Il ring del 19 luglio: Napolitano, Dell’Utri e Ingroia sul podio della strage

Data importante quella del 19 luglio. Che siano trascorsi 15 o venti anni il ring è sempre lo stesso, cambiano i personaggi. Protagonisti ‘discussi’ di questa giornata commemorativa, la ventesima in venti anni, da quando Paolo Borsellino il magistrato del pool antimafia è stato ucciso dalla mafia, sono il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, il procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia e Marcello Dell’Utri, deputato, parlamentare, proprietario di una squadra di calcio, uomo vicino a Berlusconi. Così vicino da suggerirgli per la sua sicurezza e incolumità uno stalliere di fiducia, tale Vittorio Mangano, uomo di cosa nostra a cui il Cavaliere di Arcore si affidò ciecamente.

Cosa succede oggi? Napolitano viene contestato dalle agende rosse, Dell’Utri, che appreso di essere indagato per estorsione nei confronti di Silvio Berlusconi, accusa il procuratore di essere un Khomeini, un persecutore della giustizia e Ingroia, in tutta risposta confessa una sua pazzia latente.

Proprio come quella di Paolo Borsellino. La stessa che ha spinto giudici come lui e Giovanni Falcone a continuare a fare il proprio lavoro.   ‘Io pazzo come Borsellino’ ha detto il procuratore aggiunto e allievo di Borsellino, quando ancora si lavorava alla Procura di Marsala.

‘Oggi un imputato, il senatore Marcello Dell’Utri mi ha definito pazzo e devo dire che a volte mi ci sento. Mi piace essere un po’ pazzo come Paolo Borsellino perché continuo a credere nella possibilità che, nonostante tutto, si possa raggiungere la verità sui grandi misteri del nostro paese’. E ha aggiunto: ‘E’ scandaloso che non si sia mai istituita alcuna commissione che indaghi sulle stragi del ’92 e del ’93 e sulla trattativa Stato-mafia. La politica faccia un passo avanti e nessuno chieda ai magistrati di fare, invece, passi indietro perché noi proseguiremo nella ricerca della verità’.

Dell’Utri politico italiano, attualmente senatore della Repubblica per il Popolo della Libertà. Stretto collaboratore di Silvio Berlusconi sin dagli anni settanta, socio in Publitalia ’80 e dirigente Fininvest, nel 1993 fondò con lui Forza Italia. Bancario a Palermo, dove è anche dirigente sportivo della Bacigalupo e vicino ad ambienti mafiosi, tanto da conoscere Vittorio Mangano e Gaetano Cinà.

Estorsione ai danni di Silvio Berlusconi. Riguardo la trattativa Stato-mafia, i pm pensano che Dell’Utri, nel corso degli anni, possa aver estorto denaro a Silvio Berlusconi per ottenere il suo silenzio riguardo i presunti rapporti di questo con gli esponenti di Cosa Nostra. Il 18 luglio 2012 viene dunque iscritto nel registro degli indagati della Procura della Repubblica di Palermo per una presunta estorsione ai danni di Silvio Berlusconi.

L’ayatollah Ingroia

Il senatore di Forza Italia si sente perseguitato e così inveisce contro il procuratore antimafia. ‘Ma lo vedete come e’ fatto fisicamente? Con quella barba, si mette un caffettano ed è perfetto. Come Khomeini, un persecutore, sarebbe capace di fare le peggio cose. A me ha provato a fare di tutto, ha rovinato la mia vita e quella della mia famiglia. Il danno che fanno persone come lui è enorme, e passa quasi senza attenzione. E’ il Khomeini della magistratura’. Così il senatore del Pdl Marcello Dell’Utri.

Il presidente della Repubblica è stato invece contestato durante il corteo delle agende rosse (da quella scomparsa al magistrato pochi minuti dopo le esplosioni di Via D’Amelio e sulla quale si sta tutt’oggi indagando). La contestazione a Napolitano nasce dal conflitto di attribuzione sollevato dal presidente di fronte la Corte Costituzionale dopo che alcune alcune conversazioni con l’ex ministro dell’Interno Mancino sono state acquisite dalla Procura siciliana. Solidarietà dunque ai Pm di Palermo che indagano sulla trattativa  Stato-mafia.

La decisione del Quirinale riguarda la vicenda delle telefonate intercettate tra Loris D’Ambrosio, consigliere dello stesso Napolitano per gli Affari giuridici, e Nicola Mancino, l’ex ministro dell’Interno. Quest’ultimo avrebbe in particolare parlato anche con lo stesso Napolitano. Tema dei colloqui, l’inchiesta della procura siciliana sulla presunta trattativa tra Stato e mafia negli anni ’90. Il Quirinale, secondo quanto scritto dal Fatto quotidiano, avrebbe cercato di coprire lo stesso Mancino.

Le telefonate sarebbero dovute essere distrutte, ma da ciò che riporta il Corriere della Sera, il procuratore del capoluogo siciliano Francesco Messineo non ne avrebbe ancora disposto l’eliminazione.

https://cookednews.wordpress.com/2012/07/18/la-strage-di-via-damelio-e-la-storia-di-paolo-borsellino-il-magistrato-ucciso-dalla-mafia/

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s

Create a free website or blog at WordPress.com.

%d bloggers like this: