Tweet delle 16.30, Londra-8: Mamma portami a sparar

Appena twittato e pubblicato sulla Gazzetta di ieri. Mario Salvini, giornalista, è autore di chepalleblog e di questa storia. Il tweet dice: ‘LONDRA-8 #gds Johnny Pellielo, da miniballerino tricolore alla sesta Olimpiade (già 3 medaglie). Per merito di mamma’.

Johnny è un giovane figlio di mamma. Mamma Santina. Parteciperà alle Olimpiadi per la sesta volta da tiratore scelto. Da chi? Verrebbe da chiedersi. Dalla mamma, no? E’ una di quelle storie in cui a giocare un ruolo preponderante sembra essere il caso piuttosto che la fortuna.

Dalla Gazzetta di ieri, dicevamo

di Mario Salvini, dicevamo

Vostra mamma vi avrà accompagnati a ginnastica, a nuoto, forse a judo o a basket. La signora Santina no, il suo Giovanni lo ha portato a ballare. Per un sacco di anni. In balera e ai campionati per miniballerini: polke, valzer, latinoamericani. Poi, un bel giorno del 1987, deve aver deciso che era venuto il momento di fargli provare anche l’altra sua grande passione. Lui aveva 17 anni.

Un po’ tardi, rispetto agli standard dei tiratori. E poi di solito sono i papà a decidere che il piccolo di casa sta diventando adulto. Danno loro il primo fucile, ed è una specie di rito di iniziazione. A casa Pellielo invece ha pensato a tutto lei, mamma Santina. E quel giorno di 25 anni fa è cominciata la leggenda di Johnny Pellielo. Che dopodomani partirà per la sua sesta Olimpiade e che nelle ultime tre è sempre salito sul podio.

‘Lei è il grande amore della mia vita’, sorride Giovanni. E comincia a raccontare. Che ancora oggi lui e la mamma vivono insieme, per esempio. A Vercelli. Del divorzio dal papà: ‘Avvenuto nel 1976, probabilmente uno dei primi dopo che era passato il referendum’. Dei sacrifici che lei ha fatto fin da ragazza, quando era mondina e a 11 anni è stata persino sfondo di Silvana Mangano. Ha fatto la comparsa in Riso Amaro. ‘Ma non credo che il suo nome, Santina Bertolone, sia nei titoli coda’, probabilmente non usava, ai tempi.

Johnny ricorda della balera La Strella, nella omonima località tra Vercelli e Santhià, dove tutta la famiglia andava a divertirsi, ‘ed era una festa, perché mamma aveva 10 tra fratelli e sorelle’. E’ così che lui e sua cugina Donatella hanno cominciato a fare le gare. ‘Siamo stati tre volte campioni d’Italia: di liscio, latinoamericano e standard’. Tutto fino al giorno in cui mamma gli ha messo in mano il fucile. Da lì in poi niente più danze, solo piattelli rotti. ‘In effetti no, nemmeno per divertimento. Il problema – ride Johnny – è che mi manca la ballerina’.

Per capire cos’è scattato quel giorno famoso del 1987, allora, è utile un dato che Pellielo riporta con una certa fierezza. ‘Mamma ha il porto d’armi da 56 anni, dal 1956. E va ancora a caccia, col suo fuoristrada. Di nascosto però, perché becca meno di una volta e non vuol farlo sapere’. Del tutto logico allora che abbia voluto portare il figlio al Campo di Tiro. Lo stesso impianto che nel 2006 la curia di Vercelli ha dato loro in gestione, e adesso la signora Santina ne è presidentessa. Allora invece era solo una prova.

Giovanni andò con mamma, sparò. Si innamorò. Le madri le capiscono certe cose. Così qualche mese dopo, il regalo più simbolico e importante, quello per i 18 anni, fu un fucile. ‘Costava un milione. Mamma era operaia, per pagarlo fece dieci cambiali‘. Con quello Pellielo nel settembre 1988 partecipò alla prima gara. ‘La Rana d’oro, si chiamava. Era al nostro solito campo’. Fece 49 su 50, e poi 25 su 25 in finale. Gli altri restarono sbigottiti.

Un anno dopo Giovannino era ai Grand prix nazionali. Due anni dopo è stato campione d’Italia, campione d’Europa ecampione del Mondo Juniores. Tre anni dopo era all’Olimpiade di Barcellona. La signora Santina non è mai andata a vederlo sparare. Né allora né mai più.

‘Mai. E’ una regola. Non scritta ma tassativa’, conferma Johnny. ‘Mamma mi ha sempre detto che devo cavarmela da solo. Io so che lei c’è, sempre. Ed è quanto basta. Non c’è bisogno che venga a vedermi. Che poi potrebbe anche essere controproducente. Durante una gara, tra une serie e l’altra, o peggio prima di una finale, una parola detta male, un sguardo che non ti convince, se vengono da una persona a cui tieni possono cambiare il tuo stato emotivo. Meglio evitare. E credo che questa sia una delle ragioni della mia longevità in pedana’.

‘Le uniche cose che mi ha sempre detto sono: ‘Dai tutto te stesso. Impegnati’. Nessun altro consiglio o commento. Credo voglia farmi capire che del risultato le importa poco. Quello che conta è se io sono soddisfatto o meno. Così mi aspetta a casa. Magari a preparare la festa, se torno dopo aver vinto. In ogni caso per dirmi che sono stato bravo. Quello me lo dice sempre. Anche quando va male’.

https://cookednews.wordpress.com/2012/06/30/london2012-per-le-olimpiadi-a-lavoro-in-bici-si-dorme-anche-in-ufficio/
https://cookednews.wordpress.com/2012/06/25/la-tour-effeil-va-a-londra-o-quasi/
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