‘Ciao professoressa’, ultimo saluto di Roma al Nobel Rita Levi Montalcini

rita-levi-montalcini‘Ciao professoressa’, È così che Roma saluta Rita Levi Montacini, la grande scienziata scomparsa il 30 dicembre a 103 anni. La folla, in coda, ha atteso pazientemente l’apertura alle 15.30 della camera ardente allestita in Senato dall’ingresso di piazza Madama. Tra i primi ad arrivare a Palazzo Madama, l’ex premier Romano Prodi, Anna Finocchiaro, Renata Polverini, Gianfranco Fini, il sindaco Alemanno. Mario Monti è stato applaudito dalla folla al suo arrivo al Senato. Molto più calorosa l’ovazione riservata al presidente della Repubblica, accolto al suo arrivo al Senato da Renato Schifani.

Per noi è la prima linea che se ne va, una delle persone su cui tutti potevano contare, rassicurava, con la sua autorevolezza”. Così, risponde con gentilezza pacata e triste, la nipote Piera Levi Montalcini, che da Torino è partita per raggiungere la casa a Roma dove il premio Nobel si è spenta oggi.

‘Il suo impegno era per tutti’, aggiunge, ricordando che ‘non ha mai smesso di lavorare e studiare fino all’ultimo, e quando se ne è andata lo ha fatto così, con tranquillità’.

Mercoledì alle 15:30 ci sarà una commemorazione al cimitero monumentale di Torino” per Rita Levi Montalcini, che poi sarà sepolta “nella tomba di famiglia al cimitero ebraico”. Lo ha spiegato la nipote del premio Nobel, Piera Montalcini, ai microfoni di SkyTg24. Intanto oggi la camera ardente fino alle 21.00 al Senato. E’ prevista la partecipazione del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e il Presidente del Senato Renato Schifani.


Rita Levi Montalcini, premio Nobel per la Medicina nel 1986, è morta ieri nella sua casa romana. Nominata senatrice a vita nel 2001 dall’allora presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, aveva 103 anni. “Per noi è la prima linea che se ne va, una delle persone su cui tutti potevano contare, rassicurava, con la sua autorevolezza”, risponde, con gentilezza pacata e triste, la nipote Piera Levi Montalcini. ìIl suo impegno era per tutti”, aggiunge ricordando che “non ha mai smesso di lavorare e studiare fino all’ultimo, e quando se ne è andata lo ha fatto così, con tranquillità”.

“Lavoro per un futuro che non è il mio, ma è dei giovani…Solo l’istruzione può garantire il futuro ai tanti giovani nel mondo, che non devono aver paura delle difficoltà. Personalmente ogni crisi mi ha portato più in alto, spronandomi a fare sempre di più”: sono parole di Rita Levi Montalcini, pronunciate nel corso di una conferenza stampa, su “L’istruzione chiave dello sviluppo’.

Nel 1992 Rita e Paola Levi-Montalcini, in memoria del padre Adamo Levi, istituirono la Fondazione Levi-Montalcini Onlus, con il motto “Il futuro ai giovani” con lo scopo di favorire l’orientamento allo studio e al lavoro delle nuove generazioni. Nel 2001, lo statuto viene modificato e la missione è “venire in aiuto alle donne di paesi dove si lotta ogni giorno per la sopravvivenza”, perché “lo sviluppo dei paesi ad alto livello culturale ha dimostrato che l’istruzione è la chiave di volta del progresso di un paese”. E ancora – scrive il nobel Montalcini – “l’istruzione è la chiave dello sviluppo, da qui il nostro sostegno alle donne di differenti paesi africani’.

Puntava molto sulle donne. Nella presentazione di uno dei libri promossi dalla fondazione Montalcini, “L’altra parte del mondo”, scrive: ìIl futuro del Pianeta dipende dalla possibilità di dare a tutte le donne l’accesso all’istruzione e alla leadership. È alle donne, infatti, che spetta il compito più arduo, ma più costruttivo, di inventare e gestire la pace’.

Nata a Torino nel 1909, si è laureata in Medicina all’Istituto di Anatomia umana della stessa Università. Fin dai primi anni universitari si dedica agli studi sul sistema nervoso. A seguito della promulgazione delle leggi razziali, per proseguire le sue ricerche sui processi del differenziamento del sistema nervoso, si reca in Belgio (1938). Durante la guerra si rifugia nell’astigiano e successivamente in clandestinità a Firenze.

Nel 1947 viene invitata alla Washington University di St. Louis nel Missouri. Nel 1951 è in Brasile per poter eseguire gli esperimenti di colture in vitro presso l’Istituto di biofisica dell’Università di Rio de Janeiro, dove, nel dicembre dello stesso anno, tali ricerche le consentono di identificare il fattore di crescita delle cellule nervose (Nerve Growth Factor, noto con l’acronimo NGF). Questa scoperta le valse, nel 1986, il Premio Nobel per la Medicina.

Stabilitasi definitivamente in Italia, nel 1969, assume la direzione dell’Istituto di Biologia Cellulare del Cnr a Roma fino al 1989. Dal 1993 al 1998 presiede l’Istituto dell’Enciclopedia Italiana Treccani. Ma nella sua lunga carriera è membro delle più prestigiose accademie scientifiche nazionali e internazionali, quali l’Accademia Nazionale dei Lincei, l’Accademia Pontificia delle Scienze, l’Accademia delle Scienze detta dei XL, la National Academy of Science e la Royal Society. E anche presidente onorario dell’Associazione Italiana Sclerosi Multipla.

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