Scoperti 25 corpi di ostaggi nel blitz finale contro i terroristi nell’impianto gas di In Amenas. Mokhtar rivendica

algeria-130117145739_mediumVenticinque corpi di ostaggi sono stati scoperti dalle forze speciali algerine che ieri hanno preso il controllo dell’impianto energetico di In Amenas, in un blitz finale contro i terroristi. Lo ha detto all’Afp Anis Rahmani, direttore di una tv privata algerina, citando fonti della sicurezza. Si tratta dei ‘corpi di 25 ostaggi’, ha affermato.

Il ministro algerino della Comunicazione aveva detto stamattina che il bilancio finale delle vittime del sequestro, durato quattro giorni, rischiava di aggravarsi rispetto a quello provvisorio diffuso ieri sera che era di 23 ostaggi – stranieri e algerini – e 32 terroristi uccisi.

Il premier inglese, David Cameron, ha confermato la morte di tre britannici nel sito gasiero di In Amenas, in Algeria. Cameron ha anche detto che rimangono quattro dispersi: tre britannici e uno straniero residente in Gb. Intanto il presidente americano, Barack Obama, ha assicurato che “nei prossimi giorni resteremo a stretto contatto con il governo dell’Algeria per comprendere quello che è successo in modo da lavorare insieme per evitare che tragedie come questa si ripetano in futuro”. “Questo attacco ci ricorda nuovamente la minaccia posta da al-Qaeda e da altri gruppi estremisti violenti in Nord Africa”, ha aggiunto Obama in una nota diffusa dalla Casa Bianca. Il presidente ha detto inoltre che gli Usa sono pronti a fornire all’Algeria qualsiasi assistenza. Obama ha sottolineato, poi,che la responsabilità della crisi degli ostaggi è dei terroristi e che Washington condanna le loro azioni. I pensieri e le preghiere del popolo americano vanno alle famiglie delle vittime e a tutte le persone uccise e ferite nell’attacco, ha aggiunto.

Non avevano armi i circa 200 uomini della sicurezza interna al sito gasiero di In Amenas e quindi non hanno potuto opporre alcuna resistenza ai terroristi che hanno fatto irruzione. Il sito, uno dei più importanti dell’Algeria, ha un doppio sistema di sicurezza. Quello esterno è affidato alla Gendarmeria; quello interno alla Bp, che partecipa alle attività estrattive con Sonatrach e Statoil. Questo apparato non era stato modificato (o meglio  rafforzarlo quanto meno nelle dotazioni di difesa) nemmeno con l’inizio della crisi maliana.

 Il sito di In Amenas (gestito dall’algerina Sonatrach, dalla britannica Bp e dalla norvegese Statoil) produce ogni anno 8 miliardi di metri cubi di gas.

Proseguono le operazioni di bonifica all’interno dell’impianto di gas naturale di In Amenas, in Algeria, dove si è conclusa ieri, dopo quattro giorni, la crisi degli ostaggi. I militanti islamici responsabili del sequestro avevano riempito il complesso di mine. Lo riferisce l’agenzia di stampa di Stato algerina.

 Il dipartimento di Stato americano ha diffuso un avviso di rischio per i viaggi in Algeria, avvertendo i cittadini degli Stati Uniti della minaccia credibile di terrorismo e rapimenti di cittadini occidentali nel Paese. Nella nota, il dipartimento autorizza inoltre le famiglie dei membri del suo staff a lasciare il Paese se lo vorranno.

 La società giapponese Jgcj ha reso noto che sono ancora 17 i propri dipendenti di cui non ha notizie dopo la conclusione del blitz. Il portavoce della società di costruzioni ha detto che la situazione “è grave”, precisando comunque che altri 61 dipendenti sono in salvo. Il primo ministro giapponese Shinzo Abe ieri sera aveva detto che aveva ricevuto “tristi notizie riguardo agli ostaggi giapponesi” dal premier algerino, Abdelmalek Sellal.

Il leader islamista algerino Mokhtar Belmokhtar, che ha un occhio solo ed è soprannominato ‘Mr. Marlboro’ per il suo impero fondato sul contrabbando di sigarette, ha rivendicato la responsabilità per la crisi degli ostaggi nell’impianto energetico di In Amenas, in un nuovo video ottenuto dall’agenzia mauritana Sahara Media. Lo riporta la stessa agenzia sul suo sito web in lingua francese.

‘Noi di al Qaida siamo responsabili di questa operazione che benediciamo’, afferma, presentandosi per la prima volta come membro di al Qaida.

L’emiro Moctar Belmoctar, nel video afferma che l’Algeria è stata presa come bersaglio per «avere permesso ai colonizzatori di ieri (la Francia) di utilizzare il suo terreno e il suo spazio aereo per uccidere i nostri in Mali» e si dice disposto a rilasciare gli ostaggi in cambio della fine delle ostilità in Mali contro gli jihadisti che occupano il Nord del Paese. Belmoctar conferma, quindi, che l’operazione è stata condotta da 40 uomini, provenienti da «Paesi musulmani diversi» e da «Paesi occidentali» tutti inquadrati nella brigata di ‘Coloro che firmano con il sangue’, da lui costituita poche settimane fa dopo la sua espulsione da al Qaida nel Maghreb islamico, decisa dal capo del gruppo, lo sceicco Droukdel. L’esponente jihadista, quindi, propone, in cambio del rilascio degli ostaggi, anche la liberazione di Omar Abderrahmane, l’emiro cieco che sconta l’ergastolo in America per l’attentato al Wtc. Nel video, Moctar Belmoctar appare senza il turbante e senza armi e con indosso quel che sembra un giaccone mimetico. Alle sue spalle il tradizionale drappo nero usato dagli estremisti islamici, con scritte che ricordano la katibat e la sua denominazione.

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