delegato a maggio del 2011 e aveva successivamente assunto anche la carica di presidente nel dicembre successivo. Ma già a quell’epoca i magistrati napoletani avevano nei loro fascicoli i primi indizi per sviluppare l’indagine che lo ha portato in carcere stanotte.

Lorenzo Borgogni, ex direttore delle relazioni esterne di Finmeccanica era stato lui a raccontare una serie di episodi di corruttela che si era verificata negli ultimi anni; tra questi il presunto pagamento di una maxi tangente da dieci milioni per aggiudicarsi una commessa milionaria per la fornitura di dodici elicotteri militari al governo indiano. Gli inquirenti napoletani arrivarono ad ipotizzare che dal prezzo finale di quei velivoli, che era di 560 milioni, fosse stata distratta una fetta di circa dieci per cento (51 milioni), che sarebbe stata ripartita tra i funzionari del governo indiano che avevano pilotato l’appalto, la politica italiana (Borgogni ipotizzò che dieci milioni fossero finiti alla Lega e a Comunione e Liberazione) e infine agli stessi della holding pubblica e ai due mediatori, Guido Ralph Haschke e Carlo Gerosa.

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