E’ morto Giulio Andreotti. Aveva 94 anni

andreotti giulio

E’ morto Giulio Andreotti. Il senatore a vita si è spento oggi alle 12 e 25 nella sua abitazione romana. Lo hanno reso noto i suoi familiari. Aveva compiuto 94 anni il 14 gennaio scorso. I funerali del senatore a vita si svolgeranno domani pomeriggio a Roma.

La Bbc, con un flash, è stato il primo organo di informazione straniero a rilanciare la notizia della sua scomparsa. ‘Giulio Andreotti, sette volte primo ministro italiano, è morto all’età di 94 anni’. Il testo è apparso con  una breaking news su sfondo rosso sul sito web del servizio pubblico britannico e sul canale tv Bbc World.

LA CARRIERA POLITICA - Tra i protagonisti della vita politica italiana della seconda metà del XX secolo, Andreotti è stato tra gli uomini più importanti della DcDemocrazia Cristiana dalla Costituente all’inizio degli anni Novanta, quando tangentopoli la Dc la spazza via. Presidente del Consiglio per 7 volte, senatore a vita, ha ricoperto numerosi incarichi di governo: otto volte ministro della Difesa, cinque degli Esteri e due delle Finanze, bilancio e industria. Infine passò anche per il Tesoro, l’Interno e le Politiche comunitarie. La sua carriera inizia già alla fine della Seconda Guerra Mondiale, quando al seguito di Alcide De Gasperi diventa membro della Costituente nel 1946.  Fu De Gasperi ad introdurlo nella scena politica nazionale, designandolo quale componente della Consulta nazionale nel 1945 e successivamente favorendone la candidatura alle elezioni del 1946 all’Assemblea Costituente.

Andreotti iniziò a 20 anni a fare politica nelle fila della Fuci, la Federazione universitaria cattolica italiana che allevò tante leve dello Stato del dopoguerra come Aldo Moro, Francesco Cossiga, Giuseppe Dossetti e Giuseppe Lazzati. Fu Alcide De Gasperi nel 1946, a volerlo nell’Assemblea Costituente e, successivamente, candidato, con le prime elezioni libere. Da allora è sempre stato eletto in Parlamento, fino al 1991, quando l’allora presidente della Repubblica Cossiga lo nomina senatore a vita.

Per Andreotti, la figura di De Gasperi, leader del Partito Popolare e poi fondatore della Democrazia Cristiana, fu quella di un maestro e di un apripista (per quanto avesse riferito su di lui agli Alleati) tanto che già nel 1947, dietro la sollecitazione di Giovanni Battista Montini, dal 1963 papa Paolo VI, lo nominò sottosegretario dalla presidenza del consiglio. Forte dei voti che gli derivavano dal radicamento nella circoscrizione laziale (e a cui, dal 1968, si aggiunse il supporto siciliano del ‘grande elettore’ Salvo Lima con tutti gli strascichi giudiziari degli anni Novanta), Andreotti sapeva sfoderare capacità diplomatiche che lo resero centrale in più di un’occasione.

Quella ricordata con maggiore frequenza è il sabotaggio della cosiddetta ‘operazione Sturzo’. Era il 1952 e a Roma si preparavano le elezioni amministrative in cui la Dc sembrava in aria di presentare una lista capeggiata da Luigi Sturzo e appoggiata da monarchici e postfascisti. Ad Andreotti era chiaro che una mossa del genere avrebbe innescato una crisi di governo, vista la contrarietà espressa da liberali, repubblicani e socialdemocratici. E così si attivò presso papa Pacelli, Pio XII, sfruttando i buoni servigi della sua più stretta collaboratrice, suor Pascalina. Ottenne l’effetto di bloccare il progetto politico dal futuro catastrofico e guadagnò punti sul suo padrino politico, De Gasperi, che invece aveva fallito nello stesso intento.

Il 1954, l’anno in cui De Gasperi muore, è anche quello in cui Andreotti diventa per la prima volta ministro. A 35 anni si ritrova a capo degli interni, il ministero della pubblica sicurezza, ed è proprio il periodo in cui – tra delitto Montesi (dal cognome di una ventunenne, Wilma, trovata senza vita nel 1953 sulla spiaggia di Torvaianica) e scandalo Giuffré su attività finanziarie truffaldine che pur lo lambirono – videro uscire di scena alcuni suoi concorrenti, come Attilio Piccioni, il cui figlio rimase coinvolto nella vicenda della ragazza romana.

Arrivarono i tempi dei dossieraggi dei servizi segreti e i venti di golpe. La fine degli anni Cinquanta coincise con la conquista di un’altra roccaforte di potere, il ministero della difesa, e qui rimase fino a quando scoppiò un altro scandalo. Fu quello dei dossieraggi del Sifar al tempo del generale Giovanni de Lorenzo, 150 mila fascicoli su politici, sindacalisti, intellettuali e altre personalità pubbliche – a iniziare dal candidato al Quirinale Giovanni Leone e soprattutto da sua moglie Vittoria – che avrebbero dovuto essere distrutti in un inceneritore di Fiumicino e che invece vennero in parte ritrovati nell’archivio uruguaiano della P2.

A questa vicenda si aggiunse la preoccupazione destata dal ‘Piano Solo’ che nel 1964 aveva fatto temere il golpe e il cui scopo politico ultimo fu il contenimento delle istanze del partito socialista durante i primi governi di centrosinistra. Ma nel corso di quel periodo, ci fu anche un evento che segnò la permanenza di Andreotti alla difesa: la commissione d’inchiesta sulla morte di Enrico Mattei, il presidente dell’Eni precipitato nel 1962 con il suo aereo nei cieli di Bascapè. Commissione che in 4 mesi si pronunciò escludendo l’ipotesi dell’attentato, riemerso invece molto più tardi, negli anni Novanta, nelle inchieste dell’allora sostituto procuratore di Pavia Vincenzo Calia.

Sindona, Gelli, il terrorismo e il delitto Moro: il nodo degli anni Settanta. Se il sesto decennio del Novecento fu un periodo di mare grosso, ma anche di ulteriore forza politica per Giulio Andreotti, quello successivo non fu da meno. I Settanta infatti si aprirono presto sul ‘salvatore della lira’ Michele Sindona e sulle malversazioni delle sue banche, con i fallimenti del 1974 e che videro il Divo in stretto contatto – per quanto filtrato da una rete costante di intermediari, tra cui il suo braccio destro, Franco Evangelisti – con chi tentava il salvataggio degli interessi del banchiere nato in Sicilia e trasferitosi a Milano negli anni Cinquanta attestandosi come un mago dell’economia e della sparizione di capitali all’estero.

Su queste magie, nell’autunno del 1974, venne chiamato a lavorare il commissario liquidatore Giorgio Ambrosoli che, dopo quasi 5 anni di lavoro, attacchi istituzionali, minacce e la quasi in completa solitudine (oltre a uno stretto pool di collaboratori, l’avvocato poté contare sull’aiuto solo del maresciallo della guardia di finanza Silvio Novembre), arrivò a ricostruire le trame sindoniane per finire assassinato. Accadde l’11 luglio 1979 per mano del killer William Joseph Aricò su mandato di Sindona. E nel 2010, in una delle sue ultime apparizioni, di fronte alle telecamere di Giovanni Minoli, Andreotti commentò che Ambrosoli ‘in termini romaneschi se l’andava cercando’. Subito dopo, in piena polemica, sostenne di essere stato frainteso.

Ma gli anni Settanta non hanno significato solo questo. Sono infatti coincisi con il periodo delle stragi, a iniziare da quella di piazza Fontana del 12 dicembre 1969 e di dichiarazioni fatte per proteggere sodali, come il finto giornalista Guido Giannettini (per il cui favoreggiamento Andreotti fu prosciolto nel 1982) o l’estremista di Ordine Nuovo Giovanni Ventura. Episodi che, nel corso dei processi per i fatti della Banca Nazionale dell’Agricoltura, verranno a galla e già prima erano state ammesse a mezzo stampa quando non era più possibile negarle. E che porteranno alla condanna da parte di uomini di Andreotti nei servizi, come il generale Gianadelio Maletti, riparato in Sudafrica dopo la sentenza del 1979.

Gli anni della strategia della tensione hanno significato inoltre sequestro e delitto Moro (dal 16 marzo al 9 maggio 1978), la linea della fermezza smentita da tentativi di trattative occulte e i comitati per la gestione dell’emergenza fortemente infiltrati da aderenti alla loggia massonica P2 proprio nel periodo in cui Giulio Andreotti era presidente del consiglio dei ministri e Francesco Cossiga agli interni. Ci sono state le leggi speciali contro il terrorismo e la solidarietà nazionale dell’esecutivo che soppiantò l’avvicinarsi del compromesso storico con il Pci.

Da via Monte Nevoso a Gladio: altri segreti da non poter più negare. Tutte vicende, queste, che non hanno mai smesso di far indagare e scrivere, nonostante il riflusso, anche istituzionale e per quanto rotto da periodiche crisi, degli anni Ottanta. Divenuto nel 1983 ministro degli esteri nel corso del primo governo presieduto da Bettino Craxi, con lui il Divo si scontrò più volte, come nel corso della crisi di Sigonella.

Era il 1985 e il premier socialista arrivò alla rottura dei rapporti con il presidente degli Stati UnitiRonald Reagan mentre Andreotti cercava la via della trattativa con i palestinesi, forte dei suoi rapporti consolidati con Yasser Arafat. Ma fu in quel decennio che si consolidò il Caf (Craxi, Andreotti e Forlani) in opposizione alla tradizione pentapartitica che un altro democristiano, Ciriaco De Mita, avrebbe voluto conservare.

Con la caduta del muro di Berlino e la fine del bipolarismo Usa-Urss, ecco che nel 1990 si approssimò un altro scandalo. Era il periodo in cui Francesco Cossiga aveva già conquistato il Quirinale perché, nel 1985, era stato ritenuto – a torto – dai suoi compagni di partito un capo di Stato non troppo presenzialista. Ma nell’estate 1990 fu ormai innegabile l’esistenza di Gladio di cui Cossiga sapeva molto, un esercito segreto nato a seguito di accordi bilaterali risalenti agli anni Cinquanta tra servizi italiani e statunitensi.

Il 2 agosto di quell’anno, a 10 anni dalla strage alla stazione di Bologna, Andreotti promise che in una sessantina di giorni avrebbe riferito al parlamento sull’argomento. Intanto accadde che il 9 ottobre saltò fuori una nuova versione del memoriale di Aldo Moro dal covo milanese di via Monte Nevoso e 11 giorni più tardi, il 20 ottobre, Andreotti consegnò la prima versione del suo rapporto, intitolato ‘Sid parallelo – Operazione Gladio’, poi ridotto il 23 ottobre in un nuovo documento più stringato, chiamato semplicemente ‘Operazione Gladio’.

A quel punto Cossiga ‘impazzì’ e dall’aplomb sfoderato almeno in sede pubblica passò alla carriera da ‘picconatore’ con attacchi istituzionali ad Andreotti che, come suo costume, preferì scartare. Accusato negli anni successivi di aver favorito cosa nostra e di essere il mandante dell’omicidio del giornalista Mino Pecorelli, assassinato a Roma il 20 marzo 1979, dopo la nomina a senatore a vita dal punto di vista politico fu un progressivo ritiro, tra nuovi partiti d’ispirazione cattolica e suspance quando si trattava di appoggiare o meno i governi di centrosinistra di Romano Prodi e Massimo D’Alema.

E forse, uno dei sunti migliori su un’attività così lunga e così piena di luci e ombre, la diede il film biografico ‘Il divo’ uscito nel 2008 per la regia di Paolo Sorrentino: ‘È inimmaginabile per chiunque la quantità di Male che bisogna accettare per ottenere il Bene’.

Domani, secondo quanto si apprende da fonti vicine al Quirinale, si svolgeranno i funerali. Secondo fonti vicine alla famiglia non ci saranno esequie di Stato ma probabilmente una funzione privata nella chiesa di San Giovanni dei Fiorentini, vicino alla residenza del senatore a vita. La camera ardente si aprirà questo pomeriggio, allestita nello studio della sua casa in corso Vittorio Emanuele, nel centro di Roma. Potranno rendere l’ultimo saluto al politico amici, colleghi e chi lo conosceva.

Su Twitter#AndreottiDivoMoroRai

(fonte ilFattoquotidiano)

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Spari a P. Chigi: no perizia psichiatrica per Preiti. Il figlio: ‘ha sbagliato, ma gli vogliamo tutti bene’

luigi_preitiLa Procura di Roma non chiederà la perizia psichiatrica per Luigi Preiti, l’uomo che ieri ha sparato davanti Palazzo Chigi. Il procuratore aggiunto Pier Filippo Laviani e il sostituto Antonella Nespola sono convinti che Preiti abbia agito nel pieno delle sue capacità ma che la sua azione rientri nel comportamento di ‘un esibizionista’.

I giornalisti fuori dalla sua abitazione di Predosa, in provincia di Alessandria, hanno intanto scambiato alcune parole con il figlio dello sparatore. ‘Ha sbagliato, ma gli vogliamo tutti bene’, dice il figlio undicenne di Luigi Preiti.

‘Papà non chiamava più da un po’ di tempo’, aggiunge il bimbo, ricordando l’ultima volta in cui lo aveva visto, lo scorso anno per la sua Prima Comunione, e le vacanze che trascorrevano insieme in Calabria. ‘Andavamo al mare e stavamo a casa con gli amici’, dice il bimbo, che frequenta la prima media a Predosa, dove vive con la madre e con il nuovo compagno di lei.

Sembrano intanto migliorare le condizioni di Giuseppe Giangrande, il carabiniere ferito ieri mattina davanti a Palazzo Chigi. Resta in prognosi riservata, ma il direttore sanitario dell’Umberto I Amalia Allocca, ha detto stamane che il militare sta migliorando: ‘Siamo moderatamente ottimisti, il paziente in qualche modo interagisce. Le indicazioni sono per una reazione’. Il medico non ha fatto previsioni sulla futura mobilità di Giangrande e ha sottolineato che ‘per ora la condizione neurologica non è valutabile’. ‘Il paziente resta sedato, intubato e ventilato meccanicamente, e nelle prossime ore verrà fatta una valutazione clinica’.

Il bollettino medico recita che ‘I parametri vitali si sono mantenuti stabili per tutta la notte. Le condizioni neurologiche non sono valutabili per la sedazione e la prognosi rimane riservata’. Nelle prossime ore, riferiscono i medici, ‘verrà effettuata una valutazione clinica previa sospensione della sedazione’.

I magistrati depositeranno oggi la richiesta di convalida del fermo per Preiti in cui si contestano i reati di tentato omicidioporto e detenzione illegale e uso d’arma e munizioni ma non è escluso che possano essere contestate anche alcune aggravanti tra cui quella di aver commesso il fatto contro un pubblico ufficiale o una persona incaricata di pubblico servizio. L’interrogatorio di garanzia potrebbe essere svolto già nella giornata di domani.

Intanto su Facebook  nato il ‘Gruppo per Luigi Preiti’. All’inizio un centinaio di membri , cresce minuto dopo minuto. Nei social network una valanga di parole viene dedicata al gesto del quarantanovenne calabrese. Non tutti naturalmente condividono la sparatoria, molti comprendono però la disperazione lavorativa di Preiti, e molti altri ancora esprimono invece rabbia e disgusto nei suoi confronti.

‘Sti bastardi ci fanno diventare matti. Guarda come ci siamo ridotti per colpa di ste m… e del parlamento’. ‘Siamo allo stremo delle forze’. Sono alcuni commenti lasciati dagli utenti.

Molto condivisa una foto che circola dalle prime ore sempre su Facebook con la scritta ‘E’ da tanto che lo diciamo, prima o poi qualche presunto suicida preso dalla disperazione può diventare un omicida contro chi gli ha rubato la vita’. La foto è piaciuta a oltre un migliaio di internauti che hanno deciso di pubblicarla sulla propria bacheca, commentandola. ‘Ci fanno credere che è un pazzo ma …la gente ormai non ce la fa più’ scrive una donna. La notizia diffusa nei primi minuti secondo la quale Prieti è un uomo con problemi psichici è quella che fa maggiormente imbestialire i navigatori.

Ciò che non sembra essere piaciuto a coloro che difendono Luigi Prieti, infatti, è l’aver mirato a due carabinieri: ‘I veri c… stanno dentro quel palazzo. Quei carabinieri non c’entrano’ scrive un ragazzo. Tuttavia oltre alla rabbia contro i politici, accusati di non capire davvero la misura della situazione economica dell’Italia, esistono anche utenti che preferiscono gettare acqua sul fuoco.
‘A tutti gli schifati e agli scontenti della politica dei nostri amministratori dico di usare tutti i mezzi leciti e democratici per combattere’, ammansisce Miki Artifix su Facebook.

Su Twitter: #PreitiPalazzo Chigi

Sparatoria davanti a Palazzo Chigi, feriti due carabinieri e una passante, uno è grave

SPARI P. CHIGI: UN CC FERITO AL COLLO, UNO ALLA GAMBAAlcuni colpi di pistola sono stati sparati intorno alle 11.40 davanti a Palazzo Chigi a Roma, proprio mentre il nuovo governo Letta stava giurando al Quirinale con il presidente Giorgio Napolitano. Due carabinieri sono stati feriti. Uno è grave ed è ricoverato all’Umberto I con una ferita al collo, l’altro, ferito a una gamba, era dentro la garitta di guardia.

 L’uomo che ha sparato è stato fermato dalle forze dell’ordine. Si tratta di Luigi Preiti, un calabrese di Rosarno, forse con precedenti penali, vive ad Alessandria in Piemonte e ha 49 anni. E’ arrivato in giacca e cravatta e ha cominciato a sparare, cinque o sei colpi. Anche lui poi è stato ferito nella successiva sparatoria. Ora si trova ricoverato al San Giovanni. Ma si cercano altre persone che potrebbero aver partecipato all’attentato. L’uomo è stato immobilizzato da altri carabinieri e portato in caserma.Sparatoria di fronte a Palazzo Chigi

Intorno alle 11.30 l’uomo è arrivato all’angolo tra Palazzo Chigi e il palazzo Wedekind sede del quotidiano Il Tempo, in piazza Colonna. L’uomo a freddo ha tirato fuori la pistola e ha cominciato a sparare contro il cordone di sicurezza nella piazza formato dai carabinieri. ‘Sparava come se fossero birilli‘, racconta un testimone oculare. Il primo carabiniere è stato colpito a distanza ravvicinata alla gola. Poi l’attentatore ha continuato a sparare contro gli altri militari ferendone almeno altri due. A quel punto ‘gli altri carabinieri si sono buttati tutti a terra, mentre altri ancora lo hanno inseguito saltandogli addosso fermandolo e disarmandolo. All’inizio non ci siamo resi conto di niente, pensavamo fossero petardi’. Nella zona sono arrivate diverse ambulanze per soccorrere feriti e altre persone che si sono sentite male e sono state portate nell’androne di Palazzo Chigi.

Luigi Preiti, non ha precedenti penali. Lo si apprende da fonti investigative. L’uomo ha agito da solo. A quanto apprende l’Adnkronos da fonti qualificate, dalle prime verifiche effettuate sembra che Luigi Preiti, autore della sparatoria davanti palazzo Chigi, non avesse alcuna licenza per il porto d’armi.

E’ stata ferita da una scheggia, probabilmente non da un proiettile, la donna soccorsa dal 118 a palazzo Chigi subito dopo la sparatoria. Si tratta di una donna incinta, che passava di lì con il marito e un altro figlio. Durante gli spari i tre sono caduti in terra ferendosi lievemente.

Secondo chi ha assistito alla scena l’uomo ha sparato all’improvviso senza lasciare il tempo di un qualsiasi preavviso. Non ci sono state né urla né minacce prima dei colpi, viene riferito.

I carabinieri del reparto investigazioni scientifiche stanno eseguendo i rilievi davanti a palazzo Chigi. In terra ci sono ancora sei cerchi bianchi tracciati con il gesso, attorno ad altrettanti bossoli. Nei pressi della camionetta dei carabinieri, nel punto dove uno dei due carabinieri è stato colpito, c’è invece una macchia di sangue. Tutti gli accessi a piazza colonna sono bloccati dalle forze dell’ordine.

I volti dei nuovi ministri sono passati dalla gioia, all’incredulità poi allo sgomento appena appresa la notizia della sparatoria davanti a Palazzo Chigi durante la loro cerimonia del giuramento al Quirinale.

Il presidente del Consiglio, Enrico Letta, ha immediatamente fatto il punto con il ministro Alfano sulla sparatoria davanti palazzo Chigi. Il governo è stato avvertito dopo il giuramento, a cui non sono seguiti festeggiamenti. Dopo la prima presa di visione, Letta è andato palazzo Chigi per il passaggio delle consegne con Monti e per il primo Cdm.

‘A naso penso sia il gesto compiuto da uno squilibrato‘. E’ quanto risponde ai giornalisti che gli chiedono informazioni sulla sparatoria davanti palazzo Chigi, il neo ministro della Giustizia Anna Maria Cancellieri uscendo dal Quirinale al termine della cerimonia di giuramento. A chi le chiede: ‘Dunque nessuna regia?’ il ministro replica: ‘Credo proprio di no, spero si tratti di un fatto isolato ma dobbiamo ancora appurare le esatte dinamiche dell’evento anche se non è più un compito che spetta al mio dicastero’.

Alla domanda se avesse dato consigli al nuovo ministro dell’Interno Alfano, a capo di un dicastero ricoperto fino a ieri da lei stessa, Cancellieri ha replicato: ‘Assolutamente no, non è nella mia natura dare consigli, ma sicuramente ci vedremo presto’.

Il sindaco di Roma Gianni Alemanno ha detto che non si tratta di un atto di terrorismo: ‘È il gesto di un pazzo e di uno squilibrato ma non ci dobbiamo stupire quando si inveisce continuamente contro il ‘Palazzo’, come se fosse da abbattere’.

La Procura di Roma intende chiedere la convalida dell’arresto, al momento, per i reati di tentato omicidio, lesioni gravissime e detenzione illegale di armi. L’uomo è stato bloccato da carabinieri del sesto battaglione Toscana, di servizio nell’area. Le sue ferite sono conseguenza della colluttazione con i militari che lo hanno bloccato. I due carabinieri feriti sono un brigadiere e un appuntato e non hanno risposto al fuoco, mentre la passante, in stato di gravidanza, sarebbe stata colpita da alcune schegge, secondo quanto riferisce il 118. La donna è stata ricoverata con ferite lievi all’ospedale Santo Spirito. La donna stava passando in piazza Colonna insieme al marito e al figlio, i quali in seguito alla sparatoria sono caduti a terra riportando contusioni lievi: il bambino avrebbe preso una botta al volto. Anche loro sono stati trasferiti insieme alla donna all’ospedale.

Luigi Preitinon è uno squilibrato, non ha mai sofferto di patologia psichiatriche’: lo ha detto all’ANSA il fratello Arcangelo. ‘Siamo allibiti, non sappiamo spiegarci quel che è potuto accadere’.

‘Preiti non mi risulta sia mai stato segnalato ai servizi sociali del Comune’. Lo ha detto il sindaco di Rosarno, Elisabetta Tripodi. ‘Dalle notizie che ho potuto acquisire – ha aggiunto Tripodi – al momento Preiti non viveva a Rosarno e tornava in paese solo in estate’.

Chi sono i due carabinieri
I carabinieri feriti dall’attentatore davanti a Palazzo Chigi sono il brigadiere Giuseppe Giangrande, di 50 anni, e il carabiniere scelto Francesco Negri, di 30. Sia il brigadiere sia l’appuntato sono effettivi al Battaglione Toscana.

Quattro uomini del Ris con tute bianche, stanno lavorando davanti palazzo Chigi, all’angolo con la sede del quotidiano ‘Il Tempo’ hanno recuperato la pistola usata per sparare contro i due carabinieri.

Il pm della procura di Roma, Antonella Nespola, è arrivata all’ospedale San Giovanni dove sono ricoverati l’attentatore di palazzo Chigi e uno dei due carabinieri feriti, quello meno grave. Entrando dal pronto soccorso il magistrato non ha rilasciato dichiarazioni.

A sparare contro due carabinieri oggi di fronte a Palazzo Chigi è stato un disoccupato di 49 anni, in quello che dai primi accertamenti appare un gesto isolato.

Lo ha detto oggi il neo ministro dell’Interno Angelino Alfano in sala stampa a Palazzo Chigi al termine del primo Consiglio dei ministri presieduto dal premier Enrico Letta.

‘Il tragico gesto criminale è stato operato da un disoccupato di 49 anni, che ha manifestato subito dopo l’intenzione di volersi suicidare, ma non ha potuto farlo perché il caricatore era ormai scarico’, ha detto Alfano ai media.

‘Da un primo esame, la vicenda può essere ricondotta ad un gesto isolato, sul quale sono in corso ulteriori accertamenti’.

La sparatoria, secondo il ministro, non è sintomatica di un rischio sicurezza per l’Italia.

‘La situazione generale nel Paese non desta preoccupazioni, ma sono stati rafforzati i controlli presso gli obiettivi a rischio’.

‘L’uomo ha esploso sei colpi – ha proseguito Alfano nella sua ricostruzione -, due hanno colpito il brigadiere Giangrande, che si trova ricoverato al Policlinico Umberto I di Roma: la prognosi è riservata e ci sarà un bollettino nelle prossime ore’.

Il secondo ferito, ‘il carabiniere scelto Negri, ha ferite da arma da fuoco in entrambe le gambe, ed è in condizioni migliori (del primo)’.

Il brigadiere Giuseppe Giangrande è ricoverato in prognosi riservata per una ferita al collo, mentre il carabiniere scelto Negri è ferito gravemente alla gamba e non è in pericolo di vita. Ha riportato solo una ferita alla gamba. ‘Una frattura – riferiscono fonti sanitarie dell’ospedale San Giovanni – che i medici stanno sistemando’.

Più grave la situazione del suo collega, sottoposto a intervento chirurgico. ‘Il paziente Giangrande Giuseppe è giunto in codice rosso all’Umberto I. Il foro d’entrata del proiettile è stato localizzato nella regione laterale del collo a sinistra. Il proiettile è stato estratto e c’è una lesione alla colonna vertebrale a livello cervicale importante. Sono in corso accertamenti’, hanno detto i medici. Giangrande vive a Prato, è vedovo da due mesi e ha una figlia di 23 anni. E’ di origini siciliane. Il collega Negri, è del Sesto battaglione carabinieri Toscana, dove è arrivato nel 2009. Prima era in servizio in una stazione in Lombardia. Negri ha 30 anni, è celibe ed è originario di Torre Annunziata. ‘Sto correndo a Roma da mio figlio’, ha detto la madre di Negri, dopo aver saputo dell’aggressione. In ospedale è arrivata anche la compagna di Negri.

‘E’ un ragazzo forte’, ha detto il direttore sanitario Gerardo Corea parlando con i giornalisti. ‘Quando l’hanno portato in ospedale si preoccupava delle condizioni del collega, non delle sue. Chiedeva solo notizie dell’altro militare ferito questo è un vero carabiniere’. Oggi il ministro dell’Interno Angelino Alfano ha visitato con il ministro della difesa Mario Mauro i due agenti colpiti questa mattina a piazza Colonna.

Al San Giovanni si trova anche l’uomo che ha sparato, Luigi Preiti. Il battaglione dei due carabinieri è il corrispettivo del Reparto Mobile della polizia. E’ stata invece ferita da una scheggia, probabilmente non da un proiettile, la donna soccorsa dal 118 a palazzo Chigi subito dopo la sparatoria. Si tratta di una donna incinta, che passava di lì con il marito e un altro figlio. Durante gli spari i tre sono caduti in terra ferendosi lievemente.

Il 25 aprile in tutta Italia: Napolitano, ‘la memoria è fondamentale, impariamo dalla Resistenza’

25aprile_napolitano_corona_altare_patriaAd aprire la giornata di commemorazioni – per il 68esimo anniversario della Liberazione – è stato il capo dello Stato, Giorgio Napolitano che accolto con un grande applauso della folla, ha deposto la corona all’altare della Patria a Roma. Una cerimonia sobria davanti a tutte le autorità civili, politiche e militari; erano presenti, i presidenti di Camera e Senato, Grasso e Boldrini, il presidente del Consiglio uscente, Mario Monti, il sindaco della Capitale, Gianni Alemanno, il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti.

Al termine della cerimonia, prima di lasciare piazza Venezia per dirigersi in via Tasso, dove ha inaugurato il nuovo allestimento che ricorda le vittime delle torture naziste, Napolitano ha salutato le associazioni dei militari in congedo che lo hanno ringraziato per aver nuovamente accettato l’incarico di Capo dello Stato. ‘Nei momenti cruciali per il Paese in tempo di crisi la memoria è fondamentale. Venendo in posti come questi, c’è sempre molto da imparare sul modo di affrontarli: serve coraggio, fermezza e senso dell’unità, che furono decisivi per vincere la battaglia della resistenza‘, ha detto lasciando il Museo della Liberazione dove è stato accolto da un coro di bambini che ha cantato per lui ‘Bella Ciao‘ e l’Inno nazionale.

Grasso contestato. A Marzabotto, teatro della strage che si consumò nel settembre del 1944 con l’uccisione da parte delle milizie nazifasciste di 800 persone per rappresaglia contro i partigiani della Brigata Stella Rossa, è stato contestato il presidente del SenatoPietro Grasso. ‘Accetto la contestazione – ha detto Grasso – però dopo dobbiamo sbracciarci insieme per costruire qualcosa’.

Molti i politici mobilitati per le manifestazioni, in tutta Italia. Compresi i parlamentari del M5S, che hanno però deciso di essere presenti alle cerimonie come semplici cittadini, non in prima fila né sui palchi. ‘Penso che siano atteggiamenti di elitarismo, di chi si vuole sempre distinguere’, ha commentato il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti.

Toni provocatori invece per Grillo che sul suo blog ha commentato: il 25 aprile è morto, scrive. ‘Nella nomina a presidente del Consiglio di un membro del Bildeberg il 25 aprile è morto, nella grassa risata del piduista Berlusconi in Parlamento il 25 aprile è morto, nella distruzione dei nastri delle conversazioni tra Mancino e Napolitano il 25 aprile è morto, nella dittatura dei partiti il 25 aprile è morto, nell’informazione corrotta il 25 aprile è morto, nel tradimento della Costituzione il 25 aprile è morto, nell’inciucio tra il pdl e il pdmenoelle il 25 aprile è morto’, si legge nel lungo post dedicato all’anniversario della Liberazione, che conclude: ‘Oggi evitiamo di parlarne, di celebrarlo, restiamo in silenzio con il rispetto dovuto ai defunti. Se i partigiani tornassero tra noi si metterebbero a piangere’.

I Cinque Stelle sono rimasti nei cortei, tra la gente. Quasi tutti. A Reggio Emilia, accanto al presidente dell’Anci e sindaco della città Graziano Delrio, c’erano anche le due parlamentari del Movimento di Reggio, Maria Edera Spadoni (deputato) e Maria Mussini (senatore). ‘Siamo qui contro il governo dell’inciucio, la nuova resistenza siamo noi’, ha spiegato la senatrice Mussini. ‘I nuovi partigiani siamo noi. Non in quanto parlamentari ma come cittadini che vogliono partecipare’, ha aggiunto.

Come stabilito invece Roberta Lombardi che, zaino sulle spalle, ha assistito alla cerimonia in mezzo alla gente. ‘La liberazione vera’, ha detto Lombardi, ‘sarebbe la liberazione dagli inciuci, dalla vecchia politica, dai partiti. Quanti morti per questo Paese e quanta indegna classe politica che sta facendo finta di ricordare quei morti. E’ una cosa che fa male’. Con lei a piazza Venezia anche il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio e Roberto Fico.

Questa mattina, in una pausa delle consultazioni in corso alla Camera dei Deputati con le rappresentanze parlamentari, invece il Presidente del Consiglio incaricato, Enrico Letta, si è recato in visita al Sacrario delle Fosse Ardeatine. ‘Ho sentito il bisogno, la necessità – ha detto – di rendere omaggio alla memoria di quanti si sono battuti e sacrificati per la liberazione dell’Italia e per la democrazia’.

Roma è stata movimentata da una serie di manifestazioni, maratone e strade chiuse per le biciclette dalla mattina a mezzanotte. I partigiani dell’Anpi hanno sfilato dal Colosseo al Campo Boario. Pedalate nei luoghi storici della Resistenza e cortei di studenti.

Milano il tradizionale corteo da porta Venezia a piazza Duomo e la successiva manifestazione sono state chiuse dall’intervento di Boldrini, che ha tenuto un’orazione commemorativa anche a Genova. In piazza Duomo, dietro lo striscione dell’Anpi, la presidente della Camera in ha cantato ‘Bella Ciao’ insieme agli ex partigiani.

Il 25 aprile ‘non è solo memoria, ma attualità’, ha sottolineato l’Arci, che assieme all’Associazione nazionale partigiani ha organizzato iniziative in tutta Italia. A Bologna organizzati molti eventi, dalle camminate in varie zone della città, alla deposizione delle corone.

In Sicilia, lo striscione dell’Anpi ha aperto la ‘marcia per la libertà’ con la scritta: ‘Noi siamo partigiani della Costituzione”. Prima il ricordo, al Giardino Inglese, dei martiri di Cefalonia, con il sopravvissuto Giuseppe Benincasa, il coordinatore dell’Anpi Ottavio Terranova e il sindaco Leoluca Orlando. Sulle note di un violino sono rievocati i nomi del caduti. Sventolano le bandiere partigiane, dei sindacati, dei partiti di sinistra e dei ‘No-Muos‘ che a Niscemi, invece, oggi presidiano la base. Sessantotto anni dopo la Liberazione, 120 dopo i Fasci siciliani. Per tutta la giornata comitati, famiglie e mamme No Muos hanno deciso di occupare l’area con dibattiti, passeggiate lungo i sentieri vicini e mostre. Di ieri la notizia che il ministero della Difesa ha impugnato davanti al Tar Palermo la revoca da parte della Regione delle autorizzazioni relative al Muos.

In Toscana è stato Matteo Renzi a prendere la parola, questa mattina nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio, per commemorare il 68° anniversario della Liberazione.  “Ora arriva il momento nel quale gli auspici devono diventare realtà. Chi ha il coraggio delle proprie azioni deve arrivare in fondo, non deve disertare”, ha detto a Firenze parlando dell’incarico affidato a Enrico Letta. “Io e all’amministrazione fiorentina saremo al suo fianco per mettere fine ad una delle pagine più brutte inconcludenti della nostra storia”.

Il sindaco, come era già successo nel 2010, ha scelto di intervenire in prima persona, senza affidare l’orazione ufficiale del 25 aprile a un ospite illustre come era avvenuto, negli anni passati, col giudice della Corte costituzionale Paolo Grossi (2012), il cardinale Silvano Piovanelli (2011), l’allora presidente della Regione Claudio Martini (2009) o la presidente di Libertà e Giustizia Sandra Bonsanti (2008).

Parma la giornata di eventi è iniziata con il corteo ufficiale e la deposizione delle corone ai monumenti al Partigiano e ai Caduti, il discorso delle autorità in piazza Garibaldi, per concludersi con il concerto: sul palco Meg (ex 99 Posse), Maria Antonietta e la band spagnola Pegatina.

Torino duemila persone hanno sfilato da piazza Arbarello, per via Cernaia fino a piazza Castello per la fiaccolata del 25 aprile. Il sindaco Piero Fassino in testa, insieme all’assessore comunale alla Cultura, Maurizio Braccialarghe, e il consigliere regionale del Pdl Giampiero Leo. Tra la folla, le bandiere di Cgil, Cisl, Uil, No Tav e ancora, Anpi, Pd e Fiom. In corteo anche tante famiglie con bambini. Durante il suo discorso il sindaco è stato contestato e  interrotto dai fischi di un gruppo di antagonisti che hanno anche esposto cartelli di protesta.

Grillo in piazza a Roma: ‘E’ stato un golpettino furbo’, Napolitano? ‘Un signore stanco’

grillo-roma-santi-apostoli_topGrillo è salito sopra la sua auto, a ridosso di piazza Santi Apostoli, dove non è riuscito a entrare per la troppa folla, ha salutato dicendo ‘arrendetevi’ e poi se n’è andato via. Nonostante il mancato comizio di Beppe Grillo gli attivisti del Movimento 5 Stelle continuano a presidiare Piazza Santi Apostoli ormai quasi completamente riempita.

Dopo la protesta davanti a Montecitorio il Movimento 5 Stelle torna in piazza a Roma per esprimere il proprio dissenso per la rielezione di Giorgio Napolitano. ‘Un golpe? No, ma un golpettino furbo sì’, tuona Beppe Grillo durante la conferenza stampa. ‘C’è stato uno scambio per salvare Berlusconi e Mps, la nostra democrazia è ormai ridotta al lumicino. Stanno rubando un anno di tempo, sta succedendo questo’.

Il leader dei 5 Stelle ricorda l’incontro con Napolitano e spiega: ‘Ho visto un signore stanco, molto stanco.  Vi dico con franchezza cosa ci siamo detti, gli abbiamo chiesto la fiducia e ci ha detto che non avevamo i numeri’. Ma, secondo Grillo, ‘si sono riunite quattro persone di notte, non so se D’Alema e Bersani con Monti e Berlusconi, e hanno deciso di notte che il settennato doveva andare avanti’. A proposito di Bersani il leader dei 5 Stelle ha spiegato: ‘Se ci avessero detto ‘facciamolo insieme’ ci avremmo pensato’. L’affondo contro i partiti è durissimo: ‘Ieri l’applauso a Napolitano era verso di loro, era un applauso di scherno per dire: ‘Non ce l’avete fatta’. E poi sono usciti tutti, con le loro auto blu’.

‘Se ci metteranno in un angolo, resteremo in un angolo. Ci metteremo all’opposizione e voteremo le cose giuste se sono nel nostro programma’. Così Beppe Grillo in conferenza stampa a Roma.

‘Il nostro Movimento è nato il giorno di San Francesco. Noi siamo stati i primi francescani. Ci tengo a dirlo: è il papa che è grillino’, afferma Grillo. ‘Se faranno un governo non funzionerà. Se il programma sarà l’agenda Monti, non funzionerà. Voglio vedere i dieci saggi diventati ministri quando andranno in Parlamento e diranno i rimborsi elettorali ce li teniamo. Faranno la ola!’. Secondo il leader 5 Stelle ‘Rodotà sarebbe stato un Presidente che garantisce tutti gli italiani, di destra e di sinistra: invece serve un Presidente che garantisce il culo giudiziario a Berlusconi e a salvare il Mps‘. ‘Ieri sera potevo venire in piazza, non ho paura, ma avevo paura che la mia presenza potesse’ favorire ‘la violenza. Io non voglio entrare in questi giri. Sto calmando gli animi. C’è gente che mi dice andiamo a Roma, o fucile o niente. Dovreste ringraziarci perché teniamo calma la gente. In Francia, in Grecia ci sono i nazisti, qui ci sono i grillini che hanno due palle così’.

Dopo il dietrofront di ieri sulla piazza il leader del M5S era atteso per un comizio alla manifestazione organizzata in piazza Santi Apostoli. Per diffondere l’invito parlamentari e militanti hanno fatto girare un messaggio attraverso la Rete: ‘Ragazzi ci si vede dalle 15,00 in piazza dei SS.Apostoli per dire basta a questa vergogna. Non siamo sudditi, siamo cittadini. Non mancate’. Alla manifestazione sono attese migliaia di persone e il sindaco Alemanno è già intervenuto per avvertire Grillo: ‘Roma è anche la sua capitale ed è pregato di non considerare il suo arrivo come un’invasione perché siamo poco disponibili a tollerare questo atteggiamento’. E in merito a eventuali stati di allerta o pericoli possibili, Alemanno ha risposto: ‘Dovete chiederlo al questore ma ieri mi sembra non sia successo nulla di grave’.

Dopo aver dato appuntamento ai suoi sostenitori in piazza per ieri pomeriggio, Grillo aveva rinviato il suo arrivo a oggi facendo saltare la ‘marcia’ sulla Capitale. La manifestazione era proseguita fino a tarda sera davanti a Montecitorio alla presenza di numerosi parlamentari del gruppo. La delusione per la mancata elezione di Stefano Rodotà è risuonata forte in tutta la piazza. Cori da stadio, slogan e grida hanno caratterizzato la manifestazione alla quale hanno preso parte non solo i membri del M5s ma anche attivisti del Pd, di Rifondazione Comunista e del Partito Pirata, ma anche tanti cittadini comuni. Un gruppo ha anche stracciato la tessera del Pd non appena saputo della rielezione di Napolitano. Bersagliati i leader di Pd e Pdl, Pierluigi Bersani e Silvio Berlusconi. Al termine delle votazioni un boato di disapprovazione ha accolto l’elezione di Napolitano, mentre deputati e senatori lasciavano alla spicciolata la Camera. Tra loro anche l’ex ministro Carlo Giovanardi, respinto a suon di tappi di bottiglia dal presidio che lui non esita a definire ‘fascista’. L’allerta sicurezza resta alta anche per la giornata di oggi nonostante non si segnalino particolari momenti di tensione in piazza.

Il leader del Movimento Cinque Stelle, Beppe Grillo è arrivato nei pressi piazza dei Santi Apostoli, ed è stato circondato da decine di giornalisti e fotografi.  Grillo è salito sopra la sua auto, a ridosso di piazza Sant’Apostoli, dove non è riuscito a entrare per la troppa folla, ha salutato dicendo ‘arrendetevi’ e poi se n’è andato via in auto.

Su Twitter #Grillo ’La manifestazione di Roma non é organizzata da M5S, é spontanea’ #tuttiaroma

Boston: si chiude la caccia all’uomo, in manette il secondo attentatore

dzhokar-tsarnaev-attentato Boston MarathonCon la cattura del secondo, sospetto attentatore della maratona di Boston, si chiude una caccia all’uomo che ha sconvolto la vita di Watertown e dei dintorni di Boston.

Ricoverato in gravi condizioni, Dhokhar Tsarnaev era nascosto in una barca, in un giardino privato. Un vicino ha notato tracce di sangue e ha allertato immediatamente le forze dell’ordine.

Il giovane ceceno, 19 anni, è stato ferito durante la sparatoria in cui è morto Tamerlan, 26 anni, suo fratello maggiore, il sospettato numero uno, quello con il cappellino nero ripreso dalle telecamere di sicurezza prima delle esplosioni a Boston.

Lo stesso che l’Fbi interrogò nel 2011, su segnalazione di un governo straniero, senza riscontrare però segnali di attività terroristica. Una notizia giudicata altamente inquietante dai repubblicani immediatamente insorti.

Molte le questioni ancora aperte, ha detto il presidente Barack Obama che ha promesso risposte e intanto mette in guardia contro il rischio di stigmatizzare un’intera comunità: ‘In questa epoca di comunicazione istantanea, di tweets e di blog, forte è la tentazione di reagire a ogni informazione, saltando subito alle conclusioni. Ecco perché è necessario attenersi ai fatti, è per questo che abbiamo i tribunali, è per questo che bisogna fare attenzione a non dare giudizi affrettati sulle motivazioni di questi individui e non certo di interi gruppi di persone’.

E mentre l’Fbi assicura che farà piena luce sulla vicenda, i residenti, chiusi in casa a lungo per questioni di sicurezza, si sono riversati per le strade a festeggiare e ringraziare le forze dell’ordine che hanno messo fine al loro incubo.

Nell’attentato alla Boston Marathon ci sono stati 3 morti, fra cui un bambino di 8 atti e 176 feriti di cui 13 gravi.

Papa Francesco a Sant’Anna in strada tra la folla, saluta i fedeli e la famiglia Orlandi

++ PAPA: SALUTA PIETRO ORLANDI, FRATELLO EMANUELA ++Un gesto sorprendente, di totale rottura col protocollo: al termine della prima messa nella parrocchia di Sant’Anna, Papa Francesco è uscito a salutare i fedeli eludendo la sicurezza. Per lunghi minuti ha stretto mani, abbracciato, baciato bambini tra l’entusiasmo della folla. Tra i fedeli in fila per incontrarlo, anche Pietro Orlandi, il fratello di Emanuela, la ragazzina scomparsa nel 1983. Bergoglio si è fermato a parlare con Orlandi e, secondo alcune indiscrezioni, avrebbe preso l’impegno di rivederlo presto. Un’apertura per i familiari della giovane che più volte in passato avevano chiesto invano a Ratzinger di parlare del caso durante l’Angelus.

‘Gli ho chiesto di aiutarci a cercare la verità sulla scomparsa di Emanuela – ha detto il fratello Pietro rivolgendosi ai giornalisti. La mia sensazione è che ci sarà un dialogo dopo due Pontificati di silenzio assoluto’. Visibilmente emozionato ha aggiunto: ‘In questo momento sono sicuro che con questo Papa ci si potrà parlare. Mi auguro di poterlo incontrare al più presto’. Con lui la mamma Maria che non ha mai smesso di lottare per la verità.

Papa Francesco è apparso disinvolto anche nel discorso del suo primo Angelus di fronte a una folla di più di migliaia di fedeli: 150.000 secondo la Santa Sede, 300.000 per il comune di Roma, chissà quante per la messa di inaugurazione del Pontificato di martedì prossimo.  ’La misericordia rende il mondo più giusto’, ha spiegato, affacciandosi dalla finestra del suo appartamento, alla terza loggia del palazzo apostolico. Un tema già emerso durante l’omelia della messa a Sant’Anna: ‘Ci piace condannare, ma Dio è misericordia’.

Per le sue prime parole, dopo quelle ascoltate nel giorno della sua elezione, Bergoglio ha mantenuto la cifra informale con cui ormai sta abituando il mondo, e si è concesso qualche battuta:  ’In questi giorni ho letto un libro del cardinale Kasper, un buon teologo. E’ un libro sulla misericordia che mi ha fatto tanto bene… Ma non credete – ha aggiunto con un sorriso – che faccio pubblicità ai libri dei miei cardinali. Non è così’.

E’ un papa carismatico che conquista i fedeli. San Pietro era gremita per questo primo Angelus. La folla ha accolto  il pontefice con un boato quando è apparso alla finestra, ancora prima di incominciare a parlare. Migliaia di persone sono arrivate lì per sentirlo e hanno atteso accalcandosi nella piazza. Molte le famiglie con bambini, ma anche anziani e religiosi. Centinaia gli argentini con bandiere bianche e azzurre. Papa Francesco Umilde

Un legame spirituale con l’ItaliaNel suo breve discorso Bergoglio ha voluto rendere omaggio all’Italia e al suo ruolo di vescovo di Roma.  ’Ho scelto il nome del patrono d’Italia, san Francesco d’Assisi, e ciò rafforza il mio legame spirituale con questa terra, con questa terra dove, come sapete, sono le origini della mia famiglia’, ha aggiunto.

Prima di ritirarsi dal balcone della terza loggia ha esclamato: ‘non dimenticate questo: il Signore mai si stanca di perdonare, siamo noi che ci dimentichiamo di chiedere perdono’. E con il tratto informale che lo contraddistingue ha concluso: ‘Buona domenica e buon pranzo’. Passano pochi minuti e il pontefice dimostra di essere anche al passo con i tempi mandando il primo tweet: ‘Cari amici vi ringrazio di cuore e vi chiedo di continuare a pregare per me. Papa Francesco‘.

Gruppo Bulgari indagato per frode fiscale: sottratti all’erario circa 3 miliardi di euro ed evaso per 46 mln

Bulgari Necklace

Bulgari Necklace (Photo credit: Wikipedia)

Avrebbero nascosto all’erario circa 3 miliardi di euro di ricavi. E avrebbero evaso le imposte per 46 milioni di euro. Per questo motivo giovedì mattina i finanzieri del Comando provinciale di Roma si sono presentati nella sede del gruppo Bulgari, sul lungotevere Marzio, e hanno sequestrato beni immobili e mobili: nella lista anche lo storico palazzo di via Condotti.

La Guardia di Finanza di Roma ha sequestrato beni immobili e disponibilità finanziarie per oltre 46 milioni di euro ai fratelli Paolo e Nicola Bulgari, indagati con altri due esponenti di spicco della società di gioielli – comprata nel 2011 dal gruppo del lusso Lvmh – per una presunta frode ai danni del fisco italiano cominciata nel 2006 e proseguita almeno fino al 2011.

Lo dice oggi in una nota il comando provinciale della Gdf di Roma, che ha eseguito i sequestri su disposizione della magistratura romana.

Le indagini sono scaturite da una serie di verifiche fiscali del Nucleo Polizia Tributaria di Roma ed hanno portato alla luce una vera e propria ‘escape strategy‘, così definita dagli stessi dirigenti del gruppo in un documento di nove fogli rinvenuto dalle Fiamme Gialle, per fuggire dal sistema di imposizione italiano e, in particolare, dalla più stringente normativa introdotta, a partire dal 1 gennaio 2006, con riferimento alla tassazione dei dividendi provenienti da Paesi a fiscalità privilegiata. Tra i beni colpiti da sequestro figurano, oltre a rapporti bancari, assicurazioni sulla vita e partecipazioni societarie, anche numerosi immobili, tra cui uno sito in via dei Condotti, nel centro di Roma.

Oltre i fratelli Bulgari, ex azionisti di maggioranza della società italiana Bulgari spa, i sequestri hanno riguardato Francesco Trapani, ex rappresentante legale di Bulgari spa, diventato, dopo la vendita a Lvmh, capo della divisione gioielli e orologi della multinazionale del lusso, ed infine Maurizio Valentini, attuale rappresentante legale della filiale italiana.

‘Per tutti l’accusa è di dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici, per aver sottratto al fisco italiano, dal 2006 in avanti, circa tre miliardi di euro di ricavi, attraverso l’interposizione di società con sede in Olanda e Irlanda, create al solo scopo di sfuggire all’imposizione fiscale in Italia’, si legge nella nota della Gdf.

Il tenente colonnello della Gdf Alfredo Falchetti ha detto al telefono a Reuters che ‘l’attività investigativa ha permesso di accertare che questa condotta è proseguita fino al 31 dicembre 2011′.

Ad attirare l’attenzione degli investigatori è stata soprattutto la costituzione nel 2006 da parte della Bulgari spa di Bulgari Ireland Ltd (Beire), che avrebbe avuto ‘la finalità di far apparire falsamente come maturato in Irlanda il reddito derivante dall’attività’, sottoponendolo alla tassazione del 12,5% inferiore a quella italiana.

‘In questo modo Bulgari ha omesso di dichiarare ai fini Ires in Italia ricavi per quasi tre miliardi di euro nel periodo 2006-2011, nonché una base imponibile Irap di oltre un miliardo e novecento milioni di euro’, scrive la Gdf.

‘I dividendi sottratti indebitamente a tassazione nello stesso periodo ammontano invece ad oltre 293 milioni di euro, cui corrisponde un’imposta evasa in Italia da parte della capogruppo Bulgari di oltre 46 milioni di euro’, conclude il comunicato delle Fiamme gialle.

(fonte Reuters)

Il nuovo Pontefice è il cardinale argentino Jorge Mario Bergoglio

Jorge Mario BergoglioIl nuovo Pontefice è il cardinale argentino Bergoglio. E’ stato eletto al quinto scrutinio. E’ il primo Papa sudamericano della storia. Timido, schivo, di poche parole, Jorge Mario Bergoglio è il primo Papa gesuita. In realtà, secondo molte fonti, quello che fino ad oggi era l’arcivescovo di Buenos Aires, aveva già rischiato seriamente di essere eletto nel Conclave del 2005, dove ha certamente avuto un notevole numero di preferenze. Napolitano emozionato e colpito dalla semplicità del Pontefice.

La fumata bianca dal comignolo della Cappella Sistina dove i cardinali sono riuniti da ieri ha segnalato che il nuovo Papa è stato eletto. Giorgio Bergoglio eletto Papa era già arrivato vicino al soglio pontificio nello scorso Conclave, quando arrivò per così dire secondo, e poi fu invece eletto pontefice Joseph RatzingerL’argentino Bergoglio è il primo Papa sudamericano della storia.

Settantasei anni, arcivescovo di Buenos Aires Jorge Mario Bergoglio, è nato il 17 dicembre del 1936 nella stessa città argentina di cui oggi è arcivescovo. E’ gesuita ed ha origini italiane. Il bisnonno del cardinale, appena eletto dal Conclave al soglio pontificio, è nato a Portacomaro, in provincia di Asti. Da lì il padre del Pontefice emigrò a Torino prima di emigrare in Argentina. Nei giorni scorsi il sindaco di Asti, Fabrizio Brignolo, lo aveva invitato con una lettera a visitare i suoi luoghi natale.

Bergoglio subì l’asportazione di un polmone da ragazzo, a causa di una infezione respiratoria.

Quando il nuovo pontefice si è affacciato dalla loggia di Piazza San Pietro la folla è esplosa in un lungo boato ed ha cominciato a ritmare il nome ‘Francesco, Francesco’.

‘Incominciamo questo cammino della chiesa di Roma, vescovo e popolo insieme, di fratellanza, amore, fiducia tra noi, preghiamo uno per l’altro, per tutto il mondo, perché ci sia una grande fratellanza. Questo cammino di chiesa sia fruttuoso per l’evangelizzazione’. Lo ha detto Papa Francesco.

I fedeli di piazza San Pietro si sono sciolti in una risata quando il nuovo pontefice Jorge Bergoglio ha fatto la battuta sui suoi colleghi cardinali che hanno scelto un vescovo di Roma e lo sono ‘andati a prendere alla fine del mondo’.

Papa Francesco ha benedetto in latino tutti i presenti, concedendo l’indulgenza plenaria.

E’ stata tangibile la commozione in piazza San Pietro tra i fedeli, quando papa Francesco I ha chiesto che fedeli pregassero per alcuni istanti per lui. E’ stato un continuo vociare di fedeli che dicevano ‘Bravo, bravo’.

‘Vi lascio, grazie tante dell’accoglienza, domani andremo a pregare la Madonna, perchè custodisca Roma, buona notte e buon riposo’. Lo ha detto salutando la folla in piazza San Pietro Papa Francesco I.

Il nome Francesco scelto dal nuovo Papa richiama le parole del Poverello di Assisi usate da Benedetto XVI nel salutare i cardinali e promettere incondizionata ‘riverenza e obbedienza’ al suo successore. Lo ricorda padre Enzo Fortunato, direttore della sala stampa del Sacro convento di Assisi.

Timido, schivo, di poche parole, Jorge Mario Bergoglio è il primo Papa gesuita. In realtà, secondo molte fonti, quello che fino ad oggi era l’arcivescovo di Buenos Aires, aveva già rischiato seriamente di essere eletto nel Conclave del 2005, dove ha certamente avuto un notevole numero di preferenze. Per alcune ricostruzioni il porporato però si mostrò così atterrito dall’idea del peso che gli sarebbe caduto addosso da convincere i più a lasciar perdere: il cardinale argentino, di origini piemontesi, secondo il diario di un cardinale elettore, spaventato dal confronto con il cardinale decano, scongiurò addirittura i suoi sostenitori a non votarlo.

 Secondo altri, invece, non avrebbe avuto una reale possibilità di ascendere al soglio di Pietro: in quell’occasione, infatti, i cardinali che temevano la candidatura di Ratzinger avevano fatto blocco sull’argentino, nel tentativo di impedire che si raggiungesse la maggioranza minima per l’elezione, in modo da obbligare tutti alla ricerca di candidati diversi, come era già avvenuto. Resta il fatto che quel Conclave risulta oggi la ‘prova generale’ di questo, se l’unico che seriamente attirò voti oltre a Ratzinger si ritrova ad essere il suo successore.

E Bergoglio è sempre stato restio ad accettare ruoli curiali. Oppositore del lusso e degli sprechi (ha vissuto in un modesto appartamentino e per spostarsi usa i mezzi pubblici) quando fu ordinato cardinale nel 2001, obbligò i suoi compatrioti che avevano organizzato raccolte fondi per presenziare alla cerimonia di Roma, a restare in Argentina e a donare i soldi ai poveri.

L’iniziativa del M5S: il 15 marzo in Parlamento a piedi

mov5stelle‘Il 15 marzo, per la prima seduta del Parlamento, vorremmo arrivare tutti a piedi, partendo dal Colosseo. Venite con noi ad accompagnarci fino alla porta’. Così il neo deputato M5S Simone Vignaroli a una conferenza di attivisti del movimento a Roma annuncia l’iniziativa dei parlamentari M5S.

 Intanto, in attesa della ‘marcia’, il Movimento ha lanciato un bando sul proprio sito per cercare ‘assistenti parlamentari‘. I dettagli sono in un post di Roberta Lombardi, capogruppo ‘pro tempore‘ alla Camera. La selezione avverrà attraverso il vaglio dei cv. ‘Il 15 marzo entreremo nelle aule parlamentari…non lasciateci soli’, è l’appello della esponente cinquestelle: ‘Cerchiamo persone che vogliano aiutarci a far uscire dal buio questo Paese da affiancare ai gruppi parlamentari di Camera e Senato. Persone pulite, trasparenti e oneste, competenti e volenterose. Un Parlamento Pulito prima di tutto dall’assunzione degli assistenti e di coloro che lavoreranno con i gruppi. Sceglieremo i migliori tra i curricula che riceveremo, perché vogliamo svolgere un lavoro eccellente’.

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