Gaza: sotto bombardamento si lavora alla tregua, Israele colpisce media center

Mentre proseguono senza sosta le trattative per un cessate il fuoco, continuano i lanci di razzi da Gaza su Israele e i raid israeliani nella Striscia. Un edificio nel centro di Gaza che ospita diverse redazioni giornalistiche è stato colpito e severamente danneggiato dall’aviazione israeliana. Si tratta del secondo attacco su quell’edificio in 24 ore. Almeno due morti.

Intanto è in corso al Cairo una riunione fra i responsabili dell’intelligence egiziana e il capo di Hamas Khaled Meshaal per esaminare le condizioni poste da Israele ieri per una tregua a Gaza. Lo riferiscono fonti qualificate egiziane. Sarà composta da sette ministri degli Esteri arabi, oltre al collega turco, la missione della Lega araba guidata dal segretario general Nabil el Araby che domani sarà a Gaza. Lo riferiscono all’ANSA fonti della Lega. Al Cairo proseguono i colloqui per arrivare a una tregua, che però ancora non si vede all’orizzonte.

Il leader delle Nazioni Unite Ban Ki-Moon è al Cairo per incontrare il ministro degli Esteri egiziano, il premier e il presidente Mohamed Morsi. In seguito è atteso anche in Israele e nei Territori palestinesi. Ieri Ban Ki-Moon ha lanciato un appello a Israele e Hamas ‘a collaborare con gli sforzi condotti dall’Egitto per raggiungere un immediato cessate il fuoco’.

La crisi sarà oggi al centro dell’incontro tra i ministri di Esteri e Difesa dell’Unione Europea riuniti a Bruxelles (dove all’ordine del giorno ci sarà anche lo status che l’Ue concederà alla nuova piattaforma dell’opposizione in Siria).

L’alto rappresentante della politica estera della Ue, Catherine Ashton, si è detta oggi ‘molto preoccupata per le perdite civili’ a Gaza, e ha auspicato ‘una soluzione duratura e sostenibile’ al conflitto che preveda ‘due Stati’. La Ashton partecipa oggi al consiglio Esteri Ue, che ha in agenda la crisi a Gaza.

Sono almeno tredici i palestinesi,  tra i quali un bambino di cinque anni, rimasti uccisi nei raid aerei condotti da Israele oggi sulla Striscia di Gaza. Un bilancio che porta a circa 90 il totale delle vittime palestinesi da quando, mercoledì, è stata lanciata l’offensiva israeliana sulla Striscia di Gaza, entrata oggi nel suo sesto giorno. Lo rende noto il portavoce del ministero della Sanità della Striscia, Ashraf al-Qudra.

Potrebbe essere dovuta ad un errore di identificazione dell’aviazione israeliana l’azione che ha colpito la famiglia palestinese al-Dalu, quando, in un rione di Gaza City, la sua palazzina di alcuni piani è stata bombardata e distrutta. Dalle macerie sono stati estratti undici cadaveri, per lo più di donne e bambini.

I quotidiani Haaretz e Maariv scrivono che nelle immediate vicinanze doveva forse trovarsi Ihya Abia, un responsabile del braccio armato di Hamas ritenuto essere il ‘comandante dei lanci di razzi’. Ieri Israele ha detto di averlo eliminato, mentre poi è sopraggiunta una smentita. Yediot Ahronot, da parte sua, scrive che anche un membro della famiglia (l’ingegnere Sameh al-Dalu) è sospettato da Israele di essere coinvolto nella produzione di razzi. Ma questi non risulta essere fra le vittime.

La fine dell’embargo a Gaza e lo stop delle uccisioni mirate. Sarebbero queste le condizioni che Hamas ha posto durante le trattative al Cairo mediate dall’Egitto per un cessate il fuoco. Quelle di Israele invece sono state poste ieri da quattro emissari israeliani sul tavolo dei servizi segreti egiziani: la tregua deve essere di ‘lunga durata’, ci deve essere lo stop al lancio di razzi verso Israele, si deve applicare solo alla Striscia di Gaza e deve essere garantita dall’Egitto. La delegazione palestinese, invece, insiste affinché la tregua venga applicata a tutti i territori palestinesi e non solo a Gaza per evitare che si sancisca la separazione della Striscia dal resto dei Territori. Secondo le fonti, Israele rifiuta di togliere l’embargo in blocco e lega lo stop agli assassini mirati alla fine del lancio di razzi da Gaza. Altro punto di negoziato delicato, riferiscono, è la richiesta di Israele che sia l’Egitto a farsi garante della tregua. Richiesta che, al momento, non pare non sia accolta dal Cairo.

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