Diffamazione: bocciato l’articolo sul carcere per i giornalisti, Sallusti ai domiciliari dalla Santanchè

Con 123 contrari, 9 astenuti e solo 29 voti a favore l’aula del Senato ha bocciato l’articolo 1 del ddl di iniziativa parlamentare sul reato di diffamazione a mezzo stampa. L’articolo 1 rappresenta il cuore della riforma, prevedendo il carcere fino a un anno per i giornalisti, ma non per il direttore. Dopo l’annuncio del capogruppo Pdl Maurizio Gasparri, che ha deciso di chiedere al suo gruppo di non partecipare al voto, sono mancati i numeri per l’approvazione del testo, sostenuto ormai ufficialmente solo dal Pdl e dalla Lega.

Con la caduta dell’articolo 1 decade il resto della riforma, sulla quale si è a lungo combattuto sotto la spinta dell’urgenza dettata dalla condanna definitiva a carico dell’attuale direttore del Giornale Alessandro Sallusti. Dopo il voto, il presidente del Senato Renato Schifani ha proposto all’aula, “apprezzate le circostanze”, di sospendere la seduta.

Per quanto riguarda il caso Sallusti, intanto, se il giudice di sorveglianza dovesse accogliere la richiesta della procura di espiazione della pena in regime di detenzione domiciliare, il direttore del Giornale sconterebbe la condanna a 14 mesi a casa della sua compagna Daniela Santanchè. Nel provvedimento della procura, su cui dovrà decidere il giudice, si spiega infatti che il domicilio idoneo indicato da Sallusti è quello di Daniela Santanchè. Il direttore ha ricevuto l’ordine di arresto domiciliare e lo ha comunicato con un tweet: “Ricevuto ordine di arresto domiciliare”.Le modalità degli arresti domiciliari, se rigidi o meno saranno decisi esclusivamente del giudice di sorveglianza.

La procura di Milano ha applicato la legge svuota carceri e di conseguenza ha emesso sia un provvedimento di sospensione dell’esecuzione della pena in prigione sia uno di esecuzione della stessa presso il domicilio del condannato. Il procuratore di Milano Bruti Liberati nel secondo decreto ricorda che ricorrono i tre presupposti previsti dalla norma svuota carceri: la condanna di 14 mesi è inferiore a 18 mesi, il condannato non è pericoloso socialmente, c’è un domicilio idoneo. Il procuratore inoltre aggiunge che non c’è pericolo di fuga ‘e quanto alla prognosi sulla commissione di altri delitti, proprio per le caratteristiche del reato di diffamazione a mezzo stampa non si ravvisa alcuna differenza quanto ad efficacia deterrente tra detenzione in carcere e presso il domicilio’.

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