Mafia: duplice omicidio tra clan mafiosi canadesi nel Palermitano, arrestati due fratelli

scaduti_orizzDue fratelli ritenuti vicini al mandamento mafioso di Bagheria sono stati arrestati dai carabinieri con l’accusa di aver ucciso i boss canadesi Ramon Fernandez Paz e Fernando Pimentel, i cui cadaveri carbonizzati sono stati ritrovati in un casolare di Casteldaccia, a una trentina di chilometri da Palermo. Gli arrestati sono Pietro e Salvatore Scaduto, di 49 e 51 anni. Dei due uccisi, entrambi destinatari di ordinanza di custodia cautelare nell’ambito dell’operazione antimafia ‘Argo‘ eseguita mercoledì dagli stessi carabinieri di Palermo, non si avevano più notizie dal 9 aprile scorso.

Le vittime sono state attirate con un tranello in una zona isolata nelle campagne di Casteldaccia e qui abbattute con almeno una trentina di colpi di pistola. Al delitto, con i due fratelli Scaduto, secondo i carabinieri hanno partecipato altre persone che non sono state ancora individuate. Della scomparsa di Fernandez Paz e di Pimentel, gli investigatori si erano resi conto nel corso dell’indagine ‘Argo’, e i due Scaduto ne erano già fortemente sospettati.

Il duplice omicidio sarebbe maturato nell’ambito della guerra in corso tra i clan mafiosi canadesi. Erano ricercati per un traffico di droga – ossicodone ed eroina – tra la Sicilia e il Canada. Fernandez era indagato anche per detenzione di armi. Secondo gli inquirenti, Fernandez non si sarebbe schierato nella lotta per il controllo del territorio tra due fazioni: quella del boss Vito Rizzuto e quella guidata da Raynald Desjardin. L’ordine dell’eliminazione di Fernandez e del suo fidato Pimentel sarebbe partito dal Canada fino a giungere ai due fratelli Scaduto, che hanno un passato tra le file di cosa nostra canadese e che avevano accolto Fernandez a Bagheria al momento della sua espulsione dal Canada dopo una condanna per racket e droga.

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È morta Agnese Borsellino, moglie del magistrato ucciso dalla mafia

agnese_borsellino_servizio_pubblico_NÈ morta all’età di 71 anni Agnese Piraino Leto, vedova del giudice Paolo Borsellino, ucciso dalla mafia nel 1992. A dare la notizia il fratello del magistrato, Salvatore, con un post su Facebook: ‘E’ morta Agnese. E’ andata a raggiungere Paolo. Adesso saprà la verità sulla sua morte’.

Agnese, figlia del presidente del tribunale di Palermo Angelo, si era sposata con Paolo Borsellino, allora giovane magistrato, il 23 dicembre 1968. Da loro matrimonio sono nati tre figli: Lucia, 44 anni, che oggi ricopre l’incarico di assessore regionale alla Sanità, Manfredi, 41 anni, attuale dirigente del commissariato di polizia di Cefalù, e Fiammetta, di 40.

‘Con dolore vero sincero e immenso apprendo la notizia della morte di Agnese Borsellino, donna di singolare esempio di attaccamento e fedeltà alle istituzioni, di grande coraggio e grande forza’, ha dichiarato il presidente della Regione Sicilia Rosario Crocetta. ‘L’ho incontrata circa tre settimane fa, in ospedale – ricorda Crocetta – la lucidità delle sue idee, la determinazione nel condurre una battaglia di giustizia, la voglia di verità contrastava con le condizioni del suo corpo indebolito dalla malattia, vissuta con consapevolezza e dignità. È morta una grande donna, un’eroina delle istituzioni che ha vissuto una delle tragedie più grandi che una persona possa vivere. Ricorderò sempre il sorriso della signora Agnese, la sua tranquillità e la sua consapevolezza delle ingiustizie profonde che ci sono nella società siciliana e italiana: la lotta alla mafia come valore da perseguire, come lotta per la libertà’.

La vedova Borsellino, che era ammalata da tempo, ha sempre tenuto un atteggiamento di grande riserbo insieme ai figli, limitandosi a presenziare a poche cerimonie pubbliche in ricordo del marito. Solo in occasione delle udienze del processo per la strage di via D’Amelio aveva riferito le confidenze e le preoccupazioni del marito alla vigilia dell’attentato del 19 luglio 1992. Fondamentale la sua deposizione rilasciata ai magistrati della Procura di Caltanissetta il 27 gennaio del 2010, nell’ambito della nuova inchiesta sulla strage di via D’Amelio. Agnese ricorda le parole che il 15 luglio 1992, otto giorni prima della strage, gli rivolse Paolo Borsellino: ‘Mio marito era sconvolto e mi disse testualmente: ‘Ho visto la mafia in diretta, perché mi hanno detto che il generale Subranni era punciutu’. E tre giorni dopo – continua Agnese – Paolo durante una passeggiata sul lungomare di Villagrazia di Carini mi disse che non sarebbe stata la mafia a ucciderlo, ma sarebbero stati i suoi colleghi e altri a permettere che ciò potesse accadere’.

I funerali saranno celebrati domani mattina a Palermo alle 9.30 nella chiesa di S. Luisa di Marillac. La Fondazione intitolata a Paolo Borsellino e a tutte le vittime della mafia ha messo a disposizione la mail info@progettolegalita.it ‘per raccogliere lì eventuali messaggi di testimonianza di affetto e considerazione per la signora Agnese che non ha mai smesso di chiedere, insieme ai figli, che sia fatta verità e giustizia’.

Messaggi di cordoglio sono stati espressi dal mondo delle istituzioni e della politica.

Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano: ‘
Ho appreso con grande commozione e tristezza la notizia della scomparsa di Agnese Borsellino, degna e ammirevole consorte del grande magistrato divenuto con il suo sacrificio simbolo sempre vivo della lotta contro la mafia. Desidero ricordare di Agnese Borsellino la esemplare sobrietà e misura in tutte le occasioni di pubblica celebrazione della figura del marito, la personale gentilezza e amichevolezza sempre mostrata nei miei confronti. Partecipo con forti sentimenti di vicinanza al dolore dei famigliari, e in particolare del figlio Manfredi, che ha raccolto l’esempio paterno di dedizione e servizio allo Stato’.

La presidente della Camera, Laura Boldrini:’Esprimo l’affettuosa vicinanza mia e della Camera dei deputati ai familiari di Agnese Borsellino. La riservata fermezza della sua battaglia per la legalità, la tenacia con la quale ha reclamato giustizia, ne hanno fatto già da tempo un simbolo della lotta contro le mafie. È stata una delle voci dell’Italia che continua a chiedere verità’.

Il presidente del Senato Pietro Grasso: ‘
Agnese Borsellino non ha mai smesso di cercare verità e giustizia, ci mancherà’. E a Lucia, Manfredi e Fiammetta, figli di Agnese e Paolo Borsellino: ‘Con commozione mi stringo ai voi nel dolore per la scomparsa di Agnese. Vi mancherà, come ogni genitore a ogni figlio, e mancherà anche a me, a noi che la avevamo conosciuta così coraggiosa eppure discreta, così forte di animo in un corpo minuto. Il suo desiderio di verità e giustizia rimane intatto’.

Il ministro dell’Interno, Angelino Alfano: ‘Chi lascia nella vita degli altri un segno indelebile, non scompare per sempre. Esprimo profondo cordoglio per la scomparsa di una donna forte e coraggiosa, che ha cresciuto i suoi figli nel rispetto di quegli ideali di democrazia e di giustizia, pilastri fondanti della famiglia, ancor prima che della società. Mi unisco affettuosamente ai dolore dei suoi cari’.

Il ministro della Giustizia Annamaria Cancellieri: ’Una donna dolce e mite che sapeva essere intellettualmente intransigente e radicale nel continuare, in altri modi, la lotta alla mafia portata avanti da suo marito e nel sostenere le ragioni della legalità contro quelle del sopruso, della violenza e del malaffare’. Cancellieri esprime le sue ‘più sentite condoglianze ai figli Lucia, Manfredi e Fiammetta’. ‘Sono profondamente addolorata per la scomparsa della signora Borsellino una donna straordinaria che avevo avuto modo di conoscere e di apprezzare in questi ultimi anni. Una donna che da un corpo fragile e provato dalla malattia sapeva sprigionare una forza morale e spirituale che raramente ho visto’.

Il ministro della Funzione Pubblica Gianpiero D’Alia: ‘Esprimo il mio cordoglio e quello dell’Udc siciliana a Lucia Borsellino e a tutta la sua famiglia. La Sicilia e i siciliani non dimenticheranno il suo stile e la lezione di vita che ha saputo trasmettere in questi anni’.

L’Anm: 
Agnese Piraino Leto, vedova di Paolo Borsellino, è stata una ‘donna che seppe accompagnare il marito nelle sue spesso difficili scelte di vita e che anche dopo il suo barbaro assassinio trovò la forza e il coraggio di spendersi nell’impegno civile in difesa della democrazia e della legalità. L’Anm esprime alla famiglia il cordoglio e la vicinanza di tutti i magistrati italiani’.

Walter Veltroni: ‘
Una donna coraggiosa, tenace, discreta: la morte di Agnese Borsellino è una notizia dolorosa. È stata per tanti anni un esempio per il suo attaccamento alle istituzioni e per la tenacia con cui ha chiesto la verità sulla morte del marito. Ventuno anni dopo la morte di Paolo Borsellino è ancora avvolta da terribili misteri e dubbi dalla scomparsa dell’agenda rossa del magistrato antimafia alle vere responsabilità della strage di via D’Amelio attorno alle quali si è giocata una partita di nebbie e depistaggi. Credo che dobbiamo ad Agnese Borsellino e alla sua straordinaria figura l’impegno a rendere sempre più forte e centrale la lotta alla mafia e alla ricerca di una verità definitiva sulla terribile stagione delle stragi’.

Antonio Di Pietro: ‘
Oggi è un giorno di lutto. Abbiamo appreso con dolore la notizia della morte di Agnese Borsellino. Ci stringiamo con infinito affetto ai suoi familiari. Di Agnese Borsellino ricorderemo sempre tutto il suo impegno per la legalità, il suo coraggio nella lotta alla mafia, la sua dedizione nella ricerca della verità e la sua dignità nel dolore. È stata una donna che ha sempre creduto fermamente nella giustizia e nelle istituzioni. Per questo anche a nome suo, continueremo a chiedere, sempre senza alcun tentennamento, verità e giustizia su una delle pagine più buie della nostra storia’.

L’Associazione dei familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili: ’In questi anni la testimonianza della vedova Borsellino è stata molto importante, e crediamo determinante per capire quanto il giudice nei giorni che hanno preceduto la sua morte fosse cosciente del pericolo corso, ma mai avesse fatto un passo indietro sicuro di essere nel giusto nel cercare di impedire con ogni mezzo una trattativa ignobile’.

Giorgia Meloni e Ignazio La Russa.
 ’Ci lascia un pezzo della memoria d’Italia. Visse la sua vita con fermezza e dignità nel ricordo di Borsellino che solo la destra italiana onorò già in vita votandolo come Presidente della Repubblica’, ha scritto su twitter Ignazio La Russa, presidente del movimento Fratelli d’Italia-centrodestra nazionale. Il capogruppo alla Camera di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni: ‘Addio Agnese Borsellino, moglie e madre coraggio, esempio di forza per ogni italiano. Nel suo nome continueremo a chiedere verità e giustizia’.

Su TwitterPaolo BorsellinoAgnese Borsellino

Sicilia, M5S in rottura con Crocetta: ‘La rivoluzione è finita prima di cominciare’

Rosario Crocetta for president‘Anche in Sicilia ormai il modello è quello dell’inciucio Pd-Pdl. Il governo Crocetta ha preso una strada di rottura col Movimento. La rivoluzione di Crocetta è finita prima di cominciare’. E’ l’analisi dei 15 deputati 5stelle dell’Assemblea regionale siciliana.

I 5stelle parlano di ‘rottura’ dopo avere elaborato ‘una serie di episodi’ avvenuti nelle ultime settimane. L’ultimo, in ordine di tempo, è accaduto ieri in Assemblea, dove la commissione Finanze, dice all’ANSA il deputato Salvatore Siragusa, ‘ha cestinato tutti i nostri emendamenti al bilancio, tra cui quelli sul reddito di dignità e il microcredito alle piccole e medie imprese’. ‘Non li hanno neppure guardati, nessun dibattito, presi e buttati’, aggiunge il parlamentare.

‘Da parte del governo c’è una chiusura totale nei nostri confronti – avverte il deputato – Avrebbe potuto cercare un compromesso, ma niente. Nessun rapporto e nessun dialogo. Stanno abbandonando il ‘modello Sicilia‘, se mai è esistito, in nome dell’inciucio col Pdl, in linea con quanto sta avvenendo a Roma‘. Il cambio di rotta del governo, sostiene Siragusa, ‘emerge da tanti altri indizi: dal voto sulla preferenza di genere ai sorrisi tra Crocetta e Berlusconi a Montecitorio, fino al linguaggio dispregiativo usato dal presidente della Regione nei nostri confronti in occasione del voto per il Capo dello Stato’.

Che la luna di miele sia finita si evince anche dal blog di Beppe Grillo che pubblica sulla homepage un articolo di ‘LinkSicilia’ che fa una analisi dei rapporti tra il Movimento e Crocetta. ‘E’ come se quel resoconto l’avessimo scritto noi – incalza Siragusa – Ci siamo confrontati all’interno del gruppo e ci siamo resi conto che il governo e la maggioranza hanno preso un’altra strada‘.

‘Sono veramente dispiaciuto per le affermazioni del Movimento 5 Stelle rispetto a presunte rotture con loro. Il dialogo per me è sempre aperto, con loro e con tutti i gruppi parlamentari, un dialogo sui fatti, sui contenuti, sui valori e sull’obiettivo comune di fare rinascere la Sicilia e farla uscire dalla situazione drammatica che vive’. Così il presidente della Regione Sicilia Rosario Crocetta ribatte ai deputati regionali dell’M5S.

Antonio Ingroia trasferito ad Aosta: ‘provvedimento obiettivamente punitivo’

Antonio Ingroia

Antonio Ingroia (Photo credit: flavio.leone)

L’ex pm di Palermo Antonio Ingroia è stato trasferito alla procura di Aosta come sostituto. Lo ha deciso il plenum del Csm con 19 voti a favore e 7 astenuti. Si è quindi preferito derogare alla circolare del Csm che stabilisce che chi si candida non può tornare a fare il pm che non alla legge sul sovrannumero, visto che al tribunale di Aosta sarebbe in sovrannumero, mentre in Procura c’è un posto.

 L’ex pm aveva inviato al Csm una richiesta per essere ascoltato sulla questione del trasferimento, ma il plenum del Consiglio è passato direttamente al voto che ha decretato lo spostamento del magistrato alla procura aostana. «C’è un orientamento contrario ad un ritorno della pratica in Commissione e a un audizione in plenum», ha spiegato il vicepresidente del Csm, Michele Vietti. Aosta è l’unica circoscrizione in cui Ingroia, che ha preso parte alle scorse elezioni politiche con Rivoluzione civile, non si è candidato.

‘C’è poco da commentare’, ha detto l’ex pm, che si è detto ‘amareggiato’ e ‘deluso’ per un ‘provvedimento obiettivamente punitivo‘. ‘Il Csm ha fatto le sue scelte e le sue valutazioni. Io farò le mie. Ha scartato ogni opportunità affinché venisse valorizzata la mia esperienza e professionalità e ora farò io le mie valutazioni e le mie scelte’. Anche lasciare la magistratura? ‘C’è anche questa in uno spettro molto ampio di possibilità’. ‘Era una decisione che era nell’aria – ha aggiunto – Ritengo che questo non sia il modo migliore per valorizzare la mia professionalità, acquisita in 25 anni di magistratura‘.

Ritenevo poco utile e poco funzionale rispetto alla mia esperienza, l’assegnazione ad Aosta‘, ha proseguito Ingroia. ‘Il fatto poi che sia stato assegnato nella funzione di pubblico ministero, dimostra che le regole non erano così inflessibili e che qualche eccezione si poteva fare’. Insomma, aumentano anziché diminuire le perplessità rispetto alle scelte del Csm. ‘Adesso attendo che mi venga notificato il provvedimento per prendere a mente fredda le mie decisioni’.

Contro il suo trasferimento, Ingroia può ora percorrere un’unica strada, oltre alle dimissioni dalla Magistratura: quella del ricorso alla giustizia amministrativa. Tutti gli atti del Csm, infatti, sono impugnabili davanti ai Tar e al Consiglio di Stato. Se volesse, l’ex procuratore aggiunto di Palermo potrebbe anche presentare ricorso contro il no all’autorizzazione a rivestire l’incarico di presidente di ‘Riscossione Sicilia‘, dopo che la decisione presa mercoledì dalla terza commissione del Csm sarà ratificata dal plenum.

 

 

No del Csm all’incarico di Ingroia a presidente di Riscossione Sicilia spa

antonioingroia-2L’ex pubblico ministero di Palermo, Antonio Ingroia, reduce dal fallimento di Rivoluzione Civile alle ultime elezioni politiche, a non può andare a presiedere la Riscossione Sicilia Spa, la società che riscuote le tasse per la Regione Sicilia, incarico offerto dal governatore siciliano Rosario Crocetta. A negare l’autorizzazione a ricoprire l’incarico è stata la Terza commissione del Consiglio superiore della magistratura (Csm). Il magistrato aveva chiesto il collocamento fuori ruolo e l’aspettativa. Già in casi analoghi precedenti il Csm non era stato favorevole a concedere a magistrati di ricoprire incarichi dirigenziali nelle Asl, all’Agenzia delle Entrate o presso delle Authority.

Ingroia, dopo la parentesi politica con Rivoluzione civile che gli ha impedito l’ingresso in Parlamento, era stato assegnato, sovra numero, alla Procura di Aosta. Dal Csm i segnali negativi sull’autorizzazione da concedere al magistrato erano già arrivati ieri quando si era diffusa la voce che l’aspettativa del magistrato avrebbe potuto essere respinta non considerando ‘migliorativo’ il ruolo del magistrato nell’ente pubblico siciliano. Ma si trattava di indiscrezioni non ancora confermate, visto che la terza sezione del Csm non ha ancora diffuso le motivazioni del rigetto.

Intervistato da Sky, il magistrato si è limitato laconicamente a rispondere: ‘Non conosco le motivazioni del Consiglio superiore della Magistratura e non commento’.

Il no da parte della commissione si baserebbe su una serie di casi analoghi in cui a magistrati era stata negata l’autorizzazione per incarichi nella pubblica amministrazione. Il più recente risale a gennaio di quest’anno quando a Maria Cristina Motta non è stato consentito di andare a fare il direttore amministrativo alla Asl di Verona . Altri due casi a maggio del 2010, quando a Sergio Casarella fu negato un incarico alla direzione centrale del personale dell’Agenzia delle entrate, e a settembre del 2009 quando Salvatore Cirignotta non fu autorizzato a fare il direttore generale della Asl di Palermo. A questo punto appare scontato il sì del plenum all’incarico, per Ingroia, di giudice ad Aosta.

La prima reazione politica, la più sfottente, è di Maurizio Gasparri, vicepresidente del Senato del Pdl che su Twitter scrive: ‘Rivoluzionario sconfitto, gabelliere mancato, aostano per forza? Dura la vita di Ingroia. Un tempo superstar, oggi ramingo bocciato’.

Era stato il governatore siciliano in persona, Rosario Crocetta, ad offrire la poltrona del corrispettivo isolano di Equitalia al leader di Rivoluzione civile, reduce dal flop elettorale del 24-25 febbraio dopo essersi messo in aspettativa dalla magistratura. Scaduta quest’ultima, il Csm aveva imposto ad Ingroia il ritorno alla toga, ma in Valle d’Aosta.

La nomina di Ingroia a Riscossione Sicilia, oltre che a molti esponenti del Pdl e, in generale, di area centrodestra, aveva suscitato le reazioni stizzite del Codacons, l’agguerrita associazione dei consumatori che aveva definito Ingroia incompatibile con l’incarico. E festeggia, non proprio a sorpresa, anche il segretario dell’Udc Sicilia, Gianpiero D’Alì, che sostiene la giunta Crocetta in Sicilia, che sarcastico afferma: ‘In Guatemala no, in Parlamento neppure, ad Aosta men che meno. In Sicilia si. A quanto pare il ‘moto di rivoluzione di Antonio Ingroia sembra essersi arrestato. Speriamo sia la volta buona, nell’interesse della pubblica amministrazione e dei siciliani’.

Su Ingroia però arriva pure il fuoco amico. Salvatore Borsellino, fratello del giudice ucciso nella strage di Via D’Amelio, ha di fatto definitivamente scaricato l’ex-pm di Palermo: ‘Per la verità preferivo Ingroia quando faceva il suo lavoro di magistrato e lo faceva in maniera egregia, mentre su Ingroia politico preferisco non pronunciarmi’, ha concluso sibillino. E non è l’unico del suo giro a prenderlo di mira. Tra i compagni dell’Idv il primo era stato il Sindaco di Napoli Luigi De Magistris che, all’indomani della debacle elettorale di Rivoluzione Civile aveva scaricato la responsabilità della sconfitta sull’ex-pm della trattativa.

Ingroia accetta l’incarico e va a dirigere Riscossione Sicilia

Antonio-Ingroia1Dall‘inchiesta sulla Trattativa Stato – mafia alla gestione della riscossione delle tasse in Sicilia. In mezzo la parentesi sfortunata da candidato premierDopo tre incontri e altrettanti caffè, alla fine Antonio Ingroia ha accettato l’incarico gentilmente offertogli dal governatore della Sicilia Rosario Crocetta. Come raccontato dal fattoquotidiano.it, il presidente siciliano e l’ex procuratore aggiunto di Palermo si erano già incontrati diverse volte durante la scorsa settimana. ‘Niente che sia al momento di pubblico dominio’ avevano dichiarato i diretti interessati. Ma alla fine l’ultimo incontro, quello di stamattina, è stato decisivo. E l’oggetto dei continui rendez – vous tra l’ex candidato premier e Crocetta è diventato ufficiale: Ingroia ha accettato di andare a dirigere Riscossione Sicilia, l’ex Serit, l’azienda partecipata della Regione Sicilia che si occupa della riscossione dei tributi sull’isola. La società, che appartiene al 90 per cento alla Regione e al 10 per cento ad Equitalia, era finita nel mirino del governatore siciliano, che pochi giorni fa aveva denunciato “pesanti irregolarità” nella gestione della riscossione gabellare. Sprechi e buchi nei conti di Riscossione Sicilia su cui da oggi dovrà mettere il naso l’ex procuratore aggiunto dell’antimafia palermitana, già candidato premier con Rivoluzione Civile.

‘Ingroia ha preferito il caffè siciliano a quello che fanno in Val d’Aosta‘ ha scherzato Crocetta annunciando l’accordo con l’ex procuratore aggiunto. ‘Con Ingroia c’è anche un dialogo politico, dato che mi piacerebbe portare nel mio movimento, Il Megafono, quell’area di sinistra che si è riconosciuta in lui alle ultime politiche’ ha continuato il governatore, entusiasta per il nuovo ingaggio super star della sua squadra. ‘Ho ritenuto più opportuno accertare l’incarico di Crocetta, dato che come anticipato dal presidente la società versa in una situazione di opacità. E tra l’ altro la gestione delle imposte e la lotta alla corruzione si pongono in continuità con la mia battaglia politica’ ha detto invece Ingroia, rilasciando le prime dichiarazioni nell’inedita veste di manager regionale al fattoquotidiano.it

Dopo l’esperienza in politica con Rivoluzione Civile, conclusasi con un magro risultato che ha tenuto il movimento fuori dal Parlamento, Ingroia avrebbe dovuto decidere se rimanere o meno in magistratura dopo la scadenza del periodo di aspettativa per motivi elettorali. La terza commissione del Csm aveva proposto di assegnare Ingroia in Val D’Aosta, presso il tribunale di Aosta, come giudicante. La Val d’Aosta è l’unica Regione dove Ingroia non si è candidato con Rivoluzione Civile alle ultime elezioni politiche e quindi secondo la legge è l’unica sede in cui il magistrato palermitano può tornare a indossare la toga per i prossimi cinque anni. Mercoledì il plenum di Palazzo dei Marescialli avrebbe dovuto esprimersi sulla questione. Ma nonostante all’inizio Ingroia sembrava avesse accettato obtorto collo la proposta, in seguito aveva frenato. ‘Val d’Aosta? Bel posto, ma ci andrò soltanto in vacanza’ aveva dichiarato solo pochi giorni fa. Adesso il Csm dovrà valutare la richiesta di collocazione fuori ruolo del magistrato, che da presidente del cda di Riscossione Sicilia dovrebbe guadagnare circa 50 mila euro all’anno. ‘Penso che vista la mia esperienza – ha proseguito Ingroia – sia più utile il mio impegno al vertice di Riscossione Sicilia, piuttosto che un pre pensionamento d’oro da giudicante in sovra numero ad Aosta’. Di fronte all’ipotesi di un lustro tra stambecchi e capre delle Alpi, alla fine il pm ha optato per una carriera da manager delle imposte nella sua isola.

(fonte ilfattoquotidiano)

Torna a Palermo la mostra ‘La Zagara’

la mostra 'La Zagara' 2013Torna a Palermo la mostra ‘La Zagara‘. Giunta alla sesta edizione, con più di centomila visitatori, la mostra di piante rare e inusuali si terrà anche quest’anno nella splendida cornice naturale dell’Orto Botanico, il giardino scientifico più famoso d’Europa con le sue collezioni di piante tropicali e subtropicali.

L’Orto Botanico ospiterà espositori provenienti da tutta Italia che proporranno piante esotiche, rare e da collezione il 5-6-7 aprile 2013, (ore 9-19, ingresso 3 euro). Oltre alle zagare, simbolo della sicilianità, anche pelargoni, plumerie, collezioni di gelsomino, rose antiche e storiche, piante aromatiche e quelle antiche da giardino.

Super confisca alla mafia, oltre un miliardo e trecento milioni sequestrati a prestanome di Messina Denaro

Photofit of fugitive Mafia boss Matteo Messina...

Photofit of fugitive Mafia boss Matteo Messina Denaro (Photo credit: Wikipedia)

Ammontano ad oltre un miliardo e trecento milioni di euro i beni che la Direzione investigativa antimafia sta confiscando in queste ore in Sicilia nei confronti di un unico soggetto. L’operazione, la più cospicua mai effettuata in Italia, ‘colpisce al cuore l’aria grigia di Cosa nostra’.

La mega confisca di beni sta riguardando la Sicilia occidentale, la Lombardia, il Lazio e la Calabria. I sigilli sono stati apposti ai patrimoni riconducibili a Vito Nicastri, 57 anni di Alcamo (Trapani), imprenditore leader nel settore della produzione di energia fotovoltaica ed eolica. Nicastri, coinvolto, dicono gli investigatori, in numerose vicende, anche di rilievo penale, si sarebbe ‘relazionato costantemente con esponenti di Cosa nostra’. Le indagini economico-finanziarie, condotte dalla Dia, hanno consentito, secondo l’accusa, di stabilire che la posizione di vertice nel settore dell’energia alternativa da parte dell’imprenditore è stata acquisita grazie alla ‘contiguità consapevole e costante agli interessi della criminalità organizzata’. Nicastri secondo la Direzione investigativa antimafia ‘attraverso una tumultuosa dinamica degli affari ha intrattenuto rapporti anche con società lussemburghesi, danesi e spagnole’. Per gli inquirenti ‘tale vicinanza ai più noti esponenti mafiosi, ha favorito la sua trasformazione da elettricista a imprenditore specializzato nello sviluppo di impianti di produzione elettrica da fonti rinnovabili, facendogli assumere una posizione di rilievo nelle regioni del Meridione‘.

Vicino a Messina Denaro. ’Vito Nicastri, l’imprenditore trapanese delle energie rinnovabili colpito da un provvedimento di confisca beni per un valore di un miliardo e 300 milioni, viene ritenuto dalla Dia vicino a esponenti mafiosi collegati con il boss latitante Matteo Messina Denaro. Nel corso delle indagini sono state riscontrate, inoltre, relazioni con i clan che operano nel messinese e nel catanese ed anche con la ‘ndrangheta calabrese, in particolare con le ‘ndrine di Platì, San Luca ed Africo del reggino. La vicinanza dell’imprenditore con il boss trapanese trova riscontro anche nell’interessamento alle vicende imprenditoriali del ‘re’ dell’eolico da parte dei boss Salvatore e Sandro Lo Piccolo, come testimoniano i ‘pizzini’ scoperti in occasione del loro arresto nel covo di Giardinello (Palermo). Nicastri, che aveva interessi economici anche all’estero, era già stato coinvolto nel passato in alcune inchieste antimafia. In particolare nell’operazione ‘Eolo’, che aveva svelato il coinvolgimento di cosa nostra nel lucroso affare della realizzazione delle centrali eoliche in provincia di Trapani, la zona controllata proprio da Matteo Messina Denaro. La confisca record dei beni all’imprenditore si aggiunge agli ultimi sequestri della Dia nel trapanese, che mirano a fare ‘terra bruciata’ attorno al superboss. Il provvedimento contiene anche l’applicazione della misura di prevenzione personale nei confronti di Nicastri, al quale è stata inflitta la sorveglianza speciale con obbligo di dimora nel comune di residenza (Alcamo), per la durata di tre anni.

‘La maxiconfisca fatta dal tribunale di Trapani del patrimonio dell’imprenditore Vito Nicastri conferma l’enorme giro d’affari costruito dalla mafia sull’eolico. Un business che ha alimentato il sistema criminale e di potere di Cosa nostra. Da qualche anno la musica è cambiata nel settore delle energie alternative, la Regione Siciliana sta facendo un importante lavoro di controllo e pulizia che va portato fino in fondo’. Lo dice il senatore Giuseppe Lumia. ‘Adesso – aggiunge – è fondamentale che lo Stato sia capace di garantire, nel più breve tempo possibile, il riuso sociale e produttivo di questi beni. Col riuso, infatti, la società civile si riappropria del maltolto e lo trasforma in risorsa di legalità e sviluppo per il territorio’.

La Sicilia abolisce le province, sospese le elezioni di fine maggio

Rosario-Crocetta-Presidente-della-Regione-Sicilia-Ha-vinto-le-elezioni-del-28-ottobre-2012-586x318Abolite le Province regionali in Sicilia. L’Ars (Assemblea regionale sicilianaha approvato un maxi-emendamento della maggioranza che sospende le elezioni previste a fine maggio; manca solo il voto finale al ddl. Gli enti saranno commissariati ed entro l’anno dovranno essere sostituiti, con una nuova legge, da liberi consorzi di comuni.

‘L’abolizione delle Province è la vittoria del governo e della maggioranza; do atto anche ai 5stelle di avere votato la norma che abbiamo proposto. Si tratta della prima tappa della rivoluzione: oggi ha vinto il modello Sicilia’. Così il governatore Rosario Crocetta commenta a caldo l’approvazione in Assemblea del maxi-emendamento che cancella il voto per le Province e che saranno sostituite, con una nuova legge, con liberi consorzi tra comuni ed elezione di secondo livello.

La riforma delle Province ha avuto il via libera dal parlamento siciliano. Oggi pomeriggio (mercoledì 20 marzo) l’Aula si riunirà alle 16 per il voto finale. E così non solo esce indenne la maggioranza del governo Crocetta, ma i rapporti tra il governatore e i grillini appaiono sempre più saldi.

La legge prevede che entro il prossimo 31 dicembre sia approvata una norma che definisca il modello di Consorzi di comuni in sostituzione delle Province, con elezioni di secondo livello, ovvero non attraverso le elezioni amministrative, ma attraverso il voto dei rappresentanti dei Comuni che compongono il Consorzio. Nel frattempo, le attuali nove Province verranno commissariate. Quindi, niente più elezioni provinciali a maggio.

Gongolano i grillini: ‘A buon diritto possiamo definirla una delle vittorie politiche del movimento che ha riportato sui giusti binari una discussione che aveva preso un’altra direzione’. Per Crocetta, invece, è ‘la prima tappa di una rivoluzione importante e sulla quale la maggioranza si è ritrovata compatta più che mai con un sostegno concreto sulle riforme’. ‘I 5stelle non sono come gli indignados spagnoli, hanno scelto di partecipare, sono stati eletti e ora hanno il preciso dovere di confrontarsi con le istituzioni. Devono dare la possibilità di fare un governo”. Lo ha detto il presidente della Regione Sicilia Rosario Crocetta a Coffee Break, su La7. Anche l’Udc manifesta soddisfazione per l’abolizione delle Province ‘perché la loro soppressione è da sempre un tema del nostro programma’.

Altra musica suona dal’opposizione. I deputati del Gruppo Lista Musumeci all’Ars: ‘Crocetta ottiene due risultati: consegnare ai fidati commissari proconsoli il compito di gestire per un anno le Province e preparare per il prossimo anno la gestione dei liberi consorzi agli apparati dei partiti’. Rincara la dose Roberto Di Mauro, capogruppo del Partito dei siciliani-Mpa all’Ars: ‘Siamo palesemente di fronte ad una legge-manifesto, partorita in una trasmissione tv senza verificare le necessità del territorio’.

‘Questo passaggio storico e’ il frutto del lavoro del Movimento cinque stelle’, rivendica il capogruppo grillino Giancarlo Cancelleri. ‘Una svolta per la Sicilia e per il Paese‘, insiste il segretario del Pd Giuseppe Lupo.

Intanto per giovedì è stata convocata la commissione Affari istituzionali per esaminare il testo sul voto nei Comuni che prevede la doppia preferenza di genere e la doppia scheda per l’elezione del sindaco e del consiglio comunale. Le amministrative sono fissate per fine maggio.

Il porto di Palermo nelle mani della mafia, sequestri da parte della Dia

Dia- direzione investigativa antimafiaNon è bastata la sospensione degli amministratori, scattata un anno fa. Il tribunale Misure di prevenzione ha disposto il sequestro delle cinque società che gestiscono in regime di monopolio le merci e tanti altri servizi all’interno dei porti di Palermo e Termini Imerese. ‘Sono ancora sotto l’influenza di Cosa nostra‘, questo dicono le indagini del centro operativo Dia del capoluogo siciliano. Il provvedimento riguarda la ‘New port spa‘ e le altre due sigle che ne hanno preso il posto, la ‘Portitalia srl‘ e la ‘Tcp-Terminal containers Palermo srl‘. Poi anche la ‘Compagnia servizi portuali srl‘ e la ‘Tutrone società cooperativa arl‘.
Il tribunale presieduto da Silvana Saguto ribadisce: ‘Ci sono sufficienti indizi per ritenere che le anzidette società siano nella disponibilità effettiva degli appartenenti all’associazione criminosa denominata Cosa nostra e che le quote siano intestate solo fittiziamente ai titolari, che svolgono la mera funzione di operai’.

I primi concreti sospetti di infiltrazioni mafiose al porto di Palermo erano sorti dieci anni fa: l’allora prefetto di Palermo aveva chiesto conto e ragione della presenza di due mafiosi di rango tra le fila della ‘New port’. Ma all’epoca non accadde nulla. Due anni dopo, ci provò un componente del consiglio di amministrazione a sollevare il caso. I mafiosi, però, sono sempre rimasti al porto. Non erano solo due: le indagini della Dia, coordinate dal procuratore aggiunto Vittorio Teresi, hanno fatto emergere ben 24 presenze sospette fra i 218 soci lavoratori della ‘New port’. Quattro sono risultati affiliati o contigui alle famiglie mafiose: Antonino Spadaro (classe 1956), Antonino Spadaro (classe 1948), Maurizio Gioè e Girolamo Buccafusca.

Non è stata un’indagine semplice. Durante gli accertamenti è arrivata anche una pesante lettera anonima, che minacciava di morte il capo-centro della Dia di Palermo, il colonnello Giuseppe D’Agata, il senatore Giuseppe Lumia e l’inviato del settimanale ‘l’Espresso’ Lirio Abbate. Tutti e tre si sono occupati delle infiltrazioni di Cosa nostra nella ‘New port’. Così, dopo anni di omertà al porto, sono emerse le prime verità.

Nel giugno 2011, i boss aveva tentato una spregiudicata operazione di restyling, svuotando la ‘New port’ a beneficio di ‘Portitalia’ e ‘Tcp’. Furono costituite lo stesso giorno, e soprattutto dagli stessi soci fondatori. L’operazione non è sfuggita al tribunale Misure di prevenzione, che prima ha fatto scattare la sospensione degli amministratori e dopo un anno, il sequestro delle società.

(fonte la Repubblica)

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