Massimo Ciancimino accusato di riciclaggio. In Romania parte del tesoro del padre

Cento milioni del tesoro di Vito Ciancimino sarebbero finiti in Romania, investiti nella gestione di quella che è considerata la più grande discarica d’Europa. Con l’accusa di riciclaggio sono indagati Massimo Ciancimino, il figlio dell’ex sindaco mafioso di Palermo, e altre otto persone. Avrebbero cercato di eludere i vincoli e le azioni giudiziarie della magistratura per ‘polverizzare’ il cosiddetto ‘tesoro di Ciancimino’, pari a circa 100 milioni di euro, attraverso il riciclaggio di denaro nell’ambito dei rifiuti.

Su provvedimento della Procura della Repubblica di Roma, nell’ambito di un’articolata operazione per la Tutela dell’Ambiente, i carabinieri del Noe stanno eseguendo in tutta Italia perquisizioni nei confronti di una serie di aziende e di persone implicate nella vendita della discarica di Glina in Romania, alla periferia di Bucarest. Le indagini sono state condotte dal generale del Noe, Vincenzo Paticchio e dal colonnello Sergio De Caprio, il capitano Ultimo che arrestò Totò Riina.

Gli investigatori indagano su una serie di fondi probabilmente provenienti dalle attività illecite che Vito Ciancimino sviluppava per conto e nell’interesse della mafia corleonese. L’attività, avviata dalla Procura dell’Aquila e dal Noe di Pescara, ha documentato le fasi attraverso le quali gli indagati hanno cercato di eludere i vincoli e le azioni giudiziarie della magistratura per polverizzare il cosiddetto tesoro di Ciancimino.

Secondo gli inquirenti, l’operazione finanziaria si è sviluppata sottotraccia per nascondere interessi e connessioni ritenute dagli investigatori di ‘estrema importanza’ e su cui ci saranno ulteriori indagini. ‘Cassaforte’ di famiglia, secondo le ricostruzioni della procura, sarebbe la società di diritto rumeno Ecorec Sa ‘che si occupa – si legge nel decreto di perquisizione firmato dal procuratore capo di Roma Giuseppe Pignatone e dai sostituti Delia Cardia e Antonietta Picardi – della gestione della discarica di Bucarest, attualmente la più grande di Europa, e di altre realtà ambientali e valutata 115 milioni di euro’.

Nove le persone sottoposte a perquisizione fra Palermo, Perugia, Rieti, Termoli, Pistoia e Milano. Fra loro anche Santa Sidoti, collaboratrice di Ciancimino che con il marito Romano Tronci svolgerebbe il compito di collegamento con Bucarest; l’imprenditore reatino Sergio Pileri, che gestirebbe di fatto la Ecorec in Romania, e Pietro Raffaele Valente che, sospettato di essere un prestanome di Ciancimino Jr, detiene la maggioranza delle quote della Ecorec attraverso la Alzalea srl.

http://www.carabinieri.it/Internet/Arma/Curiosita/Non+tutti+sanno+che/N/14+N.htm

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