Diaz 11 anni dopo: nuove nomine ai vertici, Manganelli ‘è il momento delle scuse’


Nuove nomine ai vertici della polizia
all’indomani della sentenza della Cassazione sul sanguinoso blitz nella scuola Diaz per il G8 di Genova 2001. Confermate le condanne per le forze dell’ordine, il capo della polizia, il prefetto Antonio Manganelli, ha proposto al ministro dell’Interno, Annamaria Cancellieri, che ha condiviso, la nomina del prefetto Gaetano Chiusolo a direttore della Direzione centrale Anticrimine e di Maria Luisa Pellizzari a dirigente dello Sco, il Servizio centrale operativo della polizia di Stato.

Manganelli aveva già commentato la sentenza definitiva, spiegando che ‘ora è il momento delle scuse’.

Si mostra orgoglioso il capo della polizia italiana e dice: ‘Orgoglioso di essere il capo di donne e uomini che quotidianamente garantiscono la sicurezza e la democrazia di questo Paese. Rispetto il giudicato della magistratura e il principio costituzionale della presunzione d’innocenza dell’imputato, fino a sentenza definitiva.

Per questo – ha detto Manganelli – l’istituzione che ho l’onore di dirigere ha sempre ritenuto fondamentale che venisse salvaguardato a tutti i poliziotti un normale percorso professionale, anche alla luce dei non pochi risultati operativi da loro raggiunti’.

‘Ora, di fronte al giudicato penale, è chiaramente il momento delle scuse. Ai cittadini che hanno subito danni e anche a quelli che, avendo fiducia nell’istituzione polizia, l’hanno vista in difficoltà per qualche comportamento errato ed esigono sempre maggiore professionalità ed efficienza’.

Su Facebook e Twitter, all’hot topic #Diaz, i commenti di nomi noti e meno noti. Beppe Grillo @beppe_grillo #Diaz: ‘C’è una gravissima responsabilità del centro-destra. C’è la responsabilità di Fini, che noi non dimentichiamo’.

Roberto Saviano Diaz: ‘la Cassazione ieri ha confermato le condanne dei 25 imputati, per i quali è prevista la pena accessoria della interdizione dai pubblici uffici per cinque anni. Sospenderà i vertici, ma Gianni De Gennaro, numero uno della Polizia durante il G8 di Genova, assolto nel 2011 in quanto ‘i fatti non sussistono’, certamente non si dimetterà da sottosegretario di Stato delegato per la sicurezza della Repubblica, posto che attualmente occupa.
E io non posso fare a meno di pensare che una giustizia che arriva dopo 11 anni, comunque, non è giustizia’.

Amnesty italia ‏@amnestyitalia ‘Il 6 ottobre a Roma, manifestazione nazionale per chiedere alla polizia diritti umani e trasparenza!’ #Diaz #tortura il manifesto ‏@ilmanifesto2012 Diaz. ‘Condannato e destituito chi dava ordini. Uno però è ancora sottosegretario.’ Il direttore di Repubblica Ezio Mauro ‏@eziomauro #Diaz, ‘dopo undici anni la dignità della giustizia’. vinicio marchioni ‏@vmvinicio #Diaz ‘giustizia è fatta. le condanne ora vanno applicate. Don’t clean up this blood’. Il Diavolo Ψ ‏@Dlavolo Diaz, ‘confermate tutte le condanne. Reati prescritti per gli agenti. Che Italia!’ #Vergogna

‘Le bottiglie molotov portate alla #Diaz, un sacchetto di plastica blu. Una messinscena costruita ad arte’, dice Chiarelettere ‏@chiarelettere  e ancora Quando sono stata colpita avevo la schiena contro il muro, le mani alzate. Ricordo di essermi svegliata dopo un giorno di incoscienza’ #Diaz Alessandro Robecchi ‏@AlRobecchi, giornalista e scrittore:Portavano le molotov, ordinavano pestaggi feroci e attentavano all’incolumità di onesti cittadini disarmati. Black Bloc? No, Polizia.’ #Diaz

Marina Petrillo ‏@alaskaRP ReTwitta ‘@imdade: ‘Non ho avuto il coraggio – dice – di venire qua per undici anni.#giustiziaG8 #Diaz #g8 E pubblica la foto della Diaz 11 anni dopoTeeno Baudelaire ‏@peegreco #Diaz, ‘Manganelli: ‘è l’ora delle scuse’. No, è il momento delle dimissioni, le TUE’. Valentina ‏@fridakhaloo ‘Per Manganelli è il momento delle scuse. Scusatelo, non sa quel che dice. #Diaz Federico Bortolini ‏@Federico976 ‘Esiste una cosa chiamata prescrizione per cui se fai un reato ma sono lenti a giudicarti, ti danno una pacca sulla spalla #diaz#vergogna.
Concita De Gregorio ‏@concitadeg, giornalista a Repubblica ‘E continuo a ripetere, come ho detto sotto giuramento in tribunale, che de Gennaro sapeva’ #diaz

E se Amnesty Italia annuncia per il prossimo 6 ottobre una manifestazione nazionale contro i diritti negati durante il G8 di Genova, si aspetta intanto il prossimo 13 luglio, quando dieci persone rischiano di diventare i capri espiatori e vedersi confermare, in Cassazione, una condanna a cento anni di carcere complessivi, in nome di un reato, ‘devastazione e saccheggio’, che rappresenta uno dei tanti detriti giuridici, figli del codice penale fascista, il cosiddetto Codice Rocco.

La Procura generale della Cassazione chiede che vengano confermate le assoluzioni per 13 no global appartenenti al gruppo ‘Sud ribelle’ per una serie di attività tutte riferite al G8 di Genova e alGlobal forum di Napoli del 2001.

In particolare, il sostituto procuratore generale Nicola Lettieri ha sollecitato ai giudici della quinta sezione penale il rigetto del ricorso della Procura di Catanzaro contro l’assoluzione accordata ai 13 imputati tra i quali Francesco Caruso e Luca Casarini dalla Corte d’Assise d’Appello di Catanzaro il 20 luglio 2010.

La più grave sospensione dei diritti democratici in un Paese occidentale dopo la seconda guerra mondiale’ Amnesty International

Il G8 a Genova
Dopo Venezia (1987) e Napoli (1994) il G8 torna in Italia, a Genova. A gestire il summit dei paesi più industrializzati del mondo è il nuovo (e primo) governo Berlusconi, appena entrato in carica (11 giugno 2001). Per l’Italia e per il nuovo governo è un appuntamento importante, un’occasione di prestigio, tre giorni in cui i riflettori italiani e internazionali sono puntati su quell’incontro, e invece quelli di Genova finiscono per essere i giorni dell’odio e della follia: ci sono scontri violentissimi tra manifestanti e forze dell’ordine, centinaia di feriti, e un ragazzo di 23 anni, Carlo Giuliani, viene ucciso da un carabiniere ancora più giovane di lui.

Sembrava una macelleria messicana…
Sembrava una macelleria messicana…quando sono arrivato nella scuola ho visto quattro poliziotti, due in divisa, due in borghese che al primo piano infierivano su una decina di persone a terra, non erano miei uomini.

Lo ha detto, il 13 maggio 2007, al processo in corso davanti al Tribunale Genova, Michelangelo Fournier, all’epoca del G8 di Genova vice questore aggiunto del primo Reparto Mobile di Roma, imputato con altri 27 poliziotti per i fatti accaduti alla scuola Diaz.

‘Faccio parte di una famiglia di poliziotti e in un primo tempo non ho avuto il coraggio di rivelare un comportamento così  grave da parte di colleghi’.

Le dichiarazioni del vicequestore Fournier riportano l’attenzione sui tragici fatti accaduti a Genova nel luglio del 2001, quei giorni in cui, secondo Amnesty International, si verificò ‘la più grave sospensione dei diritti democratici in un paese occidentale dopo la seconda guerra mondiale’.

Già Massimo D’Alema, in un memorabile discorso al Parlamento a proposito dei fatti della Diaz, parlò di ‘notte cilena’.

20 luglio 2001.
È il giorno dell’inizio ufficiale del vertice ma anche il giorno più triste. Dopo una pioggia fittissima, Genova si sveglia fra i cortei di Cobas, le tute bianche di Casarini, i Black block. A Genova ha inizio una vera e propria guerra per le strade. In piazza Alimonda il Defender con a bordo Placanica colto da malore perché forse intossicato dal gas lacrimogeno, isolato dal resto dei Carabinieri, si incaglia in un cassonetto della spazzatura e viene preso d’assalto dai manifestanti. Placanica si sente accerchiato, estrae la pistola e la brandisce verso i manifestanti intimando loro di allontanarsi. Tra loro c’è Carlo Giuliani, genovese, 23 anni, il volto coperto da un passamontagna. Il ragazzo si china a terra, raccoglie un estintore e lo lancia verso l’interno del Defender, ed è a quel punto, racconta Placanica, ‘che ho deciso di sparare due colpi’: Carlo Giuliani muore sul colpo, alle 17.27 del 20 luglio 2001, in Piazza Alimonda, a Genova.

A Genova non è ancora finita
Dopo due giornate di scontri il bilancio degli arresti è di 160 persone fermate. Ora la polizia vuole stanare i black block. Crede di averne individuato il covo nella scuola ‘Dìaz’, usata come dormitorio dal Genoa Social Forum. La sera del 21 luglio la polizia sfonda la porta della scuola ed entra. E lì inizia la violenza arbitraria contro i manifestanti pacifici che si trovano nella scuola. I black block non ci sono. Le testimonianze di questi ultimi giorni riportano all’attualità quelle drammatiche ore, di arbitrio, di violenza e, soprattutto, di temporanea sospensione delle libertà e delle garanzie considerate fondamentali in ogni paese libero e democratico. Qualche giorno dopo il summit, l’opinione pubblica viene a conoscenza di un altro episodio controverso, le presunte violenze nella caserma di polizia di Bolzaneto, a pochi chilometri da Genova. La caserma era stata adibita come centro di prima detenzione per i manifestanti fermati, e lì, secondo le testimonianze dei protagonisti, i fermati sono stati picchiati e sottoposti a trattamenti coercitivi che avevano tutta l’aria di una vendetta per i rovesci subiti dalle forze dell’ordine nei giorni precedenti. Il G8 si chiude con questo tragico bilancio: 1 morto, 560 feriti, 360 tra arrestati e fermati, 25 milioni di danni, 62 manifestanti sotto processo e 85 tra le forze dell’ordine.

Le responsabilità
Le responsabilità di ciò che accadde alla scuola Diaz e alla caserma di Bolzaneto in quei giorni non sono ancora del tutto state chiarite. Il processo al carabiniere Mario Placanica è stato archiviato il 5 maggio del 2003. Fu legittima difesa.


https://twitter.com/#!/search/%23diaz
http://it.wikipedia.org/wiki/Fatti_del_G8_di_Genova
http://www.lastoriasiamonoi.rai.it/puntata.aspx?id=209

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