Costa Concordia un anno dopo, fra lacrime e commozione

defalco‘Ad un anno dal tragico naufragio della nave da crociera Costa Concordia, rivolgo il mio commosso pensiero alle trentadue vittime e la mia rinnovata solidarietà a quanti sochno stati segnati da quel terribile incidente, le cui drammatiche immagini sono ancora vive nella memoria dell’intero Paese‘. Lo ha scritto il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, nel messaggio inviato al sindaco dell’Isola del Giglio, Sergio Ortelli.

Il ritorno dello scoglio contro cui la Concordia si incagliò causando la morte di 32 persone è stato stamani il primo atto di una lunga giornata di commemorazione, cordoglio, lacrime e commozione sull’isolotto toscano. E che avrà il culmine stasera, in coincidenza con l’orario della tragedia di un anno fa, quando saranno fatte suonare insieme tutte le sirene presenti al Giglio. Dove da ieri si sono ritrovati con le autorità i superstiti e i familiari delle vittime.

‘In quella dolorosa circostanza cittadini e amministratori dell’Isola del Giglio e di Monte Argentario – ha ricordato ancora Napolitano- si prodigarono con abnegazione, dando prova di alto senso di civismo e umanità, cui conseguì il conferimento alle due comunità della Medaglia d’oro al Merito Civile – scrive il Capo dello Stato -. Con i medesimi sentimenti di partecipazione esprimo il più vivo apprezzamento agli operatori delle diverse strutture che, coordinando efficacemente la loro azione, sono stati impegnati nella difficile e rischiosa opera di soccorso dei naufraghi, di recupero delle vittime e di messa in sicurezza del relitto’.

Al Giglio anche il capitano Gregorio De Falco, l’uomo che intimò a schettino di tornare a bordo. ‘Psicologicamente è stato molto pesante. Non è un caso che in tutto questo anno abbia scelto di scomparire. Quella frase mi ha danneggiato tanto’. Il capitano Gregorio De Falco, lo stesso che urlò a Schettino ‘Torni a bordo cazzo’ risponde così a chi gli chiede della frase che ha fatto il giro del mondo. ‘Penso che potrò riparlarne tra qualche tempo, adesso no’, aggiunge a margine della messa nel primo anniversario della tragedia della Costa Concordia, sull’isola del Giglio.

‘Penso che quella notte abbiamo fatto un buon lavoro – prosegue -. Sono un funzionario dello Stato e ho abbracciato questa professione. Qualcuno ha detto che il nostro intervento fu tardivo. Non è così, come diceva madre Teresa di Calcutta ‘ho la sana consapevolezza di tutto ciò che si poteva fare e io l’ho fatto’. ‘Abbiamo capito subito che si trattava di una situazione di estrema difficoltà -. Noi siamo stati molto tempestivi, altro che intervento tardivo. Certo si poteva fare di più se avessimo avuto la collaborazione che dovevamo attenderci’.

De Falco, parlando con i giornalisti, ha anche smentito di aver mai ricevuto la proposta di candidarsi in politica: ‘Se avessi ricevuto una richiesta di candidatura da Monti o da altri ne sarei stato onorato e l’avrei valutata, ma la richiesta non è arrivata’.

Speravo proprio di incontrarla, grazie per quello che ha fatto, in Italia c’è bisogno di gente come lei’. Così Elio Vincenzi, marito di Maria Grazia Tricarico, uno dei due dispersi del naufragio di Costa Concordia, si è rivolto al capitano Gregorio De Falco. «Purtroppo non sono riuscito a fare tutto quello che avrei voluto’, ha risposto De Falco prima di una calorosa stretta di mano.

 ‘Oggi è stata una giornata importante, una tappa che in qualche modo avevo immaginato. Speravo di poter avere questi incontri perche abbiamo compatito la stessa sorte. Quindi siamo legati indissolubilmente’. Prima, in chiesa, Vincenzi chiamato per ricevere il premio alla solidarietà intitolato a padre Luigi Baffici, si è presentato sull’altare già visibilmente commosso, con una scatola di legno in mano. Ancor prima di ricevere il premio, ha preso il microfono e spiegato, tra le lacrime, di voler dire grazie al Giglio, alla sua gente. Poi, mentre cercava di aprire la scatola ha chiamato un amico, Giuseppe Bonanno, sindaco di Leonfonte in provincia di Enna, paese natale della moglie Maria Grazia Tricarichi il cui corpo, come quello di Russel Rebello, il membro dell’equipaggio di origine indiana, è ancora disperso. Vincenzi non riusciva più a parlare per la commozione ed è solo riuscito ad aprire la scatola nella quale c’era una Madonna in porcellana fatta da un artista siciliano, che Vincenzi ha chiesto ai gigliesi di sistemare ‘in una nicchia, nell’angolo di una strada, visibile a tutti’, come suo grazie al Giglio.

Intanto il suono prolungato delle sirene dei traghetti ha salutato il ritorno in mare dello scoglio delle Scole contro cui un anno fa andò a schiantarsi la Concordia prima di naufragare. Alla cerimonia, che apre le iniziative previste per l’anniversario della tragedia, hanno assistito i familiari e i parenti delle 32 vittime del disastro a bordo di uno dei traghetti. Lo scoglio era stato strappato dalla Concordia ed era rimasto conficcato nella lamiera per diversi mesi.

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