Ilva: sciopero ad oltranza per gli operai di Taranto. L’allerta di Confindustria

Gli operai dello stabilimento siderurgico dell’Ilva di Taranto hanno bloccato le vie di accesso alla città e nel pomeriggio anche la sala consiliare del Comune, dopo che la procura pugliese ha disposto il sequestro per ragioni ambientali di parte del sito che occupa 12.000 persone.

I lavoratori proseguono lo sciopero a oltranza deciso ieri sera, in assemblea.

La vicenda, che ha creato profonde divisioni nella città, vede da un lato i magistrati, secondo i quali le emissioni dello stabilimento hanno messo a rischio la salute di migliaia di lavoratori e di abitanti delle zone circostanti, e dall’altro industriali e sindacati preoccupati per il futuro del sito industriale e dei suoi occupati.

‘Lo sciopero proseguirà finché non otterremo quella che per noi è l’unica soluzione possibile, ossia un blocco cautelativo con gli impianti che rimangono in marcia e la certezza che nulla cambi nella situazione dei lavoratori e delle loro famiglie’, ha detto a Reuters il segretario provinciale della Uilm Taranto, Roberto Basile.

Molto preoccupato si è definito il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, perché ‘non sono solo a rischio le sorti della prima acciaieria di Europa, di decine di migliaia di lavoratori e di un intero territorio. Ad essere a rischio, proprio in un momento così delicato per l’Italia, è la stessa vocazione industriale del nostro Paese‘.

‘Chiederò che il provvedimento di riesame avvenga con la massima urgenza’. Così il ministro Clini sulle misure della magistratura per l’Ilva di Taranto. ‘Verrà affrontata l’emergenza – continua – per almeno 15.000 persone in seguito a iniziative della magistratura che sta procedendo al sequestro per disastro ambientale e a altre misure cautelari’. Le risorse per ‘interventi urgenti di riqualificazione ambientale‘ a Taranto saranno pari a ‘un importo complessivo di 336 milioni di euro‘. Lo annuncia il ministro dell’Ambiente Corrado Clini spiegando i contenuti del protocollo d’intesa firmato ieri al ministero. L’accordo prevede una ‘cabina di regia’ presieduta dal presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola. ‘La Puglia si costituirà parte civile se si dovesse arrivare al processo nell’inchiesta della magistratura sull’Ilva. Ad affermarlo il governatore della Puglia. ‘Se la magistratura – dice – avesse indicato delle prescrizioni, l’Ilva avrebbe il dovere di adempierle’.

Anche Federacciai ha contestato, in un comunicato, il provvedimento di sequestro deciso dal gip di Taranto e ha chiesto al governo ‘di compiere ogni possibile passo per la riapertura dello stabilimento’.

L’associazione definisce ‘opinabili’ le correlazioni tra l’esistenza dell’impianto industriale e la salute per chi lavora in Ilva o vive nelle zone circostanti e che hanno portato al provvedimento del magistrato.

In segno di protesta i lavoratori hanno bloccato i due ponti di accesso a Taranto venendo da Bari, il ponte di pietra e quello girevole e tutte le strade principali della città: la statale 7 via Appia, la statale 172 in direzione Martina Franca e la statale 100 che collega Taranto a Bari.

Nel pomeriggio, poi, i contestatori hanno occupato anche la sala consiliare del Comune di Taranto. Non si sono registrati finora scontri, anche se le forze dell’ordine temono che qualche infiltrato possa approfittare della situazione di tensione.

L’inchiesta della procura di Taranto, oltre che al sequestro degli impianti, sei aree, ha portato anche all’arresto ai domiciliari di otto persone, tra dirigenti ed ex dirigenti dell’Ilva, per concorso in disastro ambientale.

Tra questi Emilio Riva, fondatore del gruppo Riva che controlla l’Ilva, il figlio Nicola Riva, ex presidente di Ilva e Luigi Capogrosso, ex direttore dell’impianto, una delle poche grandi realtà industriali del Sud Italia e del Mezzogiorno.

Il ricorso dei legali della società contro il sequestro di parte dell’impianto verrà discusso venerdì prossimo, 3 agosto, davanti ai giudici del Tribunale del Riesame di Taranto. E nello stesso giorno cominceranno anche le discussioni sulle misure cautelari nei confronti degli otto indagati.

Il procuratore di Taranto, Franco Sebastio, ha spiegato che l’attuazione del sequestro è un’operazione complessa, vista la grandezza del sito in questione, e che l’eventuale disattivazione degli impianti avverrebbe comunque in maniera graduale. ‘Non può esserci un bivio per la magistratura tra la tutela del posto di lavoro e la tutela dell’ambiente. Esiste l’obbligatorietà dell’azione penale e la necessità di perseguire i reati. Abbiamo operato nel recinto delimitato dal codice penale’.

L‘Ilva è uno degli impianti siderurgici più grandi d’Europa e nel 2011 ha prodotto 8,5 milioni di tonnellate, il 30% circa della produzione totale italiana. Le sei aree sequestrate sono rappresentate dai parchi minerali, la cockeria, gli altiforni, le acciaierie, l’agglomerazione e il deposito materiale ferroso.

https://cookednews.wordpress.com/2012/07/26/ilva-sigilli-a-taranto-e-disastro-ambientale-in-8mila-a-difendere-il-posto-di-lavoro/

http://www.rivagroup.com/it/Default.aspx

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