Pussy Riot, confermata in appello la pena a due anni

Confermata in un processo d’appello lampo la pena a due anni di galera per le tre musiciste della punk band Pussy Riot accusate di una dissacrante preghiera anti Putin nella cattedrale di Mosca. Ma a sorpresa, e in modo controverso, la corte ha concesso la condizionale e liberato in aula Yekaterina Samutsevich, 30 anni, la più  anziana del gruppo.

Nessuna dissociazione, né riconoscimento di colpa di fronte ad accuse che vanno dal teppismo all’istigazione dell’odio religioso: i giudici hanno semplicemente accolto la tesi del suo nuovo difensore, Irina Khrunova, la quale ha sottolineato come Katia non abbia partecipato alla performance perché era stata fermata dalle guardie prima che prendesse in mano la chitarra. Ma in tal caso non si vedono attenuanti e semmai sarebbe stata più plausibile un’assoluzione per non aver commesso il fatto. I giudici invece, secondo alcuni osservatori, sembrano aver voluto dividere il gruppo o dare l’impressione di una frattura nel trio.

Venne fermata prima di raggiungere l’altare e partecipare all’esibizione con le altre Pussy Riot nella cattedrale di Mosca. Per questo Yekaterina Samutsevich può lasciare il tribunale e riabbracciare il padre, critico nei confronti di una sentenza che definisce ingiusta. ‘Per me questa è una vittoria perché questa lunga separazione da mia figlia ha avuto un terribile impatto su di me. Sarà libera ma sconterà comunque questa condanna di due anni, che anche se sospesa è assolutamente sproporzionata rispetto a ciò che ha fatto’.

Sconteranno, invece, la loro pena a due anni di reclusione per ‘teppismo motivato da odio religioso’ le altre due ragazze, Maria Aliokhina, 24 anni, e Nadia Tolokonnikova, 22 anni, destinate a una colonia penale fuori Mosca.

Secondo il sondaggio di un istituto indipendente il 43% dei russi giudica questa pena insufficiente e secondo la maggioranza degli intervistati lo scopo delle Pussy Riot era insultare i credenti. La ‘Giustizia russa divide le Pussy Riot’, hanno titolato agenzie e giornali e, secondo alcuni avvocati della difesa, come Mark Feigin, era proprio questo l’obiettivo delle autorità russe.

‘Nessuna divisione tra le ragazze e tra noi avvocati, Katia non riconosce la colpa’, ha tagliato corto a fine processo l’avvocato di Yekaterina Samutsevich. ‘Devo rispondere di quello che ho fatto personalmente’, aveva insistito in aula anche la Pussy Riot, trovando un’inattesa sponda in un avvocato di parte civile, che aveva invitato i giudici ad esaminare la responsabilità individuale delle tre giovani. Katia, come la chiamano gli amici, ha esultato alla lettura della sentenza, alzando il pugno.

Nadezhda Tolokonnikova, 22 anni, considerata la leader del trio, e Maria Aliokhina (24), si sono felicitate con lei nella gabbia di vetro e l’hanno abbracciata ma hanno tradito una malcelata stizza quando si sono sentite confermare la pena. I loro avvocati hanno già preannunciato ricorso, dicendosi pronti a rivolgersi anche alla corte europea dei diritti dell’uomo.

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