WikiLeaks, caso Assange: dopo l’esilio in Ecuador, Londra minaccia di violare la sede diplomatica

Julian Assange 60 giorni dopo. A Olimpiadi concluse con tanto di sfida all’organizzazione rimandata alle prossime di Rio2016, è il caso WikiLeaks e del suo fondatore accusato dal governo svedese di stupro su due donne a tenere accesa l’estate.

Dopo la reclusione all’interno della minuscola sede diplomatica dell’Ecuador di Londra, il destino di Assange è deciso. Il governo di Quito concede l’asilo politico al fondatore di WikiLeaks convinto da sempre che l’estradizione in Svezia sia solo il preludio a quella negli Stati Uniti, dove verrebbe incriminato e condannato a pene severissime per la pubblicazione di documenti segreti esplosivi.

La notizia ha fatto scalpitare l’Inghilterra, che minacciato di violare la sede diplomatica dell’Ecuador a Londra, pur di riuscire a mettere le mani su Assange e di consegnarlo alla Svezia. Il governo di Quito ha protestato pubblicamente contro la mossa del governo londinese, invocando l’inviolabilità delle sedi diplomatiche.

Twitter è esploso con un serie di messaggi, foto e video di quello che stava accadendo di fronte all’ambasciata: la polizia inglese che arrivava a bordo di auto e furgoncini rossi, pronta a presidiare tutte le uscite. Arrestate anche alcune persone.

Poco prima delle 23.00 tutto lo stato maggiore di WikiLeaks era mobilitato in un febbrile scambio di messaggi sul canale criptato dell’organizzazione, che è andato avanti per tutta la notte, nella convinzione che, se ci fosse stato un vero e proprio blitz della polizia inglese, sarebbe avvenuto nelle prime ore dell’alba.

Prima di concedere asilo politico ad Assange, il governo di Quito ha chiesto alla Svezia di interrogare il fondatore di WikiLeaks nella sua ambasciata di Londra, senza per questo estradarlo. Nessuna spiegazione al rifiuto della Svezia, come aveva già fatto ripetutamente in passato, quando Assange attraverso i suoi legali, aveva offerto di essere interrogato a Londra all’ambasciata svedese o presso Scotland Yard. Un compromesso che avrebbe rassicurato Assange in merito alle intenzioni del governo svedese, che pretende l’estradizione dell’attivista australiano non perché deve scontare una pena, visto che non è nemmeno incriminato ma semplicemente perché vuole interrogarlo.

Il Center for Constitutional Rights di New York, dedicato alla protezione dei diritti costituzionali e che sta assistendo WikiLeaks e la sua presunta fonte Bradley Manning nell’inchiesta del Grand Jury sulla fuga di documenti segreti dichiara a mezzo Twitter: ‘Il governo inglese minaccia un raid contro l’ambasciata dell’Ecuador, se solo fossero così tempestivi nel perseguire i criminali di guerra esposti da WikiLeaks…’. ‘ Ecuador is imperfect – Sweden is imperfect – the US and the UK are imperfect. Who took steps today to improve things? Ecuador.#Wikileaks dice Jacob Appelbaum, ritwittato 757 volte.

Julian Assange si è rifugiato dal 19 giugno nell’ambasciata dell’Ecuador a Londra. Quito gli ha concesso il 16 agosto l’asilo diplomatico, ritenendo che la sua vita sarebbe in pericolo se venisse estradato in Svezia, dove è ricercato per stupro.

L’Organizzazione degli Stati Americani (Oas),  si è riunita lo stesso giorno convocando una riunione d’emergenza dei ministri degli Esteri sullo scontro diplomatico fra Ecuador e Gran Bretagna, che si terrà a Washington il prossimo venerdì 24 agosto. Il vertice, richiesto da Quito, è stato approvato con 23 voti a favore, tre contrari (Stati Uniti, Canada, Trinidad e Tobago) e cinque astensioni. 

Il governo di Quito vorrebbe che i ministri degli Esteri dei paesi dell’Oas, che raggruppa una trentina di nazioni, esaminassero ‘le minacce esplicite del governo britannico’ contro Assange, ha precisato l’ambasciatrice ecuadoregna Maria Isabel Salvador.

La Gran Bretagna da parte sua insiste perché Assange le sia consegnato per estradarlo a Stoccolma. Il fondatore di WikiLeaks teme che dalla Svezia verrebbe poi trasferito in un secondo tempo negli Stati Uniti, per rispondere del reato di spionaggio dopo la divulgazione attraverso il suo sito di 250.000 documenti diplomatici americani.

E’ attesa intanto per domani pomeriggio, alle 15, una dichiarazione pubblica di Julian Assange. ‘L’Ecuador è certo che sia reale la minaccia che venga estradato in un Paese terzo, senza alcuna garanzia. Sarebbe vittime di un trattamento crudele’, ha spiegato il ministro degli Esteri ecuadoriano, Ricardo Patino.

Ieri, il portavoce di WikiLeaks, Kristinn Hrafnsson, parlando a Euronews si è augurato che ‘le autorità britanniche cambino posizione e gli concedano un salvacondotto, perché possa lasciare l’ambasciata e andare in Ecuador. Spero che si rendano conto che è la cosa giusta da fare’.

‘Ma se manterranno ancora la loro posizione’, ha aggiunto, ‘Il capo del team legale di Assange, Baltazar Garzon, ha detto che porterà il caso davanti alla Corte internazionale di giustizia, perché la Corte faccia rispettare alla Gran Bretagna la decisione dell’Ecuador, sulla base del fatto che Julian ha lo status di rifugiato‘.

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