Bob Dylan on Rolling Stone: ‘Lavoro nel rispetto delle regole. Fate tutto ciò che potete. E’ il songwriting’

(Photo Credit: Sam Jones, sul prossimo numero del Rolling Stone Music: Bob Dylan Strikes Back at Critics)

Abbiamo anticipato Rick Ross, il rapper of love di Miami,  in copertina sulla scorsa edizione del Rolling Stone e anticipiamo il prossimo, in uscita il 14 settembre.

Bob Dylan si rivela come non mai sul nuovo numero di  Rolling Stone, in edicola VENERDÌ 14 SETTEMBRE. Nell’intervista con Mikal Gilmore, Dylan si estende su una incredibile gamma di argomenti: John Lennon e  Bruce Springsteen, quello che ha veramente ha pensato del film  I’m Not There  e Masked and Anonymous, quando è stato preso dalla polizia nel  New Jersey nel 2009; e – in un tratto particolarmente importato e toccante – la sua convinzione di essere stato ‘trasfigurato’, nel periodo del suo incidente con la moto nel 1966. Dylan per la prima volta, si mette alla mercé dei critici che lo hanno accusato di prendere troppo dal lavoro altrui. Ecco un estratto dell’intervista:

Vorrei aprire un dibattito sulle critiche alle citazioni nelle tue canzoni di altri scrittori e autori, come Junichi Saga l’autore giapponese di  Confessions of a Yakuza, e la poesia di guerra civile di Henry Timrod, autore del 1800. Nel folk e nel jazz, la citazione è una tradizione ricca e che arricchisce, ma alcuni critici dicono che non sai citare le fonti in modo chiaro. Qual è la tua risposta a questo tipo di accuse?

‘Oh, si , nel folk e jazz, la citazione è una tradizione ricca e che arricchisce. Questo è certamente vero. E’ vero per tutti, tranne che per me. Ci sono regole diverse per me. E per quanto riguarda Henry Timrod è interessante, hai mai sentito parlare di lui? Qualcuno lo ha letto di recente? E chi lo ha spinto alla ribalta? Quello che sta facendo oggi lo leggi? E ancora, provate a chiedere ai suoi discendenti che cosa pensano del caos. E se pensi che sia così facile da citarlo e che può aiutare il vostro lavoro, fai da te e cerca di vedere quanto lontano si può ottenere.

I fans non si lamentano di queste cose. E’ qualcosa di vecchio che è entrato a far parte della tradizione. Sulla via del ritorno. Queste sono le stesse persone che hanno cercato di chiamarmi Giuda. Sono delle femminucce che si lamentano. Giuda poi, è il nome più odiato nella storia umana! Se pensi di essere stato chiamato con un cattivo nome, cerca sempre di capirne il senso, ma senza rompicapi. Non ci sarebbe motivo, a che serve agitarsi fino a rompersi la testa? Per suonare una chitarra elettrica, forse? Come se questo è in qualche modo uguale a tradire il Signore o consegnarsi a lui  per essere crocifisso. Tutti quei figli di puttana malvagi possono marcire all’inferno’.

Sul serio?
Sto lavorando all’interno della mia forma d’arte. E’ così semplice. Io lavoro nel rispetto delle regole e dei limiti di esso. Ci sono figure autoritarie che possono spiegare questo tipo di forma d’arte meglio di me. Si chiama songwriting. Ha a che fare con la melodia e il ritmo, dopodiché, va bene tutto. Fate tutto quello che potete. Lo facciamo tutti.

Per non tradire l’originale, riportiamo la stessa intervista, o meglio, una parte di essa (il resto lo si legge sul Rolling Stone) in inglese.

Bob Dylan opens up like never before in the new issue of Rolling Stone, on newsstands Friday, September 14th. In the interview with Mikal Gilmore, Dylan covers an incredible range of topics: John Lennon and Bruce Springsteen; what he really thought about the movies I’m Not There and Masked and Anonymous; being picked up by the police in New Jersey in 2009; and – in a remarkable stretch – his belief that he was “transfigured” around the time of his 1966 motorcycle accident. Dylan also, for the first time, strikes back at critics who have accused him of drawing too much from the work of others. Here’s an excerpt:

I want to ask about the controversy over your quotations in your songs from the works of other writers, such as Japanese author Junichi Saga’s Confessions of a Yakuza, and the Civil War poetry of Henry Timrod. In folk and jazz, quotation is a rich and enriching tradition, but some critics say that you didn’t cite your sources clearly. What’s your response to those kinds of charges?
Oh, yeah, in folk and jazz, quotation is a rich and enriching tradition. That certainly is true. It’s true for everybody, but me. There are different rules for me. And as far as Henry Timrod is concerned, have you even heard of him? Who’s been reading him lately? And who’s pushed him to the forefront? Who’s been making you read him? And ask his descendants what they think of the hoopla. And if you think it’s so easy to quote him and it can help your work, do it yourself and see how far you can get. Wussies and pussies complain about that stuff. It’s an old thing – it’s part of the tradition. It goes way back. These are the same people that tried to pin the name Judas on me. Judas, the most hated name in human history! If you think you’ve been called a bad name, try to work your way out from under that. Yeah, and for what? For playing an electric guitar? As if that is in some kind of way equitable to betraying our Lord and delivering him up to be crucified. All those evil motherfuckers can rot in hell.

Seriously?
I’m working within my art form. It’s that simple. I work within the rules and limitations of it. There are authoritarian figures that can explain that kind of art form better to you than I can. It’s called songwriting. It has to do with melody and rhythm, and then after that, anything goes. You make everything yours. We all do it.

For the full interview, pick up the new issue of Rolling Stone.

http://www.rollingstone.com

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