Monti: ‘ecco perché mi dimetto’. Bersani ‘resti fuori dalla contesa’

Monti BersaniMario Monti spiega il motivo delle sue dimissioni. Le chiare avvisaglie di una guerriglia parlamentare di logoramento? ‘Il fatto importante e per me decisivo è un altro: io – spiega il presidente del Consiglio – non sento più intorno a me una maggioranza che, sia pure con riserve e magari a malincuore, sia capace di sostenere con convinzione la linea politica e di programma su cui avevamo concordato’. In tale contesto la dichiarazione di Alfano che annunciava la presa di distanze del Pdl ‘l’ho interpretata veramente – aggiunge Monti – come un attestato di sfiducia, anche se non espressa in modo formale, Ma non era necessario: tutto era ormai chiaro’.

In un lungo colloquio telefonico con il direttore di Repubblica, Ezio Mauro, Monti si dice ‘convinto di aver fatto la cosa giusta e in ogni caso non potevo farne a meno, dopo quel che è successo. Ma sono preoccupato, naturalmente: non per me, ma per quel che vedo’. Dichiarazioni che chiariscono la decisione del premier lasciando le Camere a due mesi di lavoro serrato in vista delle elezioni.

Monti dice di aver preso la decisione di lasciare prima dell’ultimo colloquio al Quirinale: ‘Avevo in realtà deciso da pochissime ore, e più esattamente proprio durante il volo da Cannes a Roma. Ho avuto modo di pensare inevitabilmente a cosa aveva rappresentato per l’Italia Cannes lo scorso anno, con quel G8 all’inizio di novembre in cui il nostro governo fu messo alle strette’. Un vertice, ricordano le cronache, nel quale l’allora premier Berlusconi si trovò isolato rispetto agli altri capi di Governo a causa della sfiducia palpabile nei confronti dell’Italia e della sua capacità di risanare i conti pubblici con quel Governo.

Anche quel ricordo ha consigliato Monti a scegliere la giornata festiva di sabato per la resa dei conti finale: ‘Ho preferito che la decisione e l’annuncio cadessero in un giorno di mercati chiusi – spiega ancora il presidente del Consiglio confermando i timori del presidente Giorgio Napolitano per la possibile reazione dei mercati – con ventiquattro o trentasei ore di tempo per riassorbire un eventuale colpo nella speranza naturalmente che il colpo non ci sia. Spiegando subito, in ogni caso, che le dimissioni diventeranno effettive solo dopo l’approvazione della legge di stabilità, che spero proprio arriverà come previsto’.

Per Napolitano, infatti, l’apertura delle borse lunedì sarà il momento per testare la tenuta dei mercati, l’andamento del temutissimo spread ( a 360 e la borsa di Milano in calo) e, più in generale, la fine dell’effetto Monti.

Due settimane di tempo per approvare la legge di stabilità, il decreto sull’Ilva, il decreto sviluppo e l’attuazione del principio del pareggio di bilancio ai sensi del nuovo articolo 81 della Costituzione, dando per morte la riforma elettorale e il decreto che riordina le province: è il tempo che il Parlamento ha a disposizione da qui all’ormai imminente fine della legislatura che avverrà, con ogni probabilità, intorno a Natale con lo scioglimento delle Camere da parte del presidente della Repubblica e le elezioni politiche a febbraio.

L’accelerazione impressa dall’annuncio del presidente del Consiglio di volersi dimettere subito dopo l’approvazione del ddl stabilità porterà necessariamente a una modifica profonda del calendario di dicembre di Camera e Senato: la conferenza dei capigruppo di Montecitorio è già convocata per martedì e nella stessa giornata sarà probabilmente convocata anche quella di Palazzo Madama. E’ innanzitutto il calendario della Camera Alta, dove in commissione Bilancio è all’esame la legge di stabilità, quello cui mettere mano: l’Aula è convocata martedì pomeriggio con all’ordine del giorno la riforma elettorale prima e il decreto province poi.

Le date possibili per le elezioni politiche sono il 10, il 17 e il 24 febbraio. La più papabile resta quest’ultima anche per consentire ai partiti e alle liste che intendono presentarsi l’espletamento di operazioni come la raccolta delle firme dalla quale sono esentate solo le liste che, da inizio legislatura, abbiano gruppi in entrambe le Camere o siano collegate a liste che abbiano gruppi in entrambe le Camere o abbiano un parlamentare europeo.

E a chi pensa a una eventuale candidatura di Monti, risponde un Bersani deciso.

Niente Monti bis per Pierluigi Bersani. Il segretario del Pd lo ha ribadito da Piacenza: ‘Ho sempre detto che Monti deve essere ancora utile per il Paese, sarebbe meglio che restasse fuori dalla contesa’ elettorale. Il segretario del Pd ha poi ricordato che nel ‘combinato disposto, dopo l’approvazione della legge di stabilità ci saranno le dimissioni del premier e quindi lo scioglimento delle Camere’ e per questo ‘immagino tempi rapidi’. Però per conoscere la data delle elezioni bisognerà ancora attendere: ‘Sul piano teorico sono possibili più date a febbraio’.

Per quanto riguarda le elezioni politiche, ‘sul piano teorico sono possibili più date a febbraio’, ha spiegato Bersani, che ha comunque dato la disponibilità del partito a votare entro Natale la legge di stabilità. ‘Ho avuto dal presidente del Consiglio la domanda formale – ha proseguito – se ci riteniamo in condizione di chiudere in tempi rapidi, quindi prima di Natale, la legge di stabilità. Io ho risposto di sì’.

A chi gli chiedeva un commento sulle avance di Silvio Berlusconi a Matteo Renzi, Bersani ha detto che queste possibilità ‘non esistono’ e in più ‘eviterei a Berlusconi di non cadere nel ridicolo, anche se è un luogo che lui ha già frequentato ampiamente’.

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