G8 Diaz: confermate in Cassazione le condanne ai 25 poliziotti. Interdetti gli alti dirigenti

G8 di Genova, fine. La Cassazione, dopo nove ore di dibattimento, conferma le condanne per falso ai vertici di polizia. Interdetti gli alti funzionari Gratteri, Caldarozzi e Luperi. Prescritti invece i reati di lesioni per i 25 agenti coinvolti nella sanguinosa irruzione nella scuola Diaz durante il G8 del 2001. I giudici hanno invece dichiarato prescritti i reati di lesioni gravi contestati poliziotti protagonisti del blitz.

Il verdetto della quinta sezione penale della Cassazione, presieduta da Giuliana Ferrua, è arrivato dopo oltre 9 ore di camera di consiglio. I vertici di polizia condannati in via definitiva saranno interdetti dai pubblici uffici per 5 anni.

La sentenza della Quinta sezione mette la parola fine al processo per il blitz del G8 di Genova nel 2001. Gli imputati non andranno in carcere, ma l’interdizione dai pubblici uffici colpisce alcuni alti dirigenti Franco Gratteri, capo della Direzione centrale anticrimine, Gilberto Caldarozzi, capo dello Servizio centrale operativo, Giovanni Luperi, capo del dipartimento analisi dell’Aisi, l’ex Sisde. Tutti condannati per falso aggravato, l’unico reato resistito alla prescrizione dopo 11 anni, in relazione ai verbali di perquisizione e arresto a carico dei manifestanti, rivelatisi pieni di accuse infondate.

Nessuno dei condannati rischia il carcere, grazie ai tre anni di sconto dall’indulto approvato nel 2006. La Suprema corte ha dichiarato prescritte le condanne per le lesioni inflitte ai capisquadra dei celerini del Reparto mobile di Roma.

In dettaglio, il collegio presieduto da Giuliana Ferrua ha confermato 4 anni a Giovanni Luperi e Francesco Gratteri, 5 anni per Vincenzo Canterini (all’epoca comandante del Reparto mobile di Roma, oggi a riposo), 3 anni e 8 mesi a Gilberto Caldarozzi, Filippo Ferri, Fabio Ciccimarra, Nando Dominici (questi ultimi dirigenti di diverse Squadre mobili all’epoca dei fatti), Spartaco Mortola (ex capo della Digos di Genova), Carlo Di Sarro, Massimo Mazzoni, Renzo Cerchi, Davide Di Novi e Massimiliano Di Bernardini. Prescritti i reati di lesioni gravi contestati a nove agenti appartenenti al VII nucleo sperimentale del Reparto mobile di Roma.

Più di 60 feriti e 93 arrestati poi prosciolti, tra i quali molti stranieri giunti nel capoluogo per le manifestazioni contro il G8 del 2011. Il blitz alla scuola Diaz-Pertini avviene nella notte tra il 21 e il 22 luglio, il giorno dopo la morte di Carlo Giuliani. Centinaia i poliziotti coinvolti: a tutt’oggi non è ancora stato fornito il numero esatto dato che, come è emerso ai processi, molti agenti e funzionari si aggregarono spontaneamente al contingente.

La scuola era ritenuta ‘covo’ dei black bloc, protagonisti di due giorni di violenti scontri con le forze dell’ordine. Dai processi però, è emersa anche la volontà dei vertici della polizia di portare a termine un’azione eclatante per bilanciare il disastro dell’ordine pubblico al G8 di Genova. Molti i no a intervenire, come quello dell’ex vicecapo della polizia Ansoino Andreassi, che ha testimoniato in aula la sua ferma contrarietà al blitz avvenuto a vertice e contromanifestazioni concluse. Ma, secondo Andreassi a prevalere è stata la volontà dei dirigenti inviati da Roma, dal capo della polizia Gianni De Gennaro.

 Durante l’irruzione dei poliziotti del VII Nucleo Sperimentale del Primo Reparto mobile di Roma, comandato da Vincenzo Canterini, la maggior parte degli occupanti viene picchiata selvaggiamente. Al pestaggio non partecipano soltanto gli uomini manganello, ma anche agenti delle Squadre mobili e delle Digos, in borghese o con una uniforme diversa.

Molti degli arrestati verranno poi rinchiusi per giorni nella caserma di Bolzaneto, dove subiranno altre violenze. Tutti gli occupanti della Diaz-Pertini sono accusati di associazione per delinquere finalizzata alla devastazione e al saccheggio, un reato che prevede fino a 15 anni di carcere. In sostanza la polizia li accusa di essere tutti dei black bloc, protagonisti di gravi incidenti in piazza il 20 e il 21 luglio. Ma le prove verbalizzate dalla polizia si riveleranno poi false. A cominciare dalle due bottiglie molotov portate all’interno della Diaz dai poliziotti stessi, come accertato definitivamente dal processo di primo grado.

Accusati a vario titolo di falso, arresto arbitrario, lesioni e calunnia, dopo il G8 finiscono sotto inchiesta agenti e alti funzionari, di cui 29 sono rinviati a giudizio. Il 13 novembre 2008 il tribunale di Genova, con una sentenza al centro di numerose polemiche, assolve 16 imputati,  funzionari e dirigenti, e ne condanna 13: sono soprattutto uomini del VII Nucleo.

La Corte d’appello di Genova  il 18 maggio 2010 ribalta il verdetto: 25 le condanne, tra i 5 e i 3 anni e 8 mesi di reclusione, con la pena accessoria dell’interdizione per 5 anni dai pubblici uffici. Tutti alti funzionari di polizia, ci sono anche Francesco GratteriGiovanni LuperiVincenzo CanteriniSpartaco MortolaGilberto Caldarozzi. Come in primo grado, nessuno degli imputati è riconosciuto responsabile di specifici episodi di violenza: molte delle vittime hanno mostrato difficoltà nel riconoscere gli agenti a volto coperto. Ma dalla ricostruzione dei giudici di secondo grado appare chiara la responsabilità dei vertici per non essere intervenuti a fermare i pestaggi e per i firmatari dei verbali d’arresto e perquisizione, di aver avallato false accuse verso i 93 no global.

Nel processo di cassazione, il pg Pietro Gaeta ha chiesto la conferma delle condanne per tutti gli imputati, mentre fuori vittime e associazioni chiedono verità e giustizia.

Un processo a parte ha riguardato l’allora capo della polizia, oggi sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Gianni de Gennaro, accusato di aver istigato alla falsa testimonianza sulle violenze alla Diaz l’allora questore di Genova Francesco Colucci. De Gennaro, assolto in primo grado, ma condannato in appello a un anno e 4 mesi, viene prosciolto definitivamente da ogni accusa dalla Cassazione, che a novembre 2011, annulla la sentenza d’appello ‘perché il fatto non sussiste’.

https://twitter.com/#!/search/%23Diaz

 

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s

Create a free website or blog at WordPress.com.

%d bloggers like this: