Cu avi a lingua passa u mari: mostra inside Palermo Pride Village

Ha inaugurato lo scorso 16 giugno la mostra a cura di Francesco Pantaleone, Cu avi a Lingua Passa u Mari, exihibition inside il Palermo Pride Village, che domani sfilerà per le principali strade del capoluogo siciliano in un tumulto di colori e musica.

Gli artisti in mostra sono Stefano Arienti, Stefani Galegati Shines, Alice Guareschi, Domenico Mangano, Liliana Moro e Francesco Simeti

‘Il senso più profondo del progetto che ho curato risiede nel titolo stesso della mostra – spiega Pantaleone: ‘CU AVI LINGUA PASSA U MARI proverbio suggeritomi dal bellissimo lavoro di Domenico Mangano presente in mostra. La saggezza limpida e puntuale del detto siciliano implica una serie intensa di suggestioni e rimandi alle idee del viaggio, del linguaggio, della consapevolezza che ciascuno di noi ha riguardo alle proprie potenzialità, anche laddove la scoperta di sè non sempre è immediata e accettata.

Dunque mi è sembrato così semplice utilizzare la forza delle parole per spiegare quanto importante sia riconoscere nella propria esistenza il valore della verità, che è libertà.

Parlare chiaramente può far viaggiare le idee, i diritti, migliora le relazioni, unisce le persone.

Credo che la metafora del viaggio spieghi più di ogni altra come attraverso l’esperienza, che è conoscenza e scambio, sia possibile allargare i propri orizzonti, abbattere le barriere.

Anche a volte non muovendosi mai da casa propria.  Perché è un concetto mentale quello del viaggio, è uno stato di fatto, che porta la gente a sentirsi sempre in relazione con l’altro. Allarga la mente e ci rende simili.

E’ questo che desideravo arrivasse dal mio lavoro con gli artisti, soprattutto nel rispetto di un tema tanto controverso e complicato. Desideravo purificarlo da qualunque riferimento esplicito al mondo Gay, renderlo trasversale, e al contempo desideravo togliere il velo, per raccontare l’orgoglio inteso come appartenenza comune, rivendicazione di una libertà naturale. Senza categorie e senza gabbie.

Ho cercato la condivisione attraverso il linguaggio, comunicando un sentimento vero, un vissuto intimo e solo parzialmente evidente, in cui ciascuno esprime la propria natura, ciò che davvero è.

Dichiarare la propria identità penso sia una forma di estrema onestà che mette al riparo dalla solitudine e dalla menzogna, e soprattutto nella società contemporanea così schiva, poco incline ai sentimenti veri, a volte persino torbida, l’onestà è un bisogno vitale.

Ludwig Wittgenstein sostiene che il linguaggio esprime e rispecchia il mondo perché mostra la forma logica della realtà. Una realtà fatta di centralità e periferie, geografiche e mentali, periferie che racchiudono mondi paralleli

Su questo concetto lavorando con sei artisti di respiro internazionale ho cercato, pur restando neutro rispetto a preconcetti e luoghi comuni, di estendere verso orizzonti più ampi e universali il concetto di orgoglio. Insieme abbiamo esplorato la possibilità di raccontare, in punta di piedi ma con la forza offerta dall’arte, l’universo della diversità mettendone in luce la bellezza, la ricchezza, il valore aggiunto insito in tutto ciò che è unico.

Con Stefano Arienti abbiamo rintracciato in un suo lavoro “storico” l’idea originale di orgoglio, Bacio in piscina è una riflessione sull’uso del corpo. Uso che è politico, legato ad una rappresentazione spesso falsata, che deve tener conto dell’atavica contaminazione delle religioni o degli stereotipi sociali.

Dunque un corpo che, se vogliamo, è una prigione laddove non è libero di esprimersi. Arienti annulla il peso di un così grave concetto utilizzando un leggerissimo ed impalpabile medium: una carta traslucida che racchiude due figure abbracciate immerse in un calore caldo, rassicurante. Un’immagine avvolgente e leggera. Un significato forte racchiuso in un materiale fragile. Il fascino della tecnica esecutiva esalta il contrasto con i corpi pesanti, come pesante è il loro vissuto. Arienti ha spesso giocato con il contrasto lavorando anche in passato (Men and their environment  2005) su figure non convenzionali, proponendo immagini di uomini corpulenti e affatto aderenti al concetto comune di bellezza per scuotere false convinzioni e cliché banali e superati.

Diverso ma al contempo simile è il lavoro di Stefania Galegati Shines, simile perché lieve diverso perché più immediato e pungente. La Galegati con questo suo lavoro, inedito, si espande pienamente su tutta la manifestazione poiché le sue opere fotografiche sono diventate i manifesti stessi che “pubblicizzano” il Gay Pride. Lei raffinata e sensibile, mostra la vita dei quartieri popolari della città cogliendo la quotidianità più vera, in cui essere normali significa anche sopravvivere. La ricerca della normalità è al centro di queste immagini, dove però vengono riprese cose del tutto assurde come un pozzo sulla spiaggia, dove eventi casuali vanno a interagire con la normalità progettata della foto o dove due uomini sulla vespa diventano ‘coppia’ per via della posizione laterale di quello dietro. Dove il limite fra normalità e diversità si fa molto sottile e confuso. L’artista inserisce nelle immagini elementi poetici che attraggono e distolgono dalla brutalità del contesto, crea tableau vivant in cui tenta di scardinare pregiudizi e razzismi generati dall’ignoranza e dalla meschinità. Ci mette letteralmente la “faccia”: infatti suoi sono i bambini e suo è l’uomo che animano la scena. Manca lei, sembra, e invece, in un atto di ironia che sorprende, sostituisce se’ stessa con un giovane ragazzo…  ecco fatto, il genio dell’arte!

Alice Guareschi utilizza le parole come oracolo, gioca sulla sfuggevolezza del significato. Gioca sull’apparenza e sulla verità. Ancora una volta ricorrendo alla possibilità del linguaggio di ‘significare l’indicibile’. La scritta enigmatica e vagamente delfica proposta in mostra racchiude una distanza enorme tra significante e significato. Esattamente come talvolta esiste una distanza enorme tra ciò che è e ciò che appare. Tra ciò che siamo e ciò che di noi viene percepito.

Una soluzione irrisolta che allontana dalla verità. Un gioco linguistico che indica la molteplicità dei significati i quali a loro volta cambiano a seconda del loro utilizzo. Citando ancora una volta Wittgenstein potremmo dire che il senso della parola è posizionale e non essenziale, dunque generato da presupposti pratici e non teoretici. Esattamente come l’esistenza.

Domenico Mangano propone un lavoro inedito, una sorta di ‘Prisenti’ boettiano come quello del 1985 conservato al Museo Civico di Gibellina, uno striscione finemente ricamato che oltre al classico Rainbow simbolo LGBT reca lo slogan volutamente in siciliano CU AVI LINGUA PASSA U MARI, rappresentativo del gruppo di supporter, da lui stesso ideato, del Palermo Calcio. Mangano crea un cortocircuito inserendo in un contesto “machista” come quello del calcio una dichiarazione d’amore per la squadra del cuore da parte di un gruppo di supporter omosessuali.

La sua è un’opera fortemente relazionale, che cerca di stabilire un contatto con la squadra rivendicando l’autonomia e la forza di un legame affettivo, indipendentemente da dove esso provenga. Si può accettare o prendere la distanza da questa operazione, ma il legame resta comunque. La sfida sarà osservarne le evoluzioni. L’intuizione di Mangano si basa sulla potenza dell’aggregazione sociale come espediente per creare un legame, un’appartenenza, un’abitudine politica. Rende leggibile una realtà a molti incomprensibile affinché diventi un’espressione quotidiana della vita, convinto che l’arte può suggerire con leggerezza nuovi punti di vista anche in contesti insoliti.

Liliana Moro, coniuga in chiave Pride un precedente lavoro del 2011, Assalto ad un tempo devastato e vile; un semplice carrellino, elemento costante nelle ultime opere dell’artista, ricorda la strada come passaggio, come precarietà, la strada che apre un varco lasciando penetrare nelle viscere della città flussi di umanità invisibile, che sta ai margini.

I carellini che sono tutto il mondo dei clochard, degli artisti di strada e di tutti coloro che sono pellegrini, sono lo strumento simbolico con cui la Moro da’ voce a questa umanità. Restituisce dignità al loro modo nomade di vivere la quotidianità. Sublima con la sua arte ‘alta’ l’esistenza inconsistente della gente invisibile per la società, illuminandola con la poesia, regala la luce. L’artista sovrappone infatti al carrellino illuminato da un piccolo lampione bianco da giardino, il Raimbow, simbolo del Pride. tocco di luce pura. Senza scuse. Senza compromessi.

Un pensiero tagliente quello della Moro, addolcito dalla luminosità del colore che attenua e conforta.

Francesco Simeti, che compie una riflessione sottilissima sul confine che separa la normalità dalla follia. In fondo ciascuno di noi a volte esercita velatamente un pizzico di follia, e dunque l’artista indugia sulla dimensione patologica dell’essere. Il suo lavoro Volatili 2008 è la rappresentazione straordinariamente bella di questo confine tanto labile e ignoto.

Un wallpaper delicatissimo e floreale sul quale sono adagiati in un ossimoro concettuale i disegni, altrettanto straordinari, dei pazienti dell’istituto psichiatrico di San Colombano al Lambro. Un artista tra gli artisti. Un lavoro che mette in scena una normalità surreale, riscattata dall’arte. La stessa normalità che per molti è finzione, è mascherare continuamente la propria identità ammantandola agli occhi della gente.

Al contrario Simeti dialoga con il doppio, con la follia istintiva che libera dagli schemi consentendo di guardare e guardarsi con purezza attraverso la bellezza della verità.

dal 26 giugno al 16 luglio la mostra si sposterà presso le scuderie di Palazzo Sambuca, sede della Fondazione Sambuca

http://www.fondazionesambuca.org/it/home/

opening 

Sabato 16 giugno 19.30

Saturday June 16th 7:30 pm

PALERMO PRIDE VILLAGE

PARCO VILLA PANTELLERIA 

Vicolo Pantelleria, 10

Angolo V.le Strasburgo civ, 484 – 90134 Palermo

http://palermopride.it


info evento

CU AVI LINGUA PASSA U MARI

artisti: Stefano Arienti, Stefania Galegati Shines, Alice Guareschi, Domenico Mangano, Liliana Moro, Francesco Simeti
a cura di Francesco Pantaleone e con un testo di Francesco Pantaleone e Agata Polizzi

luogo: villa Pantelleria  e Cavallerizza di Palazzo Sambuca

Opening: Sabato 16 Giugno 2012 alle 19:30
durata: dal 16 giugno al 16 luglio 2012
orari: dal 16 giugno al 23 dalle 18:00 alle 24:00 dal 26 giugno al 16 luglio 16:00 / 20:00

E mentre anche nella capitale si festeggia il Pride, fra tredici giorni tocca all’olimpica Londra prossima ai Giochi del 27 luglio.

http://www.pridelondon.org/



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