Ilva di Taranto: in centinaia agli ingressi, Cancellieri: ‘rischio per ordine pubblico’. Giovedì incontro a Palazzo Chigi

Sale la tensione all’Ilva di Taranto dopo la decisione annunciata ieri dall’azienda di chiudere gli impianti e lasciare a casa cinquemila dipendenti.

E secondo il ministro dell’Interno Annamaria Cancellieri c’è ‘un rischio per l’ordine pubblico ed è notevole’. ‘Conto molto sul senso di responsabilità di tutti. Teniamo i nervi saldi e speriamo bene perché è una situazione drammatica e per il paese sarebbe un danno irreparabile’. Secondo la titolare del Viminale, infatti, ‘al di la’ dei posti di lavoro persi’, a risentirne è l’intero settore dell’indotto.

La replica dei lavoratori alla chiusura annunciata dall’azienda non si è fatta attendere. Questa mattina centinaia di operai si sono radunati davanti agli ingressi e, non potendo entrare perché i loro badge erano già stati disabilitati, hanno forzato i varchi della portineria D dello stabilimento entrando anche nella Direzione del siderurgico occupandola.

Alle 7 è poi iniziato lo sciopero proclamato da Fiom CgilFim Cisl e Uilm Uil in seguito alla decisione dell’azienda di mettere in libertà i dipendenti dell’area a freddo non solo di Taranto ma anche delle altre fabbriche italiane. Dinanzi alle portinerie i lavoratori si sono riuniti in sit-in, mentre qualche momento di tensione si è registrato tra chi voleva entrare e chi invece invitava a scioperare.

In mobilitazione anche gli operai di Genova dove un corteo di un migliaio di persone che protestano per la chiusura dello stabilimento di Taranto ha interrotto i collegamenti stradali tra il Ponente e il centro città. Partito da Cornigliano il corteo ha bloccato con mezzi meccanici l’accesso al casello autostradale di Genova Ovest e alla sopraelevata. Bloccato il traffico anche in via Cantore. I manifstanti chiedono un intervento ufficiale del governo sulla vicenda. Intanto il corteo dei lavoratori di Ansaldo Energia e Ansaldo Sts, in strada per protestare contro il piano industriale di Finmeccanica che prevede lo scorporo delle loro aziende, è arrivato in via Fieschi, davanti alla sede dell’assemblea regionale, dove sono riuniti in seduta congiunta consiglio comunale e consiglio regionale per discutere del caso Finmeccanica.

A tentare di spegnere la tensione è il ministro dell’Ambiente Corrado Clini che assicura una soluzione al problema già per giovedì. L’incontro convocato dall’esecutivo a Palazzo Chigi, infatti, assicura il ministro in un’intervista a Sky Tg24 non sarà interlocutorio. ‘Stiamo lavorando con il premier Mario Monti e con i miei colleghi ministri per risolvere la situazione in tempi rapidi, come peraltro siamo abituati a fare. Credo che la soluzione sarà pronta già giovedì con un provvedimento che consenta di superare questa situazione’.

Per Clini, il governo opererà per ‘rendere possibile la piena applicazione dell’Aia, unica strada per il risanamento, sulla base di quanto disposto dalle direttive europee e dalle leggi nazionali; e allo stesso tempo consentire la continuità delle attività produttive, perché – sottolinea il ministro – la continuità non è in contrasto con le prescrizioni dell’autorizzazione integrata ambientale’. ‘Il ministero dell’Ambiente e il Governo insistono e otterranno assicurazioni per coniugare lavoro e salute”, ha aggiunto Clini spiegando che ‘la strada potrebbe essere quella di un decreto’.

Un appello al governo intanto arriva dal governatore della Puglia, Nichi Vendola: ‘Piuttosto che immaginare di attivare conflitti ulteriori tra diversi organi dello Stato, piuttosto che agire una contesa brutale con la magistratura, io penso che sia molto importante, provare a operare in positivo su quel tema che noi abbiamo recepito in una legge che è la valutazione del danno sanitario. Si consenta di convogliare su Taranto gli ispettori dell’Istituto Superiore di Sanità, che insieme ad Arpa e alla Asl possono valutare qui e ora qual è l’attualità del rischio sanitario e su quello ordinare interventi immediati. Ancora una volta – conclude Vendola – tanto più nel pieno di questa burrasca, bisogna provare a tenere insieme il fondamentale diritto alla salute e alla qualità ambientale per la comunità tarantina e il diritto al reddito e alla vita per migliaia e migliaia di operai’.

Mentre era in corso un incontro all’interno dello stabilimento di Taranto fra la direzione e i sindacati metalmeccanici, il direttore Adolfo Buffo, che lunedì ha ricevuto informazione di garanzia, ha parlato agli operai assicurando che anche queste giornate verranno pagate e l’Ilva il 12 dicembre pagherà gli stipendi regolarmente.

Buffo ha spiegato che l’azienda ha intenzione di mettersi in regola con l’Aia e tornare a produrre aggiungendo tuttavia che a causa del sequestro di ieri operato dalla magistratura, al momento non si può produrre perché il prodotto finirebbe sequestrato aggiungendo che ricorrerà subito al Riesame. ‘Presenteremo un piano industriale – ha aggiunto Buffo – quando avremo nuovamente a disposizione gli impianti’. La direzione Ilva ha disposto il fermo tecnico di tutti gli altoforni ad eccezione dell’Afo 2.

Arriverà giovedì un provvedimento ad hoc del governo per risolvere la vicenda dell’azienda. L’annuncio del ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, avviene dopo che il leader della Fiom, Maurizio Landini, aveva detto che l’unica cosa che avrebbe scongiurato uno sciopero generale sarebbe stato un intervento del governo proprio giovedì.

Intervistato da Sky in merito ad un eventuale decreto, il ministro, ha spiegato: ‘Noi stiamo lavorando per risolvere questa situazione’, aggiungendo che “la soluzione sarà pronta per quando ci incontriamo giovedì. Stiamo lavorando per fare in modo che giovedì la conclusione della riunione sia un provvedimento che consente di superare questa situazione’, ha aggiunto Clini.

Secondo Clini, il provvedimento della Procura di Taranto ‘rende molto difficile l’applicazione dell’Aia e della legge e dell’unica norma che consente il risanamento ambientale’. Dunque ora il governo è intenzionato a ‘rendere possibile la piena applicazione dell’Aia e, nello stesso tempo, a consentire la continuità delle attività produttive’. Inoltre, a giudizio di Clini, occorre ‘fare in modo che l’Ilva investa le risorse necessarie per il risanamento degli impianti’.

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