Iran: arrestati giornalisti riformisti a 5 mesi dalle elezioni

Le Monde front page

Le Monde front page (Photo credit: Wikipedia)

 In Iran sono stati arrestati 11 giornalisti riformisti a meno di cinque mesi dalle elezioni presidenziali del 14 giugno. La stampa locale ha riferito che i reporter, tutti appartenenti a testate critiche verso il regime degli Ayatollah, sono accusati di aver collaborato con media stranieri in Farsi. L’Iran sta entrando in campagna elettorale e dopo il precedente delle contestate presidenziali del 2009, a cui fecero seguito mesi di proteste di piazza dell’opposizione riformista. I giornalisti sono stati prelevati dai luoghi di lavoro con l’accusa di ‘collaborazione con media anti-rivoluzionari in lingua persiana’.

Gli arrestati lavorano per testate riformiste come i quotidiani ‘Shargh‘, ‘Arman‘, ‘Bahar’ e ‘Etemad’, per il settimanale ‘Aseman’ e l’agenzia di stampa ‘Ilna’, che tratta questioni sociali.

Teheran considera ostili i servizi internazionali in Farsi di testate straniere come Bbc persiano, Voice of America e Radio Farda, una radio con base a Praga finanziata dagli Usa.

Fra i giornalisti arrestati ieri – riporta Le Monde – figura l’umorista Pouria Alami e la notista politica Saba Azarpeyk. Non è chiaro in quale centro di detenzione siano stati portati. Si tratta di sette uomini e quattro donne, i loro nomi sono stati diffusi dai loro direttori.

Alcuni degli arrestati avevano già trascorsi dietro le sbarre per aver scritto articoli critici del regime o di difesa dei diritti delle donne poi citati da media iraniani dissidenti operanti all’estero. Tre di loro provengono dal giornale riformista Etemad, altri tre dallo Shargh: il direttore ha raccontato che sono stati prelevati nella redazione. La Azarpeik, del settimanale Tejarat-e-Farda, è invece scomparsa e i colleghi ne temono l’arresto. E’ stato poi bloccato, senza comunicarne i motivi, il sito conservatore Tabnak, vicino all’ex comandante delle Guardie rivoluzionarie Mohsen Rezaei. Sabato erano stati arrestati Milad Fadaie, caporedattore del servizio politico dell’agenzia ufficiale Ilna, e Soleyman 

Mohammadi, caporedattore della cronaca del quotidiano Bahar: entrambi sono stati portati nella prigione di Evin.

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